Federico II, appassionato e distruttore di Troia


Una conferenza organizzata dal Distretto Culturale ‘Daunia Vetus’ ha messo in evidenza la storia legata all’Imperatore svevo e ai suoi rapporti con la città preappenninica

La conferenza organizzata sabato scorso presso l’Auditorium del Museo del Tesoro di Troia dal Distretto Culturale ‘Daunia Vetus’, insieme alla Diocesi e al Comune, ha posto sotto i riflettori Federico II di Svevia, mettendo in evidenza i rapporti tra la città preappenninica e il grande Imperatore.

Dopo l’introduzione del direttore di Daunia Vetus, Giovanni Aquilino, e il saluto del Sindaco di Troia, Edoardo Beccia, il pubblico, numeroso e attento, ha assistito a una originale relazione a cura di Alberto Gentile, medico appassionato di storia federiciana, ideatore e animatore del sito www.stupormundi.it.

L’interesse è stato destato non solo la storia minore e sconosciuta dell’Imperatore più illuminato del Medioevo, noto anche con l’appellativo di Puer Apuliae e di Stupor Mundi, ma anche dagli eventi intricati e ricchi di contrasti con Troia e la Chiesa, con ribellioni, tradimenti, distruzioni, scomuniche e persino gossip.

E’ interessante sapere che sono numerose le testimonianze della presenza di Federico II di Svevia nella Città di Troia.

L’Imperatore si tratteneva a Lucera dove aveva la sua guardia personale, trentamila fidatissimi saraceni trasferiti dalla Sicilia, aveva eletto Foggia quale sede imperiale (facendovi costruire un lussuoso palazzo) ma con Troia aveva un rapporto speciale. Il vescovo della città era Gualtiero di Palear, cancelliere del Regno di Sicilia e precettore dell’Imperatore (insieme agli arcivescovi di Palermo, Monreale e Capua) per cui furono numerose le sue visite del sovrano nel centro preappenninico. Ma i rapporti di odio-amore con la Chiesa presero una piega inaspettata al suo ritorno dalla crociata in Terra Santa del 1229.

Approfittando dell’assenza di Federico II, molte città si erano ribellate. Pertanto l’Imperatore fu costretto ad un impegno militare che, per diversi anni, lo tenne impegnato per riconquistarle.

Così nel 1230 ordinò la distruzione delle mura di Foggia, erette senza il suo consenso, e pretese dai cittadini di Troia vettovaglie per le sue truppe. Ma gli orgogliosi Troiani, in evidente atteggiamento di ribellione, gli inviarono carri di pane duro, cipolle ed aceto. Così Federico non solo prese in ostaggio nobili e benestanti delle città daune, chiedendo un riscatto a Foggia e a Troia, ma nel febbraio del 1233, con l’aiuto delle famiglie Tancredi e Damma, che gli aprirono le porte, entrò nella città di Troia e la mise a ferro e fuoco.

In alcuni versi a lui attribuiti, l’Imperatore definì Troia “lungo serpente ripieno di molto veleno”, in riferimento alla sua conformazione, promettendo di lasciarla “tronca di capo e di coda”, distruggendo, cioè, i due castelli posti a difesa della città ad Oriente e a Occidente.

E così fece, preservando, però, le chiese e le case dei cittadini che favorirono il suo ritorno.

Fonte: http://www.mediafoggia.it/article/articleview/20883/1/6/

 


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