Rientrato in Italia nel 1236 dopo un soggiorno in Germania, Federico II ritenne che era giunto il momento di sottomettere i Comuni lombardi: la Lega Guelfa aveva abbandonato la consueta baldanza, l’alleanza con Ezzelino da Romano aumentava le possibilità di successo.

Così

è combatté tre campagne militari concluse

LA BATTAGLIA DI CORTENOVA

di Carlo Fornari

LE OPERAZIONI PRELIMINARI

Federico II intraprese la seconda campagna di Lombardia con l’obiettivo di occupare Brescia, che gli avrebbe consentito di raggiungere con facilità Milano, il nemico più potente e determinato.

O Alla fine dell’estate del 1236, l’esercito svevo iniziò le operazioni militari con la conquista del castello di San Bonifacio, nel Veronese; ed ai primi di ottobre, superò il Mincio tra Valeggio e Cavriana, entrando in territorio mantovano. Dopo l’occupazione di alcune fortezze, Mantova fu la prima a firmare un armistizio, determinata più dal timore di essere distrutta che non costretta da un’ardita operazione sul campo.

O Successivamente furono dati alle fiamme i castelli di Mosio, Marcaria, Redonesco, Guidizzolo, conquistate le località di Carpenedolo e Casaloldo.

In breve tempo fu acceso un fronte vastissimo, lungo oltre quaranta miglia: Federico II intendeva occupare il territorio per isolare i centri maggiori ed ottenerne la resa della Lega Guelfa con maggiore facilità.

O A Goito, espugnata dopo una rapida ma aspra battaglia, fu eretto il campo imperiale; attraversato il fiume Chiese a Calcinato, fu assediato il castello di Montichiari, la cui resa fornì a Federico l’illusione di avere in pugno la situazione.

O Ad inizio novembre gli Imperiali occuparono il castello di Pontevico, pronti a dirigersi su Brescia.

P L’esercito della Lega, che nel frattempo aveva superato il fiume Oglio e si era portato in soccorso a Brescia, si recò incontro al nemico, con la duplice intenzione è di allontanare il pericolo dalla città e è di evitare lo scontro in campo aperto che avrebbe visto rapidamente vincitore il più agguerrito esercito imperiale.

P O L’incontro fra i due eserciti avvenne tra Manerbio e Pontevico alla confluenza del fiume Mella con il fiume Oglio: una prima vittoria della tattica guelfa, dato che la zona paludosa rendeva inoffensiva la cavalleria pesante sveva.

L’assalto a Cortenova

P O I due eserciti si guardarono in cagnesco per una quindicina di giorni, finché Federico II, visto che non poteva marcire un inverno in un acquitrino, definì una strategia che si dimostrerà vincente.

O Le cronache riferiscono che il 24 novembre 1237 Federico manovrò le truppe in modo da fornire al nemico l’impressione di volerle ritirare in direzione di Cremona. Per rendere più evidente la manovra, fece attraversare l’Oglio agli uomini ed alle salmerie su diversi ponti, che furono immediatamente abbattuti ed incendiati. Ma la realtà si prospettava molto diversa. Raggiunta la riva destra del fiume Oglio, l’esercito svevo iniziò a risalire il corso del fiume verso nord e raggiunse in poche ore l’abitato di Soncino, dove pose il campo in attesa di conoscere le mosse del nemico.

P I Lombardi, viste le manovre del nemico, il 26 novembre si sentirono liberi di uscire dalle posizioni: i Bresciani ritornarono alle loro case, convinti di avere ormai scongiurato il pericolo dell’assedio, mentre i Milanesi, assieme ai loro alleati, si misero in marcia sulla riva sinistra dell’Oglio dirigendosi verso nord, convinti di allontanarsi dall’esercito imperiale.

O Era il momento che Federico attendeva; tant’è che all’alba del giorno 27 tolse il campo che aveva posto a Soncino e proseguì la marcia verso nord con l’idea di attendere il nemico e di aggredirlo su un terreno favorevole. Egli aveva ben compreso che i Lombardi, per ritornare a Milano, potevano attraversare l’Oglio solo utilizzando i solidi ponti di Palazzolo e Pontoglio.

P L’esercito della Lega si potrò a nord con una marcia rapidissima: nella tarda mattinata dello stesso 27 gli uomini ed i mezzi erano pronti ad attraversare l’Oglio a Palazzolo, per dirigersi poi verso l’amica Cortenova.

O Le operazioni di transito sul fiume si protrassero per alcune ore, consentendo a Federico di acquartierare il proprio esercito poche miglia a sud di Cortenova, deciso ad affrontare i Lombardi senza dar loro il tempo di organizzare le difese. Il che avvenne puntualmente.

P O L’Imperatore ebbe appena il tempo necessario per disporre la cavalleria in assetto di guerra, di gridare qualche ordine concitato fra i boschi fradici avvolti dalla bruma, che lo scontro avvenne attorno al Carroccio dei Milanesi, dove i fanti lombardi si ammassarono rapidamente, pronti ad una strenua resistenza.

 

Miniatura dalla Cronica di Giovanni Villani dal codice Ghigi (XIV sec.), in cui appare il carroccio caduto nelle mani dei soldati imperiali di Federico II, vincitori a Cortenuova nel 1237 contro la Lega Lombarda.

In uno sforzo disperato essi riuscirono a mantenere le posizioni, finché il buio della notte consigliò ad entrambi i contendenti di sospendere le ostilità.

La mattina successiva, all’alba del 28 novembre, Federico II ebbe una sgradita sorpresa: approfittando della tregua, i Lombardi si erano ritirati, evacuando l’accampamento ed il fortino occupato. Non gli non restava che gettarsi all’inseguimento dei fuggiaschi: in poche ore, l’esercito lombardo presente a Cortenova subiva una pesante batosta: molti soldati furono uccisi dalle armi sveve, altri annegarono nei fiumi in piena nel tentativo di fuggire.

Dopo Cortenova

è Dopo la battaglia di Cortenova, l’esercito svevo era ad un passo dalla vittoria finale. Ma Federico II non seppe sfruttare a fondo la favorevole situazione; egli non volle accettare una soluzione diplomatica al conflitto, nel dubbio forse che questa avrebbe avvantaggiato il nemico che meglio controllava il territorio.

è è L’anno successivo il fallito assedio di Brescia consentirà a Gregorio IX ed alla coalizione guelfa di rialzare la testa.

 

Note bibliografiche:

& Riccardo Caproni, La battaglia di Cortenova, Bergamo, 1987.

& Carlo Fornari, Federico II condottiero e diplomatico, Adda Editore, Bari, 2000, che dedica all’argomento un intero capitolo.

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