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Mi
ha fatto molto piacere l’interesse che si è sollevato per i
mancati risultati dello studio del DNA di Federico II. Ma il
DNA non è tutto!
Occorre precisare che una mummia, uno scheletro, un osso
umano non sono altro che archivi biologici di informazioni
sull’epoca in cui erano immersi. La mummia che, in quanto
tale, conserva ancora i tessuti molli, è semplicemente un
archivio biologico più ricco di dati di uno scheletro o di
un osso umano.
Il DNA, che fra l’altro si ritrova anche nell’osso,
costituisce solo una parte modesta, anche se importante, di
questo archivio di dati biologici (morfologici, istologici,
biochimici ecc.).
La mummia di Federico II è importante perché, oltre a queste
informazioni generali, può fornire dati diretti proprio su
di lui, un personaggio chiave del Medioevo. In altri
termini, anche i suoi "raffreddori" potrebbero essere
interessanti!
Per quanto riguarda il progetto di Palermo del 1998, DNA a
parte, c’è da chiedersi se allora si intendeva veramente
studiare, dal punto di vista paleobiologico, il corpo di
Federico II!
Probabilmente no, altrimenti le condizioni per un buon
studio paleopatologico c’erano tutte (apertura del
sarcofago, "camera bianca", disponibilità di antropologi,
paleopatologi, paleobiologi molecolari ecc.).
Occorreva semplicemente, sia pure con tutte le precauzioni
possibili, rimuovere i corpi dal sarcofago (anche la mummia
di Pietro III d’Aragona è interessante!) e studiarli
utilizzando le moderne tecnologie biomediche (endoscopia,
TAC, istologia ecc. e anche biologia molecolare). Il che non
è avvenuto!
L’intervento si è limitato ad una disinfestazione e ad un
semplice rilievo fotogrammetrico, anche se accurato. E’
stata scattata anche qualche radiografia con un apparecchio
radiologico portatile (c’è da chiedersi, a questo
proposito, se i telai delle lastre radiografiche sono stati
inseriti sotto i corpi alla cieca!). Altri studi, come ad
esempio quello entomologico, sono certamente interessanti ma
di settore.
Si è trattato, nonostante i trionfalismi dei media e
purtroppo anche di qualche specialista, di un intervento
molto limitato, finalizzato soprattutto ad arrestare il
degrado dei corpi mummificati.
A meno che l’intenzione non fosse semplicemente quella di
"non volere turbare il sonno dell’imperatore", nel qual caso
dovrei cambiare mestiere!
Se, come mi auguro, le cose non stanno così, una nuova
riapertura del sarcofago di Federico II, allo scopo di
promuovere un nuovo e completo studio paleobiologico dei tre
corpi, è possibile in qualsiasi momento.
Basterà alzare la lastra di copertura e la raccolta dei dati
potrà essere effettuata sul posto con apparecchiature
portatili e con dispiego di mezzi modesti, come il mio
laboratorio ha avuto modo di sperimentare in passato almeno
una ventina di volte (da Gregorio VII a Cangrande della
Scala!).
Altrimenti vorrà dire proprio che le celebrazioni sono ormai
concluse, la pubblicità è stata ottenuta e che un vero
studio paleopatologico dell'imperatore svevo non è mai
interessato a nessuno! |