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Sigillo di Federico II, in cui compare il titolo "Rex Ierusalem".
Il 18 marzo 1229 Federico si incorona re di Gerusalemme nel Tempio
del Santo Sepolcro, ma il titolo già gli spettava di diritto,
avendo sposato Iolanda di Brienne, figlia del re Giovanni il 9
novembre 1225. Federico adoperava questo tipo di sigillo quando
entrò nelle mura di Troia e la distrusse (1233).
FEDERICO II IN CAPITANATA
E' attestata con certezza, grazie a documenti coevi pervenutici,
la presenza di Federico II di Svevia nella Città di Troia.
Come è noto, Federico spesso si tratteneva a Lucera
dove aveva scelto la sua guardia personale, tra i saraceni più
fidati trasferiti anni prima dalla Sicilia, in una sorta di
colonizzazione, che alcuni storici definiscono erroneamente
col termine "deportazione".
Inoltre, egli aveva eletto Foggia quale sede imperiale, ed
aveva fatto costruire lì un lussuoso palazzo, del quale
restano solo l'arco d'ingresso e una vera di pozzo, quest'ultima
peraltro dubbia.
Non ci deve quindi stupire la sua presenza a Troia in diverse
circostanze, vista la vicinanza con Lucera e Foggia.
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Nel febbraio 1221 per la prima volta visita la Puglia e viene
anche a Troia, dove torna nei primi mesi del 1222.
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Il 4 settembre 1225 e nel mese di dicembre è di nuovo
a Troia, dove trascorre il Natale.
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Nel luglio 1227 sosta a Troia, mentre fervono i preparativi
per la Crociata. Parte da Brindisi, ma si ammala gravemente
il 10 settembre, e alla metà del mese viene a Troia in
convalescenza.
LA RIBELLIONE E LA VENDETTA
Ma vennero poi i giorni infausti, dopo il suo ritorno dalla
Terra Santa (1229), quando si era sparsa addirittura la notizia
della sua morte: approfittando della sua assenza, molte città
si erano ribellate, ed egli impiegò diversi anni per
riconquistarle.
Il 18 aprile 1230 ordinò la distruzione delle mura di
Foggia, che i cittadini avevano eretto senza il suo permesso.
Durante l'estate del 1230, pretese dai cittadini di Troia un
consistente vettovagliamento per le sue truppe.
Per tutta risposta, superbamente i Troiani gli inviarono carri
di pane duro, cipolle ed aceto, in disprezzo alla sua richiesta.
Il 15 Ottobre 1230 papa Gregorio IX scrive a Federico, esortandolo
a non infierire sulle città daune che lo avevano tradito,
ma per tutta risposta egli prende in ostaggio un gran numero
di nobili e benestanti, chiedendo un riscatto a Foggia di 3600
once d'oro, e a Troia di 3400, pari ad un quintale di monete
d'oro a testa.
Ma la vendetta più acerba doveva ancora venire: nel
febbraio 1233, con l'aiuto di due famiglie, Damma e Tancredi,
che gli aprirono le porte, entrò nella città di
Troia e la mise a ferro e fuoco, diroccò i castelli di
Oriente e Occidente e parte delle mura, salvando soltanto le
chiese e le case dei traditori.
Di quell'episodio ci restano quale testimonianza alcuni versi
a lui attribuiti, anche se col beneficio del dubbio.
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VERSI ATTRIBUITI A FEDERICO II CONTRO LA CITTA' DI TROIA |
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Troia, grates ago quod munera grata donasti Coepis et aceto pane pia nata cibasti
Nostra messi adhuc viridis suo iacet in agro
Ideo messoribus nondum cibaria paro
Dona quae rimittimus pro vobis reserbo
Donec redimibus Urbs tua metenda sit herba.
Troia, serpens longa, multo repleta veneno
Adhuc te faciam passu procedere levi
Troia, serpens furens, multo repleta furore
Te faciam numquam extemptam moerore.
Troia, sus lutosa, mater et alumna doloris,
Capitis et caudae trunca, stabis omnibus horis.
Troia, de promissis si nostra cura desistat
Non sceptrum manibus, nec corona capite sistat.
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Troia, io ti ringrazio che mi mandasti così graditi doni: Tu tanto pia mi cibasti di cipolle, di aceto e di pane.
La nostra messe giace ancor verde nel campo
E perciò non preparo ancora le cibarie per i mietitori.
I doni che rimando li riservo per te
Quando ritornerò a mietere come erba la tua città.
Troia, lungo serpente ripieno di molto veleno
Ancora ti farò procedere con passo lieve
Troia, serpente furioso ripieno di molto furore
Mai ti farò andar esente da dolore.
Troia, scrofa fangosa, madre e alunna del dolore
In tutte le ore starai tronca di capo e di coda.
Troia, se trascurerò di compiere ciò che ho promesso
Non mi resti in mano lo scettro né la corona sul capo.
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EPILOGO
Federico II mantenne la sua promessa, e la città restò
deserta anche sotto il dominio di suo figlio Manfredi. Bisognò
aspettare fino al 1266 quando, nella battaglia di Benevento,
Manfredi fu sconfitto e ucciso dagli angioini. Guido di Monforte,
maresciallo di Carlo I d'Angiò, fece riaprire le porte
della Città ai superstiti.
Bibliografia:
-
RUSSO RENATO, Federico II, cronologia
della vita, Editrice Rotas, Barletta, 2000.
-
DE SANTIS MARIO, La "Civitas Troiana"
e la sua Cattedrale, Centro Grafico Meridionale, Foggia,
1986, quarta edizione.
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