Leonardo Fibonacci

un uomo della Corte sveva che seppe, con il suo sapere, affascinare Federico II

di Alberto Gentile

Leonardo Fibonacci (Pisa 1170-1240) era figlio dell’addetto alla dogana di Bogia, in Algeria, ove i Pisani intrattenevano fiorenti traffici commerciali. Per merito del padre, apprese giovanissimo l'abaco alla maniera degli Hindi: le cifre arabe con lo zero, ancora sconosciute in Italia. Lo stesso Leonardo ci dice di aver perfezionato questa conoscenza nei suoi viaggi in Egitto, Siria, Sicilia e Provenza dove dovette recarsi per cagion di commercio.

A trentadue anni pubblicò la prima edizione del "Liber Abaci": un saggio che rivoluzionava i sistemi di numerazione, ed allo stesso tempo un manuale di calcolo ad uso dei mercanti, rivisto nel 1228 per essere dedicato a Michele Scoto.

È del 1220 il "De practica geometriae", nel quale applicò il nuovo sistema aritmetico alla risoluzione di problemi geometrici: un trattato di Geometria e Trigonometria, con il quale ebbe avvio lo studio dei rapporti tra le estensioni figurate. Nel 1225 realizzò il "Liber quadratorum" che costituisce un brillante lavoro sulle equazioni indeterminate di 2° grado: un lavoro nel quale è visibile l'influsso della tradizione culturale araba.

Indubbiamente il Fibonacci fu il primo algebrista cristiano, il più grande matematico del medioevo, il maggior genio scientifico del XIII secolo in Italia. Egli ebbe in Federico II (cui dedicò attorno al 1225 il "Liber quadratorum") un protettore capace di comprendere le sue ricerche scientifiche e di apprezzarne il valore.

Monumento tombale dedicato a Leonardo Fibonacci.

L’Imperatore svevo lesse e dimostrò di comprendere i testi di Fibonacci; al punto che gli sottopose una serie di quesiti, avendo come risposta alcuni interessanti corollari intorno alla teoria delle frazioni.

È stata accertata un’attiva corrispondenza scientifica tra Federico II e Fibonacci. Durante il soggiorno di Federico II a Pisa, l’illustre matematico, introdotto a corte dal Maestro Giovanni da Palermo, ricevette le più festose accoglienze da parte di tutta la Magna Curia. Nell’occasione, il Maestro Giovanni gli sottopose alcuni problemi risolvibili con equazioni quadrate e cubiche, e le cui soluzioni furono riportate nel Flos e nel Liber quadratorum. Non è escluso che colloqui ed il successivo epistolario fra l'imperatore ed il matematico pisano abbiano esercitato una certa influenza nella progettazione di Caste del Monte.

Note bibliografiche essenziali

  • Antonino De Stefano, La cultura alla Corte di Federico II Imperatore, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 1990.
  • Ernst Kantorowicz, Federico II imperatore, Garzanti, Milano, 1988.
  • Eberhart Horst, Federico II di Svevia L'imperatore filosofo e poeta, Rizzoli Supersaggi, Milano, 1994.
  • Leonardo Fibonacci Liber Abaci (selezione) http://icon.di.unipi.it/ricerca/html/lia.html

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