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La crociata di Federico II (vedi Nota 1) (vedi nota 2)
Federico II e la sua corte, da una miniatura medievale.
Il gesto fatto da Federico II nel 1215 è anche una espressione della sua religiosità, un ringraziamento verso Dio per essere riuscito a conquistare la dignità regia. Quindi un atto che è più di una mossa diplomatica per togliere l'iniziativa in questo campo al papa.
Federico II, quando fu incoronato imperatore nel 1220, rinnovò
l'impegno alla crociata davanti a Onorio III. In seguito al fallimento della
quinta crociata, avvenuto nel 1221 sotto le mura di Damietta, il papa sollecitò
l'imperatore a intraprendere la spedizione in Terra Santa. Federico, dopo aver
sposato nel 1225 Isabella Jolanda di Brienne, erede del regno di Gerusalemme,
contestò a suo suocero Giovanni di Brienne i suoi diritti su questo regno. In
accordo con Onorio III fu stabilito come termine ultimo della crociata l'anno
1227. Nell'agosto dello
stesso anno, Federico partì da Brindisi per la Terra Santa, ma a
causa di un'epidemia che colpì anche lui stesso, egli fu
costretto, appena arrivato a Otranto, a far ritorno. Il nuovo
papa, Gregorio IX, giudicò la malattia dell'imperatore un pretesto
per sottrarsi all'impresa promessa e lo scomunicò il 29 settembre
1227. Ma Federico, appena guarito, riprese le preparazioni per la
crociata. Inviò un'avanguardia di cinquecento cavalieri e, nel
giugno 1228, si imbarcò personalmente a Brindisi. Dopo una sosta a
Cipro, l'imperatore e il suo esercito non molto cospicuo
arrivarono, accompagnati da numerosi pellegrini, il 7 settembre a
San Giovanni d'Acri. I cristiani di Terra Santa, e particolarmente
il patriarca di Gerusalemme e la maggior parte degli appartenenti
agli Ordini cavallereschi, accolsero però soltanto malvolentieri
l'imperatore che aveva osato intraprendere la crociata nonostante
che fosse ancora scomunicato. Anche il metodo
con cui Federico "conquistò" Gerusalemme, a molti non piacque.
Invece di fare la guerra agli infedeli, egli avviò trattative con
il sultano d'Egitto, al-Kamil, concludendo un accordo decennale
che garantì ai cristiani il possesso di Gerusalemme, Betlemme e
Nazaret nonché una fascia costiera, mentre ai musulmani fu
riservata a Gerusalemme l'area del tempio con la loro moschea.
Antica stampa di Gerusalemme. Dopo la
celebrazione di una messa di ringraziamento nella chiesa del Santo
Sepolcro, alla quale l'imperatore essendo scomunicato non
partecipò, egli cinse la corona del regno di Gerusalemme. In
quest'occasione fu emanato un manifesto di propaganda
ideologico-politica, che inasprì la lotta con il papato. Federico
II fu esaltato come nuovo Davide la cui finalità era la salvezza
del suo popolo. Era il Cristo-re a cui spettava il dominio sul
mondo intero. Un tale concetto era in aperta contraddizione con la
dottrina secondo la quale il pontefice romano era il vicario di
Cristo sulla terra. Alcune settimane
dopo fu creato re di Gerusalemme Corrado, figlio avuto da Federico
nel 1228 da Isabella di Brienne. L'immagine di Federico che emerge
dalle fonti arabe è quello di uno strano crociato, amico dei
musulmani e interessato alla loro cultura. Infatti, anche dopo il
ritorno in Italia, Federico rimase in contatto con l'emiro
Fakhr-ad-Din che aveva condotto le trattative diplomatiche per
conto di al-Kamil. Nonostante il suo
esito positivo la crociata di Federico II fu criticata adducendo
il fatto che non si trattò di un successo duraturo, ma soltanto di
una tregua a tempo determinato. Gregorio IX, nel marzo 1228,
rinnovò la scomunica di Federico, perché l'imperatore aveva osato
intraprendere la crociata come scomunicato e senza essersi
consultato con lui. I sudditi di Federico furono sciolti dal
giuramento di fedeltà e i principi tedeschi sollecitati
all'elezione di un nuovo sovrano. Inoltre, quando l'imperatore era
ancora in Terra Santa, truppe papali invasero il Regno
incoraggiando delle rivolte. Ma dopo il suo ritorno a Brindisi nel
giugno 1229 Federico riuscì presto a ristabilire l'ordine. Grazie
alla mediazione di Ermanno di Salza, gran maestro dell'Ordine
Teutonico, nel 1230 si arrivò nella pace di San Germano a una
riconciliazione con il papa. Uno degli
argomenti usati da David Abulafia per sostenere nella sua
biografia di Federico II che questi fosse stato un "uomo del
dodicesimo secolo più che del tredicesimo" era quello che egli
sarebbe rimasto "fedele all'idea di crociata", una idea nata alla
fine del secolo XI. Se confrontiamo però la crociata di Federico
II con quelle precedenti o anche con quelle successive, notiamo
alcune differenze profonde. Mancava anzitutto una premessa
indispensabile per una vera crociata, cioè la collaborazione tra
potere politico e potere ecclesiastico. Finora era stato sempre
rispettato il diritto del papato di proclamare la crociata e
quindi di stabilire l'inizio di una tale azione. Federico II osò
invece procedere alla crociata senza previa consultazione con il
papa. La crociata di
Federico II è anche molto diversa da quelle successive intraprese
alcuni decenni più tardi dal re di Francia, Luigi IX "il Santo".
San Luigi volle convertire i musulmani, seguendo in un certo senso
il tentativo fatto in Terra Santa nel 1220-21 da Francesco
d'Assisi. Federico II invece non volle mai convertire nessuno alla
sua religione, cioè al cristianesimo. Ciò dipende probabilmente
dal fatto che egli era cresciuto nel Mezzogiorno d'Italia, a
Palermo, in un ambiente multiculturale con una solida tradizione
di convivenza pacifica tra musulmani e ebrei, tra cristiani greci
e latini. Federico II,
durante il suo soggiorno in Terra Santa, dimostrò un profondo
rispetto verso l'Islam. Un cronista araba (Sibt ibn-al Giawzi)
narra che quando l'imperatore si accorse che un funzionario del
sultano, per compiacergli, aveva fatto sospendere i richiami dei
muézzin alla preghiera, lo rimproverò e gli chiese perché i
muézzin non erano saliti, come al solito, sui minareti per
lanciare l'appello alla preghiera.
Federico II incontra il sultano al-Kamil, dalla cronaca
figurata del Villani. Il cadì gli
spiegò che si trattava di un gesto di cortesia verso lui, il
sovrano cristiano. L'imperatore avrebbe risposto: "Avete fatto
male, o cadì! Volete voi alterare il vostro rito e la vostra Legge
e fede a causa mia? Se foste voi presso di me nelle mie terre,
sospenderei io forse il suono delle campane a causa vostra?". Federico permise
del resto ai Saraceni siciliani, dopo la loro ribellione deportati
su ordine dell'imperatore a Lucera, di esercitare liberamente il
loro culto, cosa che gli costò aspri rimproveri da parte del papa. La crociata di
Federico II va vista poi nell'ambito della politica mediterranea
degli imperatori della casa di Hohenstaufen. La crociata di
Federico I Barbarossa, anche se si concluse a causa della morte
dell'imperatore con un fallimento, condusse tre "Stati" dell'area
mediterranea a riconoscere l'autorità dell'Impero romano-tedesco:
la Serbia, l'Armenia e l'Antiochia. Nell'ambito della crociata di
Enrico VI, anch'essa fallita a causa dell'improvvisa scomparsa
dell'imperatore, il re di Cipro divenne vassallo dell'imperatore.
La crociata di Federico II acquisì una nuova dimensione grazie al
fatto che l'imperatore, oltre ad essere re di Germania e di
Sicilia, era anche re di Gerusalemme: recandosi in Terra Santa
mise piede nel suo proprio regno, come ha sottolineato
recentemente Rudolf Hiestand. A volte la
crociata di Federico II, per la sua dimensione diplomatica anziché
militare, è stata valutata come un atto di opportunismo politico.
Una tale valutazione non rende però giustizia al profondo
attaccamento dell'imperatore alla causa della cristianità in Terra
Santa. In questo
contesto va ricordato un episodio, avvenuto negli ultimi anni
della vita dell'imperatore, ricordato soltanto dal cronista Matteo
Paris; anche se nessun'altra fonte ne parli, mi sembra una
testimonianza da prendere in seria considerazione. Si tratta di
un'ultimo, disperato tentativo fatto da Federico II per
riappacificarsi con il papato dopo la sua scomunica e deposizione
decretata dal pontefice romano nel concilio di Lione (1245).
L'imperatore avrebbe offerto al papa di rinunciare alla dignità
imperiale a favore del figlio Corrado e di andare per sempre in
Terra Santa per lottare come crociato, forse persino come membro
di un Ordine religioso-militare, per la riconquista di Gerusalemme
caduta nel 1244 in mano ai musulmani: "ut in Sanctam Terram
irrediturus abiret, quoad viveret Christo ibidem militaturus". Certamente si può
avere degli dubbi sul fatto se l'offerta dell'imperatore era
sincera, o se si trattava di un'altra mossa diplomatica per
riprendere l'iniziativa nei confronti del papa. Rimane comunque il
fatto che il ben informato Matteo Paris, "inventore" dell'epiteto
"stupor mundi", ritenne tale proposta notevole da essere
menzionata nella sua cronaca. Vale infine la
pena di sottolineare l'attualità della soluzione trovata da
Federico II per la convivenza pacifica delle religioni in Terra
Santa. Che poi questa soluzione scontentò tutti – gli
intransigenti sia da parte cristiana che da quella musulmana
gridarono allo scandalo – , è forse la migliore prova della sua
validità...
Copyright ©2002
Hubert Houben Nota
1)
Questo articolo è
stato anche pubblicato in "Tabulae" del Centro Studi Federiciani
di Jesi 25 (maggio 2002) pp. 29-37. Nota
2)
Hubert Houben è nato
il 4 febbraio del 1953 a Heinsberg (Germania) vive a Lecce dal
1980. È
professore Ordinario di Storia Medievale presso l'Università di
Lecce. È membro della Commissione Internazionale per le ricerche
sull'Ordine Teutonico e della Commission Internationale pour l'histoire
de ville, nonché direttore del Centro di studi sull'Ordine
Teutonico nel Mediterraneo (Torre Alemanna, Cerignola). È autore,
fra l'altro, di "Mezzogiorno normanno-svevo. Monasteri e castelli,
ebrei e musulmani", Napoli (Liguori Ed.) 1996, e di "Ruggero II di
Sicilia. Un sovrano tra Oriente e Occidente, Roma-Bari (Ed.
Laterza) 1999 (trad. inglese: Cambridge 2002). |
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