La crociata di Federico II (vedi Nota 1

di Hubert Houben (vedi nota 2

 

Federico II, quando fu incoronato nel 1215 ad Acquisgrana nella chiesa palatina di Carlo Magno re "dei Romani", cioè re di Germania e futuro imperatore, fece la solenne promessa di intraprendere una crociata. Volle così seguire l'esempio di suo nonno paterno, Federico I Barbarrossa, morto durante una tale impresa, e di suo padro, Enrico VI, deceduto prima di poter realizzare lo stesso progetto che aveva preparato con cura. 

 

Federico II e la sua corte, da una miniatura medievale.

 

Il gesto fatto da Federico II nel 1215 è anche una espressione della sua religiosità, un ringraziamento verso Dio per essere riuscito a conquistare la dignità regia. Quindi un atto che è più di una mossa diplomatica per togliere l'iniziativa in questo campo al papa.

Federico II, quando fu incoronato imperatore nel 1220, rinnovò l'impegno alla crociata davanti a Onorio III. In seguito al fallimento della quinta crociata, avvenuto nel 1221 sotto le mura di Damietta, il papa sollecitò l'imperatore a intraprendere la spedizione in Terra Santa. Federico, dopo aver sposato nel 1225 Isabella Jolanda di Brienne, erede del regno di Gerusalemme, contestò a suo suocero Giovanni di Brienne i suoi diritti su questo regno. In accordo con Onorio III fu stabilito come termine ultimo della crociata l'anno 1227.

Nell'agosto dello stesso anno, Federico partì da Brindisi per la Terra Santa, ma a causa di un'epidemia che colpì anche lui stesso, egli fu costretto, appena arrivato a Otranto, a far ritorno. Il nuovo papa, Gregorio IX, giudicò la malattia dell'imperatore un pretesto per sottrarsi all'impresa promessa e lo scomunicò il 29 settembre 1227. Ma Federico, appena guarito, riprese le preparazioni per la crociata. Inviò un'avanguardia di cinquecento cavalieri e, nel giugno 1228, si imbarcò personalmente a Brindisi.

Dopo una sosta a Cipro, l'imperatore e il suo esercito non molto cospicuo arrivarono, accompagnati da numerosi pellegrini, il 7 settembre a San Giovanni d'Acri. I cristiani di Terra Santa, e particolarmente il patriarca di Gerusalemme e la maggior parte degli appartenenti agli Ordini cavallereschi, accolsero però soltanto malvolentieri l'imperatore che aveva osato intraprendere la crociata nonostante che fosse ancora scomunicato.

Anche il metodo con cui Federico "conquistò" Gerusalemme, a molti non piacque. Invece di fare la guerra agli infedeli, egli avviò trattative con il sultano d'Egitto, al-Kamil, concludendo un accordo decennale che garantì ai cristiani il possesso di Gerusalemme, Betlemme e Nazaret nonché una fascia costiera, mentre ai musulmani fu riservata a Gerusalemme l'area del tempio con la loro moschea.

 

Antica stampa di Gerusalemme.

 

Dopo la celebrazione di una messa di ringraziamento nella chiesa del Santo Sepolcro, alla quale l'imperatore essendo scomunicato non partecipò, egli cinse la corona del regno di Gerusalemme. In quest'occasione fu emanato un manifesto di propaganda ideologico-politica, che inasprì la lotta con il papato. Federico II fu esaltato come nuovo Davide la cui finalità era la salvezza del suo popolo. Era il Cristo-re a cui spettava il dominio sul mondo intero. Un tale concetto era in aperta contraddizione con la dottrina secondo la quale il pontefice romano era il vicario di Cristo sulla terra.

Alcune settimane dopo fu creato re di Gerusalemme Corrado, figlio avuto da Federico nel 1228 da Isabella di Brienne. L'immagine di Federico che emerge dalle fonti arabe è quello di uno strano crociato, amico dei musulmani e interessato alla loro cultura. Infatti, anche dopo il ritorno in Italia, Federico rimase in contatto con l'emiro Fakhr-ad-Din che aveva condotto le trattative diplomatiche per conto di al-Kamil.

Nonostante il suo esito positivo la crociata di Federico II fu criticata adducendo il fatto che non si trattò di un successo duraturo, ma soltanto di una tregua a tempo determinato. Gregorio IX, nel marzo 1228, rinnovò la scomunica di Federico, perché l'imperatore aveva osato intraprendere la crociata come scomunicato e senza essersi consultato con lui. I sudditi di Federico furono sciolti dal giuramento di fedeltà e i principi tedeschi sollecitati all'elezione di un nuovo sovrano. Inoltre, quando l'imperatore era ancora in Terra Santa, truppe papali invasero il Regno incoraggiando delle rivolte. Ma dopo il suo ritorno a Brindisi nel giugno 1229 Federico riuscì presto a ristabilire l'ordine. Grazie alla mediazione di Ermanno di Salza, gran maestro dell'Ordine Teutonico, nel 1230 si arrivò nella pace di San Germano a una riconciliazione con il papa.

Uno degli argomenti usati da David Abulafia per sostenere nella sua biografia di Federico II che questi fosse stato un "uomo del dodicesimo secolo più che del tredicesimo" era quello che egli sarebbe rimasto "fedele all'idea di crociata", una idea nata alla fine del secolo XI. Se confrontiamo però la crociata di Federico II con quelle precedenti o anche con quelle successive, notiamo alcune differenze profonde. Mancava anzitutto una premessa indispensabile per una vera crociata, cioè la collaborazione tra potere politico e potere ecclesiastico. Finora era stato sempre rispettato il diritto del papato di proclamare la crociata e quindi di stabilire l'inizio di una tale azione. Federico II osò invece procedere alla crociata senza previa consultazione con il papa.

La crociata di Federico II è anche molto diversa da quelle successive intraprese alcuni decenni più tardi dal re di Francia, Luigi IX "il Santo". San Luigi volle convertire i musulmani, seguendo in un certo senso il tentativo fatto in Terra Santa nel 1220-21 da Francesco d'Assisi. Federico II invece non volle mai convertire nessuno alla sua religione, cioè al cristianesimo. Ciò dipende probabilmente dal fatto che egli era cresciuto nel Mezzogiorno d'Italia, a Palermo, in un ambiente multiculturale con una solida tradizione di convivenza pacifica tra musulmani e ebrei, tra cristiani greci e latini.

Federico II, durante il suo soggiorno in Terra Santa, dimostrò un profondo rispetto verso l'Islam. Un cronista araba (Sibt ibn-al Giawzi) narra che quando l'imperatore si accorse che un funzionario del sultano, per compiacergli, aveva fatto sospendere i richiami dei muézzin alla preghiera, lo rimproverò e gli chiese perché i muézzin non erano saliti, come al solito, sui minareti per lanciare l'appello alla preghiera. 

 

Federico II incontra il sultano al-Kamil, dalla cronaca figurata del Villani.

 

Il cadì gli spiegò che si trattava di un gesto di cortesia verso lui, il sovrano cristiano. L'imperatore avrebbe risposto: "Avete fatto male, o cadì! Volete voi alterare il vostro rito e la vostra Legge e fede a causa mia? Se foste voi presso di me nelle mie terre, sospenderei io forse il suono delle campane a causa vostra?".

Federico permise del resto ai Saraceni siciliani, dopo la loro ribellione deportati su ordine dell'imperatore a Lucera, di esercitare liberamente il loro culto, cosa che gli costò aspri rimproveri da parte del papa.

La crociata di Federico II va vista poi nell'ambito della politica mediterranea degli imperatori della casa di Hohenstaufen. La crociata di Federico I Barbarossa, anche se si concluse a causa della morte dell'imperatore con un fallimento, condusse tre "Stati" dell'area mediterranea a riconoscere l'autorità dell'Impero romano-tedesco: la Serbia, l'Armenia e l'Antiochia. Nell'ambito della crociata di Enrico VI, anch'essa fallita a causa dell'improvvisa scomparsa dell'imperatore, il re di Cipro divenne vassallo dell'imperatore. La crociata di Federico II acquisì una nuova dimensione grazie al fatto che l'imperatore, oltre ad essere re di Germania e di Sicilia, era anche re di Gerusalemme: recandosi in Terra Santa mise piede nel suo proprio regno, come ha sottolineato recentemente Rudolf Hiestand.

A volte la crociata di Federico II, per la sua dimensione diplomatica anziché militare, è stata valutata come un atto di opportunismo politico. Una tale valutazione non rende però giustizia al profondo attaccamento dell'imperatore alla causa della cristianità in Terra Santa.

In questo contesto va ricordato un episodio, avvenuto negli ultimi anni della vita dell'imperatore, ricordato soltanto dal cronista Matteo Paris; anche se nessun'altra fonte ne parli, mi sembra una testimonianza da prendere in seria considerazione. Si tratta di un'ultimo, disperato tentativo fatto da Federico II per riappacificarsi con il papato dopo la sua scomunica e deposizione decretata dal pontefice romano nel concilio di Lione (1245). L'imperatore avrebbe offerto al papa di rinunciare alla dignità imperiale a favore del figlio Corrado e di andare per sempre in Terra Santa per lottare come crociato, forse persino come membro di un Ordine religioso-militare, per la riconquista di Gerusalemme caduta nel 1244 in mano ai musulmani: "ut in Sanctam Terram irrediturus abiret, quoad viveret Christo ibidem militaturus".

Certamente si può avere degli dubbi sul fatto se l'offerta dell'imperatore era sincera, o se si trattava di un'altra mossa diplomatica per riprendere l'iniziativa nei confronti del papa. Rimane comunque il fatto che il ben informato Matteo Paris, "inventore" dell'epiteto "stupor mundi", ritenne tale proposta notevole da essere menzionata nella sua cronaca. 

Vale infine la pena di sottolineare l'attualità della soluzione trovata da Federico II per la convivenza pacifica delle religioni in Terra Santa. Che poi questa soluzione scontentò tutti – gli intransigenti sia da parte cristiana che da quella musulmana gridarono allo scandalo – , è forse la migliore prova della sua validità...

Copyright  ©2002 Hubert Houben

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Questo articolo è stato anche pubblicato in "Tabulae" del Centro Studi Federiciani di Jesi 25 (maggio 2002) pp. 29-37.

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Hubert Houben è nato il 4 febbraio del 1953 a Heinsberg (Germania) vive a Lecce dal 1980.

È professore Ordinario di Storia Medievale presso l'Università di Lecce.  È membro della Commissione Internazionale per le ricerche sull'Ordine Teutonico e della Commission Internationale pour l'histoire de ville, nonché direttore del Centro di studi sull'Ordine Teutonico nel Mediterraneo (Torre Alemanna, Cerignola).  È autore, fra l'altro, di "Mezzogiorno normanno-svevo. Monasteri e castelli, ebrei e musulmani", Napoli (Liguori Ed.) 1996, e di "Ruggero II di Sicilia. Un sovrano tra Oriente e Occidente, Roma-Bari (Ed. Laterza) 1999 (trad. inglese: Cambridge 2002).  


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