DESCRIZIONE DEL CASTELLO MANIACE

di Carla Delfino

LA PIANTA

L'attuale pianta del Castello presenta una serie di aggiunte successive, tali da stravolgere del tutto quello che doveva essere l'assetto originario. Si giunge al Castello attraverso un ponte di pietra che sostituisce l’antico ponte levatoio posto su di un fossato di acqua di mare a difesa tutto intorno al Castello.

Era di pianta quadrata, chiuso agli angoli da quattro torrioni cilindrici, ogni lato misurava 41 metri. All’interno, in forma perfettamente modulare, vi era un’unica sala scandita da colonne con 5 campate per lato. Le venticinque campate quadrate erano disposte in duplice ordine attorno ad un atrio ad impluvio, la loro copertura era costituita da volte a crociera sorrette da semicolonne (16 nei lati e 4 angolari).

 

Era una sala ipostila straordinariamente suggestiva, in cui filtrava la luce da 15 finestre sulle pareti e da una grande "finestra a mare" sul lato ovest, oltre che dall'atrio centrale aperto a giorno. Nelle due pareti nord e sud sì aprivano quattro poderosi camini.

Interno del castello.

Alle quattro torri angolari si accedeva per mezzo di quattro porticine archiacute, che immettevano in altrettanti vestiboli, preceduti da scale a chiocciola, che davano accesso ad un ipotizzabile secondo piano.

L'ASPETTO ESTERNO

I grandi torrioni angolari, armoniosamente inseriti nella massa dell’edificio, stringono con la loro poderosa compattezza il dilatarsi della facciata. La grande varietà dei blocchi, alcuni dei quali superano la lunghezza di un metro, donano alla massa un vago movimento decorativo. Nessun’altra fra le superstiti costruzioni sveve dell’Italia Meridionale, di solito realizzate in opus incertus, presentano un rivestimento di tali qualità quasi scultoree. E' ipotizzabile che operai nordici presenti nei cantieri abbiano influenzato con la loro esperienza gli scalpellini saraceni ed indigeni.

IL PORTALE

Il primo contatto che si ha con l'edificio svevo è filtrato dal Grande Portale che si apre sul lato nord del Castello.

Le sue dimensioni sono di 8 metri d’altezza e 5 metri di larghezza. Il portale si apre su un'ogiva cordonata, impreziosita dalla policromia dei marmi che spicca sulla calda doratura del calcare siracusano. L’arcosolio presenta una strombatura a tre gradini ed una bella cornice che si svolge a nastro attorno alla ghiera dell'arco. La cornice si frastaglia in foglie d'acanto distese a palmetta. La vera e propria ghiera dell'arco è listata da una cornice più piccola con lo stesso motivo. Sono ancora visibili, invece, i resti di quattro protomi leonine, simili a quelli di Castel del Monte.

Sono scolpite nella medesima breccia rossa e posano a loro volta sopra gli abachi di due eleganti capitelli. Il portale si può anche avvicinare a quelli dell'abbazia di Casamari e di Fossanova.

Il grande portale di Castel Maniace.

Tutto ciò fa pensare a maestranze cistercensi presenti nel cantiere di Siracusa, ipotesi che sembra essere confermata da alcuni capitelli dell'interno. A fianco del portale si notano due mensole, ornate fino al 1448 da due arieti in bronzo di età classica, di cui uno è ancora conservato al Museo Nazionale di Palermo.

LE TORRI

Solenni e potenti sono i quattro torrioni le cui masse si stagliano a picco sul mare con vivace policromia di calcari. Dalle torri si può salire, per scale a chiocciola, al di sopra delle crociere, ad un piano terrazzato da dove si domina tutto il Porto Grande di Siracusa. Nei vestiboli di accesso, le crocierine costolonate ricordano quelle degli ambienti servili di Castel del Monte. Gli scalini monolitici che si avvolgono attorno alla colonna portante, sono illuminati da strettissime feritoie.

Nei vestiboli si ritrovano vaghe raffigurazioni in pietra di un’aquila staufica, di un fiero volto umano, molto simile alle iconografie di Federico, di un giudice, di un giovane servo contorto nello sforzo di togliersi una spina dal piede sinistro e di alcuni "ignudi", che ricordano quelli della volta della torre ottagonale di Castel del Monte.

I CAMINI

Si aprivano nella parete nord e sud tre grandi camini, sicuramente decorati, le cappe dei quali arrivavano al primo piano, per essere utilizzate anche come portavoce. Il loro calore doveva rendere tiepido ed accogliente il gran salone durante feste e banchetti.

LA FINESTRA A MARE

 

Sulla parete di sud est si apre una grande finestra. La decorazione riprende quella policroma del portale. Originariamente doveva essere una bifora aperta almeno un metro al di sopra dell’attuale piano di calpestio (che è quello del forte cinquecentesco). Solo successivamente venne trasformata in una grande monofora. E’ possibile che la finestra appartenga ad un secondo momento, sempre di età sveva, allorché nuove esigenze decorative resero necessarie delle innovazioni non comprese nel piano originario.

 

 

LE CAMPATE

Solo pochi capitelli delle campate, sopravvissute alla devastazione del tempo, sono perfettamente leggibili. Sono di una fattura mirabile, scolpiti nel bianco rosato della pietra calcare siracusana, probabilmente da maestranze dell’Italia centrale o cistercensi.

Un capitello con i "crochet".

Complessi spunti iconologici si potrebbero ricavare dallo studio approfondito di questi splendidi capolavori. Svariate sono le tipologie dei capitelli: a "crochet", con foglie a giglio, con foglie d’acanto traforate e polilobate, con figure di mostri e di uomini.

 

 

 

Copyright  ©2002 Carla Delfino 

 

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