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Per il convegno di studi
quest'anno la sponsorizzazione del gruppo Italgest
Marco Brando
Da martedì una serie di appuntamenti nel
capoluogo. Con il sostegno di Italgest Giornate normanno sveve, «Anche per
poter fare impresa dobbiamo conoscere le nostre radici»: è la motivazione di
Paride De Masi, amministratore del gruppo salentino Italgest, che
sponsorizza la diciassettesima edizione delle Giornate normanno sveve, in
programma a Bari dal 10 al 13 ottobre. Un serissimo convegno internazionale,
promosso dal Centro studi normanno svevi dell'ateneo barese, che si occuperà
quest'anno di «Poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali nel
Mezzogiorno normanno (1130 1194)». Un tema noioso? Tutt'altro, visto che «il
ruolo dei Normanni nel Sud come sostiene Raffaele Licinio, medievista barese
è stato fondamentale nella costruzione di un'identità originale». In
sostanza, il Sud di oggi sarebbe figlio dei Normanni molto più di quanto la
fantomatica «Padania» sia figlia dei Celti. Di questo passo i Normanni e gli
Svevi dopo essere stati, oltre nove secoli fa, i conquistatori del
Mezzogiorno potrebbero diventare pure imprenditori ad honorem. O meglio,
soci degli imprenditori del XXI secolo: quelli capaci di intuire quali
prospettive di sviluppo sul fronte del turismo e non solo può garantire la
tutela e la promozione del patrimonio normanno svevo e, in generale,
medievale. Un patrimonio che cuce con una sottile ma resistente trama (malgrado gli oltraggi materiali e culturali) il tessuto storico di una
regione come la Puglia.
E' un buon segno,
dunque, il fatto che, per sostenere le XVII Giornate normanno sveve (a Bari,
dal 10 al 13 ottobre), ai sempre meritevoli sponsor istituzionali si sia
aggiunto un giovane imprenditore salentino: Paride De Masi, amministratore
delegato e fondatore del gruppo Italgest, con radici a Casarano (Lecce) e
rami ormai in tutta Italia e all'estero. Il convegno internazionale,
sponsorizzato dalla Regione e dai Comuni di Bari e Barletta, è organizzato
ogni due anni dal Centro studi normanno svevi dell'ateneo barese. Quest'anno
è dedicato a «Poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali nel
Mezzogiorno normanno (1130 1194)». De Masi ha sponsorizzato 16 borse di
studio che, assieme ad altre, sono state assegnate a giovani studiosi di
tutta Italia. E si spera che la scelta dell'azienda salentina, già nota per
l'impegno in campo sociale e culturale (tanto che è stata citata anche
all'università Bocconi di Milano durante un recente convegno), possa segnare
un'inversione di tendenza sul fronte imprenditoriale, in un Meridione che
non brilla per l'entusiasmo degli industriali verso iniziative di questo
genere. D'altra parte i presupposti ci sono, eccome. Già due anni fa nel
corso delle XVI Giornate sul tema «Caratteri originari della conquista
normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno 1030 1130» era stato fatto
notare che i Celti di bossiana memoria, per quel che riguarda il contributo
dato alle fondamenta della cosiddetta Padania, perderebbero la partita per
ko nel confronto con i Normanni e il loro ruolo nella costruzione delle
fondamenta del nostro Sud.
Merito dell'apporto
fornito dai Normanni all'identità e diversità del Meridione; con conseguenze
che gli storici oggi chiamano di «lunga durata», quelle cioè che lasciano
segni ed eredità in una storia che giunge sino ai nostri giorni. Perché dopo
l'anno Mille i guerrieri normanni nel Mezzogiorno si dimostrarono tanto
abili nell'arte della guerra (da mettere in scacco longobardi, bizantini,
musulmani e pure il Papa), quanto così capaci e aperti, sul fronte culturale
e sociale, da riuscire a conciliare quelle culture e organizzazioni sociali.
Un atteggiamento che ha posto solide e durevoli radici. «E proprio questa
caratteristica propone di giungere ad un'analisi diversa e originale sul
ruolo dei Normanni nel Sud», sostiene il professor Raffaele Licinio,
ordinario di Storia medievale nella facoltà di Lettere e Filosofia
dell'ateneo barese e direttore del Centro studi normanno svevi. La discesa
in campo del mondo delle imprese potrebbe dunque aprire la strada ad un
rilancio dell'immenso patrimonio non solo in chiave scientifica ma anche in
chiave imprenditoriale: coniugando il rispetto della verità storica con la
tutela, la valorizzazione e la promozione del patrimonio che quella storia
ci ha lasciato, senza cadere in semplicistiche e dannose tentazioni: quali,
ad esempio, inventare favole intorno a personaggi come Federico II di Svevia
(in Puglia se ne sa qualcosa....); o, peggio, promuovere la realizzazione
di parchi divertimento in stile Gardaland (com'era stato proposto alcuni
anni fa a Bari), mentre magari i centri storici, genuinamente medievali, non
trovano risorse, pubbliche e private, per la loro tutela e conservazione.
«Sia chiaro afferma De Masi che la mia azienda non offre i l proprio
contributo tanto per pavoneggiarsi. Noi crediamo in questo genere di
interventi, perché anche per poter fare impresa dobbiamo conoscere le nostre
radici. Ed è importante che il risultato non consista in un contenitore
magari bello ma vuoto. Occorre avere anche programmi, così come un bel
computer non può mostrare le sue potenzialità se non vi si installa un
ottimo software». Vedremo se questa iniziativa darà il buon esempio nel
mondo imprenditoriale pugliese. Intanto domani mattina De Masi sarà uno dei
relatori nella conferenza stampa in programma nel Salone degli Affreschi del
l'università degli studi di Bari. L'aprirà il rettore dell'ateneo e
presidente del Centro, professor Govanni Girone, con il direttore, professor
Licinio. Poi i professori Cosimo Damiano Fonseca, vice presidente del
Centro, Corrado Petrocelli, preside della facoltà di Lettere e Filosofia
dell'università di Bari; quindi Nicola Maffei, sindaco di Barletta (Comune
che ha offerto altre 10 borse di studio), Nicola Laforgia, assessore alle
Culture del Comune di Bari. Da martedì a venerdì, le giornate di studio:
interverranno una ventina di studiosi provenienti da tutta Italia e da
atenei europei: Bonn, Oxford, Parigi e Caen. Così la cronaca dei nostri
giorni s'intreccia, com'è inevitabile, con il passato. Con la storia di
Rainulfo Drengot, Guglielmo Bracciodiferro, Roberto il Guiscardo e degli
Altavilla: piccoli gruppi famigliari di guerrieri, provenienti dall'attuale
Normandia, che nel 1030 iniziarono il processo di conquista del Mezzogiorno.
Processo che, un
secolo più tardi, nel 1130, sarebbe sfociato nella creazione del regno di
Sicilia, uno Stato destinato a durare, tra alti e bassi, circa sette secoli.
Quasi mille anni dopo quell'eredità potrebbe contribuire al rilancio
economico, culturale e turistico della Puglia. Purché istituzioni, imprese e
cittadini riescano a prendere coscienza del patrimonio che hanno ereditato.
Marco Brando
Corriere del
mezzogiorno, 8 ottobre 2006
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Marco Brando
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