Re Enzo

a cura di Alberto Gentile

Enzo — o, derivando meglio dal nome latino, Enzio — nacque nel 1220 dalla relazione di Federico II con una nobildonna di origine germanica, Adelaide, che alcune fonti affermano sia stata la figlia del duca di Spoleto Corrado di Urslingen Conte di Assisi, nominato da Enrico VI Duca di Spoleto, uomo di assoluta fiducia della Casa sveva: lo stesso che aveva fornito ospitalità a Costanza d’Altavilla al momento del parto.
Detto "il Falconetto" per la sua grazia e per il suo valore, Enzo è stato un uomo decisamente interessante sotto vari aspetti: come il padre amò la cultura e lo sport, fu appassionato della caccia con il falcone, un buon poeta, amante del gentil sesso, un condottiero coraggioso ancorché sfortunato.
Re Enzo catturato dai bolognesi (miniatura del Codice Chigi)

Diciottenne, nel 1238 sposò per interessi dinastici Adelasia di Sardegna, principessa dei Giudicati di Torres e Gallura, vedova di Ubaldo Visconti, dieci anni più anziana di lui. Con questo matrimonio divenne Re di Sardegna, sollevando il risentimento di Gregorio IX che non voleva vedere occupato dalla Casa di Svevia un simile interessante possedimento, in precedenza vassallo della Chiesa. In seguito il Papa riuscì a sciogliere il matrimonio per infedeltà del marito.

Nel 1249, passò a seconde nozze con una nipote del cognato Ezzelino da Romano, della quale non si conosce il nome. Giova ricordare che Ezzelino aveva sposato Selvaggia (1223-1244), una figlia bastarda di Federico.

Dai matrimoni, Enzo ebbe un figlio Enrico, non ricordato dal testamento del padre; mentre da una certa Frascha ebbe una figlia illegittima, Elena, che — ricordata nel testamento — andò sposa a Ugolino della Gherardesca conte di Donoratico.

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L’attività militare di Enzo fu intensa.

Nel 1241 partecipò alla battaglia navale dell’Isola del Giglio: un assalto piratesco contro i prelatii inglesi e francesi che, partiti da Genova, si recavano a Roma per partecipare al Concilio Ecumenico convocato da Gregorio IX. Fu un’ecatombe di monsignori fra morti, feriti e prigionieri rinchiusi nelle carceri del Regno di Sicilia; un gesto che costerà caro alla diplomazia ed all’immagine dell’Impero.

Successivamente, combatté a lungo contro i Comuni lombardi. Nel giugno del 1247, mentre era con i Cremonesi all’assedio del castello di Quinzano presso Verolanuova, nelle vicinanze di Brescia, ebbe notizia della defezione di Parma a vantaggio dei Guelfi, e fu il primo ad accorrere in aiuto degli Imperiali presso la città ribelle.

Il 18 febbraio 1248, giorno della sconfitta, uscì indenne dalla distruzione della cittadella imperiale di Victoria — fatta erigere da Federico alle porte di Parma — perché era in missione militare sulle rive del Po.

Nel 1249 il suo esercito fu sconfitto dai Bolognesi nella battaglia di Fossalta; catturato, fu condotto in catene a Bologna.

Re Enzo catturato a Fossalta dai bolognesi, così è stato disegnato da Enzo Maria Carbonari nel libro "La montagna incantata" pubblicato con il patrocinio della Fondazione Federico II di Jesi.

Federico ne chiese con insistenza la restituzione — era stato e restava uno dei suoi figli più fedeli ed affidabili — ma i bolognesi risposero chiaramente che non lo avrebbero mai liberato. E così fu.

Durante la lunga, dorata ma tristissima prigionia nel palazzo del Podestà in Bologna, conobbe varie donne ed ebbe due figlie naturali: Maddalena e Costanza, entrambe ricordate nel testamento. Si dedicò alla poesia, scrivendo fra l’altro un estremo saluto all’amata Puglia che lo aveva visto bambino:

 Va, canzonetta mia,
 e saluta Messere,
 dilli lo mal ch'i' aggio:
 quelli che m'à 'n bailìa
 sì distretto mi tene,
 ch'eo viver non por[r]aggio
 salutami Toscana,
 quella ched è sovrana,
 in cui regna tutta cortesia;
 e vanne in Pugl[i]a piana,
 la magna Capitana,
 là dov'è lo mio core nott'e dia.

 

Enzo finirà i suoi giorni ancora prigioniero a Bologna, nel 1272.

Nel 1909 Giovanni Pascoli si ispirerà a lui nelle celebri composizioni poetiche "Canzoni di re Enzo".

Copyright  ©2002 Alberto Gentile

Vedi anche le liriche di Re Enzo


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