Re Enzo a cura di Alberto Gentile
Diciottenne, nel 1238 sposò per interessi dinastici Adelasia di Sardegna, principessa dei Giudicati di Torres e Gallura, vedova di Ubaldo Visconti, dieci anni più anziana di lui. Con questo matrimonio divenne Re di Sardegna, sollevando il risentimento di Gregorio IX che non voleva vedere occupato dalla Casa di Svevia un simile interessante possedimento, in precedenza vassallo della Chiesa. In seguito il Papa riuscì a sciogliere il matrimonio per infedeltà del marito. Nel 1249, passò a seconde nozze con una nipote del cognato Ezzelino da Romano, della quale non si conosce il nome. Giova ricordare che Ezzelino aveva sposato Selvaggia (1223-1244), una figlia bastarda di Federico. Dai matrimoni, Enzo ebbe un figlio Enrico, non ricordato dal testamento del padre; mentre da una certa Frascha ebbe una figlia illegittima, Elena, che ricordata nel testamento andò sposa a Ugolino della Gherardesca conte di Donoratico. Î Lattività militare di Enzo fu intensa. Nel 1241 partecipò alla battaglia navale dellIsola del Giglio: un assalto piratesco contro i prelatii inglesi e francesi che, partiti da Genova, si recavano a Roma per partecipare al Concilio Ecumenico convocato da Gregorio IX. Fu unecatombe di monsignori fra morti, feriti e prigionieri rinchiusi nelle carceri del Regno di Sicilia; un gesto che costerà caro alla diplomazia ed allimmagine dellImpero. Successivamente, combatté a lungo contro i Comuni lombardi. Nel giugno del 1247, mentre era con i Cremonesi allassedio del castello di Quinzano presso Verolanuova, nelle vicinanze di Brescia, ebbe notizia della defezione di Parma a vantaggio dei Guelfi, e fu il primo ad accorrere in aiuto degli Imperiali presso la città ribelle. Il 18 febbraio 1248, giorno della sconfitta, uscì indenne dalla distruzione della cittadella imperiale di Victoria fatta erigere da Federico alle porte di Parma perché era in missione militare sulle rive del Po. Nel 1249 il suo esercito fu sconfitto dai Bolognesi nella battaglia di Fossalta; catturato, fu condotto in catene a Bologna. Re Enzo catturato a Fossalta dai bolognesi, così è stato disegnato da Enzo Maria Carbonari nel libro "La montagna incantata" pubblicato con il patrocinio della Fondazione Federico II di Jesi. Federico ne chiese con insistenza la restituzione era stato e restava uno dei suoi figli più fedeli ed affidabili ma i bolognesi risposero chiaramente che non lo avrebbero mai liberato. E così fu. Durante la lunga, dorata ma tristissima prigionia nel palazzo del Podestà in Bologna, conobbe varie donne ed ebbe due figlie naturali: Maddalena e Costanza, entrambe ricordate nel testamento. Si dedicò alla poesia, scrivendo fra laltro un estremo saluto allamata Puglia che lo aveva visto bambino:
Va, canzonetta
mia, Enzo finirà i suoi giorni ancora prigioniero a Bologna, nel 1272. Nel 1909 Giovanni Pascoli si ispirerà a lui nelle celebri composizioni poetiche "Canzoni di re Enzo". Copyright ©2002 Alberto Gentile Vedi anche le liriche di Re Enzo |
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