Convegno: Adottiamo San Lorenzo in Carmignano

di Giustina Ruggiero

Adottiamo il monumento che non c’è

San Lorenzo in Carmignano — un sito archeologico a pochi chilometri da Foggia verso il santuario dell'Incoronata — per alcune sue caratteristiche ambientali fu assai rinomata nel Medio Evo e frequentata da illustri personaggi.

Già il normanno Roberto il Guiscardo vi aveva eretto una chiesa; Federico II lo considerava un luogo ideale per la caccia e l'osservazione degli animali, mentre Carlo I d'Angiò lo utilizzò più prosaicamente per l'allevamento di ovini e bovini.

Con il passare degli anni la chiesetta medievale ed una domus di antichissime origini sono andate quasi completamente perse. Ma ciò non ha impedito al Gruppo Naturalistico Dauno (GND) — interessato per statuto a valorizzare la natura, gli ambienti, ed i paesaggi foggiani — di avanzare una originale proposta: quella di adottare San Lorenzo in Carmignano come monumento che non c’è.

La proposta vuole realizzare un vasto programma volto alla conoscenza, alla tutela ed alla valorizzazione del sito:

è la conoscenza attraverso il convegno organizzato il 20 gennaio 2000 prossimo, e che si prevede ricco di interessanti atti;

è la tutela attraverso la richiesta di adozione vera e propria rivolta ad associazioni e scuole;

è la valorizzazione attraverso il concorso per un progetto di parco urbano che per la molteplice valenza del sito potrà essere storico, religioso e naturalistico.

Qui di seguito riportiamo una cronaca del convegno tenutosi il 20 gennaio scorso.

L’età romana : un punto sulla questione

La dott.ssa Marina Mazzei della Sovraintendenza Archeologica di Foggia ha avuto il compito di portarci molto indietro nel tempo, sulla base di ipotesi che solo raramente sono fondate su ritrovamenti piuttosto che come è avvenuto, su fonti letterarie. Prima di inoltrarci nell’epoca romana, veniamo a conoscenza che proprio qui sorgeva uno dei villaggi del neolitico superiore che rientrava nel sistema di fitti insediamenti dell’età preistorica. Superando l’età daunia di cui nulla ci parla per l’area in questione, arriviamo a piè pari all’età preromana e romana nelle quali grande estensione aveva il territorio di pertinenza della metropoli Arpi che arrivava al mare con la colonia Siponto e a sud, a 10 km di distanza, secondo un Liber Coloniarum, a una città tra Arpi e Siponto chiamata Collazia, con autonomia di municipio, quindi un centro amministrativo, nella cui giurisdizione è segnalato un ager Carmeianus, forse una proprietà privata di un certo Carmeius. Per molto tempo si pensava che Collazia fosse ubicata nei pressi di Apricena, solo negli anni 80, grazie a foto aeree, il prof. Angelo Russi l’ha individuata a sud di Foggia. Collazia nell’ambito della punizione subita da Arpi ad opera dei Romani per il suo atteggiamento nella guerra annibalica, fu anch’essa sottoposta alle centuriazioni, cioè la suddivisione dei terreni in suoli di 20 per 20 actus, assegnati a contadini, il cui reticolo è stato riconosciuto dalle foto. I documenti epigrafici rinvenuti (4 iscrizioni furono consegnate dai contadini all’appassionato Carmine De Leo e al prof. S. del Giudice nel 75 e 76) sono di epoche varie: augustea, flavia, degli antonini ; tra il 1° e il III sec d.C. le due basi di monumento, e il sarcofago dell’Incoronata. Una epigrafe che riporta un "Viva in deo" rimanda all’esistenza di una sede episcopale nel V-VI sec. La dott.ssa Mazzei parla di un percorso tortuoso ma di un interesse sempre più grande verso un sito che ha ancora tanto da raccontare sulla storia del nostro territorio.

L’evoluzione dell’habitat fino al XIV secolo

La dott. Caterina Laganara dell’università di Bari ha presentato gli studi sull’epoca medioevale. La prima ricognizione sul sito nel 1920 è di A. Haseloff che aveva intenzione di trovare le tracce del castello, citato dalle fonti imperiali, la Domus Pantani Sancti Laurentii e della cappella di Carlo I d’Angiò, la cui scomparsa si poteva addebitare alle mutate condizioni geologiche, quindi al prosciugamento del pantano.

San Lorenzo da una antica locazione di Foggia.

Fonti antiche indicano toponimi come Lacus Rotundus, Balneum, Pantanum, Paludes e un fiume, il Serapone non lontano da Foggia. Haseloff traccia una planimetria segnata su un sistema di fortificazioni che si avvalevano di terrapieni di altezza considerevole, 5 metri, un vero e proprio baluardo. Haseloff individua una cisterna e dei ruderi che indicano una fuga di stanze disposte intorno a un cortile interno con mura profonde 60-70 cm, volta a crociera per la 1° stanza, tracce di finestre e condotto idrico. Negli anni 60 foto aeree tracciarono i tre nuclei già studiati da Haseloff. Non erano più visibili le strutture murarie. Una operazione estensiva, cioè senza scavi, con raccolta e studio di ceramiche, nonché con una raccolta sistematica di fonti scritte, permise la datazione dei nuclei e il disegno di un percorso con le tappe fondamentali degli insediamenti.

Si svolgevano varie attività artigianali che vivevano degli scambi con Siponto-Salpi e a più largo raggio con l’oriente

S. Lorenzo diventa "masseria" con Carlo I d’Angiò

Il prof. Raffaele Licinio dell’Università di Bari, noto per voler ridimensionare taluni meriti attribuiti a Federico II, ci toglie la speranza di rivestire il sito di S. Lorenzo degli appariscenti colori del mito federiciano. Non è giusto definire S. Lorenzo "domus federiciana". Quando Federico comincia a viaggiare, e siamo nel 1220, le domus e i castra ci sono già, lui le trova come ne ha trovate tante altre. "Così si rischia - dice Licinio - di bloccare la proposta di adozione per mancanza di credibilità. Chi ha creato il complesso dei castra sono stati i Normanni, per i quali la Capitanata era altrettanto strategicamente importante come per Federico, che non ha costruito nessun castello, ha semmai ristrutturato una domus, sistemando anche la rete delle acque. Ma l’inesistenza del castello federiciano non deve limitare il recupero di un territorio che in contesti diversi e con continuità territoriale ha attraversato decine di secoli". Per il prof. Licinio Federico II uno di quei personaggi che incarnano il concetto di "mito-motore" della storia, con la conseguenza di vedersi attribuire dei comportamenti che certo non gli appartengono.

Per quanto riguarda S. Lorenzo nel federiciano "Statutum de reparatione castrorum" si parla di "domus Pantani Sancti Laurentii" che doveva essere riparata dagli uomini di Foggia. Cioè si parla di edificio residenziale fortificato, forse un’azienda con piccole domus (ne parla Jamsilla). Ma è Carlo d’Angiò che muta, ampliandola la destinazione di S. Lorenzo. Nei suoi registri di cancelleria, nel 1270 si usa la parola "masseria", cioè complesso produttivo masseriale, creato o ampliato da Carlo con aumento della quantità di terra coltivabile, relativo non solo a S. Lorenzo ma anche ad altre località come Apricena, Lucera, Ordona, Ortanova. Questo significa che Carlo che comincia a regnare nel 1268, coglie subito la potenzialità di sviluppo dell’attività cerealicola. Negli anni 1278-79 Carlo interviene per porre rimedio all’accumulo di potere, derrate e animali ad opera di un funzionario di Foggia, tal Tommaso de Tancredi. Fatto fuori lui, il sovrano chiama al suo posto un tal Agralisto di Bari che fa l’inventario e ripara al danno riportando gli animali sottratti nelle masserie. A S. Lorenzo furono riportate 1000 pecore e 20 buoi. Gli viene raccomandato di raccogliere la farragine (mistura per animali) e "prima che la pioggia rovini tutto trasportala nelle maristalle (strutture dove stabulavano gli equini) di Orta e S. Lorenzo, quest’ultimo confermandosi come grande complesso aziendale con strutture per la lavorazione dei prodotti.

Un’area ricca di sorgenti e coperta di boschi igrofili

Mauro Masullo, architetto del paesaggio ci racconta di un tavoliere molto diverso dall’arsa distesa che noi conosciamo, di una terra che per la sua posizione strategica tra Germania, Sicilia e Terra Santa e per il paesaggio di un’incredibile ricchezza e varietà, offriva a Federico tutto l’occorrente per i suoi svaghi. Nelle carte geografiche del 1620, del 1703 e del 1714 disegnano due boschi nel territorio in questione, tra cui un enorme bosco dell’Incoronata. Si tratta di boschi igrofili, per la ricchezza d’acqua, tipici più della collina che di pianura. Acqua che emergeva attraverso sorgenti e che le "cruste" permettevano di ristagnare in pantani e marane, e che Federico fece incanalare per la creazione di laghi artificiali per animali e forse per il nuoto dei falconieri. Masullo ci mostra foto che portano tracce di una grande depressione vicino la masseria Pantano, foto che illustrano una superstite, delicata bellezza delle innumerevoli essenze vegetali dovute alla ricchezza di acqua. Ci parla anche dell’incuria che ha distrutto paesaggi e tracce di architetture antiche sia nel territorio come a Foggia, e ancora miete vittime inermi tra l’indifferenza e l’ignoranza.

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