Il castello rappresenta oggi nell’immaginario
collettivo di Termoli l’“icona” più nota e riconoscibile: è nello
stemma cittadino, ma viene anche utilizzato spesso come logo nelle
insegne di ristoranti e bar, per identificare prodotti commerciali
e associazioni, per segnalare manifestazioni turistiche e
culturali.
Naturalmente, ciò che osserviamo oggi è il risultato di
trasformazioni ed adattamenti anche sostanziali, dovuti a
mutamenti di funzioni nel corso dei secoli ed alla perdita delle
prerogative militari originarie in concomitanza con l’introduzione
delle armi da fuoco; ma è anche ciò che resta di un complesso
sistema di fortificazioni snaturato dalla perdita di alcuni
elementi caratterizzanti, nonché dall’espansione urbanistica
soprattutto degli ultimi due secoli.
Delle
opere fortificate originarie restano oggi il castello, appunto, i
bastioni verso terra con la porta d’ingresso, alcuni tratti di
cortine murarie e sei torri.
Il
castello vero e proprio si presenta oggi come un torrione su base
troncopiramidale e munito di torrette angolari. Queste ultime sono
certamente da considerarsi aggiunte posteriori alla sua
fondazione, così come la base scarpata, secondo quanto
confermerebbero i recenti lavori di restauro.
Le Geometrie precise
del castello federiciano ed i profili della torretta belvedere.
Foto di Danilo Susi, vedi bibliografia fotografica.
Gli
aspetti costruttivi del castello furono ben delineati da A.
Haseloff, che pubblicò a suo tempo anche alcuni rilievi e
fotografie utili per capire le trasformazioni avvenute negli
ultimi cento anni. È evidente l’affinità stringente con opere
fortificate tipo il palatium federiciano di Lucera (tanto
che E. Bertaux ipotizzò per quest’ultimo una filiazione dal
modello molisano) o i torrioni di Arpaia, Adrano, Calascio e
Tertiveri, tutti caratterizzati dall’ispirazione al modello del
donjon normanno.
I
restauri degli ultimi vent’anni hanno comportato anche una serie
di indagini archeologiche, dalle quali si è potuta delineare
meglio la sua struttura e confermare che la campagna di lavori di
epoca federiciana inglobò una precedente torre normanna. La
stratigrafia cronologicamente successiva ha confermato che le
modifiche successive alla campagna di lavori di età federiciana
sono state talora pesanti e sostanziali.
Il
corpo inferiore, fortemente a scarpata, è costituito da due
corridoi anulari sovrapposti e coperti a botte (quello inferiore
era probabilmente utilizzato come magazzino, quello superiore per
la difesa e l’alloggio) collegati oggi da due scale “moderne”.
Il castello
ed il borgo antico di Tremoli visti dal lungo mare.
Foto di Danilo Susi, vedi bibliografia
fotografica.
La
scoperta di mensole in pietra destinate all’appoggio del rullo e
di alloggiamenti dei pali, ci fanno supporre che l’ingresso antico
doveva essere protetto da un ponte levatoio.
Il corpo
superiore del castello, i cui vani interni sono stati trasformati
negli anni Venti del XX secolo, si sviluppa invece su tre piani
più la terrazza. All’esterno, sul lato dell’ingresso, sono stati
riportati in luce due tratti murari probabilmente ascrivibili alla
cinta federiciana, forse con funzione di battiponte. La struttura
della fabbrica di epoca federiciana, alla luce dei restauri e
degli scavi, appare caratterizzata da murature in pietrame misto
ed elementi informi di conglomerato naturale legati da malta;
elementi più regolari nella taglia e maggiormente curati
nell’esecuzione sono presenti nelle strutture d’angolo, negli
spigoli delle cortine inclinate della scarpa e negli elementi
difensivi sporgenti.
Bibliografia:
- A. Haseloff, Die Bauten der Hohenstaufen in
Unteritalien, Leipzig 1920, trad. it. Architettura sveva
nell’Italia meridionale, a cura di M.S. Calò Mariani, Bari
1992, pp. 357-365;
- A. Caruso, Il castello di Termoli e la
difesa costiera molisana, Ripamolisani 1995 (con bibliografia
precedente);
- L. Marino, Il castello di Termoli alla
luce dei recenti restauri. Nota sui materiali e sulle strutture,
in Castra ipsa possunt et debent reparari: indagini conoscitive
e metodologie di restauro delle strutture castellane
normanno-sveve, Atti del convegno internazionale di studio
promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Federiciani,
Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 16-19
ottobre 1997), a cura di C.D. Fonseca, Roma 1998, pp. 617-634.
Copyright ©2002 Stefania Mola
Per le foto di
Danilo Susi:
- Danilo Susi, TERMOLI racconto
fotografico di Danilo Susi, Monografie FIAF (Federazione
Italiana Associazioni Fotografiche), stampato con il contributo
del Comune di Temoli, marzo 2002.