Tertiveri
di
Alberto Gentile
Tertiveri, collina
che dista circa 6 km da Biccari in provincia di Foggia, ad un’altezza
400 m., non lontana dal torrente Vulgano, sulla strada che porta
a Lucera, è nota per i resti di un’antica torre.
Tertiveri, anticamente Turtibulum,
vanta un'origine in comune con altre "città di frontiera"
volute dai Bizantini: infatti, agli albori dell'XI secolo gli imperatori
bizantini tentarono di consolidare i loro possedimenti in Italia
meridionale continuamente minacciati dai Longobardi a nord e dagli
arabi a sud.
Per attuare tale piano, i Catapani inviati da Bisanzio si lanciano
alla conquista della Daunia, al fine di spostare i malsicuri confini
del Thema di Longobardia (suddivisione amministrativa dell'epoca),
segnati dal fiume Ofanto, verso quelli meglio difendibili delimitati
dal corso del Fortore. Nascono così, tra il 1018 ed il 1040,
grazie alla febbrile attività edificatoria dei Catapani Basilio
Bojohannes e dell’omonimo suo figlio, numerose città-piazzeforti
con il compito di munire la nuova frontiera di efficaci baluardi
contro incursioni e razzie, ripopolando il Tavoliere, allora semideserto.

Resti archeologici della torre
di Tertiveri. foto di Alberto Gentile
Questi centri neoformati, quali Fiorentino, Troia, Dragonara, Civitate,
Montecorvino, e Devia, furono da sùbito elevati a sedi vescovili,
ad eccezione di Devia.
Le città fondate dai due Catapani con lo scopo di difendere
la nuova frontiera dalle sortite longobarde, in realtà avrebbero
poi dovuto servire a fronteggiare razziatori d'altra provenienza:
i Normanni, assoldati dai Longobardi. Nel tardo Medioevo questi
siti sono stati abbandonati (tranne Troia), andando a costituire
così un interessante patrimonio archeologico.
Tertiveri, con buona probabilità, nel XIII secolo fu popolata
da un gruppo di Lucerini espulsi dalla loro città per ordine
dell’imperatore Federico II di Svevia.

Il sito archeologico di Tertiveri,
foto di Raffaele Battista.
Intorno al 1223 Federico II cominciò a trasferire a Lucera
colonie di saraceni musulmani, per fare di quella città una
potente roccaforte contro il Papa e il partito guelfo, molti tra
i cristiani si videro costretti a fuggire, insieme al loro Vescovo,
e a cercare rifugio nelle zone limitrofe. Molti di questi fuggiaschi
si raccolsero a Tertiveri, ove si insediò e continuò
ad operare la sede episcopale di Lucera. Lì sorse, dunque,
un nucleo abitativo segnato da evidenti caratteri di provvisorietà,
con ricoveri temporanei e di fortuna, infatti, gli sfollati contavano
di tornare nuovamente a Lucera.
Successivamente questo borgo fu conquistato dal capo saraceno Abd-el
Aziz, che vi fece costruire una moschea al posto della cattedrale.

La torre di Tertiveri, foto di
Raffaele Battista.
Gli Angioini quando sterminarono i Saraceni di Lucera abbatterono
anche Tertiveri. Nel 1441, per punirla della fedeltà al pretendente
Renato d’Angiò, Alfonso I d’Aragona la sottomise con particolare
crudeltà.
Attualmente dell’antica cittadina
fortificata resta la torre, a forma di prisma quadrangolare, alta
80 palmi e quadrata circa 40. La struttura muraria dei suoi ruderi
si può dire identica alla cinta della fortezza federiciana
di Lucera.
Tutti questi dati sono stati confermati
da ricerche effettuate nel 2007 da ricercatori dell’Istituto di
Scienze della Terra della Christian-Albrechts-Universität di
Kiel i quali hanno effettuato prospezioni geofisiche nell’area a
circa 15 km in direzione sud-ovest da Lucera, nel villaggio di Tertiveri,
dove dall’XI al XV secolo si trovava una sede episcopale, oggi venuta
meno. E’ stata realizzata una prospezione geomagnetica di questo
territorio insediativo dell’estensione di circa 7 ettari, mentre
lo studioso di castelli e edifici lussemburghese John Zimmer ha
documentato i resti di una casa-torre medievale.
Bibbiografia: