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Convegno di INNSBRUCK 13-16 aprile:

L'eredità di Federico II dalla storia al mito, dalla Puglia al Tirolo

IL programma e i relatori del CONVEGNO 

 

      testo di Marco Brando

foto di Gianluca Lovreglio, Marco Brando, Angelo Pagliardini, Petra Krimbacher e Alberto Gentile

Tra storia e mito, i pugliesi cercano l’«imprimatur» di Federico II

INNSBRUCK - Ecco che Federico II viene «sequestrato» nel mondo virtuale di Internet, per essere digerito e metabolizzato assieme all’artificioso seguito di esoterismi e leggende. Ecco lo Svevo reinventato dalla cinematografia italiana. Eccolo descritto come un divo dei nostri giorni, col corredo di fascino da macho; e scandagliato, nella sua infanzia, con metodi psicoanalitici. Eccolo, poi, nella sua reale dimensione storica: un sovrano illuminato, per l’epoca, ma tutto sommato perfettamente inserito nel suo tempo, attento alla Puglia in misura non dissimile rispetto ad altre aree del suo vasto impero.

È successo - anzi, se ne è dibattuto - a Innsbruck, in Austria, dove dal 13 al 16 aprile 2005 si è svolto il convegno internazionale dal titolo «L’eredità di Federico II: dalla storia al mito, dalla Puglia al Tirolo, 755 anni dopo la scomparsa del sovrano». Lo scopo? «Unire - si leggeva nella presentazione - le attività scientifiche intorno allo Svevo attraverso un collegamento fra studiosi delle università di Bari, Foggia, Napoli, Zurigo e Innsbruck». Col contributo di esperti non accademici: webmaster, scrittori, giornalisti, psicologi.

Gli organizzatori sono stati quattro docenti: Raffaele Licinio, professore di Storia medievale a Bari e direttore del Centro studi normanno-svevi, Max Siller, professore di Filologia tedesca medievale a Innsbruck, Angelo Pagliardini, insegnante di Letteratura italiana all’Università di Innsbruck e all'Accademia pedagogica di Stams, ed Emanuela Perna, insegnante a Foggia ed Innsbruck. Tutti ospiti del bellissimo e nuovissimo (anche se ospitato in uno stupendo palazzo d’epoca) «Italien Zentrum» dell’Università di Innsbruck, diretto da Barbara Tasser.

Il dibattito, malgrado la distanza temporale che ci separa dal sovrano, è stato serrato. In certi momenti, persino burrascoso. E, comunque, di grande attualità. S’indovini qual era la domanda che s’aggirava ufficiosamente a Innsbruck nella la Sala Claudiana  (per la cronaca, fu voluta da Claudia de’ Medici – 1604/1648 - figlia del granduca di Toscana Ferdinando I e moglie dell’arciduca del Tirolo Leopoldo V). Era questa: «Ma “di chi è” Federico II di Svevia?». Della gente, ovvero del senso comune dei pugliesi, che ne hanno mitizzato la figura, spessissimo ben oltre i confini della ricerca storica, trasformandolo nel capostipite della stessa «pugliesità»? Oppure l’imperatore svevo «è» degli storici? Di coloro che - con gli strumenti e il metodo della ricerca scientifica – cercano di sottrarlo al vorace bisogno di miti manifestato dalla gente del Tacco d’Italia (senza distinzioni sociali e culturali), per poi restituirlo alla sua reale collocazione nel panorama del Medioevo e del Mezzogiorno?

Quesito non da poco, se si considera che il mito dell’Imperatore svevo, basato su cognizioni per lo più prive di fondamento, ha generato in Puglia speculazioni pseudoscientifiche, diatribe esoteriche, campagne pubblicitarie, persino campagne politiche. Mentre in Germania e in Austria Federico II è, secondo una recente ricerca, quasi del tutto sconosciuto, addirittura in coda alle preferenze della gente. Per quel che riguarda in particolare il Tirolo, la dottoressa Christina Antenhofer, assistente preso l’Institut für Geschichte di Innsbruck, ha sottolineato che per gli Staufer (cioè, quella dinastia sveva degli Hoenstaufen) questa regione ebbene importanza soprattutto dal punto di vista  geopolitico. Infatti il Tirolo storico fu fondato da Mainardo II, che – sposandosi con Elisabetta di Wittelsbach, vedova di Corrado IV (figlio di Federico II) – riuscì a consolidare le sue relazioni con gli Staufer e il partito imperiale, garantendo anche l’appoggio alle campagne italiane. Insomma, con uno stile più levantino che germanico, Mainardo sfruttò quei rapporti per ampliare il suo territorio e innalzarsi al rango di principe dell'Impero.

Fatto sta che il dibattito ha visto protagonisti, tra i relatori con radici in Puglia, oltre al professor Licinio e all’autore di questo articolo, Vito Bianchi, Francesco Violante, Stefania Mola, Maria Teresa Angelillo, Lucia Angelica Buquicchio, Alberto Gentile, Vito Attolini e Ornella Mariani. Le conclusioni in salsa nostrana? Per ora – complici le tradizioni familiari, i mass media e per certi versi la stessa scuola – nel Tacco d’Italia sembrano avere la meglio i miti basati sulle aspettative dei pugliesi piuttosto che i dati di fatto basati sulla ricerca scientifica (spesso sottaciuta dagli organi d’informazione). Ma il confronto -  in apparenza impari - tra il fascino del mito e la verità storica non è affatto destinato ad esaurirsi. Il professor Licinio, ad esempio, promette battaglia. E, prima o poi, i pugliesi potrebbero anche accettare l’idea di potersi definire tali pure senza dover avere l’imprimatur dell’Imperatore.

Le foto:

         

alcune foto della città di Innsbruck

 

   

13 aprile  inizia il convegno. a sinistra il manifesto, a destra la segreteria (Claudia e Petra).

   

Apertura dei lavori: a sinistra, Angelo Pagliardini, Raffaele Licinio, Max Siller.

A sinistra Max Siller.

 

  

Indirizzo di saluto ai convegnisti del Console generale d'Italia a innsbruck.   

   

La relazione introduttiva di Raffaele Licinio

 

 

    

Le relazioni di Josef Riedmann e Stefania Mola.

 

   

Le relazioni di Vito Bianchi e Francesco Violante.

     

    

Le relazioni di Max Schiendorfer e Max Siller.  

   

La serata di Ornella Mariani.

   

Il pubblico della giornata

    

    Continua

©2005, foto di Gianluca Lovreglio, Marco Brando, Angelo Pagliardini, Petra Krimbacher, Alberto Gentile


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