Il Castello di GRAVINA (Bari)

di Alberto Gentile

I resti del castello di Gravina, si trovano sul dorso di un colle a 450 metri sul livello del mare, a circa un chilometro dall’abitato, lungo la strada che porta a Spinazzola.

Il mastio fu costruito tra il 1224 e il 1231 ad opera dell’architetto e scultore fiorentino Fuccio, su incarico dell’imperatore Federico II, era destinato ad essere un ritrovo di caccia con annesso un parco per l'uccellagione ed un lago artificiale.

I ruderi del castello visti da nord-ovest.

Il castello di Gravina, assieme alla domus di Foggia, ai castelli di Lucera e Castel del Monte, risulta essere una delle costruzioni federiciane erette ex-novo. La sua struttura è a pianta rettangolare di dimensioni di circa 58 x 30 metri, circondato da un muro di cinta alto 3 metri. E’ impostato su due livelli: il piano superiore veniva utilizzato come residenza dell’imperatore e della corte era illuminato da grandi finestre, l'inferiore era destinato alle scuderie, ad alloggi per servitù e a depositi e presenta in alcuni punti oculi e strette finestrine. Si afferma che una sala del castello fosse destinata ad ospitare i falconi dell'Imperatore.

Ruderi del castello

Per la costruzione del palazzo si utilizzò il tipico tufo "mazzaro" del posto, le pietre furono usate solo per i basamenti, i pilastri e le scale. Il corpo di fabbrica del maniero, si estendeva per tre lati del rettangolo ed aveva nel mezzo un ampio cortile rettangolare. Il palazzo era agibile già nel 1227, tanto che Federico II vi alloggiò per la prima volta quell'anno. La domus di Gravina può considerarsi senza dubbio uno dei loca solaciorum, che Federico prediligeva e nei quali spesso risiedeva con la sua corte, inoltre, l'imperatore la destinò ad ospitare due volte l'anno, a Maggio e Novembre, le riunioni della Curia generale nel corso delle quali i giustizieri delle province rendevano conto del loro operato.

Pianta del castello

Purtroppo il grave stato d'abbandono protrattosi per secoli, insieme a una sistematica spoliazione di fregi architettonici e di elementi lapidei che decoravano l’edificio, ha provocato un progressivo degrado. Il castello subì gravi danni dal terremoto del 1456 e forse a partire da quella data restò parzialmente disabitato. A partire dal 600 il castello fu abbandonato ad una lenta e progressiva decadenza tanto che fu utilizzato come cava da cui asportare materiale da costruzione; la distruzione quasi completa fu forse dovuta ad un violento nubifragio del 1687.

Interno del castello

Il castello appartenne agli Orsini fino al 1806 allorquando passò alla famiglia Pomarici Santomasi che lo donò alla città. Solo di recente le attività di scavo e di restauro hanno ridato all’edificio parte del suo antico splendore, esso sarà inserito all'interno del Parco Archeologico di Gravina di prossima istituzione. 

 

Copyright  ©2002 Alberto Gentile


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