Seminario di Storia medievale

FOGGIA, venerdì 29 novembre 2002, ore 10.30, chiesa di San Giovanni di Dio, via Arpi

Max Siller
professore di Filologia tedesca medievale
nella Facoltà di Lettere dell'Università di Innsbruck:

"Federico II nella letteratura tedesca del suo tempo"
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Hannes Obermair
ricercatore presso l'Archivio Storico di Bolzano:

"Federico II nella storiografia tedesca contemporanea"

Hannes Obermair, il professor Vito Sivo e il professor Max Siller

Il professor Vito Sivo presenta i due relatori

 

Max Siller

Max Siller

Max Siller ci racconta come nel Medioevo la diffusione di idee e progetti da parte dei rappresentanti del potere si affidasse a mezzi dotati di storia ed esperienza diverse. Mentre la Chiesa poteva servirsi di un sistema ben collaudato, basato innanzitutto sulla predica e poi, dalla prima metà del Duecento, rafforzato notevolmente dall'operato dei Francescani e dei Domenicani, il potere secolare possedeva mezzi relativamente più limitati. Ciò nonostante, uno dei più potenti ed indubbiamente efficaci era costituito dalla canzone politica. 
Gli argomenti toccati da questo tema comportano la necessità di richiamare alla mente alcune coordinate storiche: nel 1208 fu assassinato Filippo II, fratello dell'imperatore Enrico VI (1190-1197) e dunque zio di Federico II. La lunga lotta per il trono imperiale si concluse a Roma nel 1208 con l'incoronazione di Ottone IV che, nel 1210, con il tentativo di mettere le mani sulla Sicilia e sulla Puglia, venne scomunicato da papa Innocenzo III dando inizio alla parabola ascendente dell'avversario Federico II. Effettivamente gli sforzi papali ebbero successo: i principi tedeschi abbandonarono Ottone e, nell'autunno del 1211 a Norimberga, designarono futuro imperatore il ghibellino.
Nel marzo del 1212 Federico, das chint von Pülle (il Puer Apuliae) così come lo definisce in toni ammirati (al pari di una sorta di "principe azzurro") una cronaca tedesca, partì per il settentrione. L'incoronazione avvenne, Federico appena diciottenne, il 5 dicembre dello stesso anno. Ottone doveva studiare un modo per combattere le ingerenze papali negli affari dell'Impero, e di conseguenza ostacolare il suo avversario. Così faceva percorrere il territorio da Walther von der Vogelweide, il più grande poeta lirico del medioevo tedesco, gravato dall'importante incombenza di agire sul sentimento popolare e mostrare il papa per quello che era: avido di potere e di danaro.

 

 

Max Sille

Max Siller

 

Le reazioni innescate da questo tipo di azione politica (ad esempio la "risposta" da parte del canonico italiano Tomasino di Cerchiari alle "stanze" di Walther sferrate contro il papa) dimostrano quanto fin dall'inizio il mezzo letterario avesse il suo peso nella lotta tra aspirazioni guelfe e ghibelline. Ma la ruota (della fortuna) come si sa, gira per tutti. Lo stesso poeta si troverà a cambiare partito attraverso una canzone nella quale Ottone e Federico vengono presi in considerazione nella loro statura fisica e morale.
Per un "miracoloso" contrappasso, dovuto ad opportunistici calcoli, Federico vedrà esaltate le sue doti di liberalitas, generositas, largitas (già
sottolineate da parecchie cronache, tedesche ed italiane, spesso in stridente contrasto con Ottone), ed Ottone ridimensionata la sua leggendaria statura fisica, a dispetto di quelle cronache che ci tramandano il puer Apuliae come pulcher homo et bene formatus sebbene più semplicemente di iuxta statura.
Un altro poeta, noto come Bruder Wernher, negli anni Trenta esprimeva la nostalgia dei tedeschi nei confronti di quell'imperatore ormai assente dalla Germania da tanto tempo, auspicando un suo ritorno capace di restituire quella pax e quella iustitia tanto decantate altrove. Quando nel 1235, dopo 15 anni di assenza, Federico riapparve all'orizzonte germanico, Reinmar von Zweter si dimostrò suo entusiasta sostenitore, cantandone le lodi ed esaltandone il ruolo di "custode della cristianità, fondamento e base dell'onore (papale) romano", qualità specifiche del sovrano propagandate dalla stessa ideologia ghibellina. All'indomani della seconda scomunica papale, nel 1239, anche questo poeta mutò opinione grazie alla formidabile propaganda in negativo di Gregorio IX: l'idolo è rimasto, ma si è trasformato assumendo connotazioni demoniache; ne è rimasta la grandezza, ma essa ha assunto caratteristiche terribili. Almeno per quanto riguarda la letteratura tedesca, la gloria di un tempo abbandonò Federico per mai più ritornare. Alla sua morte, avvenuta il 13 dicembre 1250, il poeta tirolese Friedrich von Sonnenburg scrisse una orazione funebre che bene esprime il punto di vista ecclesiastico, e nella quale ritornano motivi noti, tra cui anche quello della sua sapienza e della sua intelligenza, qualità spirituali superiori alla media, "deviate" però dalla superbia e dunque condannate.

 

Hannes Obermair

Hannes Obermair

Hannes Obermair ci propone qualche elemento di riflessione storiografica per arrivare a considerare come anche Federico II rappresenti una sorta di cartina di tornasole delle ideologie insite nella storiografia e non solo, della società civile di un Paese. 
Oggi Federico II in Germania è quasi dimenticato. Soprattutto dopo il 1989 la Germania riflette ripiegata su se stessa e non si riconosce facilmente in quelle figure che non "sente" come parte viva della propria identità in crisi. È questa la ragione per cui la più grande mostra del 2002 ha avuto sì per protagonista un imperatore, ma un imperatore salico, quell'Enrico II fondatore di Bamberga che, a differenza di Federico, non ha avuto sogni imperiali italo-tedeschi ma viene sentito come uno dei costruttori della
Germania di oggi.
La storiografia tedesca dell'Ottocento mostra diffidenza verso un personaggio di cui non appare chiara l'identità (italiano o tedesco? di cultura europea o araba?) e che si sottraeva agli schemi cari alla stessa storiografia ottocentesca.

Hannes Obermair

Hannes Obermair

Queste cose cambiano radicalmente nel Novecento, seppure solo nella storiografia. Federico II trova nuova attenzione all'interno delle ricerche archivistiche e medievistiche, ma non a livello di massa: basti pensare che dire "Federico" richiama più facilmente Federico I Barbarossa o Federico di Prussia. Il "ritorno" di Federico è per così dire più "sotterraneo" e si lega a particolari motivi sia politici che ideologici.
Tre sono i temi prediletti dalla storiografia tedesca del Novecento, che Hannes Obermair illustra in modo puntuale e analitico segnalando autori, titoli e dibattiti: il rapporto stato/potere, il valore del carisma, le fonti e la loro edizione (una lunga tradizione recentemente approdata alla magistrale riedizione delle Costituzioni siciliane).

Tra il pubblico Cleidem e Lucio

 

Fernando, Lucio e dietro Gino

 

Tra gli studenti il professor Licinio e Gino Bressan

Un intervento del professor Raffaele Licinio

 

 

Commento di Stefania Mola

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