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Max Siller
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Max Siller ci
racconta come nel Medioevo la diffusione di idee e progetti da parte dei
rappresentanti del potere si affidasse a mezzi dotati di storia ed
esperienza diverse. Mentre la Chiesa poteva servirsi di un sistema ben
collaudato, basato innanzitutto sulla predica e poi, dalla prima metà del
Duecento, rafforzato notevolmente dall'operato dei Francescani e dei
Domenicani, il potere secolare possedeva mezzi relativamente più
limitati. Ciò nonostante, uno dei più potenti ed indubbiamente efficaci
era costituito dalla canzone politica.
Gli argomenti toccati da questo tema comportano la necessità di
richiamare alla mente alcune coordinate storiche: nel 1208 fu assassinato
Filippo II, fratello dell'imperatore Enrico VI (1190-1197) e dunque zio
di Federico II. La lunga lotta per il trono imperiale si concluse a Roma
nel 1208 con l'incoronazione di Ottone IV che, nel 1210, con il tentativo
di mettere le mani sulla Sicilia e sulla Puglia, venne scomunicato da papa
Innocenzo III dando inizio alla parabola ascendente dell'avversario
Federico II. Effettivamente gli sforzi papali ebbero successo: i principi
tedeschi abbandonarono Ottone e, nell'autunno del 1211 a Norimberga,
designarono futuro imperatore il ghibellino. Nel
marzo del 1212 Federico, das chint von Pülle (il Puer Apuliae)
così come lo definisce in toni ammirati (al pari di una sorta di "principe
azzurro") una cronaca tedesca, partì per il settentrione. L'incoronazione
avvenne, Federico appena diciottenne, il 5 dicembre dello stesso anno.
Ottone doveva studiare un modo per combattere le ingerenze papali negli
affari dell'Impero, e di conseguenza ostacolare il suo avversario. Così
faceva percorrere il territorio da Walther von der Vogelweide, il più
grande poeta lirico del medioevo tedesco, gravato dall'importante
incombenza di agire sul sentimento popolare e mostrare il papa per quello
che era: avido di potere e di danaro. |
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Max Siller
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Le reazioni innescate da
questo tipo di azione politica (ad esempio la "risposta" da
parte del canonico italiano Tomasino di Cerchiari alle "stanze"
di Walther sferrate contro il papa) dimostrano quanto fin dall'inizio il
mezzo letterario avesse il suo peso nella lotta tra aspirazioni guelfe e
ghibelline. Ma la ruota (della fortuna) come si sa, gira per tutti. Lo
stesso poeta si troverà a cambiare partito attraverso una canzone nella
quale Ottone e Federico vengono presi in considerazione nella loro statura
fisica e morale.
Per un "miracoloso" contrappasso, dovuto ad opportunistici
calcoli, Federico vedrà esaltate le sue doti di liberalitas,
generositas, largitas (già
sottolineate da parecchie cronache, tedesche ed italiane, spesso in
stridente contrasto con Ottone), ed Ottone ridimensionata la sua
leggendaria statura fisica, a dispetto di quelle cronache che ci
tramandano il puer Apuliae come pulcher homo et bene formatus
sebbene più semplicemente di iuxta statura.
Un altro poeta, noto come Bruder Wernher, negli anni Trenta esprimeva la
nostalgia dei tedeschi nei confronti di quell'imperatore ormai assente
dalla Germania da tanto tempo, auspicando un suo ritorno capace di
restituire quella pax e quella iustitia tanto decantate
altrove. Quando nel 1235, dopo 15 anni di assenza, Federico riapparve all'orizzonte
germanico, Reinmar von Zweter si dimostrò suo entusiasta sostenitore,
cantandone le lodi ed esaltandone il ruolo di "custode della
cristianità, fondamento e base dell'onore (papale) romano", qualità
specifiche del sovrano propagandate dalla stessa ideologia ghibellina. All'indomani
della seconda scomunica papale, nel 1239, anche questo poeta mutò
opinione grazie alla formidabile propaganda in negativo di Gregorio IX: l'idolo
è rimasto, ma si è trasformato assumendo connotazioni demoniache; ne è
rimasta la grandezza, ma essa ha assunto caratteristiche terribili. Almeno
per quanto riguarda la letteratura tedesca, la gloria di un tempo abbandonò
Federico per mai più ritornare. Alla sua morte, avvenuta il 13 dicembre
1250, il poeta tirolese Friedrich von Sonnenburg scrisse una orazione
funebre che bene esprime il punto di vista ecclesiastico, e nella quale
ritornano motivi noti, tra cui anche quello della sua sapienza e della sua
intelligenza, qualità spirituali superiori alla media, "deviate"
però dalla superbia e dunque condannate.
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Hannes Obermair
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Hannes Obermair ci
propone qualche elemento di riflessione storiografica per arrivare a
considerare come anche Federico II rappresenti una sorta di cartina di
tornasole delle ideologie insite nella storiografia e non solo, della
società civile di un Paese.
Oggi Federico II in Germania è quasi dimenticato. Soprattutto dopo il
1989 la Germania riflette ripiegata su se stessa e non si riconosce
facilmente in quelle figure che non "sente" come parte viva
della propria identità in crisi. È questa la ragione per cui la più
grande mostra del 2002 ha avuto sì per protagonista un imperatore, ma un
imperatore salico, quell'Enrico II fondatore di Bamberga che, a differenza
di Federico, non ha avuto sogni imperiali italo-tedeschi ma viene sentito
come uno dei costruttori della
Germania di oggi.
La storiografia tedesca dell'Ottocento mostra diffidenza verso un
personaggio di cui non appare chiara l'identità (italiano o tedesco? di
cultura europea o araba?) e che si sottraeva agli schemi cari alla stessa
storiografia ottocentesca.
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Hannes Obermair
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Queste
cose cambiano radicalmente nel Novecento, seppure solo nella storiografia.
Federico II trova nuova attenzione all'interno delle ricerche
archivistiche e medievistiche, ma non a livello di massa: basti pensare
che dire "Federico" richiama più facilmente Federico I
Barbarossa o Federico di Prussia. Il "ritorno" di Federico è
per così dire più "sotterraneo" e si lega a particolari motivi
sia politici che ideologici.
Tre sono i temi prediletti dalla storiografia tedesca del Novecento, che
Hannes Obermair illustra in modo puntuale e analitico segnalando autori,
titoli e dibattiti: il rapporto stato/potere, il valore del carisma, le
fonti e la loro edizione (una lunga tradizione recentemente approdata alla
magistrale riedizione delle Costituzioni siciliane).
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