Federico
II aveva letto Aristotele nelle traduzioni di Michele Scoto. Pur
apprezzandolo come filosofo, lo criticò come ornitologo tanto che
ebbe a dire: "Nello scrivere abbiamo anche seguito Aristotele,
quando ciò appariva necessario. In alcuni punti, tuttavia, siamo
dell'opinione, sulla base delle esperienze da Noi condotte, che,
per quanto concerne la natura di determinati uccelli, egli si sia
allontanato dalla verità. Pertanto non in tutto concordiamo con il
Principe dei filosofi giacché mai o solamente di rado egli si
dedicò all'aucupio, a differenza di Noi che l'abbiamo sempre amato
e praticato. Aristotele narra molte cose sugli animali
specificando che furono altri a dirle; ma ciò che altri
sostennero, egli stesso non vide né fu visto da coloro che per lui
si resero garanti. La certezza non si raggiunge con l'orecchio..."
L'Imperatore
Federico II, opera dello scultore contemporaneo Pietro Gurrado.
L'imperatore voleva forse solo
scrivere un testo per l’addestramento alla caccia dei rapaci; ma
la padronanza del problema ed il metodo scientifico adottato gli
consentirono di produrre un vero e proprio trattato di
ornitologia. Più di 500 anni prima di Linneo (Råshult 1707 -
Uppsala 1778) egli usò la nomenclatura binomia per designare le
diverse specie d'uccelli.
L’opera
è divisa in due parti. La prima, corredata da 500 miniature,
presenta circa ottanta esemplari di volatili che possono essere
catturati dai rapaci e ne descrive le abitudini, l'aspetto fisico,
i modi di difesa, le tecniche di volo, tutte conoscenze
indispensabili per addestrare con successo un falco. La seconda
parte, utilizzando minuziose descrizioni e miniature, illustra le
varie fasi dell'addestramento del falco con tutte le specifiche
attività del falconiere.
Un falconiere
che addestra il suo falco (de arte venandi cum avibus, Biblioteca
Apostolica Città del Vaticano).
Dalla lettura di questo trattato
traspare un Federico scienziato e naturalista che dedica molto del
suo tempo all'osservazione degli uccelli. Per far questo egli si
recava spesso a San Lorenzo in Pantano, presso Foggia, dove
realizzò un parco dell'uccellagione; alle saline del Gargano, nei
pressi dell'attuale Margherita di Savoia, ove ancora oggi sostano
gli uccelli migratori; a Salpi, l'attuale Trinitapoli, ove c'era
una vera e propria oasi; ed in altri luoghi della Capitanata, nei
boschi vicino Melfi in provincia di Potenza .
Purtroppo il manoscritto originale
dell'imperatore è andato perduto durante la disfatta di Parma del
1248; quello che ci è pervenuto è una copia redatta dal figlio Re
Manfredi dopo il 1258, certo fedele al pensiero dell'augusto
autore.
Quando nel febbraio del 1266
Manfredi perse a Benevento la vita ed il regno, il trattato
divenne bottino degli Angioini. Il nobile francese Jean II
Dampierre signore di Dampierre e di Saint Dizier, che aveva
partecipato alla campagna d'Italia, ne venne in possesso e qualche
decennio dopo realizzò una versione francese, con miniature simili
all'originale. Il codice di Manfredi, dopo essere passato nelle
mani di vari nobili europei, è attualmente conservato presso la
Biblioteca Apostolica Vaticana.
Copyright ©2001 Alberto
Gentile
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