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Erano conservati nella Biblioteca dell'Università di Innsbruck
i circa 200 documenti che riguardano gli ultimi anni
dell'imperatore Federico II (1194-1250) e i quattro anni di
regno del figlio Corrado IV (1228-1254). Scoperte dall'ex
bibliotecario Walter Neuhauser e da Josef Riedmann, titolare
della cattedra di Storia medievale, le carte provengono dal
convento benedettino di Allerengelberg, che le custodì fino a
due secoli fa. Non sono originali, ma copie eseguite agli
inizi del 1300 e raccolte sotto un titolo (Notulae
Rhetoricales Diversae) che forse lascia intendere che
servirono come modelli stilistici, ma che certo non faceva
capire la natura del contenuto.
Antica miniatura che
ritrae Federico II e la sua corte.
Fra questi documenti, trenta
sono lettere di Federico II, cento del figlio Corrado IV, le
altre provengono da vari papi, da Giovanni re di Gerusalemme,
dal Sultano d'Egitto e da altri potenti della metà del secolo XIII. Dell'edizione critica dei testi, tutti inediti, si
occuperà l'istituto di Monaco che cura la pubblicazione dei
Monumenta Historiae Germanicae.
Trattandosi di un personaggio (Federico II, nipote di Federico
Barbarossa, imperatore del sacro Romano Impero, Re di Sicilia
e Re di Germania) che da sempre ha affascinato gli storici, e
di un periodo (le guerre contro i Comuni guelfi e il tramonto
del partito ghibellino), l'interesse per questi documenti è
comprensibilmente molto forte. Ma che cosa contengono di nuovo
queste lettere? Ci sono, cioè, elementi in grado di riscrivere
la storia dei due imperatori?
«Per quanto riguarda Federico II — risponde il professor
Riedmann — i documenti non modificano la sua immagine. Possono
al massimo aggiungere qualche nota di colore. Diverso invece è
il discorso per suo figlio, Corrado IV. Infatti le carte
ritrovate moltiplicano le informazioni sul suo breve regno in
modo tale da ridisegnare la sua figura. In generale, dalle sue
lettere si ricava l'impressione che Corrado abbia seguito in
politica le orme del padre molto più di quanto si pensasse
finora. Oggi, così, ci appare molto ben inserito nel contesto
internazionale, e collegato a una rete di relazioni
diplomatiche che si estendeva dall'Inghilterra a tutta
l'Europa continentale fino al Medio Oriente. Emerge pure la
volontà di Corrado IV di regolare, in ogni ambito, la vita
quotidiana degli abitanti del suo regno di Sicilia: si
preoccupa dell'allargamento di alcuni porti come Barletta e
Salerno, della manutenzione dei ponti, perfino della
costruzione di un mulino».
Resta comunque aperta la «questione Federico II», la cui
figura e la cui opera hanno sempre appassionato gli storici,
soprattutto quelli di area tedesca. «Per la letteratura
tedesca su Federico II — spiega sempre Riedmann — occorre fare
una distinzione: da una parte ci sono i "ritratti popolari",
romanzati, che escono a cadenza regolare, uno quasi ogni
cinque anni, dall'altra le opere strettamente scientifiche. In
entrambi i generi, comunque, continua ad avere una
fondamentale importanza l'opera di Ernst Kantorowicz,
pubblicata nel 1927 ( Federico II imperatore, in Italia è
tradotto da Garzanti, ndr), che traccia un'immagine molto
apologetica del sovrano. In ambito scientifico, nel frattempo,
il giudizio è divenuto molto più sobrio, per esempio nella
biografia in due volumi di Wolfgang Stuerner (il primo volume,
Federico II. Il potere regio in Sicilia e Germania. 1124-1220,
è stato tradotto dall'editore De Luca, ndr), anche se le
riserve e gli appunti di David Abulafia ( Federico II. Un
imperatore medievale, Einaudi, ndr) non sono stati
completamente recepiti».
Federico II, in Italia ma non solo, è stato considerato
tradizionalmente un campione della tolleranza religiosa. E a
questo proposito il professor Riedmann tiene a precisare:
«Quello della tolleranza religiosa è un dato senz'altro da
relativizzare. È vero che tollerava, anzi sosteneva sudditi
musulmani a Lucera: questo suo atteggiamento, però, era
dettato in primo luogo dalla contrapposizione al Papato. Ma
nei confronti degli eretici, sia da un punto di vista
religioso che politico, Federico II non conosceva tolleranza
alcuna».
Per alcuni studiosi italiani, il rapido declino della casa di
Hohenstaufen viene visto come effetto di una politica
sbagliata di Federico II (per troppo amore della Sicilia perse
l'impero), mentre i suoi successori vengono considerati figure
di nessuna rilevanza politica. Diversa è però l'opinione di
Riedmann: «Ritengo invece che Federico II fu un sovrano molto
importante, che lasciò un'eredità molto significativa. Se
concentrò i suoi interessi nel Regno di Sicilia, fu perché là
aveva possibilità di azione molto più ampie che non
nell'Impero vero e proprio. Che i suoi eredi non abbiano
potuto proseguire la sua opera dipende, non certo in ultima
misura, da fattori biologici». In che senso? «Nel senso che il
figlio Corrado IV muore a soli 26 anni, lasciando un figlio,
Corradino, di due anni (che per giunta era in Germania con la
madre)». E Corradino, a soli 16 anni, catturato dagli
Angioini, viene fatto decapitare a Napoli. E con lui si
estingue la discendenza.
Proprio qui sta dunque, secondo lo storico tedesco, uno dei
motivi principali della fine degli Hohenstaufen. Anche se poi
lo stesso Riedmann aggiungere che comunque quegli eredi di
Federico II «non seppero tenere nella giusta considerazione le
nuove forze sociali ed economiche che si manifestavano nei
Comuni. Inoltre (e questo riguarda soprattutto la Germania)
l'Imperatore non trovò nessuno in grado di contrastare i
monaci predicatori che svolgevano un'intensa opera di
propaganda voluta dal Papa».
L'articolo è stato
pubblicato sul Corriere della Sera - NAZIONALE
-
sezione: Terza Pagina - data: 2005-08-01 num: - pag: 27
autore: di RANIERI POLESE. Si pubblica su stupormundi.it per
gentile concessione dell'autore. |