Federico II e l’Ordine Teutonico

Federico II e i cavalieri dell’Ordine Teutonico *
 
Federico II è uno dei personaggi più discussi e più affascinanti del Medioevo europeo. Già durante la sua vita venne esaltato dai suoi seguaci e denigrato dai suoi nemici. Principe della pace, imperatore-messia per i sostenitori, tiranno, incarnazione dell’Anticristo per i detrattori. E contrastanti sono stati, e sono ancora, i giudizi degli storici moderni: grandissimo imperatore per Ernst Kantorowicz, normalissimo sovrano medievale per David Abulafia. Fu «il primo uomo moderno sul trono» come scrisse Jacob Burckhardt, o fu un conservatore, un sovrano del tutto “medievale” che guardò più indietro che avanti, come sostenne Abulafia? La risposta a questo quesito, se Federico II sia stato conservatore o innovatore, non può prescindere dall’analisi di alcuni specifici aspetti della sua attività politica: la legislazione, l’amministrazione, l’economia; ma anche la sua partecipazione alla crociata, come pure il suo rapporto con il papato e con i Comuni. In quasi tutti di questi settori ho ravvisato delle notevoli innovazioni introdotte da Federico II; mentre solo in un unico campo egli mi è sembrato piuttosto un conservatore che non riuscì a cogliere la portata e la valenza storica dei cambiamenti della società, nel suo rapporto con i Comuni italiani che trattò sostanzialmente allo stesso modo di suo nonno Federico I Barbarossa; anch’egli, quindi, fu sconfitto in questo scontro[1].
 
Ermanno di Salza, stampa del 1684.
 
Altrettanto contrastanti sono stati i giudizi espressi su uno dei collaboratori più fidati di Federico II, vale a dire Ermanno di Salza, Gran Maestro dell’Ordine dei cavalieri teutonici. I due si conobbero nel 1216: Federico II aveva allora ventidue anni ed era all’inizio della sua ‘carriera’, Ermanno una quarantina, ed anch’egli, Gran Maestro sin dal 1209, avrebbe ancora fatto molta strada. Nell’anno precedente (1215) Federico II era stato incoronato ad Aquisgrana, città di Carlomagno, «re dei Romani» (sovrano del regno di Germania) con la prospettiva di ottenere la corona dell’Impero romano, mentre quella del regno di Sicilia gli era stata conferita già quando avevo soltanto tre anni e mezzo (maggio 1198). E proprio nella fase della preparazione dell’incoronazione imperiale di Federico II, difficile a causa della paura del papato di essere stretto nella morsa tra il regno di Sicilia e l’Impero romano-tedesco, si sarebbe rivelata la grande abilità di Ermanno di Salza.
Chi era Ermanno e che cos’era l’Ordine dei cavalieri teutonici da lui guidato? Cerchiamo per ora di dare una risposta sintetica e volutamente asettica, perché, come vedremo, sia la personalità di Ermanno, sia la natura e le finalità dell’Ordine dei cavalieri teutonici, sono due argomenti su cui esistono giudizi e valutazioni contrastanti, a seconda del punto di vista degli storici che se ne sono occupati.
 
Sulla persona di Ermanno non c’è molto da dire, perché abbiamo soltanto poche e scarne notizie sulla sua origine. Sappiamo che era originario della Turingia e che proveniva da una famiglia di ministeriales, cioè da un ceto di cavalieri di origine servile che nella seconda metà del secolo XII avrebbe fatto una rapida ascesa sociale, fondendosi infine con la nobiltà cavalleresca. Quanto all’Ordine dei cavalieri teutonici, esso faceva parte dei cosiddetti Ordini religioso-militari; era, si potrebbe dire in modo un po’ semplicistico, la variante tedesca di un fenomeno che trovò i suoi primi esponenti nei Templari e nei cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme (Giovanniti), trasformatisi in età moderna nei cavalieri dell’Ordine di Malta.
Si trattava di cavalieri che seguivano una forma di vita monastica, cioè cercavano di realizzare un’unione, a prima vista improbabile, tra la vita laico-attiva del cavaliere e quella religioso-contemplativa del monaco. E ciò in un’epoca in cui era forte la distinzione tra i ceti sociali. Nel tradizionale concetto della società altomedievale, cioè dei secoli che vanno grosso modo dall’VIII all’XI-XII, esistevano soltanto tre gruppi sociali: gli oratores, la cui attività sociale consisteva nella preghiera, vale a dire il clero; i bellatores, il cui ruolo sociale era l’esercizio delle armi, i cavalieri; e infine il resto della società, i laboratores, che si guadagnarono da vivere appunto lavorando (contadini, artigiani, ecc.). Questo schema era ritenuta di origine divina, e dunque non mutabile dall’uomo. Almeno in teoria… Ma con la fioritura delle città i mercanti, che in teoria facevano parte della terza categoria, cominciarono una ascesa sociale che avrebbe sconvolto lo schema tradizionale della “società tripartita”. Si trattava però di un processo piuttosto lungo …
Gli Ordini “cavallereschi”, che non consistevano solo di cavalieri, ma anche di religiosi e laici, nacquero nel sec. XII e si collocarono all’interno dei cambiamenti allora in corso. Uno di questi mutamenti era l’allargamento degli orizzonti geografici, dovuto sia ai mercanti amalfitani, pisani, genovesi e veneziani, sia al fenomeno delle cosiddette Crociate, vale a dire la conquista o la riconquista alla cristianità della Terra Santa, da molti secoli ormai sotto il dominio dei Musulmani.
 
Nell’ambito delle crociate nacquero quindi congregazioni di monaci-cavalieri dedite all’assistenza ai pellegrini e alla loro protezione militare. Il primo di questi Ordini religioso-militari è quello dei Templari, cavalieri che avevano professato i voti monastici di castità, obbedienza e povertà; essi traggono il loro nome dal Tempio di Salomone in Gerusalemme assegnato loro dal re del regno latino di Gerusalemme, regno istituito in seguito alla prima crociata che aveva riportato la città santa in mano ai cristiani. Seguì l’Ordine dell’ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme (da cui più tardi sarebbe nato l’Ordine di Rodi trasformatosi poi nell’Ordine di Malta), che da Ordine ospedaliero, quindi religioso, divenne durante la prima metà del secolo XII un Ordine religioso-militare.
 
Nacque poi nell’ultimo decennio del secolo XII il terzo Ordine di cavalieri-monaci, l’Ordine dei fratelli della casa ospedaliera di S. Maria dei Tedeschi in Gerusalemme (Ordo fratrum domus hospitalis S. Mariae Teutonicorum in Jerusalem), detto comunemente Ordine Teutonico. Come risulta già dal nome, questo Ordine religioso-militare si considerava l’erede spirituale di un ospedale tedesco che era stato fondato, nella prima metà del secolo XII a Gerusalemme, per dare assistenza ai pellegrini di lingua tedesca, ma che aveva cessato di esistere dopo che il celebre Saladino aveva conquistato Gerusalemme nel 1188, ponendo fine al dominio cristiano sulla città anche dai musulmani considerata santa.
 
Rimase però viva la volontà delle autorità ecclesiastiche e politiche dell’Occidente cristiano di riconquistare Gerusalemme. Un primo tentativo fu fatto nel 1190 dall’imperatore svevo Federico I Barbarossa, il quale trovò però la morte durante la sua crociata, prima di arrivare a Gerusalemme. Anche la spedizione militare in Terrasanta preparata da Enrico VI, suo figlio e successore, si concluse senza notevoli risultati perché il giovane imperatore morì improvvisamente nel 1197. Egli aveva ereditato, attraverso il suo matrimonio con Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia ed erede di Guglielmo II di Sicilia, anche lui morto prematuramente nel 1189, il regno di Sicilia, realizzando così il sogno degli imperatori germanici di unire al Sacro Romano Impero anche il regno normanno di Sicilia, e di esercitare quindi il controllo su gran parte dell’Italia. E fu poi Federico II, il figlio di Enrico VI e di Costanza di Altavilla, a dover affrontare tutti i problemi che l’unione del regno di Sicilia all’Impero romano-tedesco portava con sé.
 
Dopo questa premessa, possiamo ora entrare nel vivo dei giudizi contrastanti su Ermanno di Salza e sui cavalieri teutonici.
 
Una incondizionata ammirazione per Ermanno, come del resto anche per Federico, traspare dalle parole di Ernst Kantorowicz. Egli scrisse infatti: «L’organizzazione dei Cavalieri teutonici (di cui Federico II amava far risalire le prime origini al Barbarossa) fu, com’egli stesso asserì, opera sua personale e del gran maestro Ermanno di Salza. Per più di due decenni questi frequentò la corte di Federico come primo consigliere e uomo di fiducia, non solo in qualità di gran maestro dell’Ordine, ma in grazia dei suoi pregi personali, che in numerose circostanze lo resero indispensabile allo Staufen. Ermanno di Salza era probabilmente originario delle Turingia, come risalta da tutta la sua personalità: mancavano al suo carattere la giovialità e la prontezza, a cui supplivano la ponderata meditazione, la fedeltà a tutta prova e il senso virile di giustizia. Gran fama ebbe la sua fedeltà, quella fedeltà che, da tempi antichissimi quasi unicamente propria dei tedeschi, si risolve in forza positiva stimolante all’azione. Tale fedeltà assunse per lui un carattere tragico, perché egli aveva prestato giuramento a due signori, al papa e all’imperatore, di modo che ogni conflitto fra le due potenze gettava il suo animo in una tensione insoffribile. La necessità di mantenersi fedele ad ambedue ce lo mostra più tardi sempre in giro per l’Europa, dalla curia alla corte, per mantenere o ripristinare la pace negli anni bui degl’incessanti conflitti. “Lavorare per l’onore della chiesa e dell’impero”: questo, com’egli disse, il fine della sua vita; e fu così vero, che, quando la frattura fra le due potenze si fece insanabile, gli parve spenta ogni possibilità di vita; e morì di fatti quello stesso giovedì santo del 1239, in cui il papa fulminò per sempre la scomunica su Federico»[2].
 
Un’immagine del tutto diversa di Ermanno è stata presentata invece da uno dei più autorevoli storici polacchi, Karol Górski. Per Górski, Ermanno, nato da una famiglia di ministeriales, cioè di cavalieri originariamente non liberi, che avevano conquistato la libertà, sarebbe stato spinto da una irrefrenabile ambizione personale di ottenere per l'Ordine da lui guidato un territorio in cui costituire uno Stato; il che gli avrebbe permesso di diventare principe. Questa ambizione sarebbe all'origine della cosiddetta «bolla d'oro di Rimini», con la quale Federico II nel 1226 donò all'Ordine le terre della Prussia ancora da conquistare e assegnò al Gran Maestro per questo territorio gli stessi diritti dei principi dell'Impero. Secondo Górski questo documento «aveva due aspetti differenti. Il primo concerneva la situazione personale di Hermann von Salza; l'altro i suoi progetti di fondazione di uno stato. In primo luogo entrò in causa la situazione personale: Hermann von Salza, gran maestro dell'Ordine, consigliere influente del papa e favorito dell'imperatore, per i principi dell'Impero era solo un plebeo, che aveva ricevuto la libertà in data assai recente. Nel corso delle sue azioni diplomatiche per curare gli interessi di Federico II aveva dovuto senza dubbio inghiottire in silenzio molte umiliazioni: non era che un monaco cavaliere, senza antenati né parenti fra i grandi di Germania. Ora diventava pari ai principi e poteva reclamare precedenze, non trascurabili nelle missioni diplomatiche. Diventava insomma un principe ecclesiastico, come tanti abati e vescovi dell'Impero, e la sua autorità personale era rafforzata da un privilegio. Si trattava di qualcosa di molto reale, ed è perfino possibile che l'ambizioso Hermann avesse avuto in vista proprio questo fine, e che la fondazione di uno stato a spese di un principe polacco fosse per lui in secondo piano»[3].
 
Per lo storico polacco l’opera di Ermanno «fu di uomo politico, e nessuna delle sue azioni più importanti fu propria di un religioso»[4]. «Era senza dubbio un grande uomo colui che moriva a Salerno nel 1239 e veniva sepolto a Barletta nella cappella dell'Ordine. Aveva dato alla Germania una nuova provincia, lanciando il proprio ordine ospitaliero nella scia dell'Impero. Dovendo scegliere fra due nozioni di cristianità, allora in lotta fra loro, l'Impero e il papato, aveva preferito il primo, ossia una concezione decisamente politica, piuttosto che religiosa. La scelta dei mezzi si era mostrata coerente con questa impostazione: aveva raggirato il principe di Masovia, mentre il vescovo di Prussia era stato lasciato in prigionia; non era rifuggito dal ricorrere a falsi documenti. Per un monaco non era poco»[5].
 
Questi due giudizi così contrastanti su Ermanno di Salza, quello completamente positivo da parte di Kantorowicz, e quello quasi del tutto negativo da parte di Górski, non sono dovuti esclusivamente alle posizioni personali di questi due studiosi, uno tedesco, l’altro polacco. Essi sono piuttosto il risultato di due modi diversi di vedere la storia dei cavalieri teutonici, affermatisi nell’Ottocento e nel Novecento nell’ambito della storiografia tedesca e polacca. Per la maggior parte degli storici tedeschi i cavalieri teutonici avevano contribuito all’espansione del mondo germanico verso Est; per la maggior parte degli storici polacchi, invece, questi cavalieri istituendo sulle sponde del Baltico un proprio Stato avevano soggiogato le popolazioni slave e baltiche[6].
 
Tali valutazioni contrastanti si rispecchiarono anche nell’opinione pubblica e nella letteratura. Henryk Sienkiewicz, noto al di fuori della Polonia per il suo romanzo Quo vadis, per il quale ottenne nel 1905 il Premio Nobel per la letteratura, pubblicò nel 1900 un romanzo sui cavalieri teutonici dal titolo «I cavalieri della croce», in cui i Teutonici sono dipinti come dei brutali e sadici oppressori della popolazione polacca.
 
La visione negativa dei cavalieri teutonici fu poi accentuata dal fatto che il loro simbolo, la croce patente nera, fu usato come modello per una onorificenza militare prussiana, la celebre Croce di ferro. Tale onorificenza inventata all’epoca delle guerre di liberazione contro Napoleone (nel 1813), fu poi usata per i soldati tedeschi nella prima e nella seconda guerra mondiale, (e fu portata con orgoglio da Adolf Hitler).
 
Un altro tassello al mito negativo dei cavalieri teutonici fu aggiunto da un film del regista sovietico Sergej M. Ejzenstein dal titolo «Alessandro Nevskij» (1938) in cui i cavalieri teutonici vennero presentati come i campioni del mondo germanico in contrapposizione al mondo slavo, con chiara allusione alla minaccia della Germania nazista. E non a caso fu il dittatore sovietico Stalin a influire sul contenuto di questa opera cinematografica.
 
Quanto questa visione negativa fosse diffusa anche tra gli intellettuali italiani dimostrò la reazione che suscitò la pubblicazione del libro di Górski, di cui abbiamo citato il brano relativo a Ermanno di Salza. Pubblicato nel 1971 dalla casa editrice Einaudi, il libro fu presentato sul «Corriere della Sera» (del 28 ottobre 1971) in un articolo che portò il titolo «I bisnonni di Hitler». I cavalieri teutonici furono considerati gli antenati della «bellicosa nazione tedesca», «irta di alabarde e di elmi chiodati che, sotto la dinastia Hohenzollern, e poi sotto quella degli eredi nazisti, terrorizzò e devastò mezzo mondo».
 
La visione negativa dei cavalieri teutonici era stata suggerita dal giudizio negativo che Górski aveva dato dello Stato da loro creato in Prussia, paragonato dallo storico polacco a quello fondato dai Gesuiti nel ‘600 in Paraguay. In entrambi i casi si sarebbe verificata la situazione «assurda» in cui uomini, che in quanto religiosi avevano «rinunziato per principio al mondo, si siano rivolti ad esso di nuovo per fondarvi stati, per lo più con la violenza». Secondo lo storico polacco, sia in Prussia che in Paraguay «la corporazione monastica dominante era reclutata fuori del paese e costituiva perciò una sorta di casta chiusa nei confronti degli indigeni».
A parte che questo giudizio così incondizionatamente negativo sugli Stati “monastici” della Prussia e del Paraguay è stato ridimensionato dalla storiografia successiva, va detto che si tratta comunque di un giudizio, per quanto riguarda i cavalieri teutonici, condizionato da una riduzione della loro storia all’attività svolta nel Baltico, mentre viene trascurata quella mediterranea, alla quale invece recenti ricerche hanno rivolto l’attenzione.
 
L’Ordine dei cavalieri teutonici è nato, infatti, nel Mediterraneo e continuò ad essere qui attivo anche quando, nel corso del Duecento, il centro della sua azione cominciò a spostarsi lentamente verso il Baltico. Al tempo di Federico II e di Ermanno di Salza il fulcro dell’attività dei cavalieri era nel Mediterraneo e la sede del Gran Maestro era in Terra Santa. Il Gran Maestro aveva probabilmente l’idea di costituire per il suo Ordine una signoria territoriale e faceva dei tentativi in questa direzione in varie regioni: in Ungheria (prima del 1225), in Terrasanta (a nord di Acri, dove i Teutonici acquistarono verso il 1226 un piccolo castello che ingrandirono dandogli il nome di Montfort), e infine in Prussia, dove sarebbero riusciti a costruire un proprio Stato da cui più tardi, nel Cinquecento, sarebbe nato il ducato di Prussia.
 
Il vero artefice della fortuna dei cavalieri teutonici fu senz’altro Ermanno di Salza, che, grazie ai suoi ottimi rapporti con Federico II da una parte, e con i papi Onorio III e Gregorio IX dall’altra, riuscì ad ottenere numerosi privilegi per il suo Ordine. Essendo a capo di un Ordine sottoposto direttamente al papa, egli doveva per forza mantenere buoni rapporti con la Sede Apostolica, e come capo di un ordine di cavalieri-monaci quasi esclusivamente tedeschi e legato da amicizia a Federico II, non poteva disinteressarsi delle vicende dell’Impero. Ermanno fu perciò un instancabile mediatore tra l’imperatore e i papi e riuscì ad evitare che gli attriti tra le due potenze universali sfociassero in uno scontro radicale, come invece sarebbe successo dopo la sua morte.
 
Negli anni precedenti Ermanno di Salza aveva lavorato duro per evitare che si arrivasse al peggio. All'inizio di settembre del 1227 il Gran Maestro partì con Federico II da Brindisi, ma l'imperatore, ammalatosi, dovette sbarcare a Otranto e recarsi poi a Pozzuoli per curare la sua malattia. Ermanno proseguì insieme al patriarca di Gerusalemme, Geroldo, e al duca Enrico di Limburgo, a cui era stato conferito il comando della spedizione costituita da venti galee, raggiungendo via Cipro, intorno alla metà dell'ottobre 1227, Acri. A nord di Acri era, sin dalla prima metà del 1226, in corso la costruzione del castello di Montfort, destinato a diventare la sede centrale dell'Ordine Teutonico.
 
Il 7 settembre 1228 arrivò finalmente in Terra Santa anche Federico II, il quale, però, nel frattempo era stato scomunicato da Gregorio IX, per aver rimandato nuovamente la crociata. Quando arrivarono poi ad Acri due frati minori inviati dal papa per sollecitare il patriarca di Gerusalemme a trattare l'imperatore come  scomunicato e i tre Ordini militari a negare a Federico II qualsiasi appoggio, Ermanno fu costretto a prendere posizione a favore dell'imperatore e contro il papa, essendo ormai diventata impossibile una posizione mediatrice per la quale egli finora si era sempre impegnato. Federico II, per evitare di perdere l'appoggio dei Templari e degli Ospedalieri, rinunciò al comando sull'armata crociata conferendo quello su tedeschi e lombardi a Ermanno, e quello sui soldati originari dei regni di Gerusalemme e di Cipro al maresciallo Riccardo Filangieri e al comestabile Odo di Montbéliard.
 
Nel marzo 1229 Ermanno inviò una lettera a Gregorio IX per giustificare il suo comportamento e la crociata di Federico II. Precedentemente il Gran Maestro aveva fatto parte della delegazione inviata presso al-Kamil per ricevere da questi il giuramento del trattato stipulato con l'imperatore, il quale aveva prestato questo giuramento già il 18 febbraio 1229. Il Gran Maestro cercò invano di convincere il patriarca Geroldo di Gerusalemme a dare il suo consenso al trattato che restituiva Gerusalemme ai cristiani. La presa di posizione del Gran Maestro per Federico II e contro Gregorio IX creò per l'Ordine Teutonico una situazione difficile, perché gli Ospedalieri cercarono di approfittarne e chiesero al papa di sottomettere a loro l'Ordine Teutonico in quanto nato da un ospedale gerosolimitano, che nel secolo XII era stato dipendente dagli Ospedalieri.
 
Quando Federico II, sabato 17 marzo 1229, entrò con il suo esercito a Gerusalemme, Ermanno, al quale, come disse egli stesso, stava a cuore non soltanto l'onore dell'impero ma anche quello della Chiesa («nos vero, sicut ille qui honorem ecclesie et imperii diligit et utriusque exaltationi intendit»)[7], convinse l'imperatore a non assistere, diversamente da quanto qualcuno gli aveva consigliato, alla celebrazione della messa nella chiesa del Santo Sepolcro; una tale azione dello scomunicato svevo, infatti, avrebbe potuto essere interpretata da parte papale come una ulteriore provocazione. Federico II entrò quindi soltanto dopo la fine della messa nella chiesa del Santo Sepolcro, e, senza alcun cerimoniale religioso prese dall'altare la corona, se la mise sulla testa e andò ad occupare il trono. Si trattava, come è stato chiarito in modo definitivo alcuni anni fa, non di una «autoincoronazione», bensì soltanto di un gesto usato spesso dagli imperatori in giorni festivi, cioè quello di portare la corona («Festkrönung»)[8].
 
Ermanno riferì di questo evento in una lettera inviata nel marzo 1229 a un membro della curia romana, la cui identità non è nota[9]. Egli scrive che «il signor imperatore ha portato lì (cioè nella chiesa del Santo Sepolcro) in onore del re eterno la corona. Molti gli consigliarono di sentire lì anche la messa, dato che egli aveva liberato questa terra dalle mani dei Saraceni, e perciò era stato scomunicato. Noi, però, che apprezziamo l'onore della Chiesa e dell'Impero e ci impegniamo per l'esaltazione di entrambi, resistemmo a questo consiglio, perché non lo ritenemmo buono né per la Chiesa né per l'imperatore. E seguendo in ciò il nostro consiglio, egli (cioè Federico II) non partecipò alla messa, ma prese soltanto la corona senza benedizione dall'altare e la portò fino al trono, come è uso»[10].
 
Dopo questo atto, l'imperatore si recò probabilmente nella vicina casa degli Ospedalieri, dove ricevette i grandi del regno di Gerusalemme. In quest'occasione, Ermanno proclamò davanti a una grande folla, tra cui c'erano anche personaggi preminenti, come gli arcivescovi di Palermo e di Capua, in latino e in tedesco alcuni «verba conscripta» dell'imperatore, cioè un discorso dettato da Federico II («proposuit coram omnibus manifeste verba subscripta et nobis iniuncxit, ut verba sua ipisi latine et theutonice exponeremus»)[11]. In questo discorso l'imperatore giustificò le sue azioni e si dichiarò disposto di fare la pace con la Chiesa e con il papa. Dalla scelta del verbo «exporre» si può dedurre che il Gran Maestro non tradusse soltanto il discorso dell'imperatore, ma lo espose con parole sue.
 
Grazie all’impegno di Ermanno di Salza, Federico II evitò lo scontro totale con il papato. Il Gran Maestro, nel 1230, sarebbe riuscito a convincere Gregorio IX a togliere all’imperatore la scomunica e a stipulare la pace di San Germano.
 
Al tempo di Federico II e di Ermanno di Salza i cavalieri teutonici ottennero numerosi beni mobili ed immobili in Puglia e particolarmente in Capitanata, la regione preferita dell’imperatore[12]. Già intorno al 1190, era stato fondato un ospedale per pellegrini tedeschi nella città di Brindisi, uno dei porti d’imbarco per la Terra Santa (come del resto altre città pugliesi). Infatti, nonostante la conquista di Gerusalemme da parte del Saladino, il flusso dei pellegrini verso la Palestina era continuato senza rilevanti interruzioni. Delle case teutoniche di Brindisi e Barletta purtroppo non si è conservato nulla; della casa di Bari, che era la più piccola di quelle pugliesi, è sopravvissuto soltanto la chiesa, non lontano dal castello svevo, intitolata a Santa Chiara, da quando, nel ‘400, dopo che gli ultimi teutonici avevano lasciato la regione, era stata concessa a una comunità di Clarisse. Sopravvissute sono invece le strutture medievali delle due case teutoniche di Torre Alemanna (nel territorio del comune di Cerignola) e di San Leonardo di Siponto (presso Manfredonia) che erano delle vere e proprie aziende agricole che producevano viveri da inviare ai cavalieri in Terrasanta[13].
 
L’espansione dei possedimenti dei cavalieri teutonici in Puglia, come anche in Sicilia, è dovuta non soltanto al favore accordato ad essi da Federico II, ma anche alla generosità della popolazione locale. Nell’età di Federico II (e anche dopo), l’impegno dei cavalieri teutonici in Terrasanta e anche la loro religiosità esercitarono un certo fascino particolarmente sui ceti sociali economicamente più attivi del Mezzogiorno d’Italia.
 
Le cose andarono un po’ peggio quando, dopo la morte di Ermanno di Salza, dopo la seconda scomunica di Federico II e particolarmente dopo la deposizione dell’imperatore nel concilio di Lione (1245), il numero dei suoi antagonisti aumentò. Anche all’interno dell’Ordine dei cavalieri teutonici c’erano dei gruppi che ritennero più prudente accordarsi con il papato, dato che la causa di Federico II sembrava ormai perduta. Altri teutonici gli rimasero comunque fedeli fino alla fine.
 
L’Ordine, essendo dipendente dal papa, a lungo andare non aveva scelta. Nonostante Manfredi cercasse di accattivarsi i cavalieri teutonici, essi non intervennero nella lotta finale tra gli discendenti di Federico II e il papato. Anzi si arrangiarono subito con Carlo I d’Angiò e, dopo la fine della dinastia angioina anche con gli Aragonesi, cosa che permise la sopravvivenza dell’Ordine nel Mezzogiorno d’Italia fino alla fine del Quattrocento.
 
Oltre alla Puglia e alla Sicilia anche il Nordest italiano vide una discreta presenza di cavalieri teutonici, particolarmente a Padova e Venezia. Dopo la caduta dell’ultima roccaforte cristiana in Terrasanta, Acri (1291), il Gran Maestro teutonico si trasferì a Venezia, dove rimase fino al 1309. Soltanto in quest’anno la sede centrale fu trasferita a Marienburg nella Prussia occidentale (l’odierna Malbork in Polonia).
 
In conclusione: L’atteggiamento favorevole di Federico II verso i cavalieri teutonici fu certamente condizionato dal ruolo del gran maestro Ermanno di Salza di mediatore nel difficile rapporto con il papato. Dopo la morte di Ermanno, nel 1239, e in seguito all’inasprirsi del conflitto con il papato, i rapporti dell’imperatore svevo con gli ordini religioso-militari, dipendenti direttamente dal papa, divennero sempre più difficili. Scomparsa la figura carismatica di Ermanno di Salza, molti cavalieri teutonici presero le distanze dall’imperatore scomunicato, la cui lotta contro il papa assunse toni sempre più aspri. Nell’Ordine Teutonico, accanto a un gruppo di fedelissimi di Federico II, aumentarono i sostenitori degli antagonisti dell’imperatore e una parte consistente riconobbe come re tedesco Guglielmo d’Olanda, eletto dai principi tedeschi dopo la deposizione dell’imperatore decretata durante il concilio di Lione (1245).
 
Anche dopo la morte di Federico II nell’Ordine Teutonico, che si trasformò, nella prima metà del ‘900, in un Ordine puramente religioso, rimase viva la memoria dello Svevo. Così si tramandò, per esempio, sin dall’ultimo decennio del secolo XV la “leggenda” secondo cui Federico II avrebbe concesso al Gran Maestro dell’Ordine Teutonico di portare nel suo stemma il simbolo dell’aquila imperiale[14].
 
 
* Conferenza tenuta, il 24 giugno 2006, su invito della Fondazione Federico II Hohenstaufen (Jesi) nell’Aula del Rettorato dell’Università di Ancona.
 
 
[1] Mi permetto di rinviare al mio saggio Tra Italia e Germania: elementi innovativi e aspetti tradizionali nella politica di Federico II, in H. Houben, Mezzogiorno normanno-svevo. Monasteri e castelli, ebrei e musulmani, Napoli 1996 (Nuovo Medioevo 52), pp. 177-189.
 
[2]E. Kantorowicz, Kaiser Friedrich der Zweite, Berlin 1927, ristampa Düsseldorf-München 1963, Stuttgart 1980, p. 84 sg., trad. ital. di G. Pilone Colombo, 3. ed. Milano 1978, p. 84 sg.
 
[3]K. Górski, L'Ordine Teutonico. Alle origini dello Stato prussiano, Torino 1971, p. 21.
 
[4]Ivi p. 22.
 
[5]Ivi p. 41. Per una diversa, e più equilibrata valutazione di Ermanno di Salza v. H. Kluger, Hochmeister Hermann von Salza und Friedrich II. Ein Beitrag zur Frühgeschichte des Deutschen Ordens, Marburg 1987 (Quellen und Studien zur Geschichte des Deutschen Ordens 37).
 
[6] Cfr. H. Houben, Nuovi orientamenti nelle ricerche sull’Ordine Teutonico, in L’Ordine Teutonico nel Mediterraneo. Atti del Convegno internazionale di studio Torre Alemanna (Cerignola), Mesagne - Lecce, 16-18 ottobre 2003, a cura di Id., Galatina 2004 (Acta Theutonica 1), pp. 3-16; Id., Recenti sviluppi storiografici su un tema controverso: l’Ordine Teutonico, in Nuova Rivista Storica 89 (2005) pp. 125-142.
 
[7] MGH Const. 2 p. 167.
 
[8] Cfr. H. E. Mayer, Das Pontifikale von Tyrus und die Krönung der lateinischen Könige von Jerusalem, in Dumbarton Oaks Papers 21 (1967) pp. 141-232, qui pp. 200-210.
 
[9] MGH Const. 2 nr. 123 p. 167.
 
[10] Cfr. Kluger, Hochmeister Hermann von Salza, cit., pp. 95-113.
 
[11] MGH Const. 2 p. 167; cfr. Kluger, Hochmeister Hermann von Salza, cit., pp. 113-117.
 
[12] Per i Teutonici in Sicilia v. K. Toomaspoeg, Les Teutoniques en Sicile (1197-1492), Rome 2003 (Collection de l’École française de Rome 321),
 
[13] Cfr. H. Houben, La presenza dell'Ordine Teutonico a Barletta (sec. XII-XV), in Barletta, crocevia degli Ordini religioso-cavallereschi medioevali. Seminario di studio, Barletta 16 giugno 1996, Bari 1997, pp. 23-50; Id., Federico II, l'Ordine Teutonico e il «castrum» di Mesagne. Nuove notizie da vecchi documenti, in Itinerari di Ricerca Storica 10 (1996) pp. 31-62, anche in Castrum Medianum 6 (1998) pp. 27-69; Id., L'Ordine Teutonico nel Salento: bilancio storiografico e prospettive di ricerca, in L'Idomeneo. Società di Storia Patria per la Puglia. Rivista della Sezione di Lecce 1 (1998) pp. 139-160; Id., Zur Geschichte der Deutschordensballei Apulien. Abschriften und Regesten verlorener Urkunden aus Neapel in Graz und Wien, in Mitteilungen des Instituts für Österreichische Geschichtsforschung 107 (1999) pp. 50-110; Id., L'Ordine religioso-militare dei Teutonici a Cerignola, Corneto e Torre Alemanna, in Kronos. Periodico Dipartimento Beni Arti Storia Università di Lecce 2 (2001) pp. 17-44 [anche in Il territorio di Cerignola dall'età normanno-sveva all'epoca angioina. Atti del 14° Convegno Cerignola Antica 29 maggio 1999, Cerignola 2000, pp. 27-64]; Id., L'Ordine Teutonico a Bari (secoli XIII-XV), in Scritti in onore di Giosué Musca, a cura di C. D. Fonseca e V. Sivo, Bari 2000, pp. 225-247; Id., Presenza e possedimenti dei cavalieri Teutonici a Monopoli (sec. XIII-XV), in Fasano nella storia dei Cavalieri di Malta in Puglia. Convegno internazionale di studio Fasano 14-16 maggio 1998, a cura di C. D'Angela e A. S. Trisciuzzi, Bari 2001, pp. 105-125; Id., Templari e Teutonici nel Mezzogiorno normanno-svevo, in Il Mezzogiorno normanno-svevo e le Crociate. Atti delle quattordicesime Giornate normanno-sveve Bari, 17-20 ottobre 2000, a cura di G. Musca, Bari 2002, pp. 253-288; San Leonardo di Siponto: cella monastica, canonica, domus Theutonicorum. Atti del Convegno internazionale di studio, San Leonardo di Siponto, 18-19 marzo 2005, a cura di H. Houben, Galatina 2006 (Acta Theutonica 3).
 
[14] Cfr. U. Arnold, Die Sicht des Deutschen Ordens im 16.-18. Jahrhundert auf seine Anfänge, in Selbstbild und Selbstverständnis der geistlichen Ritterorden, a cura di R. Czaja e J. Sarnowsky, Toruń 2005, pp. 253-265.
 
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