Foggia e Pier della Vigna

Foggia e Pier della Vigna
 
Pier della Vigna, originario di Capua, nel 1221 fu accolto a Foggia come notaio alla corte di Federico II di Svevia e ne divenne uno dei più stretti collaboratori, fino a partecipare all'elaborazione delle costituzioni di Melfi. Dante lo pone nella selva dei suicidi e quindi non lo ritiene colpevole di tradimento nei confronti di Federico II, che avrebbe richiesto una pena diversa.
Da lui il poeta apprende che i suicidi sono stati trasformati in piante. Accusato  di tradimento, Pier delle Vigne,  aveva gettato nel caos l’amministrazione e la Magna Curia. Come era stato possibile che un uomo, appartenente ad una famiglia di modeste condizioni, che aveva tolto dalla povertà ed elevato alle più alte cariche dello Stato, avesse potuto macchiarsi di un atto così vile ed iniquo contro il proprio benefattore. 
La biografica di Pier della Vigna vissuto per molto tempo alla corte federiciana quindi è peraltro celeberrima per la difesa e la presentazione che ne fa Dante nel canto XIII dell’Inferno. 
Dal Quaternus de excadenciis della Capitanata, la masseria di Pier della Vigna a Foggia, gli fu requisita con un pretesto, proprio in virtù di questo presunto tradimento. Fu il più influente tra i collaboratori dell'imperatore, ed è significativo che a Foggia, la residenza più importante di Federico II, Pier della vigna abbia vissuto per tanto tempo.
 
Bibliografia: Stupor Mundi, Italia medievale
Immagine - Pier delle Vigne, busto marmoreo (realizzato per la porta di Capua).