Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore
Gioacchino da Fiore il monaco definito da Dante "…di spirito profetico dotato"
Gioacchino da Fiore nacque a Celico, in Calabria, intorno al 1130, da famiglia ricca e stimata. Dopo gli studi visse per un certo periodo in Oriente, dove ebbe il privilegio di visitare i luoghi della nascita e della predicazione di Cristo.
Ritornato in Italia, si fece monaco cistercense presso l'abbazia della Sambucina per poi trasferirsi nel monastero di Santa Maria di Corazo, dove divenne abate nel 1177.
 
L'abate Gioacchino da Fiore.
 
 
Qui la sua gestione portò la comunità ad aumentare rapidamente le rendite ed i benefici; ma "le responsabilità del capo" non si addicevano al suo carattere, al punto che decise di rivolgersi al papa per ottenere un incarico che gli consentisse di trascorrere un'esistenza più tranquilla e contemplativa.
Papa Lucio III accolse la richiesta di buon grado e gli consentì l'istituzione dell'Ordine Florense presso l’abbazia di San Giovanni in Fiore, nella tranquille Sila, al riparo da influssi mondani.
La nuova Regola, approvata da Celestino III nel 1196, era orientata alla preghiera ed alla meditazione; la vita nel monastero, molto rigida e conforme ai canoni evangelici, anticipava la successiva Regola di Francesco d’Assisi.
L’importanza di Gioacchino da Fiore risiede soprattutto nella sua vasta produzione letteraria, dove sono riassunte le sue intuizioni e le sue profezie. Secondo un modello trinitario, egli divideva la storia in tre epoche fondamentali:
l'Età del Padre, corrispondente all'Antico Testamento, caratterizzata dalla servitù dell'umanità alla legge divina;

l'Età del Figlio, compresa tra la venuta di Cristo ed il 1260, rappresentata dal Nuovo Testamento, che aveva conferito agli uomini il ruolo di figli di Dio;

l'Età dello Spirito Santo, ormai imminente, nella quale gli uomini sarebbero entrati in contatto diretto con Dio raggiungendo la completa libertà predicata dal messaggio cristiano. Essa era destinata a soppiantare l'organizzazione ecclesiale, ricca di condizionamenti temporali, lontana dai precetti evangelici e sarebbe stata governata dai monaci, avendo in Francesco d'Assisi il massimo profeta.

Secondo Gioacchino solo in questa Terza Età sarebbe stata possibile la vera comprensione della parola di Dio nel significato più profondo e non soltanto in quello letterale.
Gioacchino morirà nel 1202. Le sue dottrine influenzeranno tutti i tentativi volti al concreto rinnovamento spirituale.
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Tra le opere di Gioacchino da Fiore meritano di essere ricordate il Concordia, la Expositio in Apocalypsim e il Psalterium decem chordarum.
Per la visione teologica contenuta nelle sue profezie e per le critiche alle strutture ecclesiastiche contenute nel suo programma di rinnovamento della vita monastica, tutti gli scritti di Gioacchino saranno condannati dal concilio Lateranense del 1215.
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Nel 1346 l’iniziativa di avviare a suo carico il processo di canonizzazione si arenò per motivi ignoti: evidentemente i tempi non erano maturi.
Alcune fonti vogliono che Gioacchino da Fiore abbia profetizzato la "morte sub flore" di Federico II, altre che abbia visto nella nascita di questi l’avvento dell’anticristo: strano destino di due uomini eccezionali, condannati a lottare su opposti fronti!
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