Gli stemmi dei figli di Federico II

Gli stemmi dei figli di Federico II nei manoscritti di Matthew Paris

 
Matthew Paris (o Matthaei Parisiensis o de Parisus)[8] fu un monaco benedettino dell’Inghilterra orientale, precisamente dell’abbazia di St. Albans nello Hertfordshire. Uno storico, agiografo e un mirabile miniaturista. Tra i suoi scritti più famosi vengono annoverate diverse cronache che coprono il periodo che va dal 1235 al 1259, data della sua morte, in cui sono narrati i principali eventi dell’Europa medievale. Tra le più importanti: la Flores Historiarum [1], la Life of St. Alban[2], l’Abbreviatio Chronicorum (o Historia Minor)[3], il Liber Additamentorum[4], la Historia Anglorum[5] e la Chronica Majora[6]. 
Particolarità che contraddistingue i manoscritti di Matthew sono le centinaia di miniature e soprattutto la lunghissima rassegna di stemmi dei maggiori personaggi dell’intero panorama europeo. Per esemplificazione riportiamo uno stralcio del Liber Additamentorum in cui sono contenuti gli stemmi di Enrico III (1207-1272) e dei maggiori nobili del Regno di Inghilterra.
Stemmi di Enrico III e dei nobili inglesi. Liber Additamentorum, British Library Cotton MS Nero D I, fol 171v
 
Questa peculiarità permette da un lato di ricercare gli stili e le tecniche iconografiche per gli studi di araldica che proprio in quegli anni vede un significativo incremento del numero di stemmi e dall’altro di ricercare ed approfondire gli stemmi di specifiche istituzioni o famiglie durante la metà Duecento. 
Nonostante Matthew non fosse mai stato in Italia, conosceva molto bene le vicende del Regno di Sicilia sia per una testimonianza diretta fornitagli da Riccardo di Cornovaglia, fratello di Enrico III e cognato di Federico II, che fu ospite della corte federiciana di ritorno dalla Crociata nel 1241, sia per tutte le notizie che circolavano in Europa. Il monaco non lesinava critiche e opinioni su ciò che narrava e resta famosa la sua definizione di “stupor mundi” dello Svevo quando ne annuncia la morte nel dicembre del 1250 che ne riporterà inoltre le ultime volontà. 
L’annuncio della morte di Federico II vuole essere l’inizio di questa indagine: nella Chronica Majora[9] infatti appare lo stemma dell’Imperatore capovolto (in quanto deceduto. Spesso si parla degli stemmi capovolti come segno di damnatio memoriae ma non è questo il caso di Matthew Paris.)  d’oro all’aquila bicefala di nero. Tale rappresentazione è molto insolita rispetto a tutte le iconografie del periodo in quanto presenta due teste per l’aquila imperiale (anche lo stemma di Ottone IV è rappresentato in quel modo).  
Lo stemma di Federico II. Corpus Christi College di Cambridge, MSS 16II, fol.242r
 
Analizzando poi i codici della Chronica Majora e dell’Historia Anglorum appaiono gli stemmi di tutti i principali figli maschi dell’Imperatore e Re di Sicilia, oltre alle notizie su di essi studiate e approfondite dagli storici grazie alle trascrizioni edite negli anni[7]. 
 
Enzo, Re di Sardegna
Lo stemma di Enzo appare nella Historia Anglorum e spesso viene confuso con quello di Enrico VII, molto simile ma con i colori di campo invertiti, illustrato nella Chronica Majora(vedi Enrico VII). L’episodio descritto è la cattura del figlio dell’Imperatore da parte dei Bolognesi nel 1249 conosciuto dai più come la Battaglia della Fossalta che costerà al Re di Sardegna la prigionia fino alla morte nel 1272. Inoltre Federico II, a causa degli eventi che caratterizzarono i mesi successivi, viene indicato come malato di “lupus”. L’aquila nera è sempre bicefala ma su uno sfondo partito verde e oro. 
Stemma di Enzo. British Library, Royal MS 14 C VII, fol.145v
 
Enrico VII
Di Enrico VII esistono due versioni differenti dello stemma, presenti in altrettanti codici facenti parte però della stessa cronaca, la Chronica Majora, perché questa venne composta in 3 parti di cui l’ultima, che sovrappone alcuni eventi alle altre, finì nel codice dell’Historia Anglorum. 
Lo stemma del manoscritto del Corpus Christi College è partito come quello di Enzo di oro e di verde. Quello invece del manoscritto della British Library è partito di oro all’aquila nera e di rosso alla croce bianca.
Entrambe le descrizioni parlano della morte di Enrico dopo la prigionia ma in quella in cui è presente lo stemma partito verde e oro si parla di “manu propria”, così come nel Flores Historiarum, quindi probabilmente di suicidio. 
Per aggiungere elementi, Hubert de Vries[10] nel suo studio sull’araldica di Enrico VII riporta il sigillo di una città tedesca, Menningen, che pare abbia nel 1230 la stessa disposizione dello stemma nel codice della British Library.
          
Stemmi di Enrico VII. A sinistra: Corpus Christi College di Cambridge, MSS 16II, fol.155v. A Destra: British Library, Royal MS 14 C VII fol.134v
 
Sigillo città di Memmingen, 1230 – da, http://www.hubert-herald.nl/Deu1220HenryVII.htm
Enrico, detto Carlotto
Le notizie su questo figlio di Federico II nato dal matrimonio con Isabella d’Inghilterra sono scarse e spesso gli storici poco si sono soffermati su questa giovanissima figura che morì, secondo la Chronica Majora, nel Maggio del 1254 a meno di 15 anni. Matthew inoltre accusa il fratello Corrado di averlo assassinato tramite l’opera del saraceno di Lucera Giovanni Moro che a quel tempo si guadagnava le simpatie imperiali e persino papali. Che sia plausibile o meno questa notizia non è oggetto dell’indagine, si segnala solo il suo stemma partito di rosso ai tre leoni (tipici del Regno di Inghilterra) e di oro all’aquila nera.
Stemma di Enrico Carlotto. British Library, Royal MS 14 C VII, fol.162r
Corrado IV Imperatore
La morte di Corrado IV secondo Matthew Paris nella Chronica Majora è avvenuta nel 1254 subito dopo quella di Enrico Carlotto. Sono riportate inoltre alcune notizie sui conflitti con il papa e con il fratello Enrico. Lo stemma d’oro all’aquila bicefala nera presenta un segno rosso tra le due teste dell’aquila che parrebbe essere una sorta di mezza luna con un punto al centro.
 
Stemma di Corrado IV. British Library, Royal MS 14 C VII, fol.164v
 
Manfredi, Re di Sicilia
Lo stemma di Manfredi viene illustrato nella Chronica Majora appena dopo l’annuncio della morte del fratello Corrado in cui Matthew sottolinea il fatto che anche Manfredi continuerà nella persecuzione della Chiesa e anche in questo caso non è rovesciato in quanto il figlio di Bianca Lancia è ancora vivo durante la descrizione dei fatti.
Lo stemma d’oro all’aquila bicefala nera è fasciato in argento. Lo stemma di Manfredi differisce dall’altra fonte coeva, la miniatura della cosiddetta Bibbia di Manfredi, in cui quello che parrebbe essere lo stemma d’argento all’aquila nera. Ripreso poi successivamente anche nel codice Chigiano (XIV secolo) della Cronica del Villani.
 
Stemma di Manfredi, Royal MS 14 C VII fol.165r
 
Stemmi dalla Bibbia di Manfredi, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. Vat. Lat. 36 fol.522v
 
Manfredi nella Battaglia di Benevento, Codice Chigiano, L 296 fol.103r
 
BIBLIOGRAFIA
[1] Chetham's Hospital and Library, Manchester, MS 6712
[2] Trinity College, Dublin Library, Ms 177 (former Ms E.I.40)
[3] British Library Cotton MS Claudius D VI
[4] British Library Cotton MS Nero D I
[5] British Library, Royal MS 14 C VII
[6] I manoscritti principali custoditi al Corpus Christi College di Cambridge, MSS 16I, 16II e 26.
Inoltre esistono altri spezzoni nella Historia Anglorum e nel manoscritto della British Library Cotton MS Nero D V
[7] Matthæi Parisiensis, monachi Sancti Albani, Chronica majora e Historia Anglorum, in Rerum Britannicarum medii aevi scriptores; or Chronicles and memorials of Great Britain and Ireland during the Middle Ages
[8] Giulia Barone, Matteo Paris. In Enciclopedia Federiciana, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 2005
[9] Suzanne Lewis, The Art of Matthew Paris in the Chronica Majora. University of California Press, 1987
[10] Hubert de Vries, Henry VII of Hohenstaufen, http://www.hubert-herald.nl/Deu1220HenryVII.htm - consultato il 10 Ottobre 2017