Il palazzo reale di Federico II

Disegno di Victor Baltard sull'opera di Alphonse Huillard-Bréholles
Il palazzo reale di Federico II 
a cura di Ettore Braglia
Federico II fece costruire a Foggia una fastosa residenza «splendida di marmi, statue e colonne…» elevata al rango di regalis sedes inclita imperialis. Il Pacichelli ricorda i leoni di marmo, le colonne di verde antico, e altri ruderi: «…appariscono in più luoghi porzioni delle mura, rimaste dopo le più barbare prede. Costruttore della residenza imperiale fu il protomagister Bartolomeo da Foggia. Federico II fece numerosi soggiorni a Foggia e molto probabilmente nella domus; a Foggia morì l’imperatrice Isabella; a Foggia ricevuto l’Infante di Castiglia. A Foggia si svolse la riunione del “parlamento” del regno del 1240. Re Corrado radunò a Foggia un’altra assemblea nel 1252; nel 1260 Manfredi tenne nella città una curia solemnis dove erano riuniti, secondo Saba Malaspina, i nobili e i deputati degli insediamenti di tutte le provincie site a nord della Calabria; «…si trattava di prendere decisioni per mantenere la giustizia e assicurare il bene pubblico; la riunione fu l’occasione di feste, uomini furono armati, altri ricevettero dignità; il palazzo illuminato da enormi ceri, si che “nel combattimento dei giocatori la notte si converte in giorno.
Il palazzo fu luogo di memorabili feste organizzate dagli Svevi, il cui clima ci viene restituito in più luoghi dai cronisti coevi: Matteo Paris, in Chronicon, MGH, SS., XXVII, 61, racconta con quale fasto fu accolto a corte e festeggiato Riccardo di Cornovaglia al ritorno dalla Terrasanta e quali cose meravigliose e inconsuete lo dilettarono: «Frattanto il conte Riccardo di Cornovaglia, mentre andava dall’imperatore, attraversò molte città e fu sempre accolto con moltissima gioia e con rispetto; gli andarono incontro uomini e donne della città, cantano al suono dei tamburelli, ornati di rami e fiori, con bei vestiti festivi; diversi soldati cavalcavano cavalli di razza, con alla testa il comandante secondo le disposizioni imperiali. Quando il conte arrivò presso l’imperatore, fu accolto con onore, con scambievoli baci e abbracci, mentre i consiglieri applaudivano con entusiasmo. Indugiando quindi fra colloqui desiderati e conforti di vario modo, come si fa tra amici, si ritempravano per diversi giorni. Poi l’imperatore dispose che il conte si ristorasse con bagni, salassi e lenitivi medicamentosi in modo piuttosto blando e carezzevole, per riprendere le forze dopo i pericoli del viaggio per mare. Dopo alcuni giorni, con il benevolo permesso dell’imperatore, il conte Riccardo protrasse liberamente il desiderato colloquio con l’imperatrice, sua sorella Isabella d’Inghilterra. Per disposizione dell’imperatore, il conte assistette a numerosi spettacoli sconosciuti con strumenti musicali, preparati per rallegrare l’imperatrice, con vario piacere. Tra queste stupende novità ne apprezzò e ammirò soprattutto una. Due fanciulle saracene dal corpo elegante, salivano su quattro sfere poste sul pavimento, e ciascuna sottoponendo alle piante dei piede due sfere si muoveva in ogni direzione, battendo le mani, dove le portava l’ispirazione; esse si muovevano sulle sfere che ruotavano, contorcendo le braccia in diversi modi facendo spettacolo e cantando, ripiegando armoniosamente il corpo secondo il ritmo, muovendo e agitandolo senza stancarsi. Spettacolo mirabile, così si offrirono allegramente agli spettatori sia la e danzatrici che gli attori, percuotendo tamburelli e nacchere». 
In un disegno cinquecentesco della città (conservato nella Biblioteca Angelica di Roma) si trova la più antica rappresentazione del palazzo imperiale, visto in corretto rapporto con l’assetto urbano. Il complesso sorge ai margini della città, in prossimità della Porta Grande. A nord si affaccia sulla Piazza della Pescaria.
«L’edificio, a due piani, presenta una corte bordata all’interno da costruzioni destinate ad alloggi, servizi, scuderie: su questo lato si apre nella cinta una grande arcata con l’androne d’accesso: qui doveva trovarsi l’ingresso principale, del quale ci è pervenuto l’archivolto a fogliami, su mensola-aquila. Si può supporre che la primitiva cinta fosse quadrangolare e tanto vasta da inscrivere palatium, cortili e impianti accessori. Oltre allo splendore di una residenza imperiale, il palazzo di Foggia doveva presentare dispositivi di difesa: esso è infatti ricordato come castrum munito di un balium (cinta). Per certo doveva essere di imponenti dimensioni se nel 1255, durante la lotta contro Manfredi, vi poterono trovare riparo le truppe pontificie, e più tardi, al tempo del re angioino Carlo I, vi fu accolta una folla di ospiti per festeggiare le nozze della principessa Beatrice».
 
Bibliografia:
  • Foggia nel medioevo, Jean Marie Martin.
  • Architettura Sveva nell'Italia meridionale, M.S. Calò Mariani
  • G.Pacichelli: il regno di Napoli in prospettiva.
 
Disegno di Victor Baltard sull'opera di Alphonse Huillard-Bréholles