La Propaganda Politica Apocalittica del Papato Contro Federico II

LA PROPAGANDA POLITICA APOCALITTICA DEL PAPATO CONTRO FEDERICO II
 
 
L’età medioevale è, dal punto di vista politico-ideologico, un'età molto complessa e distante dalle nostre attuali concezioni.
Il confronto e lo scontro dei grandi poteri universali di quest’epoca, Impero e Papato, avvenne difatti non solo tramite la guerra aperta o una propaganda politica "razionale", ma spesso trasse forza e s’ispirò a terminologie e concetti biblici apocalittici, per noi oggi di valore solo simbolico, ma per quel tempo densi di significati reali.
Simboli, numeri e immagini, ereditati dall’antichità giudaico-cristiana, erano infatti ben presenti nelle menti delle genti d’Europa che, di generazione in generazione, attesero, perlomeno in modo intermittente, un qualche evento improvviso e miracoloso per cui il mondo, dopo un prodigioso conflitto tra le schiere angeliche di Cristo e gli eserciti dell’Anticristo, si sarebbe completamente trasformato divenendo migliore
In generale più volte , tra la fine dell’undicesimo e la prima metà del quindicesimo secolo, nel continente europeo avvenne che il desiderio dei poveri di migliorare le proprie condizioni materiali di vita fosse pervaso da fantasie apocalittiche, e non di rado accadde che questa massa di diseredati e disperati si facesse conquistare da un profeta del millennio.
I pilastri del potere nel medioevo, Impero e Papato, come sopraccennato, erano consapevoli della forte presenza di questa tradizione apocalittica presso la società e la utilizzarono a loro vantaggio come un efficace strumento di propaganda e lotta politica.
Federico II, Exultet di Salerno, il potere temporale.
Federico II, Exultet di Salerno, il potere temporale.
Nell’arco temporale in cui in Italia infiammò la guerra tra Papato e Impero, tra Guelfi e Ghibellini, tra Federico II e i Comuni, la Santa Chiesa di Roma supportò la propria azione politico-militare anti sveva facendo ricorso proprio ad una possente propaganda ricca di simboli e significati apocalittici.
Primo segno di questa precisa strategia propagandistica fu l’organizzazione nel 1233 del cosiddetto movimento allelujatico: una grande campagna di predicazione religiosa ad opera dei domenicani, che aveva l’obbiettivo d’incanalare, gestire e controllare le forze dei comuni dell’Italia divisa in guelfi e ghibellini.
Questo movimento, che fece grande uso di simbologie apocalittiche, ebbe un grande successo riuscendo a recuperare un largo consenso presso le genti del nord Italia. Chiara testimonianza dei risultati che questa devozione dell’alleluja raggiunse ci è data da uno scritto di un frate lombardo il quale fu tra i principali organizzatori della predicazione: " quasi tutte le città della lombardia e della marca-diceva il frate- rimettono nelle mani dei frati le loro questioni e i loro statuti, perché essi li ordinino e mutino secondo la propria volontà".
Il movimento allelujatico fu un vero e proprio movimento propagandistico con finalità politiche e Federico II, che ben comprese questo, benché nel 1233 non fosse in guerra aperta con il papato, vietò espressamente in tutta l’Italia meridionale lo svolgimento di tale devozione.
Sei anni dopo questa vincente mossa, nel 1239, papa Gregorio IX, trascorsi ben nove anni di tregua con l’imperatore(pace di San Germano 1230), decise di passare dall’offensiva indiretta, all’offensiva diretta.
Principio coerente e fondante della sua dichiarazione di guerra fu la scomunica che scagliò contro il suo avversario Federico degli Hohenstaufen, a cui dedicò l’apocalittica enciclica Ascendit de mari in cui l’imperatore svevo è così descritto: " Ecco la bestia che sale dal fondo del mare con la bocca piena di blasfemia, con le unghie dell’orso e la rabbia del leone, col corpo simile a quello del leopardo. Essa apre la gola per vomitar l’ingiuria contro Dio; lancia senza tregua i suoi strali contro il tabernacolo del Signore e i santi del cielo. L’imperatore, levandosi al di sopra di tutto ciò che si chiama Dio e prendendo indegni apostati per agenti della perversità sua, si erige ad angelo di luce sul monte dell’orgoglio. Egli minaccia di rovesciare il seggio di san Pietro, di sostituire alla fede cristiana gli antichi riti dei popoli pagani, e assidendosi nel tempio usurpa le funzioni del sacerdozio".
Papa Gregorio IX
Papa Gregorio IX.
La similitudine non poteva essere più chiara ed esplicita, l’imperatore svevo era l’Anticristo dell’Apocalisse biblica. Il testo dell’enciclica papale traeva indiscutibilmente la sua forza dal passo del Libro della Rivelazione in cui San Giovanni scrive: " Allora vidi salire dal mare una fiera con dieci corna e sette teste…"(Apocalisse 13, 1-8).
L’attacco frontale all’autorità imperiale fu un’opera d’arte d’eloquenza apocalittica. Gregorio IX, utilizzando il più simbolico tra i passi biblici, colpì il potere dell’imperatore privandolo della legittimità di cui questi indiscutibilmente necessitava: quale potere era più illegittimo di quello di Satana e dell’Anticristo?
Gregorio IX e l’apparato predicazionistico-propagandistico della Chiesa, da quel momento in poi, scatenarono un violentissimo assalto alla figura di Federico II facendo tesoro di ogni informazione che in passato avevano potuto raccogliere circa: le sue azioni contro il clero siciliano, i suoi rapporti con "i satanici infedeli" dell’Islam, il suo "insano" desiderio di conoscenza e tutto ciò che potesse risultare immorale e difforme dalla regola e dalla mentalità cristiana.
Gli attacchi quindi si moltiplicarono e confermarono nei toni e nei contenuti.
Papa Innocenzo IV , quasi a conferma della sopracitata enciclica Ascendit de mari il 24 Giugno 1245, scomunicò e depose Federico II quale " servitore dell’Anticristo", bandendo contro di lui la crociata di tutti i popoli cristiani, mentre l’avvocato pontificio Alberto di Beham, con ulteriore determinazione, scriveva dell’imperatore svevo:" Nuovo Lucifero, egli ha tentato di scalare il cielo, d’innalzare il suo trono al di sopra degli astri, per divenire superiore al vicario dell’Altissimo. Ha istituito e deposto vescovi; seduto nel tempio del Signore come se fosse il Signore, si fa baciare i piedi dai prelati e dai chierici, e ordina che lo chiamino santo. Ha voluto assidersi sulla cattedra di Dio come fosse Dio; non solo ha procurato di sottomettere al suo dominio la sede apostolica, ma ha voluto usurpare il diritto divino, mutar l’alleanza stabilita dal Vangelo, cambiare le leggi e le condizioni della vita degli uomini."
Nessuna pietà per l’imperatore scellerato!
Innocenzo IV in concilio a Lione
Innocenzo IV in concilio a Lione.
Il monito doveva essere chiaro a tutti i regnanti d’Europa: la collera divina si sarebbe scagliata su coloro i quali avessero osato mettere in discussione il potere della Chiesa.
La propaganda politica apocalittica contro Federico II fu quindi nel suo complesso una parte basilare delle strategie ecclesiastiche nella guerra contro l’Impero. Delegittimare l’avversario per legittimare la propria azione, identificare un Imperatore temuto e rispettato da tutto il mondo, con il re degli inferi. La linea strategica del Papato è forse anche troppo chiara. Ma per quanto fosse chiara e riconoscibile questa strategia, questa propaganda a sfondo apocalittico, che continuò addirittura anche dopo la morte dell’imperatore, non riuscì ad intaccare l’opera e il ricordo dello stupor mundi, dell’uomo che, dalla parte opposta alla Chiesa, era visto come il Messia e non come il Diavolo, dell’Imperatore che, narrano le leggende dalla sua grandezza ispirate, non era mai morto, bensì: "era entrato nelle viscere dell’Etna mentre una fiammeggiante armata di cavalieri scendeva nel mare sibilante".
 
Nota della redazione: 
Siamo lieti di accogliere con questa pagina la collaborazione di Fabrizio Belsanti
Fabio Belsanti ha conseguito la laurea all’Università di Siena con pieni voti in Storia, con specializzazione nel Medioevo ed ora partecipa ad alcuni interessanti progetti di ricerca.
Per i frequentatori del nostro sito egli ha riassunto un suo saggio universitario sulle lotte politiche e religiose che hanno coinvolto Federico II.