Le donne nella giurisprudenza medievale parte 1

LE DONNE NELLA GIURISPRUDENZA MEDIEVALE SICILIANA
PARTE PRIMA
 
INTRODUZIONE
Gran parte dell’originalità della Sicilia risiede nella ricchezza della sua giurisprudenza. Infatti, contrariamente a ciò che accade nelle altre regioni dell’Italia del sud, la Sicilia presenta un sostrato giuridico particolarmente ricco ed interessante[1]. Ci interesseremo in questa sede particolarmente al matrimonio inteso quale proemio alla creazione di una comunione di beni da cui la donna trae la sua principale fonte di ricchezza [2].
Come altrove alla stessa epoca, il diritto consuetudinario si sviluppa progressivamente in Sicilia; secondo gli storici della giurisprudenza medievale[3], quest’ultimo si sarebbe sviluppato durante due fasi ben distinte: all’epoca della dominazione bizantina e di quella musulmana sarebbero apparse le prime forme di diritto consuetudinario che venivano a completare il diritto romano (jus commune). Successivamente, queste consuetudines si sarebbero distinte creando il diritto consuetudinario di ogni città siciliana[4].
Sotto il regno di Ruggero II (1095-1154), la giurisprudenza conosce la sua prima grande svolta: il fondatore della corona di Sicilia è infatti all’origine delle celebri Assise di Ariano (1140), primo scritto giuridico in cui le prerogative temporali sono definite in funzione della giurisprudenza. In quanto garante di ordine e di pace, il sovrano deve vegliare alla buona applicazione della giurisprudenza in ogni parte del suo regno e deve creare nuove leggi qualora quelle già in atto fossero state inadatte alla forma di governo posta in essere [5].
Altre riforme in campo giuridico sono introdotte da Federico II (1194-1250); l’imperatore provvide infatti ad una radicale revisione della giurisprudenza e di certi istituti giuridici dell’Italia meridionale. Queste riforme sono contenute nel  Liber constitutionum Regni Siciliae (1230)[6]  dove il sovrano afferma che uno dei doveri più importanti di un monarca  consiste nel riformare la giurisprudenza attraverso la creazione di nuove leggi destinate ad uniformizzare il paese[7]. L’imperatore si definisce in effetti minister et filius justitiae e pater justitiae in quanto pater legis.
 
1. Matrimonio e rapporti patrimoniali nelle  consuetudines siciliane.
È importante ricordare che contrariamente ad altri paesi, la giurisprudenza siciliana e quella del sud-Italia accordano generalmente poca importanza al diritto privato. All’epoca presa in esame, in effetti i regimi giuridici sono molto diversi: le consuetudini riguardano soprattutto i  boni homines, la borghesia e la famiglie di estrazione più modesta, mentre il diritto franco o  jure francorum è il diritto dell’aristocrazia.
Se le leggi contenute nelle Assise di Ariano concernono soprattutto i crimini di lesa maestà, è anche vero che Ruggero II introduce una novità capitale riguardante il matrimonio: tre testi, sostanzialmente identici, impongono come condizione necessaria alla legittimità dell’unione matrimoniale[8]  la benedizione religiosa e condannano in modo severo l’adulterio della sposa[9].
La letteratura giuridica distingue chiaramente il diritto romano (jus commune), il diritto regio e il diritto consuetudinario (consuetudo generalis Regni Siciliae) di cui la specificità dipende dalle diverse interpretazioni regionali in ambito specificatamente privato[10].  
All’epoca che qui ci interessa, le questioni di diritto privato sono affrontate in gran parte delle consuetudini locali benché le fonti evochino l’esistenza di una consuetudine generale del regno di Sicilia fondata, secondo certi giuristi quali Niccolò Tedeschi (†1445), sulla comunione tripartita del patrimonio familiare e sulla confusio bonorum[11].
In un commentario redatto agli inizi del XV secolo, il celebre glossatore ricorda in effetti che in virtù della consuetudine introdotta da Federico II a Messina, tutti i beni della coppia devono essere fusi in solo corpo (corpus) di cui una parte è attribuita al padre, l’altra alla madre e la terza ai figli legittimi [12].  
La comunione tripartita del patrimonio familiare, di cui la paternità spetterebbe a Federico II secondo Niccolò Tedeschi, o more latinorum, secondo le fonti, sarebbe stata introdotta in Sicilia verosimilmente dai Normanni: evocata da Cosimo Nepita († 1595), Mario Muta († 1638) e Mario Giurba († 1648), celebri commentatori delle consuetudini siciliane,  l’origine francese di questa pratica risulta da un passaggio alla prefazione di Alfonso Cariddi all’edizione del 1539 delle consuetudini messinesi. In una glossa, il giurista ricorda in effetti che  « censeri potest talem consuetudinem introductam esse a Gallis»[13].
Le consuetudini di Palermo, pubblicate per la prima volta nel 1478 dal rettore Giovanni Naso († vers 1480), di cui la parte più antica è stata redatta dopo la metà del XIII secolo, distingue il matrimonio latino (secundum consuetudinem Latinorum)[14] e quello greco, detto « more Graecorum » o « alla Grichisca », di cui la dote ed il dotario sarebbero specifici: « secundum ritum et Graecorum consuetudinem (…) facta conventione dotis et dotarii»[15].
Questa differenza è ugualmente attestata negli atti sottoscritti al momento della desponsatio e del matrimonio e nei numerosi documenti riguardanti i beni dei coniugi[16]. Contrariamente al matrimonio latino in cui i beni degli sposi sono messi in comune, nel matrimonio greco i beni della sposa, cioè la dote ed il dotario, sono esclusi dal patrimonio familiare[17].  
 
Exultet Salerno - Fedeico II leggislatore
Salerno, Museo Diocesano, frammento di Exultet, probabilmente stata realizzata nello scriptorium salernitano nel terzo decennio del XIII secolo. Il potere Temporale; Federico II legislatore.
 
Il matrimonio alla latina e la gestione del patrimonio familiare
Come già detto precedentemente, nel matrimonio latino tutti i beni della coppia sono messi in comune e sono divisi tra gli sposi ed i loro figli. Le sue caratteristiche precipue sono sottomesse nondimeno ad alcune varianti regionali molto importanti.
Si è creduto a lungo che le consuetudini siciliane si fossero formate a partire da tre grossi centri da cui sarebbero poi scaturite le regole successivamente codificate a Palermo, Catania e Messina[18]. La storiografia ha dimostrato che, in verità, esisteva un solo ceppo importante e che le prime distinzioni sarebbero apparse soltanto durante il XIV secolo [19].
Mentre alla stessa epoca in Inghilterra o in Francia (Bretagna, Normandia[20] e Catalogna), la comunione concerne solo i  beni mobili e gli acquisti, in Sicilia tutti i beni sono messi in comune (confusio bonorum a quacumque parte proveniant)[21].
Le fonti distinguono tre tipi di comunione tripartita corrispondente ciascuno a tre unità territoriali giuridicamente omogenee o quasi: il primo tipo, documentato a Messina, Catania, Agrigento, Trapani, Marsala, Lipari e Patti, stabilisce che tutti i beni siano divisi alla nascita della prole [22]; il secondo, caratteristico di Palermo, rende effettiva la comunione elapso anno a tempore consumati matrimoniio dopo la nascita dei figli progéniture (vel natis filiis)[23]; infine, il terzo tipo di cui la pratica è attestata nelle consuetudini di Caltagirone, Piazza Armerina, Enna e Corleone, prevede che la comunione diviene effettiva a partire da elapso anno, mense, hebdomada et die e ciò anche in assenza di progenie (non natis filiis vel filiabus)[24]. Questa comunione è universale; essa comprende tutti i beni del patrimonio familiare eccetto i beni allodiali e i feudi.
In caso di unione sterile[25], la dote[26], il dotario[27], i beni personali e gli acquisti non sono fusi nel patrimonio familiare.
Certe consuetudini riprendono alcune pratiche diffuse in Inghilterra[28] e in Normandia[29] : Siracusa distingue i beni mobili da quelli immobili e i beni personali da quelli acquisiti durante il matrimonio. Il capo di famiglia è incaricato dell’amministrazione dei beni della famiglia in quanto ille est legitimus administrator uxoris et filiorum[30].
All’eccezione di qualche caso particolare, la maggior parte delle consuetudini siciliane insiste sull’importanza dell’uomo rispetto alla donna riguardo il patrimonio[31] : il quinto capitolo delle consuetudini di Catania ricorda in effetti che il padre è libero di alienare i beni mobili alla sposa e ai figli aggiungendo che hoc tamen uxori prohibitum[32].
Si ricordi nondimeno che la libertà del marito appare molto limitata per quel che riguarda le azioni concernenti i beni immobili di cui l’alienazione necessita il consenso della sposa, dei figli maggiorenni[33]  e, in certi casi, di quelli minorenni.
La donna può assumere la carica dei beni familiari : in caso di vedovanza, la madre diventa tutrice dei propri figli e gestisce i beni dello sposo defunto aspettando la maggiore età dei figli a condizione di non contrarre seconde nozze. La sposa diventa administratrix temporanea se lo sposo è imprigionato[34].
La maggior parte delle consuetudini siciliane prevede che la comunione non sia disciolta alla morte di uno dei due coniugi raccomandando piuttosto la conservazione per proteggere il coniuge superstite. Il genitore in vita riceve in usufrutto le parti destinate ai figli, cioè la loro parte di eredità e la loro quota parte del patrimonio comune. I figli ereditano delle due parti se il matrimonio è contratto dalla madre e della loro quota parte e della metà del patrimonio familiare se è il padre a risposarsi; il formarsi di una nuova famiglia comporta in effetti una nuova comunione dei beni a cui il coniuge contribuisce con la sua  tertia[35].
Si ricordi anche che, benché le consuetudini più antiche prevedano che il figlio possa chiedere l’abbandono della comunione alla morte del padre reclamando « duas partes sibi contingentes », e, alla morte della madre, la « terciam a matre premortua provenientem », la riforma della consuetudine di Messina (novembre 1322) stabilisce che alla morte della sposa, il padre sopravvivente è il solo usufruttuario di tutti i beni (pater superstes in tota vita sua sit usufructuarius bonorum communium),  suo solo obbligo essendo « proprietate bonorum ipsorum eisdem filiis secundum ipsas consuetudines nihilominus reservata »[36].    
 
2. Dote, dotario e leggi regie
All’epoca medievale esistono due tipi di dote[37]: quella diretta, di origine romane, attribuita dal padre alla figlia, e quella indiretta che lo sposo concede alla sposa. Amato di Montecassino (ca 1010- † fine XI sec.) nella sua Storia dei Normanni, redatta verso 1080[38], racconta di come il duca Roberto il Guiscardo avesse dato in dote a Sichelgaita castelli e terre per vivere riccamente insieme ai figli[39].
Progressivamente si è passati dall’uso della dote diretta a quella indiretta. Ed è in concomitanza con l’affermazione delle riscoperta del diritto romano che la dote diretta si afferma come prima assegnazione nuziale in Europa. Con il passare del tempo, la donna finisce con il perdere il controllo dei propri beni, passando in poco tempo da una proprietà totale ad una semplice donazione in usofrutto: questo fenomeno corrisponde alla nascita dei legami di lignaggio e all’affermarsi della discendenza agnatica[40].
Come in Normandia e in Italia meridionale, in Sicilia la sposa riceve in dote dei beni mobili e delle proprietà. Le donne dell’aristocrazia ricevono ugualmente delle ricchezze immobili[41], piccoli centri e borghi, castelli[42], foreste, chiese, abbazie e diritti utili legati per lo più ad attività commerciali, agricole e marittime. Se le consuetudini raccomandano la comunione dei beni, è anche vero che generalmente la dote rimane proprietà esclusiva della sposa che la recupera in caso di vedovanza o di divorzio.
Il problema delle successioni feudali è al cuore delle preoccupazioni della monarchia[43].
Due testi giuridici di grande importanza permettono di sapere come fossero costituite la dote ed il dotario delle donne aristocratiche ; si tratta di certi testi attributi a Guglielmo II il cui contenuto è stato interamente riportato nelle Costituzioni di Melfi di Federico II[44.
La costituzione De dotario constituendo in feudis et castris (III, 13) stabilisce che ciascun barone o cavaliere possedendo tre feudi può destinarne uno in dotario alla sposa ; ciò vale ugualmente per i signori che dispongono di molti più feudi. Se il numero di feudi è insufficiente, il dotario viene allora sostituito da una somma di denaro. 
Ogni feudo può essere attributo in dote ad eccezione dei capi-luogo di contea e di baronia. Federico II autorizza i baroni e i cavalieri a costituire la dote delle spose anche quando quest’ultimi non posseggono che due feudi o un feudo e mezzo ; in caso in cui il feudo fosse stato inferiore a questa cifra, la dote diventa allora mobile[45].
Nella costituzione De dotariis constituendis (III, 16)[46], attribuita a Guglielmo II, la dote è costituita di mobili e di immobili concessi in usufrutto: la giurisprudenza reale consente a tutti coloro che posseggono più di tre feudi di concederne un terzo alla dote. 
Se lo sposo muore, la sposa non fa giuramento di vassallaggio all’erede dello sposo, ma gli deve fedeltà facendogli un giuramento di assecuratio simile a quello di qualsiasi vassallo.
Si è a lungo creduto che la più antica traccia di intervento della corona nel campo dei matrimoni aristocratici non fosse stato anteriore al regno di Ruggero II (1130-1154).
In realtà, i primi interventi della dinastia Altavilla datano del periodo della contea (1072-1130): un diploma greco del 1 dicembre 1101 di Adelaide del Vasto  (ca 1075- 1118) autorizza il nobile Gerbasius Aicht a sposare la vedova del signore Riccardo Malèt e ad amministrarne i beni dei figli fino alla loro maggiore età [47].
Le fonti evocano spesso lo scontento della nobiltà locale per le leggi reali: Ugo Falcando (11 ?-1200 ?) spiega che i baroni siciliani erano insorti contro Guglielmo I, nel 1161, perché avrebbe vietato a tutte le donne delle famiglie di baroni di sposarsi, eccetto a quelle troppe vecchie per avere ancora figli [48].
Secondo il canonico siciliano Rosario Gregorio (1753-1809)[49], Ruggero II fu il primo che che interdisse alle donne aristocratiche di potersi sposare per controllarne le terre[50].
Questa legge fu ripresa da una costituzione di Federico II (III, 24) che vietava il matrimonio ad ogni conte, barone e cavaliere possedente due allodi, ai loro figli e alle loro figlie, nonché  alle sorelle ed alle nipoti sine permissione nostra [51].
 
Note:
 
[1] R. GREGORIO, Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino ai presenti, Palermo, Reale Stamperia, 1805-1816, 6 vol.; V. La Mantia, Storia della legislazione civile e criminale di Sicilia comparata con le leggi italiane e straniere dai tempi antichi sino ai presenti, Palermo, edizioni di F. Lao, 1866-1874, 2 vol. F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Paris, Picard, 1907, 2 vol.
[2] P. TOUBERT, « Les structures familiales », in ID., Les structures du Latium médiéval. Le Latium méridional et la Sabine du IXème siècle à la fin du XIIème siècle, Roma, École française de Rome, 1973 (BÉFAR, 221), vol. 1, p. 693-787; Il matrimonio nella società altomedievale. 24a Settimana CISA, Spoleto, CISA, 1977, 2 vol. ; G. VISMARA, « I rapporti patrimoniali tra coniugi nell’alto Medioevo », in Ibid., vol. 2, p. 633-691 ; G. DUBY, «  Le mariage dans la société du Haut Moyen Âge », in Ibid, vol. 1, p. 13-39 ; ID., Le chevalier, la femme et le prêtre : le mariage dans la France féodale, Paris, Hachette, 1983 (La force des idées) ; J. GOODY, L’évolution de la famille et du mariage en Europe, Paris, A. Colin, 1985, 1ère éd. Cambridge, 1984 ; J. GAUDEMET, Le mariage en Occident: les mœurs et le droit, Paris, éd. du Cerf, 1987 ; D. O. HUGHES, « Il matrimonio nell’Italia medievale », in M. DE GIORGIO et C. KLAPISH-ZUBER (dir.), Storia del matrimonio, Roma-Bari, Edizioni Laterza, 1996 (Storia delle donne in Italia, 5-2), p. 5-61 ; P. TOUBERT, « L’institution du mariage chrétien de l’Antiquité tardive à l’an Mil », in Morfologie sociali e culturali in Europa fra tarda Antichità e alto Medioevo. 64a Settimana CISA, Spoleto, CISA, 1998, vol. 1, p. 503-553. Sull’Italia meridionale : F. BRANDILEONE, « Frammenti di legislazione normanna e di giurisprudenza bizantina nell’Italia meridionale », in Atti della reale Accademia dei Lincei, 4 s., Rendiconti, II-1, 1886, p. 260-272, p. 277-284; ID., « Studi preliminari sullo svolgimento storico dei rapporti patrimoniali fra coniugi in Italia », in Archivio giuridico Filippo Serafini, 8-2, 1901, p. 18-22; ID., «  Le così dette clausole al portatore e il mundio delle vedove nei documenti cavensi », in Rivista di diritto commerciale, industriale e marittimo, 4, 1906, p. 525-545; A. SOLMI, « La condizione privata della donna e la giurisprudenza longobarda dell’Italia meridionale », in Archivio giuridico Filippo Serafini, 68, 1902, p. 279-333 ; F. BRANDILEONE, « Contributo alla storia della comunione dei beni matrimoniali in Sicilia », in Rivista italiana di sociologia, 9, 1905, p. 162-177; P. VACCARI, « Dote e donazione nuziale nell’ultima età romana e nel medio evo italiano », in Per il XIV centenario delle Pandette. Studi e profili pubblicati dalla Facoltà di Giurisprudenza della R. Università di Pavia, Pavia, 1933, p. 253-274 ; C. GIARDINA, « Advocatus e mundoaldus nel Lazio e nell’Italia meridionale », inRivista di Storia del diritto italiano, 9, 1936, p. 291-310; P. VACCARI, « Aspetti singolari dell’istituto del matrimonio nell’Italia meridionale », in Archivio storico pugliese, 6, 1953, p. 43-49; E. CORTESE, « Per la storia del mundio in Italia », inRivista italiana per le scienze giuridiche, 8, 1955-1956, p. 323-474; M. BELLOMO, Ricerche sui rapporti patrimoniali tra coniugi. Contributo alla storia della famiglia medievale, Milano, 1961(Ius Nostrum, 7); A. MARONGIÙ, « La forma religiosa del matrimonio nel diritto bizantino, normanno e svevo », in Ibid., 15, 1962, p. 1-11; ID., Matrimonio e famiglia nell’Italia meridionale (sec. VIII-XIII), Bari, Società di Storia Patria per la Puglia,  1976 (Documenti e monografie, XXXIX) ; H. Taviani-Carozzi, La principauté lombarde de Salerne IXe-XIe siècle. Pouvoir et société en Italie lombarde méridionale, Roma, École française de Rome, 1991 (BÉFAR, 152) ; J.-M. MARTIN, La Pouille du VIe au XIIe siècle, Roma, École française de Rome, 1993 (BÉFAR, 179) ; ID., « Pratiques successorales en Italie méridionale (Xe-XIIe siècle) : Romains, Grecs et Lombards », in J. BEAUCAMP et G. DRAGON, (dir.), La transmission du patrimoine. Byzance et l’aire méditérannéenne, Paris, Centre de recherche d’histoire et de civilisation de Byzances, 1998 (Monographies, 11), p. 189-210; ID., « Le droit lombard en Italie méridionale (IXe-XIIe siècle). Interprétations locales et expansion », in F. BOUGARD, L. FELLER et R. LE JAN, (dir.), Dots…, p. 97-121.
[3] V. GIUFFRIDA, « Sulla formazione delle consuetudini di Sicilia », in Archivio storico siciliano per la Sicilia orientale, 5, 1908, p. 1.
[4] M. BELLOMO, « Problemi e tendenze della storiografia giuridica siciliana fra Ottocento e Novecento », in La presenza della Sicilia nella cultura degli ultimi cento anni. Congresso storico internazionale tenuto a Palermo dalla Società siciliana di storia patria (20-25 octobre 1975), Palermo, Palumbo, 1977, vol. 2, p. 989-1004. 
[5] «Si ergo sua misericordia nobis Deus pius, prostratis hostibus, pacem reddidit, integritatem regni tranquillitate gratissima tam in carnalibus quam in spiritualibus reformavit, reformare cogimur iustitie simul et pietatis itinera, ubi videmus eam et mirabiliter esse distortam » : Proemium dans O. Zecchino, Le Assise…, p. 22.
[6] Constitutiones regni Siicliae tum Melfienses in J.-L. A. DE HUILLARDS-BRÉHOLLES (ed.), Historia diplomatica Friderici Secundi sive constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius imperatoris et filiorum ejus, Paris, Plon, 1852-1861, vol. 4. 1, p. 1-263 ; H. CONRAD, T. VON DER LIECK-BUYKEN e W. WAGNER (ed.), Constitutiones domini Frederici secundi, dans Die Konstitutionen Friedrichs II, von Hohenstaufen für sein Königsreich Sizilien, Köln-Wien, Böhlau, 1978 (Studien und Quellen zur Welt Kaiser Friedrichs, II., 5.1).
[7] « Cum igitur regnum Siciliae, Nostrae maiestatis hereditas pretiosa (…), dignum fore decrevimus ipsius quieti atque iustitiae summo opere providere (…). Praesentes igitur Nostri nominis sanctiones in regno Nostro Siciliae (tantum) volumus obtinere, quas, cassatis in regno praedicto legibus et consuetudinibus in his Nostris constitutionibus adversantibus antiquitatis, inviolabiliter ab omnibus in futurum observari praecipimus » : Die Konstitutionen…, p. 2-4. F. CALASSO, La legislazione statutaria dell’Italia meridionale, Bologne, Forni, 1929 ; P. COSTA, Iurisdictio. Semantica del potere politico nella pubblicistica medievale (1100-1433), Milano, Università del Sacro Cuore, 1969; S. Tramontana, La monarchia normanna e sveva, in A. GUILLOU, F. BURGARELLA, V. VON FALKENHAUSEN, U. RIZZITANO, V. FIORANI PIACENTINI e S. TRAMONTANA (ed.), Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II, Torino, Utet, 1983 (Storia d’Italia, 3) ; A.-L. TROMBETTI BUDRIESI, Il « Liber Augustalis » di Federico II di Svevia nella storiografia, Bologna, Forni, 1987; J.-M. MARTIN, « Le città demaniali », in P. TOUBERT e A. PARAVICINI BAGLIANI (dir.), Federico II e le città italiane, Palermo, Sellerio, 1994, p. 175-195 ; A. ROMANO (dir.), … colendo iustitiam et iura condendo… Federico II legislatore del Regno di Sicilia nell’Europa del Duecento. Per una storia comparata delle codificazioni europee, Atti del Convegno internazionale di studi (Messina-Reggio Calabria, 20-24 gennaio 1995), Roma, Edizioni De Luca, (Comitato nazionale per le celebrazioni dell’VIII centenazio della nascita di Federico II, Atti e convegni, 1), 1997; M. CARAVALE, « Federico II legislatore. Per una revisione storiografica », in Ibid., p. 109-131.
[8] Assise vaticane, XXVII : « Sancimus (…) quatinus post sponsalia nuptias celebraturi sollempniter quisque pro suo modulo seu commodo limen petant ecclesie (et) sacerdotum benedictionem, post scrutinium consecutum anulum ponat pretii postulationique sacerdotali subdantur, si volunt futuris heredibus successionem relinquere ».
Assise cassinesi, 15 : « Sancimus (…) quatenus post sponsalia, celebraturi nuptias sollempniter quisque pro modulo suo, seu quomodolibet limen petat ecclesie, sacerdotum benedictionem post scrutinium consecuturum anulum ponat, preci postulationique subdantur, si voluerint futuris heredibus successiones relinquere ».
Constitutiones, III, 22 : « Sancimus lege praesenti omnibus volentibus contrahere matrimonium necessitatem imponi, universis hominibus regni Nostri et nobilibus maxime, post sponsalia celebrata solemnitate debita et sacerdotali benedictione praemissis matrimonium solemniter et publice celebrari ». 
R. BESNIER, « Le mariage en Normandie des origines au XIIIe siècle », in Normannia, 7, 1934, p. 69-110 ; P. VACCARI, « La celebrazione del matrimonio in una assisa di Ruggero II », in Atti del convegno internazionale di Studi ruggeriani (Palermo, 21-25 avril 1954), Palermo, Società Siciliana di Storia Patria, 1955, vol. 1, p. 205-211 ; L.- R. MÉNAGER, « Notes sur les codifications byzantines et l’Occident », in Varia. Études de droit romain, 16, 1958, p. 239-203 ; ID., « La législation sud-italienne sous la domination normande », in I Normanni e la loro espansione in Europa nell’alto Medioevo. 16a settimana CISA, Spoleto, CISA, 1969, p. 439-496.
[9] L’Assisa vaticana 28, 2 ordina che fosse tagliato il naso alle donne adultere la cui punizione è ricordata anche dalla maggior parte dei canti poplari siciliani : « Trasinu li galeri’ntra Palermu / E portu portu vannu viliannu : / Ora che ch’e’ ncurunatu re Gugghiermu / Pri li donni infidili ha fattu un bannu ; / Voli ca ogni amanti stassi fermu, / Guai a ccu’un attenni sti cumanni ! / Donni infidili di lu re Gugghiermu / Morti e galera amminazza lu bannu »,: L. BOGLINO, « La storia nei canti popolari siciliani. Studi », in Archivio storico siciliano, 1, 1973, p. 142.
[10] V. LA MANTIA, Consuetudini delle città di Sicilia edite ed inedite scelte e poste in confronto con gli articoli delle leggi civili, Palermo, A. Reber, 1862; ID., Consuetudini di Corleone, Palerme, A. Reber, 1880; Id., « Notizie e documenti sulle consuetudini delle città di Sicilia », in Archivio storico italiano, s. 4, 7, 1881, p. 161-181, p. 113-350 ; 8, 1881, p. 189-221 ; 9, 1882, p. 336-357 ; 11, 1883, p. 3-20 ; 14, 1884, p. 305-324 ; 20, 1887, p. 321-363 ; ID., Consuetudini siciliane in lingua volgare, Bologna, A. Forni, 1883; L. SICILIANO-VILLANUEVA, Raccolta delle consuetudini siciliane con introduzioni ed illustrazioni storico giuridiche, I, Palermo, Società di Storia Patria, Tipografia Lo Statuto, 1894 (D.S.S., 2a s., coll. Fonti del diritto siculo, IV) ; V. LA MANTIA, Antiche consuetudini delle città di Sicilia, Palermo, A. Reber, 1900; F. CICCAGLIONE, « Le origini delle consuetudini sicule », in Rivista italiana di scienze giuridiche, 31, 1901, p. 77-198 ; V. GIUFFRIDA, La genesi delle consuetudini giuridiche delle città di Sicilia. I. Il diritto greco-romano nel periodo bizantino ed arabo, Catania, N. Giannota, 1901; R. STARRABBA, Consuetudini e privilegi di Messina sulla fede di un codice del XV secolo conservato a Palermo, Palermo, A. Reber, 1901; L. GENUARDI, « La formazione delle consuetudini di Palermo », in Archivio storico siciliano, 31, 1906, p. 462-492 ; V. GIUFFRIDA, « Sulla formazione delle consuetudini giuridiche delle città di Sicilia », in Archivio storico siciliano per la Sicilia orientale, 5, 1908, p. 184-214; V. LA MANTIA, Antiche consuetudini delle città di Sicilia, Palermo, A. Reber, 1910 ; G. LA MANTIA, « Su i più antichi capitoli della città di Palermo dal sec. XII al sec. XIV e su le condizioni della città medesima negli anni 1354 al 1392 », in Archivio storico siciliano, 40, 1915, p. 390-444 ; S. GAMBINO, L. GENUARDI, I capitoli inediti delle città demaniali di Sicilia, Palermo, Società di storia patria, 1918 (D.S.S, ser. II, 10) ; V. LA MANTIA, « Su l’espressione ‘Consuetudine generale del Regno’ adoperata in Sicilia nel 1408 e su le Consuetudini distinte con quella denominazione », in Archivio storico siciliano, n. s., 43, 1920, p. 162-202; F. CALASSO, La legislazione statutaria dell’Italia meridionale. Le basi storiche, Roma, 1929; M. GAUDIOSO, Un esemplare inedito delle consuetudini giuridiche di Messina, Catania, N. Giannota, 1936; C. Giardina, Capitoli e privilegi di Messina. Memorie e documenti di storia siciliana, Palerme, 1937 (Documenti, 1); ID, « Lineamenti di una ‘dottrina della consuetudine giuridica buona e approvata’ per le città del Regnum Siciliae », in Rivista di storia del diritto italiano, 21, 1948, p. 105-167; ID., Natura giuridica delle autonomie cittadine del Regnum Siciliae, Catania, N. Giannota, 1952; M. CARAVALE, « La legislazione statutaria dell’Italia meridionale e della Sicilia », in A. MATTONE e M. TANGHERONE (ed.), Gli statuti sassaresi. Economia, società, istituzioni a Sassari nel Medioevo, Cagliari, 1986, p. 191-239 ; A. ROMANO, « Fra assolutismo regio ed autonomie locali. Note sulle consuetudini delle città di Sicilia », in ID. (ed.), Cultura ed istituzioni nella Sicilia medievale e moderna, Soveria Mannelli, Rubbettino, Materiali per una storia delle istituzioni giuridiche e politiche medievali, moderne e contemporanee raccolti da A. Romano, 1992 (Studi, 2), p. 9-49.
[11] V. LA MANTIA, Storia della legislazione…, vol. 1, p. 156-167 ; ID., Leggi civili del Regno di Sicilia (1130-1816), Palermo, A. Reber, 1895, p. 157-190 ; F. BRANDILEONE, «Studi preliminari sullo svolgimento storico dei rapporti patrimoniali fra coniugi in Italia », in Archivio giuridico “Filippo Serafini”, 8-2, 1901, p. 18-22; A. FINOCCHIARO-SARTORIO, La comunione dei beni fra coniugi nella storia del Diritto italiano, Milano-Palermo-Napoli, 1902; F. SCHUPFER, « La comunione dei beni tra coniugi e l’Ecloga isaurica », in Rivista italiana di scienze giuridiche, 36, 1903, p. 319-335 ; F. BRANDILEONE, « Contributo alla storia della comunione dei beni matrimoniali in Sicilia », in Rivista italiana di sociologia, 9, 1905, p. 162-177; F.CICCAGLIONE, « Origine e sviluppo della comunione dei beni fra coniugi in Sicilia, in Archivio storico per la Sicilia orientale, 3, 1906, p. 6-25; ID., «Ancora della origine della comunione dei beni fra coniugi in Sicilia ed in altri paesi bizantini-italiani », in Archivio storico per la Sicilia orientale, 9, 1912, p. 303-323.
[12] « Stante quadam consitutione quondam Federici imperatoris, quam ipse dedit hominibus et populo Messanensi, Regni Siciliae, tenoris infrascripti, videlicet : « Viri et uxoris bona omnia, a quancunque parte proveniant, natis filiis confundantur et unum corpus efficiantur. Et volentibus viro et uxore dividere cum filiis, tertia pars bonorum cedat patri, et altera matri, et reliqua filiis vel filio. » : Niccolò Tedeschi, Consilia seu allegationes, in A. ROMANO, « Successioni mortis causa e patrimoni familiari nel Regnum Siciliae », in E. CUOZZO e J.-M. MARTIN (éd.), Cavalieri alla conquista del Sud. Studi sull’Italia normanna in memoria di Léon-Robert Ménager, Roma-Bari, Centro Europeo di Studi normanni, Laterza, 1998 (Fonti e studi, 4), p. 216-262, p. 221. Sulle consuetudini messinesi : V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. LXXVIII, p. 29-35 ; A. ROMANO, Consuetudini e statuti della nobile città di Messina e del duo distretto, Messina, 1997, p. VII-XXIII.  
[13] A. CARIDDI, Prefatio in ID., Consuetudines et statuta nobilis civitatis Messanae suique districtus noviter impressa una cum aliis statutis noviter additis, Messina, Spira,1539.
[14] I matrimoni alla « greca » e alla « latina » sono descritti nelle consuetudini di Palermo (41-45, 79-80) ; Messina (1-9, 12); Catania (4, 17-17) ; Noto (1, 4) ; Patti (23, 63); Caltagirone (21); Lipari (12); Girgenti (1) e Siracusa ( 4).
[15] V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. CLXXXVII-CLXXXVIII ; p. 191 ; L. SICILIANO-VILLANUEVA, Raccolta …, vol. 1, p. 359.
[16] R. STARRABBa, « Di alcuni contratti di matrimonii stipulati in Palermo 1298-99 », in Archivio storico siciliano, 12., 1875, p. 156-200.
[17] « contracto matrimonio inter habitantes in eadem terra secundum consuetudinem antedictam vel more graecorum, videlicet quod bona dotalia uxori salva remaneant nec cum bonis viri misceantur » : V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. CCLX. A. DE GASPARIS, « Teoretro ed ipobolo. Considerazioni sopra due frammenti contenuti nel Cod. Vaticano 845 (fol. 140-41) » in Studi e documenti di storia del diritto, 7, 1886, p. 249-270 ; G. FERRARI DELLE SPADE, I documenti greci medioevali di diritto privato dell’Italia meridionale e le loro attinenze con quelli bizantini d’Oriente e coi papiri egizi, Leipzig, Druck und Verlag von B. G. Teuben, 1910 (Byzantinisches Archiv als Ergänzung der Byzantinischen Zeitschrift, Heft, 4), p. 63.
[18] O. HARTWIG, Das Stadtrecht von Messina, Codex iuris municipalis Siciliae, Göttingen, Kassel, 1867, vol. 1, p. 12-17.
[19] E. BESTA, « Intorno alla formazione delle consuetudini di Messina », in Archivio storico per la Sicilia orientale, 5, 1908, p. 62-78 ; M. GAUDIOSO, Un esemplare…, p. XXXIX, n. 1. Sulla genesi delle consuetudini siciliane : L. GENUARDI, « La formazione delle consuetudini di Palermo », in Archivio storico siciliano, 31, 1906, p. 465-486.
[20] « meubles et conquests marchent tous d’un pied » : F. TERRIEN, Commentaires du Droit civil tant public que privé, observé au pays de Normandie, Paris, 1578, II.4, p. 198 ;  A. LEMAIRE, « Les origines de la communauté de biens entre époux dans le droit coutumier français », in Revue de droit français et étranger, 7, 1928, p. 584-643.
[21] « Omnia bona ipsorum iugalium mobilia, stabilia seseque moventia acquisita per eosdem iugales efficiuntur communia » : Piazza Armerina (21) e Caltagirone (22) in V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. 298, p. 282. « (…) bona viri et uxoris, tam que tempore consumati matrimonii, quam et que postmodum per eos acquisita sunt, undecumque provenientia (…) confunduntur et unum corpus efficiuntur » : Palermo (43) in Ibid., p. 190.
[22] Messina (1) ; Catania (3) ; Agrigento (1) ; Trapani (1) ; Lipari (13) e Patti (13) in V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. 35 ; 124-125, 58 ; 6 ; 67 ; 76.  
[23]  Palermo (43) in Ibid., p. 190, CCLVIII.
[24] Caltagirone (22) ; Piazza Armerina (21) et Corleone (2) in Ibid., p. 282 ; 299 ; CCLVIII.
[25] Messina (chap. 1) in Ibid.,  p. 35.
[26] « Ex commistione bonorum nomen dotis et dodarii non subsistat »: Palermo (43) in Ibid., p. 190.
[27] « Dodarium a viro uxori prestitum seu promissum necnon et donatio propter nuptias a viro facta uxori, elapso anno a tempore consumati matrimonii vel natis filiis confunduntur et cum bonis aliis immiscentur »: Ibid.
[28] « Omnes res ejus mobiles in tres partes dividentur aequales. Quarum una debetur heredi, seconda uxori, tertia vero ipsi reservatur »: J. YVER, « La tripartizione dei beni mobili nell’antico diritto francese », in Rivista di storia del diritto italiano, 12, 1939, p. 48-98.  
[29] CH. ASTOUL, « La constitution et l’assiette du douaire en Normandie avant le Grand Coutumier », in Bulletin du Comité des travaux historiques et scientifiques. Section sciences économiques et sociales, année 1911, 1915, p. 125-128 ; ID.,« Meubles et acquêts dans le régime matrimonial normand », in Travaux de la semaine d’histoire du droit normand tenue à Guernesey du 26 au 30 mai 1927, Caen, Imprimerie A. Olivier, 1928, p. 79-82 ; P. BAUDOUIN, « Du bon usage de la dos dans la normandie ducale », in Dots et douaires…, p. 429-455.  
[30] Sciacca (1) in V. LA MANTIA, « Notizie e documenti su le consuetudini delle città di Sicilia », in Archivio storico italiano, 14, 1884, p. 312.
[31] Catania (4) e Enna (7) in V. LA MANTIA, « Notizie e documenti su le consuetudini delle città di Sicilia », dans Archivio storico italiano, 11, 1883, p. 19.
[32] « Marito tamen et patri licebit, ignaris uxore et filiis, distrahere et alienare mobilia bona communia inter eos » : V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. 125. 
[33] Caltagirone (23) in Ibid., p. 283. Il conseguimento della maggiore étà a 18 anni è stabilita da Federico II  con la costituzione De restitutione minorum (II, 42) in Constitutiones Regum Regni Siciliae, ed. A. ROMANO, Messina, Sicania, Messanensis studiorum Universitas, 1992 (Monumenta iuridica Siciliensia, 1), rist. anast., Napoli, 1786, p. 153. I figli maggiorenni (decimo octavo anno completo maior efficitur) non gioiscono della loro parte di eredità in cambio di cui, in caso di emancipazione, ricevono una somma corrispondente (« Utroque parente vivente filius etiam factus maior de bonis communibus portionem petere non potest ») : Messina (3) e Caltagirone (24) in V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. 36 ; 283.
[34] « Viro ab intestato praemortuo, vel ab eodem testato nihil de tutore disposito, uxor superstes tutelam filiorum gerere potest nulla iuris observantia perquisita, quousque tamen ad seconda vota non transierit » :  Messina (chap. 16) in Ibid., p. 39.
[35] « Vir uxore premortua vel uxor uxor premortuo viro ad secunda vota cum tertia sua libere transire possunt et tertia illa cum bonis secundi viri vel secunde uxore natis filiis vel anno elapso confunditur et unum corpus efficitur » : Catania (21) in L. SICILIANO-VILLANUEVA, Raccolta …, p. 356 ; V. LA MANTIA, Antiche consuetudini…, p. 7, 131, 191. 
[36] Messina (8, 9.1, 9.2) in Ibid.
[37] J. GOODY, L’évolution de la famille...., p. 243-264 ; D. O. HUGHES, « From Brideprice to Dowry in Mediterranean Europe », in Journal of Family History, 3 1978, p. 262-296 ; R. DE ARAGON, « Dowager Countesses, 1069-1230 », in Anglo-Norman Studies, 17, 1995, p. 86-99; R. LE JAN, « Douaires et pouvoirs des reines en Francie et en Germanie (VIe-Xe siècle)  », in  Dots et douaires…, p. 457-497. 
[38] Leoni et Petri Diaconi chronica monasterii casinensis, ed. W. WATTENBACH, Hanover, 1846 (M.G.H. S.S., 7), p. 551-844 ; Die Chronik von Monteccasino, ed. H. HOFFMANN, Hanover, Hanhsche Buchhandlung, 1980 (Monumenta Germaniae Historica), p. 411.
[39] « Li duc Robert (…) mena avec soi en Calabre sa moillier, laquelle dota grandement de chastelz et de moult de terres, si peust richement vivre ave li filz » : L’Ystoire de li Normant et la chronique de Robert Viscart par Aimé moine du Mont-Cassin, ed. A. CHAMPOLLION-FIGEAC, Paris, Jules Renouard, 1835 (Société de l’Histoire de France), chap. XXII, p. 121 ; Storia de’ Normanni di Amato di Montecassino volgarizzata in antico francese, ed. V. de Bartholomaeis, Roma, 1935 (F.I.S.,76).
[40] R. GÉNÉSTAL, « L’origine et les prmeiers développements de l’inaliénabilité dotale normande », in Revue historique de droit français et étanger, 4e s., 4, 1925, p. 566-599 ; ID., « La femme mariée dans le très ancien droit normand », in Revue historique de droit français et étranger, 4e s., 9, 1930, p. 472-505.
[41] R. A. B. MYNORS, R. M. THOMSON e M. WINTERBOTTOM (ed.), Gesta regum anglorum, Oxford, Oxford University Press, 1992-1995 (Oxford Medieval Texts), vol. 4, p. 704.
[42] « Mabilia (…) nupsit Willelmo de Grentemesnilo nobilissimo Northmanno cum dote XV castellorum in Apulia, quorum haeredes reliquit filios Willelmum, et Robertum »: R. Pirri, Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo, Apud Haeredes Petri Coppulae, 1733, vol. 1, p. X.
[43] C. CAHEN, Le régime féodal de l’Italie normande, Paris, Librairie Paul Geuthner, 1940.
[44] A. MARONGIÙ, « La parte dell’eredità normanna nello stato di Federico II », in Annali della Scuola Speciale per Archivisti e bibliotecari dell’Università di Roma, 1, 1961, p. 3-19 ; ID., « L’eredità normanna nello stato di Federico II », in Archivio storico pugliese, 15, 1962, p. 3-13 ; H. DILCHER, Die sizilische Gesetzgebung Kaiser Friedrichs II. Quellen der Constitutionen von Melfi und ihrer Novellen, Köln-Vienne, Böhlau Verlag, 1975.
[45] Const. III  in Hist. diplomatica…, vol. 1, p. 129-130.
[46] Const.III, 24 in Ibid.,  p. 131.
[47] P. Collura, « Appendice al regesto dei diplomi di re Ruggero compilato da Erich Caspar », dans Atti studi ruggeriani…, vol.  2, p. 595-597.   
[48] La Historia..., p. 64.
[49] Storia di Sicilia, Palerme, 1847, s. l., p. 171.
[50] F. Chalandon, Histoire...., vol. 2, p. 578; C. Cahen, Le régime..., p. 122.
[51] Hist. diplomatica..., p. 131
 
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