I sigilli di Federico II

I sigilli di Federico II
 
La sigillografia, o sfragistica, si occupa dello studio dei sigilli. Essi furono adoperati fin dall'antichità per autenticare i documenti più importanti.
 
Il sigillo
 
Il sigillo è una sorta di marchio su cui sono incise più o meno profondamente figure simboliche o araldiche accompagnate da diciture, sigle, ecc. usato da uno Stato, un sovrano, una comunità, un privato per imprimere le figure stesse su una materia malleabile allo scopo di dare carattere di autenticità ad un documento, di chiuderlo in modo da renderlo inviolabile, o per indicare la proprietà di un oggetto. L'impronta lasciata da tale marchio in rilievo, su cera o ceralacca, dicesi ugualmente sigillo.
 
Storia del sigillo
 
Antichità
 
A differenza di quanto avviene per il medioevo, per i tempi antichi ci restano più matrici che impronte. L'uso del sigillo, ampiamente diffuso già nel IV millennio a.C. in Mesopotamia, nasce in particolare dall'esigenza di conservare una prova incontestabile degli impegni presi, in particolare nei rapporti di carattere commerciale e giuridico. Ad alcuni sigilli (soprattutto quelli portati al collo o al dito) si attribuiva valore d'amuleto. In Mesopotamia da un tipo più antico costituito da un segmento di sfera forato al centro e recante incisa una decorazione geometrica, si passò a quello a forma d'animale accovacciato o di testa di animale e quindi al caratteristico cilindro, rimasto in uso fino al periodo neobabilonese, quando fu sostituito da una matrice piatta, a forma di triangolo. Gli scarabei egiziani (in uso a partire dalla 6ª dinastia), spesso montati su anelli e impressi per lo più in argilla sui papiri, avevano la duplice funzione di sigillo e di amuleto. L'uso del sigillo è documentato, oltre che nell'Iran e in India, in tutta l'area mediterranea, in particolare in Siria, in Palestina, in Asia Minore, nella civiltà minoica, in Tessaglia, più tardi in Grecia (scarabei in pietra dura e anelli [sphragís] recanti incisi nomi, sigle o motivi ornamentali) e poi a Roma, dove ai sigilli fu attribuito un potere magico di protezione. Le matrici cinesi, diffusesi poi anche in Giappone e in Corea, per lo più in pietre preziose, o in bronzo, in oro, in legno, imprimevano con inchiostro rosso o nero un marchio di autenticazione o un motivo decorativo.
 
Medioevo
 
Nel periodo merovingio e carolingio l'uso dei sigilli, spesso recanti iscritti motti religiosi o moralistici, fu ampiamente diffuso; ci sono pervenuti numerosi anelli sigillari appartenenti a privati e recanti il loro nome. Accanto alle più comuni impronte in cera, conservate intatte in molti atti reali, vi sono impronte su metallo, in particolare piombo, e, per gli atti più solenni, in oro o argento. Dal punto di vista tipologico si distinguono sigilli aderenti, cioè impressi direttamente con la matrice sul documento cui si riferivano, dopo avervi colato sopra una massa di cera fusa, e sigilli pendenti (bolla), in cera e soprattutto in metallo, sospesi mediante lacci al plico da sigillare, impiegati in particolare nei documenti pontifici, in alcuni atti reali e, nell'Italia meridionale, nei documenti ufficiali della cancelleria normanna.
 
Per quanto riguarda la forma, i sigilli medievali furono per lo più rotondi, ogivali od ovali e solo raramente poligonali.
 
Il "campo" del sigillo stesso recava generalmente una figura araldica o simbolica, mentre attorno a esso si trovava per lo più una legenda, consistente nel nome e nei titoli della persona o della comunità cui apparteneva oppure in un motto. La cera dell'impronta poteva essere impastata con altre sostanze, come pece o creta, e colorata, generalmente in rosso o in verde.
 
L'uso dei sigilli si generalizzò verso il XII sec. anche tra le comunità religiose, le corporazioni, i comuni, le università e i collegi, fino a diffondersi anche tra i privati, che se ne servivano per la firma. I sigilli dei nobili recavano per lo più l'immagine del signore a cavallo, armato per la guerra o la caccia, o in piedi sotto un baldacchino o seduto sul trono con in mano gli attributi reali o imperiali (globo e scettro). Questi ultimi sono detti sigilli di maestà, e di essi ci occuperemo esaminando i vari esemplari adoperati durante la vita di Federico II di Svevia.
 
 
  Foto del sigillo in cera rossa, legato ad una pergamena del 1200.
Nel documento il Cancelliere del Regno Gualtiero di Pagliara, Vescovo di Troia, concede ai suoi diocesani il permesso di tagliare la legna, in nome di Federico II, per grazia di Dio Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua.
Iscrizione: +FREDERICUS D(E)I GR(ATI)A REX SICIL. DUC. APUL. PRINC. CAPUE
 
 
 
Impronta del sigillo in cera rosso cinabro, conservato a Darmstadt, Archivio di Stato, 1215.
Iscrizione: +FRIDERICUS D(E)I GR(ATI)A ROMANOR(UM) REX ET SE(M)P(ER) AUGUST(US) ET REX SICIL(IE)
 
 
Iscrizione: + FREDERICUS D(E)I GR(ATI)A ROMANORUM REX ET SEMP(ER) AUGUSTUS REX SICILIE
 
 
Calco in gesso dalla matrice in bronzo, Roma, Museo di Palazzo Venezia, dopo il 1228.
Iscrizione: +FRIDERICUS D(E)I GR(ATI)A ROMANORUM IMPERATOR ET SE(M)P(ER) AUGUST(US) REX SICIL(IE)
Ai lati della figura in maestà si legge:
ET RE(X)…IER(USA)L(E)M
 
 
 
Sigillo aureo di Federico II, pendente da una bolla del 1246
Iscrizione: +FRIDERIC(US) D(E)I GRA(TIE) ROMANOR(UM) IMP(ERA)TOR SE(M)P(ER) AUG(USTUS)
Ai lati della figura: SICILIE ET REX IER(USA)LEM
 
 
Copyright  © Guido Iamele