Rapporti con la Città di Troia

Rapporti tra Federico II e la Città di Troia
a cura di Guido Iamele
 
FEDERICO II IN CAPITANATA
E' attestata con certezza, grazie a documenti coevi pervenutici, la presenza di Federico II di Svevia nella Città di Troia.
Come è noto, Federico spesso si tratteneva a Lucera dove aveva scelto la sua guardia personale, tra i saraceni più fidati trasferiti anni prima dalla Sicilia, in una sorta di colonizzazione, che alcuni storici definiscono erroneamente col termine "deportazione".
Inoltre, egli aveva eletto Foggia quale sede imperiale, ed aveva fatto costruire lì un lussuoso palazzo, del quale restano solo l'arco d'ingresso e una vera di pozzo, quest'ultima peraltro dubbia.
Non ci deve quindi stupire la sua presenza a Troia in diverse circostanze, vista la vicinanza con Lucera e Foggia.
Nel febbraio 1221 per la prima volta visita la Puglia e viene anche a Troia, dove torna nei primi mesi del 1222.
Il 4 settembre 1225 e nel mese di dicembre è di nuovo a Troia, dove trascorre il Natale.
Nel luglio 1227 sosta a Troia, mentre fervono i preparativi per la Crociata. Parte da Brindisi, ma si ammala gravemente il 10 settembre, e alla metà del mese viene a Troia in convalescenza.
 
LA RIBELLIONE E LA VENDETTA
Ma vennero poi i giorni infausti, dopo il suo ritorno dalla Terra Santa (1229), quando si era sparsa addirittura la notizia della sua morte: approfittando della sua assenza, molte città si erano ribellate, ed egli impiegò diversi anni per riconquistarle.
Il 18 aprile 1230 ordinò la distruzione delle mura di Foggia, che i cittadini avevano eretto senza il suo permesso.
Durante l'estate del 1230, pretese dai cittadini di Troia un consistente vettovagliamento per le sue truppe.
Per tutta risposta, superbamente i Troiani gli inviarono carri di pane duro, cipolle ed aceto, in disprezzo alla sua richiesta.
Il 15 Ottobre 1230 papa Gregorio IX scrive a Federico, esortandolo a non infierire sulle città daune che lo avevano tradito, ma per tutta risposta egli prende in ostaggio un gran numero di nobili e benestanti, chiedendo un riscatto a Foggia di 3600 once d'oro, e a Troia di 3400, pari ad un quintale di monete d'oro a testa.
Ma la vendetta più acerba doveva ancora venire: nel febbraio 1233, con l'aiuto di due famiglie, Damma e Tancredi, che gli aprirono le porte, entrò nella città di Troia e la mise a ferro e fuoco, diroccò i castelli di Oriente e Occidente e parte delle mura, salvando soltanto le chiese e le case dei traditori.
Di quell'episodio ci restano quale testimonianza alcuni versi a lui attribuiti, anche se col beneficio del dubbio.
 
 
VERSI ATTRIBUITI A FEDERICO II CONTRO LA CITTA' DI TROIA
 
Troia, grates ago quod munera grata donasti
Coepis et aceto pane pia nata cibasti
 
Nostra messi adhuc viridis suo iacet in agro
 
Ideo messoribus nondum cibaria paro
 
Dona quae rimittimus pro vobis reserbo
 
Donec redimibus Urbs tua metenda sit herba.
 
Troia, serpens longa, multo repleta veneno
 
Adhuc te faciam passu procedere levi
 
Troia, serpens furens, multo repleta furore
 
Te faciam numquam extemptam moerore.
 
Troia, sus lutosa, mater et alumna doloris,
 
Capitis et caudae trunca, stabis omnibus horis.
 
Troia, de promissis si nostra cura desistat
 
Non sceptrum manibus, nec corona capite sistat.
 
Troia, io ti ringrazio che mi mandasti così graditi doni:
Tu tanto pia mi cibasti di cipolle, di aceto e di pane.
 
La nostra messe giace ancor verde nel campo
 
E perciò non preparo ancora le cibarie per i mietitori.
 
I doni che rimando li riservo per te
 
Quando ritornerò a mietere come erba la tua città.
 
Troia, lungo serpente ripieno di molto veleno
 
Ancora ti farò procedere con passo lieve
 
Troia, serpente furioso ripieno di molto furore
 
Mai ti farò andar esente da dolore.
 
Troia, scrofa fangosa, madre e alunna del dolore
 
In tutte le ore starai tronca di capo e di coda.
 
Troia, se trascurerò di compiere ciò che ho promesso
 
Non mi resti in mano lo scettro né la corona sul capo.
 
EPILOGO
Federico II mantenne la sua promessa, e la città restò deserta anche sotto il dominio di suo figlio Manfredi. Bisognò aspettare fino al 1266 quando, nella battaglia di Benevento, Manfredi fu sconfitto e ucciso dagli angioini. Guido di Monforte, maresciallo di Carlo I d'Angiò, fece riaprire le porte della Città ai superstiti.
 
Bibliografia:
RUSSO RENATO, Federico II, cronologia della vita, Editrice Rotas, Barletta, 2000.
DE SANTIS MARIO, La "Civitas Troiana" e la sua Cattedrale, Centro Grafico Meridionale, Foggia, 1986, quarta edizione.