Pietro da Eboli

Pietro da Eboli
Pietro da Eboli
 
La mitizzazione della figura di Federico II di Svevia ha inizio già al momento della sua nascita, che fu celebrata da Pietro da Eboli nella particula XLIII (vv. 1363-96) delLiber ad honorem Augusti, opera epico-encomiastica dedicata a Enrico VI, padre di Federico.
Su Pietro da Eboli possediamo solo poche notizie, che derivano in gran parte dai suoi stessi componimenti. Nel colofone del Liber ad honorem Augusti – opera talvolta pubblicata anche col titolo di De rebus Siculis carmen o di Carmen de motibus Siculis – l’autore si presenta come «magister Petrus de Ebulo, servus imperatoris fidelis»; nella parte conclusiva dell’altra opera De balneis Puteolanis, che ormai si attribuisce con una certa sicurezza al medesimo autore, l’Eboleus vates afferma di aver scritto anche un altro libellus, che aveva per argomento i «mira Federici gesta», che, tuttavia, non ci è pervenuto: le tre opere, in ogni caso, erano state composte «Cesaris ad laudem». Insomma, si ricava che era uno strenuo sostenitore dei rappresentanti della dinastia sveva e che, anzi, era un servo fedele di Enrico VI. Da quell’imperatore, probabilmente, e forse in compenso della sua opera celebrativa, ricevette, iure hereditario, un «molendinum de Abescenda in Ebulo consistens», se è da identificare con il nostro autore il magister Petrus versificator donatario di quel mulino, che – a quanto risulta da un privilegio emanato da Federico II del febbraio 1221 (J.F. Böhmer-J. Ficker-E. Winkelmann, Regesten, nr. 1280, e P. Zinsmaier, Nachträge, nr. 1280) – in punto di morte lasciò in eredità alla Chiesa di Salerno. Poiché il 3 luglio 1220 Federico II, da Ulm, aveva già confermato alla Chiesa salernitana il possesso di quel mulino, si può dedurre che Pietro, dunque, doveva già essere morto prima di quella data. Se, tuttavia, ci è consentito di circoscrivere l’epoca della sua morte, è assolutamente impossibile definire quella della nascita, anche se forse è da collocare negli anni Sessanta del XII secolo: nella miniatura posta alla c. 139r del manoscritto che contiene il carme in onore di Enrico VI, infatti, il poeta, l’imperatore e il cancelliere Corrado di Querfurt vengono rappresentati come coetanei. Dalla stessa miniatura possiamo desumere anche che il poeta era un chierico, dal momento che viene raffigurato con la tonsura.
Incipit del Liber ad honorem Augusti, ms. 120 II della Burgerbibliothek di Berna, c. 95v
 
Insomma, desultorie e incerte sono le notizie che lo riguardano, e non molto altro hanno potuto aggiungere le ricerche condotte da Ettore Rota, editore del Liber ad honorem Augusti, che ha proposto di identificarlo con un magister Petrus Ansolinus (o Ansolini) de Ebulo, menzionato in un privilegio di Federico II del maggio 1219, in favore dell’abbazia di Montevergine. Ma tale attestazione si presenta molto aleatoria, così come quelle contenute in un mandato di Federico II dell’8 novembre 1239 e in un altro documento del 1244, in cui anche si parla di un mulino sito in un luogo chiamato Albiscenda. Neppure sulla sua formazione culturale, del resto, si può dire qualcosa di preciso. Il fatto che si definisse magister non significa necessariamente che avesse frequentato uno studium di tipo universitario, dal momento che, soprattutto in Italia meridionale, quel titolo era attribuito a chi avesse competenze specialistiche in determinati ambiti, non solo scientifici, ma anche artistici. In ogni caso possedeva una certa competenza di tipo medico, come dimostrano alcune descrizioni contenute nelle sue opere e soprattutto nel De balneis Puteolanis: è dubbio, però, che l’avesse acquisita a Salerno, sede della prestigiosa scuola medica. Possedeva, inoltre, anche una buona consuetudine di lettura dei classici, dal momento che si vantava di avere librerie piene di opere antiche (Liber ad honorem Augusti, v. 1449) e che la sua opera dedicata alle imprese di Enrico VI era preceduta dalla citazione di versi di Virgilio, Lucano e Ovidio.
La prima opera scritta da Pietro è il Liber ad honorem Augusti, composta di tre libri di distici suddivisi in 52 particulae. Fu scoperta dal geografo, economista, agronomo e statista Samuel Engel, che la pubblicò a Basilea nel 1746: da allora ne sono state approntate altre edizioni, basate sull’unico manoscritto che la riporta (Berna, Burgerbibliothek, 120 II), che intercala ordinatamente testo e miniature, posto l’uno sul verso, le altre sul recto di ogni singolo foglio di pergamena. Ci offre, pertanto, la rappresentazione degli eventi del 1191-94, ricorrendo a un innovativo doppio registro, narrativo e figurativo. Dato l’uso di materiali e colori pregiati, nonostante la presenza di correzioni, che sembrerebbero essere state apportate dalla mano dello stesso autore, non è improbabile che il manoscritto conservato fosse destinato a essere donato al dedicatario Enrico VI. Non sappiamo, però, se l’autore fece a tempo a consegnarlo. Il Liber, in ogni caso, fu composto tra in un periodo compreso tra la fine del 1194, epoca in cui Enrico VI si impadronì dei territori dell’Italia meridionale, sconfiggendo Tancredi conte di Lecce, e il 28 settembre 1197, data della morte dell’imperatore svevo. L’opera, pur essendo stata interamente composta in chiave celebrativa della dinastia sveva, non presenta, tuttavia, una struttura pienamente unitaria. È, infatti, evidente un netto cambio di registro tra i primi due libri, che descrivono cronachisticamente la guerra per la successione al trono siciliano, che seguì alla morte di Guglielmo II, e quello propriamente ad honorem Augusti, il terzo – conclusivo e forse aggiunto in un secondo momento – che offre, soprattutto, una raffigurazione di Enrico VI in cui la celebrazione mistica e ieratica dell’imperatore dimostra l’influenza di una tradizione culturale e letteraria, che, precedentemente assente nel Regno, sembra essere simile a quella che ispirava Goffredo da Viterbo. Questo mutamento di tono, determinato probabilmente da una specifica richiesta del cancelliere Corrado di Querfurt, che assume un ruolo centrale proprio nell’ultimo libro, viene anticipato, tuttavia, alla fine del secondo libro, dalla descrizione della nascita di Federico II e dei suoi presagia, che, dando voce alle attese mistiche ed escatologiche che caratterizzarono la fine del XII secolo, dà inizio al processo di mitizzazione dell’ultimo imperatore svevo.
 
Liber ad honorem Augusti, ms. 120 II della 
Burgerbibliothek di Berna, particolare di c. 138r, che rappresenta Costanza che consegna il neonato Federico alla duchessa di Spoleto
 
Probabilmente poco dopo il Liber, forse entro il 1197 (ma c’è chi propone anche gli anni 1220-21 e 1211), venne composto il De balneis Puteolanis, che J.L.A. Huillard-Bréholles, nel 1852, per primo attribuì al nostro Pietro: nel tardo Medio Evo, infatti, risulta variamente attribuita ad Alcadino o a Eustazio di Matera. In quest’opera – la terza dopo il Liber e un perduto poema in cui si cantavano i «mira Federici gesta», ovvero molto probabilmente le imprese di Federico I Barbarossa, come sappiamo proprio dalla conclusione del De balneis – vengono descritte le acque termali della zona flegrea, lungo il litorale che va da Napoli a Baia. Il poemetto è formato da trentacinque epigrammi, incorniciati da uno proemiale e da uno conclusivo, nei quali – forse prendendo spunto da iscrizioni incise su lapidi antiche – vengono celebrate, in sei distici, le virtù terapeutiche di trentacinque fonti e le infermità che riescono a curare. Esso venne scritto «Cesaris ad laudem»: non è certo, però, quale sia l’imperatore, anche se sembra più plausibile che si tratti di Enrico VI e non di suo figlio Federico II, del quale, nella conclusione, si promette, tuttavia, di narrare le future imprese. L’opera, che, così come il Liber, presenta una ordinata alternanza di testo e miniature, dimostra una cultura in cui sono compresenti speculazione medico-scientifica e pratica empirico-popolare. Essa, in virtù del suo impianto didascalico, godette di una notevole fortuna nei secoli successivi (ne possediamo 21 manoscritti e 12 edizioni a stampa tra il 1475 e il 1607), anche grazie ai volgarizzamenti che ne vennero fatti: uno è in napoletano, di cui si conoscono due redazioni, una databile al 1290-1310, l’altra risalente al 1340.
 
Fonti: G.C. Capaccio, Puteolana Historia, Neapoli 1604, pp. 69-84; Petrus d’Ebulo, Carmen de motibus Siculis, ed. S. Engel, Basileae 1746; Raccolta di tutti i più rinomati scrittori dell’istoria generale del regno di Napoli, ed. G. Gravier, vol. XI, Napoli 1770; Cronisti e scrittori sincroni napoletani editi ed inediti, ed. G. Del Re, vol. I, Napoli 1845, pp. 401-56; Magister Petrus de Ebulo, Liber ad honorem Augusti. Nach der Originalhandschrift für akademische Uebungen, ed. E. Winkelmann, Leipzig 1874; Die Regesten des Kaiserreichs, edd. J.F. Böhmer, J. Ficker, E. Winkelmann, (Reg. Imp. V,1-3), Inssbruck 1881-1901, nr. 1280; E. Pércopo, I Bagni di Pozzuoli, «Archivio storico per le province napoletane», 11 (1886), pp. 597-750; Petri Ansolini De Ebulo, De rebus Siculis Carmen, ed. E. Rota, (RIS2 31, 1) Città di Castello 1904-1910; Pietro Da Eboli, Liber ad honorem Augusti, ed. Gian-Battista Siragusa, (Fonti per la Storia d’Italia 39, 1-2), 2 voll., Roma 1905-1906; M. Pelaez, Un nuovo testo dei “Bagni di Pozzuoli” in volgare napoletano, «Studi romanzi», 19 (1928), pp. 47-134; A. Altamura, Testi napoletani dei secoli XIII e XIV, Napoli 1949, pp. 37-72; Petrus de Ebulo, Nomina et virtutes balneorum seu De Balneis Puteolorum et Baiarum. Codice Angelico 1474, ed. A. Daneu Lattanzi, Roma 1964; Alcadino, De balneis Puteolanis, edd. G. Rialdi-G.M. Obinu, Pisa 1967; Regesta Imperii. Nachträge und Ergänzungen, ed. P. Zinsmaier, (Reg. Imp. V, 4), Köln-Wien 1983, nr. 1280; Petrus de Ebulo, Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis. Eine Bilderchronik der Stauferzeit aus der Burgerbibliothek Bern, edd. T. Kölzer, G. Becht-Jördens et all., Sigmaringen 1994; Petrus de Ebulo, Nomina et virtutes balneorum seu De Balneis Puteolanis, ed. fotografica del ms. 1474 della Bibl. Ang. di Roma, a c. di S. Maddalo, Roma 2001.
 
Bibliografia: J.L.A. Huillard-Bréholles, Notice sur le véritable auteur du poëme De balneis Puteolanis, et sur une traduction française inédite du même poëme, «Mém. Soc. Nat. antiq. France», 21 (1852), pp. 334-53; R. Ries, Zu den Werken des Peter von Eboli, «Mitteilungen des Instituts für Österreichische Geschichtsforschung», 32 (1911), pp. 576-93; C.H. Kauffmann, The Baths of Pozzuoli. A Study of the Medieval Illumination of Peter of Eboli’s Poem, Oxford 1959; T. De Marinis, De Balneis Puteolanis, «Storia e letteratura», 94 (1964), pp. 47-49; L. Petrucci, Per una nuova edizione dei “Bagni di Pozzuoli”, «Studi mediolatini e volgari», 21 (1973), pp. 215-60; F. Sabatini, Napoli angioina. Cultura e società, Napoli 1975, pp. 44-46, 119-24; J.M. d’Amato, Prolegomena to a Critical Edition of the Illustrated Medieval Poem ‘De balneis Terre Laboris’ by Peter of Eboli (Petrus de Ebulo), Ph. D. diss., John Hopkins University, 1975; R. Manselli, Premessa ad una lettura di Pietro da Eboli, in Studi su Pietro da Eboli, Roma 1978, pp. 5-16; L. Pandimiglio, La ideologia politica di Pietro da Eboli, ibid., pp. 17-37; C. Frova, Retorica, storia, racconto nel “Liber ad honorem Augusti”, ibid., pp. 39-66; T. Samperi, La cultura letteraria di Pietro da Eboli, ibid., pp. 67-87; M. Gianni-R. Orioli, La cultura medica di Pietro da Eboli, ibid., pp. 89-117; M. Miglio, Momenti e modi di formazione del “Liber ad honorem Augusti”, ibid., pp. 119-47; C. Frugoni, “Fortuna Tancredi”. Temi e immagini di polemica antinormanna in Pietro da Eboli, ibid., pp. 147-169; F. Bruni, L’italiano. Elementi di storia della lingua e della cultura, Torino 1987, pp. 361-69; R.J. Clark, Peter of Eboli “De balneis Puteolanis”: Mss. from the Aragonese Scriptorium in Naples, «Traditio», 45 (1989-90), pp. 380-89; M. Stähli, Petrus de Ebulos “unvollendete” - Eine Handschrift mit Rätseln, in Petrus de Ebulo, Eine Bilderchronik, cit., pp. 247-74; R. Fuchs, R. Mrusek, D. Oltrogge, Die Entstehung der Handschrift. Materialen und Maltechnik, ibid., pp. 275-85; M. Hanly, An Edition of Richat Eudes’s Franch Translation of Pietro da Eboli’s ‘De Balneis Puteolanis’, «Traditio», 51 (1996), pp. 225-55; F. Delle Donne, Dai Normanni agli Svevi. La tradizione propagandistica nel Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli, in Id., Politica e letteratura nel Mezzogiorno medievale, Salerno 2001, pp. 31-73; S. Maddalo, Il ‘De Balneis Puteolanis’ di Pietro da Eboli: Realtà e simbolo nella tradizione figurata, Città del Vaticano 2003; F. Delle Donne, Il potere e la sua legittimazione: letteratura encomiastica in onore di Federico II di Svevia, Arce (FR) 2005; Id.,Pietro da Eboli, in Enciclopedia Federiciana, Roma 2005, pp. 511-14; Id., La presa di Arce e della Rocca d’Arce secondo le cronache coeve, in ‘Ianua Regni’. Il ruolo di Arce e del castello di Rocca d’Arce in epoca normanno-sveva, Arce (FR) 2006, pp. 11-32; D. Ciao, La cultura figurativa del regno normanno-svevo. Arce nella rappresentazione del ‘Liber ad honorem Augusti’ di Pietro da Eboli, ibid., pp. 101-27;G. Vitolo, Nel laboratorio della storia. I medici di Salerno, le terme di Baia-Pozzuoli e la leggenda virgiliana di Napoli, «Rassegna Storica Salernitana», 46 (2006), pp. 43-73.
 
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