Matteo Gentile

stemma della famiglia Gentile
Matteo Gentile
di Enza Moscaritolo
 
La storia non è stata fatta solo da grandi personaggi, da eroi, da eccezionali personalità che con il loro estro e le loro capacità hanno saputo condizionare e determinare il corso degli eventi: anche coloro che operano nell'ombra, che agiscono senza i clamori della cronaca e della gloria hanno un loro peso determinante. Svolgono silenziosamente le loro vite, ma il merito di tante vicissitudini, di tante scelte decisive è sicuramente da attribuirsi anche a loro, ma forse noi non lo sapremo mai. Uno dei grandi meriti di Federico II fu, tra le altre sue inconfutabili qualità, quello di sapersi scegliere al meglio i suoi "collaboratori", le sue persone di fiducia, che lo affiancavano nel controllo del suo Impero e nella gestione del territorio (non dimentichiamo che il fido braccio destro era quel validissimo consigliere politico Pier delle Vigne): uno di questi personaggi fu sicuramente Matteo Gentile (Matheis Gentilis), signore di Fiorentino dal 1205 al 1219, conte di Lesina e " Capitaneus et magister iustitiarius Apuliae et terre laboris ".
Un uomo politico di grandi qualità che, dal 1210 al 1211, si unisce ad un socius "Dominus Gaydo (o Gaydonus ), che forse divide con lui proprio il potere su Fiorentino.
 
Nel maggio 1212 a Gualtiero e Bernardo Gentile, fratelli di Matteo, fu concessa la contea di Ischitella. Le informazioni, per ovvi motivi, sono vaghe e frammentarie e purtroppo si fà fatica a ricostruire su valide basi storiche il profilo di questo personaggio importante per la terra di Capitanata, imparentato anche con Syfridina (1200 ?- 1279), contessa di Caserta, di Lesina e di Ischitella e madre di Riccardo da Caserta, genero di Federico II.
L'abilità e la bravura in campo politico di Matteo Gentile gli fanno guadagnare alte onorificenze come quando, nel dicembre del 1220, Federico II gli conferma i privilegi e i possedimenti di Montevergine: "Insuper concedimus et confirmamus ipsi monasterio habere et percipere perpetuo de lacu Alesine annuatim sexaginta sertas anguillarum de grossis et supergrossis…", come riconoscimento del suo valore e della sua fedeltà e come "ringraziamento" per i rifornimenti che la famiglia Gentile provvedeva ad approvvigionare alla cucine imperiali di anguille di Lesina, il cui lago è un habitat ideale per questi pesci tanto graditi all'imperatore.
Alcuni autori attestano che i componenti della famiglia Gentile fossero signori di Lesina già ai tempi di Unfrido, figlio di Tancredi d'Altavilla, nel periodo della prima dominazione normanna. Matteo Gentile morì prima del 1227, ma la sua famiglia e il suo casato furono fedeli agli Svevi sino alla fine, infatti la contessa Syfridina preferì il carcere, inflittole dagli Angioini, nuovi dominatori, nel castello di Trani piuttosto che la delazione, comportamento di esemplare dignità e fedeltà.
 
Questi personaggi "minori" rappresentano forse degli illustri sconosciuti, ma in alcuni casi sono stati decisivi e fondamentali per lo sviluppo e la crescita della terra di Capitanata, contribuendo sensibilmente con il loro lavoro silenzioso, condotto all'ombra dei "grandi".
 
Bibliografia:
Stroffolini, La contea di Caserta all'epoca Sveva, in "Archivio Storico Campano" diretto da Angelo Broccoli, volume II, parte II fascicolo III, Caserta 1893/94.
Roberto Matteo Pasquandrea, Fiorentino: una città bizantina di frontiera (XI-XIV sec.) in Profili della Daunia antica, a cura del Centro FG/31 (CRSEC Foggia), Foggia, 1986.
Pasquale Corsi; "Federico II e la Capitanata", "La Capitanata – Rassegna di vita e di studi – A. XXXII – XXXIII (1995-1996), n. 3-4 – Foggia 1996".
Angela Picca; Syfridina contessa di Caserta, Edizioni CIAC Roma, 1999.
Copyright © Enza Moscaritolo
Immagine - Stemma di casato (famiglia Gentile di Lesina?) sovrastante l'iscrizione n.1 in via Torre (Vico del Gargano). Tale reperto è stato asportato nella notte tra il 1° e 2 nov. 1998 da ladri trafficanti di opere d'arte.