L'Imperator beffato

L'Imperator beffato
 
All'indomani dell'incoronazione, il 22 novembre del 1220 in S. Pietro, Federico II si appresta rimetter piede nel regno ed a riorganizzare e recuperare i diritti della monarchia minate dalle inquietudini e dalle discordie baronali. Prima di ciò si imponeva però l'urgenza di risolvere l'endemica conflittualità con alcune sacche di resistenza araba ancora presenti in alcune roccaforti dell'isola. L'ultima resistenza, si narra, fu tentata da una bella e astuta donna, conosciuta come "la figlia di Mirabetto" e viene collocata tra il 1220 ed il 1223.
Teatro degli eventi fu la rocca di Entella, ove si era rifugiato l'emiro Ibn Abbad, noto con il nome di Mirabetto (Emir Abbad). Costui, con i suoi figli, aveva organizzato ad Entella un'ultima disperata resistenza.
 
L'imperatore, ritenendo inutile ed estenuante l'assedio, promise a lui e ai suoi figli salva la vita qualora si fossero recati a Palermo a fare atto di sottomissione; non solo ma avrebbe loro concesso un salvacondotto per recarsi in Africa. Mirabetto si lasciò convincere e convinse i suoi figli a seguirlo.
Federico II e la sua corte, Exultet di salerno.
 
Ma l'unica sua figlia, di cui non si tramanda il nome, non si fidò e disse al padre e ai fratelli: Voi andate pure. Io resterò ad Entella. Se l'Imperatore mantiene fede alla parola data io vi raggiungerò in Africa. Ma se l'Imperatore non terrà fede ai patti, io vi vendicherò. . La fanciulla aveva avuto ragione a diffidare, Federico, infatti, accolse Mirabetto ed i suoi figli con molti onori e li fece imbarcare su una nave diretta a Tunisi. Durante il viaggio però questi furono derubati e "mazzerati", buttati cioè in mare chiusi in un sacco, dai marinai di Federico. Invano la figlia di Mirabetto, asserragliata nella rocca attese, per oltre due anni, notizie dei fratelli ed arrivata ormai allo stremo delle risorse e della speranza, decise di mettere in atto la sua vendetta. Scrisse segretamente all'imperatore e gli offrì l'imprendibile rocca di Entella. I patti erano che Trecento guerrieri svevi (cento per ognuno dei suoi parenti) arrivassero di notte ad Entella, lei stessa li avrebbe fatti entrare di nascosto nei punti chiave della roccaforte. Questo per non allarmare i suoi fedeli, che giammai avrebbero ceduto. Federico accettò e quando, nella notte stabilita, i trecento suoi guerrieri arrivarono ad Entella, la figlia di Mirabetto li fece entrare a piccoli gruppi nella fortezza e mano mano li fece immediatamente massacrare dai suoi servi. Al mattino seguente, Federico non vide sventolare i suoi vessilli sul torrione di Entella, né vide aprirsi le porte del castello. Comprese allora di essere stato abilmente raggirato dalla ragazza, che aveva consumato la sua vendetta. Ma da quell’uomo eccezionale che era, fu talmente ammirato dal coraggio e dall'astuzia della fanciulla che le inviò una missiva in cui le offriva protezione e sicurezza e dichiarava inoltre di desiderare un figlio da una donna "che non aveva eguali al mondo" e che aveva saputo sfidare e vincere l'Imperatore.
La figlia di Mirabetto orgogliosamente rifiutò, paga di aver saputo , lei da sola, dare scacco all'imperatore. Qualche giorno dopo però ormai allo stremo della resistenza, priva di cibo e di munizioni, si avvelenò. Facendosi mordere da una serpe velenosa, dicono, come Cleopatra.
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