IMBALSAMAZIONE DI FEDERICO II

A PROPOSITO DELL’IMBALSAMAZIONE DI FEDERICO II
Un intervento autorevole che metta a tacere tante ipotesi fantasiose.
a cura della redazione del sito
 
La recente riapertura del sarcofago di Federico II ha mosso molte curiosità anche fra i lettori di questo sito.
Alcuni appassionati ad esempio desiderano conoscere qualche particolare sulla imbalsamazione della salma, tanto più che c’è chi ha sostenuto l’impossibilità che la delicata operazione possa essere avvenuta correttamente, nel breve tempo intercorso fra la morte avvenuta il 13 dicembre 1250 ed il trasporto a Palermo iniziato appena 15 giorni dopo, secondo quanto affermano le fonti, prima fra tutte la Chronica di Fra Salimbene de Adam da Parma.
Da qui è c’è chi ha avanzato addirittura un’ipotesi assai fantasiosa, secondo la quale nel sarcofago di Palermo non ci sia Federico ma una sua controfigura!
Per saperne di più ci siamo rivolti al Professor Gino Fornaciari, direttore del Corso di Perfezionamento in Paleopatologia presso l’Università di Pisa, al quale abbiamo rivolto alcune domande.
 
1. A quali esigenze rispondeva l’imbalsamazione nel Medio Evo?
 
L’imbalsamazione dei sovrani serviva in primo luogo per le lunghe esposizioni funebri dell’epoca, indispensabili per il dovuto omaggio dei notabili. Talora poteva essere utile anche per trasportare il cadavere al definitivo luogo di sepoltura, come avvenne certamente nel caso di Federico II. La pratica dell’imbalsamazione fu comunque ampiamente diffusa nel Medio Evo per conservare i corpi dei personaggi illustri, o comunque ritenuti importanti dalla comunità, come principi, nobili e santi.
Abbiamo ad esempio notizia dell’imbalsamazione di Roberto il Guiscardo, deceduto a Corfù nel 1085 durante la guerra contro i Bizantini, e di Enrico I, re di Inghilterra, deceduto nel 1133. Conosciamo le pratiche imbalsamatorie di ben sette corpi di santi da S. Margherita da Cortona (+1297) a S. Rita da Cascia (+1447). Io stesso ho potuto constatare l’avvenuta imbalsamazione, tramite spugne marine e resine vegetali, dei Re di Napoli Ferrante I (+1492) e Ferrante II (+1494) di Aragona.
 
2. La pratica prevedeva tempi particolari e precisi di esecuzione?
 
Se ci riferiamo al Medio Evo, non esisteva per l’imbalsamazione un periodo "canonico", come alcuni ritengono tra un minimo di 70 giorni ed un massimo di 200 giorni, che corrispondeva invece al tempo di imbalsamazione impiegato dagli antichi Egizi secondo Erodoto. Nel Medio Evo la tecnica di imbalsamazione egiziana era ormai andata perduta, e non se ne ha notizia nemmeno presso le confraternite iniziatiche. Di conseguenza ogni imbalsamatore, in genere il medico di corte, si regolava come meglio credeva, secondo le sue conoscenze.
 
3. Ci può fare un esempio?
 
Paradigmatica è, in proposito, la notizia che la Regina Anna d’Asburgo, deceduta a Vienna il 23 febbraio 1281, fu imbalsamata e sepolta nella cattedrale di Basilea il 20 marzo successivo. Se si considera che il viaggio da Vienna a Basilea di solito veniva effettuato in 40 giorni, si può dedurre che la sovrana fu imbalsamata appena deceduta! Un fatto analogo può essere benissimo avvenuto anche per Federico II.
 
4. Un ultimo contributo per i nostri lettori: senza ricorrere a termini troppo tecnici, può dirci in che cosa consisteva l’imbalsamazione medievale?
 
La tecnica imbalsamatoria medievale era semplicissima: consisteva nell’asportazione di tutti i visceri, compreso il cervello tramite craniotomia (apertura del cranio) e nella loro sostituzione con materiali conservanti di origine vegetale (resine e/o piante aromatiche), animale (lana) o minerale (calce). Seguiva la sutura delle incisioni, il rivestimento del corpo con abiti ed infine la sepoltura. Solo in caso di lunghe esposizioni pubbliche il corpo veniva collocato in chiesa, dove un adatto microclima, favorito dalla presenza di ceri e torce, provocava il suo completo essiccamento.