La città di Bitonto

Cattedrale di Bitonto
La città di Bitonto
 
Città di antica fondazione, fu municipio romano con il nome di Butuntum, e vanta una delle più belle cattedrali romaniche della Puglia, tra l'altro da poco ripulita all'esterno e restituita allo splendore di un tempo.
La chiesa è ancora parzialmente inagibile a causa di recenti scavi che hanno interessato l'intera superficie interna, e che hanno tra l'altro riportato alla luce strutture e frequentazioni preesistenti relative ad edifici di culto a pilastri con resti di affreschi, frammenti di decorazione scultorea databili probabilmente all'XI secolo e vasti brani di mosaico pavimentale tra cui spicca, per bellezza e stato di conservazione, un grande grifo.
 
L'inserimento di Bitonto tra le città di interesse federiciano non è casuale: infatti, al di là dell'indiscutibile interesse per una cittadina ricca di chiese e palazzi nobiliari di ogni epoca, le tracce dell'imperatore Federico II ci conducono proprio nella cattedrale dedicata a S. Valentino, costruita tra XII e XIII secolo secondo il modello della basilica di S. Nicola di Bari; la chiesa ha un'imponente facciata tripartita verticalmente da lesene, con cuspide e spioventi, ed è aperta da tre portali (quello centrale magnificamente scolpito con motivi vegetali e scene del Nuovo Testamento), quattro finestre bifore ed uno splendido rosone fiancheggiato da animali su colonnine pensili; il fianco meridionale che si affaccia sulla piazza presenta l'elegante loggiato a esafore su colonnine e capitelli a stampella riccamente scolpiti. L'interno è diviso in tre navate ritmate da colonne e pilastri con semicolonne addossate; della ricca suppellettile originaria (tra cui l'altare, il ciborio, la recinzione presbiteriale), dispersa e smembrata dalla bufera di trasformazioni di età barocca, ci restano oggi testimonianze parziali.
 
Interno della Cattedrale
 
Tra queste ci interessa l'ambone, oggi addossato al pilastro destro di sostegno dell'arco trionfale, ma in origine sistemato tra le ultime due colonne a sinistra della nave maggiore; realizzato quasi integralmente in marmo, smontato nel Seicento e rimontato parzialmente nel secolo successivo, l'ambone bitontino è uno dei pezzi più celebrati della scultura pugliese, non soltanto per la preziosità arcaizzante degli intagli, degli intrecci, dei trafori, ma anche per l'iscrizione posta sotto il lettorino (hoc opus fecit nicolaus / sacerdos et magister anno millesimo / ducentesimo vicesimo / nono i[n]dictionis secunde) che consegna alla storia il nome dell'artefice (lo stesso prete Nicola che si firma sul basamento del campanile della cattedrale di Trani) e la data dell'esecuzione (1229).
L'interesse per l'ambone deriva dalla presenza di una lastra triangolare inserita nel parapetto della scala, incorniciata da una fascia decorata ad incrostazione, che mostra un'enigmatica scena profana scolpita a bassorilievo: vi si trovano quattro personaggi in posizione frontale, inquadrati sotto una fila di archetti, uno seduto e tre in piedi, ed un uccello piumato (forse un'aquila) al margine inferiore destro.
Lastra dell'ambone
 
Tradizionalmente identificati come membri della famiglia sveva, i personaggi potrebbero rappresentare (partendo dalla figura seduta a sinistra) Federico I Barbarossa nell'atto di trasmettere lo scettro ad Enrico VI, e di seguito Federico II ed il figlio Corrado, in una sorta di celebrazione della dinastia; oppure, se la figura seduta fosse femminile (come sembrerebbe a giudicare dalla pettinatura e dal tipo di corona), potrebbe trattarsi addirittura della personificazione della città di Bitonto cui Federico imperatore, il personaggio coronato al centro della composizione, invia attraverso un messaggero lo scettro, simbolo della sua condizione di città regia, e cioè posta sotto l'esclusiva autorità del re.
Particolare della lastra dell'ambone
 
foto di copertina "La Cattedrale".
 
DA LEGGERE:
 
S. Simone, La cattedrale di Bitonto e il suo restauro, Bari 1884-88;
G. Valente, La cattedrale di Bitonto descritta e documentata, Bitonto 1901;
C. Ceschi, Gli ultimi restauri della cattedrale di Bitonto, in «Rassegna d’Architettura» (1934), pp. 1-15;
A. Del Sordo, Cenni storico-artistici sulla cattedrale di Bitonto, Bari 1943;
G. Mongiello, La cattedrale di Bitonto, Caserta 1952;
P. Amendolagine, Motivi ornamentali nella cattedrale di Bitonto, Bitonto 1954;
E. Sannicandro, La cattedrale di Bitonto, Bitonto 1961; 
H.M. Schaller, L’ambone della cattedrale di Bitonto e l’idea imperiale di Federico II, in «Quaderni Bitontini», 1 (1970);
A. Castellano, Di una famiglia di architetti bitontini: i Valentino, in Studi di storia pugliese in onore di Nicola Vacca, Galatina 1971;
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M. Pasculli Ferrara, I Cimafonte a Barletta, in «Napoli Nobilissima», XXIII, I-II (1984), pp. 3-16;
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R. Di Paola - M. Milella, Il custode del tempio. Note sui lavori della cattedrale di Bitonto, ivi, pp. 130-133;
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Bitonto e la Puglia tra tardoantico e regno normanno, Atti del Convegno (Bitonto 15-17 ottobre 1998), Bari 1999, in particolare i contributi di P. Belli D’Elia (Espressioni figurative protoromaniche nella Puglia centrale: il ‘mosaico del grifo’ della cattedrale di Bitonto, pp. 171-192), di R. Cassano (I mosaici pavimentali della basilica paleocristiana di Bitonto, pp. 151-169) e di M.R. Depalo (Le indagini archeologiche nella cattedrale di Bitonto: la cattedrale riscoperta, pp. 129-137);
E. Pellegrino, La cattedrale di Bitonto: i restauri, in Castelli e cattedrali di Puglia a cent’anni dall’Esposizione Nazionale di Torino, catalogo della mostra a cura di C. Gelao e G. Jacobitti, Bari 1999, pp. 507-509;
M.R. Depalo, La cattedrale di Bitonto: le indagini archeologiche, ivi, pp. 511-513;
P. Spagnoletta, La cattedrale di Bitonto: relazioni stratigrafiche e analisi dei reperti, ivi, pp. 515-527;
S. Mola - R. Cassano - M. Pasculli Ferrara, La cattedrale di Bitonto, in Cattedrali di Puglia. Una storia lunga duemila anni, a cura di C.D. Fonseca, Bari 2001, pp. 145-151.
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