Il castello di Termoli

Il castello di Termoli (CB)
 
Termoli fu capoluogo di contea longobarda fino all’arrivo dei Normanni, i quali, con Roberto di Loritello, diedero origine alla contea omonima. Nel centro abitato i Loritello eressero un palatium, nel quale, secondo le fonti, re Tancredi avrebbe tenuto solemnen curiam con i suoi baroni. Nel periodo svevo la città fu incorporata nel demanio regio; grande importanza doveva avere il porto, che Federico II collocò all’interno di un più vasto programma di riorganizzazione degli approdi dell’Adriatico, ridisegnando il ruolo della città come porto commerciale e punto di imbarco per le crociate; e in tale contesto si inserì la cinta muraria, probabilmente già esistente prima dei Normanni, ma espressamente citata in un documento del 1239 in cui Federico II concedeva l’apertura di un mercato fuori le mura; la presenza di strutture murarie difensive viene confermata dal Quaternus de excadenciis Capitanatae in cui vengono citati il porto, il suburbio e le mura.
Il castello di Termoli visto dalla città, foto di Alberto Gentile.
 
La maggior parte degli studi tende ad attribuire la cinta muraria e il castello, posto ai margini dell’insediamento urbano, proprio all’epoca federiciana, pur riconoscendo l’ampio riutilizzo delle precedenti strutture normanne.
Nello Statutum de reparatione castrorum il castrum di Termoli appare gravemente danneggiato e bisognoso di cure, a seguito del saccheggio veneziano del 1240; ciò significa che le forme più vicine a quelle attuali risalgono più o meno alla metà del XIII secolo (una lapide oggi scomparsa ma trascritta nell’Ottocento segnalava la data del 1247). Bisogna tuttavia tenere conto anche di numerose ristrutturazioni, tra cui quella all’indomani del terremoto del 1456 o quella del 1566 derivata da un’incursione turca; altri pesanti interventi risalgono all’Ottocento e al periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
Il castello rappresenta oggi nell’immaginario collettivo di Termoli l’“icona” più nota e riconoscibile: è nello stemma cittadino, ma viene anche utilizzato spesso come logo nelle insegne di ristoranti e bar, per identificare prodotti commerciali e associazioni, per segnalare manifestazioni turistiche e culturali.
Naturalmente, ciò che osserviamo oggi è il risultato di trasformazioni ed adattamenti anche sostanziali, dovuti a mutamenti di funzioni nel corso dei secoli ed alla perdita delle prerogative militari originarie in concomitanza con l’introduzione delle armi da fuoco; ma è anche ciò che resta di un complesso sistema di fortificazioni snaturato dalla perdita di alcuni elementi caratterizzanti, nonché dall’espansione urbanistica soprattutto degli ultimi due secoli.
Delle opere fortificate originarie restano oggi il castello, appunto, i bastioni verso terra con la porta d’ingresso, alcuni tratti di cortine murarie e sei torri.
Il castello vero e proprio si presenta oggi come un torrione su base troncopiramidale e munito di torrette angolari. Queste ultime sono certamente da considerarsi aggiunte posteriori alla sua fondazione, così come la base scarpata, secondo quanto confermerebbero i recenti lavori di restauro. 
Le Geometrie precise del castello federiciano ed i profili della torretta belvedere.
Gli aspetti costruttivi del castello furono ben delineati da A. Haseloff, che pubblicò a suo tempo anche alcuni rilievi e fotografie utili per capire le trasformazioni avvenute negli ultimi cento anni. È evidente l’affinità stringente con opere fortificate tipo il palatium federiciano di Lucera (tanto che E. Bertaux ipotizzò per quest’ultimo una filiazione dal modello molisano) o i torrioni di Arpaia, Adrano, Calascio e Tertiveri, tutti caratterizzati dall’ispirazione al modello del donjon normanno.
I restauri degli ultimi vent’anni hanno comportato anche una serie di indagini archeologiche, dalle quali si è potuta delineare meglio la sua struttura e confermare che la campagna di lavori di epoca federiciana inglobò una precedente torre normanna. La stratigrafia cronologicamente successiva ha confermato che le modifiche successive alla campagna di lavori di età federiciana sono state talora pesanti e sostanziali.
Il corpo inferiore, fortemente a scarpata, è costituito da due corridoi anulari sovrapposti e coperti a botte (quello inferiore era probabilmente utilizzato come magazzino, quello superiore per la difesa e l’alloggio) collegati oggi da due scale “moderne”. 
La scoperta di mensole in pietra destinate all’appoggio del rullo e di alloggiamenti dei pali, ci fanno supporre che l’ingresso antico doveva essere protetto da un ponte levatoio.
Il corpo superiore del castello, i cui vani interni sono stati trasformati negli anni Venti del XX secolo, si sviluppa invece su tre piani più la terrazza. All’esterno, sul lato dell’ingresso, sono stati riportati in luce due tratti murari probabilmente ascrivibili alla cinta federiciana, forse con funzione di battiponte. La struttura della fabbrica di epoca federiciana, alla luce dei restauri e degli scavi, appare caratterizzata da murature in pietrame misto ed elementi informi di conglomerato naturale legati da malta; elementi più regolari nella taglia e maggiormente curati nell’esecuzione sono presenti nelle strutture d’angolo, negli spigoli delle cortine inclinate della scarpa e negli elementi difensivi sporgenti.
 
 Bibliografia:
 
- A. Haseloff, Die Bauten der Hohenstaufen in Unteritalien, Leipzig 1920, trad. it. Architettura sveva nell’Italia meridionale, a cura di M.S. Calò Mariani, Bari 1992, pp. 357-365;
- A. Caruso, Il castello di Termoli e la difesa costiera molisana, Ripamolisani 1995 (con bibliografia precedente);
- L. Marino, Il castello di Termoli alla luce dei recenti restauri. Nota sui materiali e sulle strutture, in Castra ipsa possunt et debent reparari: indagini conoscitive e metodologie di restauro delle strutture castellane normanno-sveve, Atti del convegno internazionale di studio promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Federiciani, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 16-19 ottobre 1997), a cura di C.D. Fonseca, Roma 1998, pp. 617-634.
 
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