Novità sull'apertura del sarcofago di Enrico VII

Novità sull'apertura del sarcofago di Enrico VII
 
Enrico VII re di Germania (? 1211-Martirano 1242). Primogenito di Federico II e di Costanza d'Aragona, fu nominato, ancora bambino, re di Germania nel 1220.
 
Dichiarato maggiorenne nel 1229, entrò in conflitto con Federico II favorendo la nobiltà tedesca e le rivendicazioni dei comuni lombardi. A capo di una rivolta, fu sconfitto nel 1235. Dopo essersi sottomesso, fu relegato in diverse fortezze dell'Italia meridionale e morì a 31 anni, cadendo in un dirupo e forse suicida, il 10 febbraio 1242.
 
Il giorno 4 novembre 1998, nel Duomo di Cosenza, un'équipe di paleopatologi del Dipartimento di Oncologia dell'Università di Pisa guidata dal Prof. Gino Fornaciari ed affiancata dal Prof. Pietro De Leo del Dipartimento di Storia dell'Università della Calabria, ha proceduto all'esplorazione della tomba di Enrico VII.
 
Il sarcofago, romano riutilizzato, conteneva un unico scheletro in parziale connessione anatomica, incompleto ed alquanto frammentato, di un individuo adulto di sesso maschile, vigoroso, deceduto fra i 30 e i 34 anni di età.
 
Il consolidamento e il restauro delle ossa, effettuato presso il Laboratorio di Paleontologia Umana dell'Università di Pisa, diretto dal Prof. Francesco Mallegni, ha permesso un accurato studio antropologico e paleopatologico.
 
Si tratta di un individuo assai robusto, con una statura di m 1.72, valore da considerare elevato per l'epoca, ed una struttura corporea da normolineo tendente al longilineo. Era caratterizzato dalla presenza di numerose ernie intraspongiose di Schmorl a livello del rachide dorso-lombare, espressione evidente di traumi e/o di sovraccarichi ponderali nel periodo dell'adolescenza, verosimilmente per la pratica dell'equitazione, e da forti attacchi muscolari.
 
La rotula sinistra è asimmetrica, per presenza di un abnorme sviluppo dell'apice inferiore, senza segni recenti di frattura ma con estese reazioni periostitiche posteriori. Si tratta di lesione secondaria ad un importante trauma del ginocchio occorso in età giovanile, che comportò la frattura dell'apice rotuleo, e riparatasi poi in deformità, tale da compromettere seriamente l'andatura del soggetto.
 
Il dato è in accordo con una delle poche caratteristiche fisiche note di Enrico VII, a cui era stato attribuito il soprannome di "sciancato".
 
Lo scheletro facciale mostra un riassorbimento completo della spina nasale anteriore, un vistoso rimodellamento ed arrotondamento dei margini laterali e inferiori dell'apertura piriforme, un'estesa periostite della superficie nasale del palatino, numerose lesioni erosive della zona mediale del palato, con allargamento abnorme del canale naso-palatino e una periostite bilaterale degli zigomatici.
 
Si tratta di una sindrome rinomascellare caratteristica, inquadrabile nella "facies leprosa" e dovuta alla grave rinite cronica muco-purulenta che accompagna clinicamente la forma lepromatosa della lebbra.
 
Lo scheletro postcraniale è caratterizzato, oltre che da una estesa periostite diafisaria dei femori, da un assottigliamento delle diafisi e da un riassorbimento quasi completo delle epifisi distali dei quarti metatarsali e del terzo posteriore della falange prossimale corrispondente.
 
Si tratta di un quadro patologico caratteristico della lebbra delle estremità e in particolare del piede.
 
Si può concludere per una diagnosi di lebbra lepromatosa, il tipo più grave e più diffuso in passato, in fase discretamente avanzata di evoluzione, con epoca di infezione e di esordio clinico riferibile ad alcuni anni prima del decesso.
 
 
Dipartimento di Oncologia
Divisione di Anatomia Patologica
Sezione di Paleopatologia
Università di Pisa
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