Perché un’edizione Castigliana dei Poeti Siciliani dei primi del ‘200?

Il professor José Blanco si accinge a curare una edizione in spagnolo delle opere dei poeti della cosiddetta “Scuola Siciliana”, e in questo articolo ci spiega il perché.
Perché un’edizione Castigliana dei Poeti Siciliani dei primi del ‘200?
di José Blanco (vedi nota)
            Noi, uomini del XX secolo, siamo stati abituati a guardare l’Europa già divisa in mappe politiche a colori, che mettono confini fra la Spagna, la Francia e l’Italia.
            È un difficile esercizio mentale l’immaginare un’Europa di soli cinquanta milioni di abitanti e divisa in tanti regni e piccoli stati. Eppure c’era un  tentativo di unione culturale attraverso la poesia itinerante che varcava i confini per via dei trovatori e portava con sè una lingua nuova, derivata dalla parlata volgare e destinata a prevalere come mezzo di comunicazione, prima dell’emergente classe borghese e poi del potere politico.
            Ma in Italia il peso del latino e della cultura classica era ancora troppo decisivo. Sarà proprio Federico II colui che, attraverso una chiara mossa politica, imporrà un “siciliano illustre” che altro non è che l’antico dialetto apulo-siculo. In codesta maniera, agevolerà i rapporti commerciali ed umani e – soprattutto – punterà all’unificazione della penisola italiana da una prospettiva culturale.
            La sua opera de mecenate è più che significativa. Nella sua corte (che non aveva una sede stabile) raccoglie ai principali intellettuali dell’epoca. Pier della Vigna è protonotaro e logoteta generale del regno, Jacopo da Lentini è notaro, Guido delle Colonne è giudice. La cosiddetta Scuola Poetica è conformata anche da poeti non siciliani (Rinaldo d’Aquino, Giacomino Pugliese), ma tutti frequentano la corte.
            Contrariamente alla poesia, rivolta ai temi religiosi e morali, nei Siciliani prevalgono gli intendimenti artistici e letterari. Dal 1220 (anno in cui Federico II fu eletto imperatore) al 1266 (anno in cui suo figlio Manfredi è ucciso nella battaglia di Benevento) la loro creazione poetica è intensa.
            Ed ecco il punto più importante. La tematica – nella quale predominano gli aspetti psicologici e i mezzi espressivi convenzionali – non è affatto originale, perché segue deliberatamente la poetica provenzale.
            Questo, che potrebbe sembrare un limite, è in realtà il punto focale dell’edizione che stiamo preparando.
            Se questi funzionari di corte si accostano all’amore come espressione di nobiltà spirituale, come omaggio devoto del cavaliere alla dama, lo fanno con lo spirito libero di uomini moderni che godono della libertà di espressione che concede loro la propria condizione di laici, di cittadini europei.
            Intanto, nella corte di Alfonso el Sabio di Castiglia e Leone, e in Galizia si fa altrettanto. Anche Dante – non tralasciando il suo sogno monarchico – renderà omaggio a questa Scuola. Il merito è doppio: gettare le basi di un linguaggio poetico italiano e preparare un cultura di portata europea. Ecco le ragioni per cui questi rimatori meritano di avere un’edizione utilizzando i testi filologicamente stabiliti dai manoscritti originali, accompagnati da un’adeguata parafrasi in castigliano odierno.
 
Nota: Il professor José Blanco è stato docente d'italiano presso l’'Università Statale del Cile, ora è docente di "Estructuras del Lenguaje" (Strutture del linguaggio) e "Arte y estética" (Arte ed estetica) presso l'Universidad de las Américas (Santiago del Cile).
 
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