Santa Maria dei Teutonici

Santa Maria dei Teutonici
Dall’Ordine Ospitaliero a Santa Maria della Selva della Rocca
 
Collegata alla Domus Precina - da cui distava tre miglia a mezzogiorno 1)  deve considerarsi  il Feudo di Bellumvideri 2)  sito “inter Precinam et Sanctum Nicandrum”, (conosciuta anche sotto il nome di Santa Maria dei Teutonici, che ebbe successivamente ad assumere il nome di S. Maria della Selva della Rocca) 3).
Tale territorio, già facente parte tra il X e l’XI secolo dell’antica Abbazia di S. Vincenzo al Volturno, a seguito delle intervenute mutazioni territoriali tra Bizantini e Longobardi, viene a trovarsi lontano dalla casa madre, e quindi non più amministrabile dalla stessa. Divenuto possedimento del Conte di Lesina, Matteo Gentile, viene donato alla Sacra Casa di S. Maria dei Teutonici di Barletta 4).
Tra le funzioni preposte da tale istituzione vi era quella della tutela dei pellegrini, diretti principalmente alla Terra Santa (in utilizzazione dei porti d’imbarco di Barletta, oltre che di Brindisi, più lontano), esplicata sia come riparo e ristoro, sia anche come cura delle anime e del corpo.
Per i pellegrini diretti al Sacro Monte, provenienti dalla consolare via Litoranea, l’Ordine dei Teutonici, istituì ai primi contrafforti del Gargano, sui tracciati di Valle Oscura, nei pressi di S. Giovanni dello Castelluzzo e per S. Annea (o Santannea) 5), oltre le sorgenti del Caldulo e dell’Apri, l’insediamento ospitaliero di S. Maria dei Teutonici, (nelle cui vicinanze si trova anche Sant’Annea o anche Santanea) 6). Tale ospizio ovviamente era collegato amministrativamente con la casa madre, San Leonardo delle Matine, sul  mare di Siponto, attraverso i tracciati - da costa a costa a piè del massiccio del Gargano - che dovevano  necessariamente passare per la domus Precina, posta sostanzialmente sul percorso relativo e che diretamente o indiretamente ne influenzava la vita (venendosi a sua volta influenzata in una qualche maniera!) 7).
I rapporti dapprima idilliaci tra l’Imperatore Federico II e i Teutoni (pur di comune originaria stirpe), con l’intervenuto suo riconoscimento delle donazioni del Conte Gentile (1230) 8), a seguito dell’accentuarsi della conflittualità col Papato, che implicò schieramenti dell’ordine, non condivisi dallo Svevo, vennero via via ad incrinarsi, tant’è che nel 1240, i beni dell’Ordine 9), vennero confiscati a favore dell’erario imperiale 10).
Fra questi beni caddero ovviamente anche quelli posseduti nell’area attorno alla Domus Precina, così come nello scadenzario vennero analiticamente indicati.
La collocazione di tali cespiti, soggetti all’erario imperiale tra le “scadenze in Precina”, conferma il collegamento con la domus Precina stessa.
Questi beni 11) sono esattamente così indicati:
“un oliveto in tenimento Belvedere che fu di Santa Maria dei Teutonici 12) che vale 20 staia di olio all’anno, vi lavora la masseria; ivi stesso, già della stessa chiesa, vi è la metà della foce del fiume Apri 13) dalla quale era consuetudine percepire annualmente mezza oncia d’oro, ed è nelle mani della masseria della medesima terra di Apricena”.
“una vigna di Santa Maria dei Teutoni in colle Riva Martino che vale 8 salme all’anno” 14).
E’ interessante rilevare la corposità della rendita di entrambi i cespiti che - in specie - dopo la confisca andava sicuramente ad arricchire la dispensa della domus Precina, anche in specie in relazione alla relativa modestia delle rendite degli altri beni confiscati agli homines Precinae, ricadute nella confisca, essendo quelle confiscate ai Cavalieri capaci di soddisfare esigenze di comunità ricche e numerose, addirittura con surplus che andava probabilmente commercializzato.
Il primo, infatti, (oltre alla mezza oncia d’oro sul fiume) produceva 20 staia di olio che corrispondevano ad oltre 400 litri; il secondo addirittura 8 salme per ben altri 1600 litri 15).  
Dopo la morte di Federico II dei suddetti beni se ne continuerà a parlare con Manfredi (1251), sempre con chiara individuazione ed appartenenza ad Apricena 16) e con Carlo d’Angiò (1273) sia pure - a volte con toponimi diversi (Caldoli, con riferimento alla sorgente alla base del colle di Belvedere).
Il collegamento dell’area ad Apricena è ulteriormente confermato con il conferimento dell’incarico al Mastro Giurato Jacobus de Precina del rispetto delle disposizioni del d’Angiò.... L’affidamento al detto Mastrogiurato evidenzia non solamente il collegamento del “tenimento” con Precina ma la presenza nella stessa di personaggi di sicuro affidamento e di vasta esperienza.
Il legame ad Apricena è andato lentamente affievolendosi a seguito delle insorgenze delle cupidigie dei signorotti dei territori limitrofi: Lesina, Cagnano e Sannicandro, favorite dalle vicissitudini della casa madre i cui interessi vennero via via affidati e malcurati da abati commendatari, che vivevano lontano (tant’è che si erano pressoché perse le tracce del passaggio - se non addirittura dell’esistenza - del detto territorio indicato ne “Il Cabreo” come “Tenimento di Belvedere”).
Ciò nonostante il detto Tenimento (a seguito delle leggi che si sono via via succedute, dalla soppressione degli ordini monastici a quelli eversivi della feudalità) 17), è giunto ai giorni nostri di chiara appartenenza ad Apricena. Tanto sia pure passando da una fase storica - in senso stretto con l’Ordine teutonico - a quello religioso - con la dipendenza dal clero di Apricena della chiesa della Madonna della Selva della Rocca 18), (finché è esistita la chiesa omonima prima della sua virtuale scomparsa, avvenuta nell’ultimo secolo), per giungere al fine ai tempi nostri con l’attuale funzione agro-pastorale e la sua collocazione nel demanio di Apricena nel Parco Nazionale del Gargano 19).
 
Note
 
1) Vedi “Il Cabreo di San Leonardo di Siponto” (messo a disposizione dall’amico Gennarino Arbore, indefesso ricercatore) curato da G. Pensato, Edizioni Scientifiche Italiane 2000 del Comune di Manfredonia, la seconda parte ampiamente descritta da A. Ventura. Torna su
 
2) Nell’elenco provvisorio dei castelli e dei palazzi di Capitanata del XIII Sec., D. Leistikow (come lo rileva Sthamer nei Castelli curiali), indica nel Monte Gargano quello di Bellovideri, quale ex Domus vicina al lago di Lesina, ma in ”posizione ignota”, ma è da ritenersi quasi certamente riferibile a quanto oggetto della presente trattazione. Vedi anche R. Licinio in “Foggia medioevale”, o.c.: “Le Masserie regie...”, ove indica - nell’area garganica - in Apricena la masseria della Corte ...in tenimento Bellovideri... . Torna su
 
3) Detta di poi della Selva della Rocca, probabilmente in relazione alla sua collocazione sulla sommità di un colle ed in un una zona fortemente boscosa. Torna su
 
4) L’Ordine religioso (vedi ne “Il Cabreo”, o.c., la relazione di A. D’Ardes) di tipo ospitaliero militare venne fondato presso Accon in Terra Santa nel 1190 attorno ad un’ospedale da campo. Riconosciuto già nel 1191 da Clemente III e nel 1198 da Enrico VI, ebbe una rapida espansione grazie al sostegno ricevuto da regnanti di origine tedesca ed a personaggi di grande spessore, quali Ermanno di Salza, vicino a Federico II ed al suo avversario Gregorio IX. I primi possedimenti ottenuti sulla costa pugliese, strategica in funzione degli approvigionamenti verso le terre orientali, risalgono già alla fine del XII Secolo, con l’attibuzione dell’ospedale di San Tommaso a Barletta.
 
5) Sulla rete viaria nella Daunia, vedi infra ed anche N. Russi : La viabilità medievale ; ed ancora la nota n.17 al mio capitolo su “S. Maria della Selva della Rocca”, in Apricena...percorsi. O.c. .Ed ancora : V. Alvisi : La viabilità romana della Daunia (Bari, 1930); E. Salvatore Laurelli : Gli itinerari della tavola Peutingeriana nella Daunia antica (CRSEC-Fg-1987) e E. Benvenuto: “Viabilità romana nella Daunia” in un opuscolo fuori commercio sui ritrovamenti (archeologici ad Apricena) con testi di F. Lupardi e di D. Pipino - pubblicati dal Circolo Culturale il Poliedro con la Sezione dell’Archeo Club di Foggia negli ani ‘80 (?).
 
6) Proprio in relazione all’estrema vicinanza con l’antico insediamento Templare di Bellumvideri (oltre uno dei valloni - intersecante il territorio della Fondazione Zaccagnino - e che rasentando l’area dove era ubicato l’ospizio di San Leonardo (Sic!) mena ai ruderi attuali della chiesa di Santa Maria della Selva della Rocca), l’esistenza della Villa Romana (?) di S. Annea, tuttora dal popolo comunemente indicata e collocata nel c. d. “Feudo”, ci fa sorgere il quesito (cui altri più esperti di me sicuramente potranno rispondere) se appunto la sopraddetta contrada di S.Annea, con la sua vocazione agricola (con tutta la serie delle sue emergenze architettoniche tuttora evidenti) non abbia costituito già nel IV e III Sec. a.c. la prima struttura e un primo insediamento, persistente per oltre un millennio, sino alla sua utilizzazione nel tenimento Teutonico di Bellumvideri. Anzi, dall’esame della pianta dell’attuale comprensorio della Fondazione Zaccagnino, esistendo detta villa al di là del vallone centrale, confermerebbe questa ipotesi. La Villa si presenta rettangolare con un affaccio sul mare, inquadrato tra due sporgenze angolari in forma di bastioni quadrati, costruiti in opera reticolata e incerta, accomunati, talvolta nelle due facciaviste diverse di una stessa parete. La grandezza del complesso lascia supporre l’esistenza di una committenza di notevoli possibilità economiche legata all’epoca alla nascente aristocrazia italica (V. in “La Daunia Antica”, a cura della Banca del Monte di Foggia - Electa Ed., Milano 1982: “Dall’ellenizzazione all’età repubblicana”, di M. Mazzei e E. Lippolis). Anche se dagli studiosi l’esistenza della “Villa” Romana del c.d. Pretorio Pubblicano (Praetorio Publilianum - come leggesi nella iscrizione sulla meridiana rinvenuta nella Masseria Amorusi sulla Murgetta di Apricena, attualmente nella sede del Comune di Apricena e di prossima sistemazione nel Museo di Apricena) é indicata con riferimento ad un diverso periodo storico (così come l’altra villa cosideta Agnuli sul porticciolo di Mattinata), non mi appare di escludere un’analoga funzione agricola, economicamente produttiva, in epoca coeva e architettonicamente assimilabile.
 
7) D’altronde la presenza di un hospitium (alloggio per poveri e bisognosi), si giustifica per la presenza di pellegrini e viaggiatori, provati da lunghi e difficili viaggi dal c.d. “labor ambulandi”, provenienti quasi certamente dalla casa madre (verso Siponto), ma anche, molto più probabilmente ed in modo più modesto, proprio per la via litoranea per Alexinae e Teanum e dalla via Sacra Longobardorum, da Aecae e Beneventum.
 
8) Vedi Huillard Breholles- Historia diplomatici Federici II- Parigi, 1852.
 
9) Sui Cavalieri di Santa Maria dei Teutoni vedi “Foggia e la Capitanata” nel Quadernus Excadenciarum di Federico II di Svevia” a cura di G. de Troia (Banca del Monte, Foggia 1994) ed anche la lunga nota nr.16 nel mio libro “Apricena...percorsi”: “I luoghi della Fede”, “La  Madonna della selva della Rocca” e “L’ordine dei Cavalieri Teutonici” (o.c.).
 
10) Vedi appresso nello “Scadenzario”, o.c..
 
11) Vedi nello Scadenzario di de Troia, o.c., pag.325 e 327. A questi beni vanno aggiunti: la metà del fiume Apri (la stessa indicata anche tra le scadense de la Procina) e una casa presso la casa del Giudice Palmerio, indicata pure nelle scadenze di Alexina (collegata a la Procina, quanto meno per la sua vicinanza).
 
12)  Vedi nel contesto innanzi ricordato.
 
13)  Il contendersi un corso d’acqua si giustifica dal fatto che la forza della sua corrente, molto spesso era sfruttata per alimentare il molino, indispensabile per avere la farina. I proprietari di tale struttura esercitavano un ampio potere (vedi sull’argomento “Jus Prohibendi” di R. M. Pasquandrea - Archeoclub Sezione di Apricena, 2003 -). Un esempio sintomatico, intervenuto dopo il disastroso terremoto del 1827 che distrusse totalmente Apricena è l’intesa raggiunta tra questa Università ed il suo feudatario Scipione Brancia, cui venne concesso il diritto in esclusiva di avere un molino ed un forno nel paese, dietro la contropartita dell’impegno che lo stesso assunse per la ricostruzione della città terremotata.
 
14)  Appare interessante la ubicazione della vigna in colle Riva Martino e cioè in una zona lontana sicuramente dal tenimento di Bellumvideri e più vicina alla domus trovandosi il toponimo indicante il torrente Martino, ben lontano dal Tenimento e molto vicino alla domus stessa. Ciò, peraltro, evidenzia una ramificazione ancora più estesa dell’influenza dell’Ordine, adilià del territorio del Tenimento in senso stretto.
 
15)  Uno staio corrisponde esattamente a lt.20,5957; una salma è pari a lt.180 (vedi G. De Troia, o.c.).
 
16) Tanto che gli apricenesi vennero ritenuti oggettivamente responsabili in un incendio che distrusse l’oliveto. Essi infatti venero obbligati a risarcire la Curia regia dei danni relativi (così come riferisce P. Corsi ne “Le pergamene dell’archivio capitolare di San Severo”, Sec.XII-XV, Bari 1974 - Documento 22).
 
17) Non appare inopportuno segnalare che il detto “Tenimento” ha fatto parte in tempi successivi (1600/1700, vedi “Il Cabreo di San Leonardo di Siponto”) del Feudo di Bellovedere o Bellumvideri (a volte chiamato Casalis Bantie) (c.67 r.v. Cabreo) con l’esatta descrizione dei confini e della superficie di carra 5o, corrispondenti ad ettari 1.234,56, tenuti a pascolo, con un’ampiezza di assoluta rilevanza se la consideriamo essere la stessa superiore a tutti gli altri fondi rustici dell’Abazia centrale (tranne la Masseria di Torre Alemanna) e con l’indicazione di alcune controversie sul fiume Apri (c.66 r.v.), sulla distanza di Apricena di tre miglia a mezzogiorno, sull’esistenza di due grotte, di un pozzo e di cinque piscine (c.70 r. e c.70 v.), anche con la dizione ormai aggiornata in Selva della Rocca dello stesso feudo (c.70) della “Difesa della Camarda” (c.70) e della via per Rodi e Santa Maria della Rocca (c.67).Anche nella censuazione del Tavoliere il Feudo di Belvedere già appartenente al Monte Borbonico e passato al Regio Demanio ha costituito un’Addizione alla Locazione di Procina (V. P. De Cicco “Il Tavoliere di Puglia nella metà del XIX sec. in raccolta di studi foggiani - Foggia 1966). Nella pianta dei territori di pertinenza dell’attuale Fondazione Zaccagnino (rilevabile negli uffici della Fondazione stessa che ricalca, sostanzialmente, quella del Tenimento di Belvedere é notevole rilevare l’esistenza - almeno sulla carta, non risultante alcunché sul territorio - di tracce di una chiesa di “San Leonardo”. E’ chiaro il riferimento all’altro San Leonardo di Siponto!
 
18) Sui resti della chiesa di Santa Maria della Selva della Rocca vedi anche nel mio libro “Apricena...percorsi”, o.c., l’ultima parte dell’itinerario nr.4: “Tra le fronde del bosco...” e fino alla fine, e sulla storia vedi nello stesso mil libro: “Gli itinerari della fede”, ed ancora M. Pitta, o.c.; Di Perna - La Rosa - Violano, o.c..
 
19) Vedi nuova perimetrazione del Parco Nazionale del Gargano. Vedi anche “Trekking insolito da Apricena nel Parco”  - nel periodico “Apricena Città Viva” - Maggio 2003