Tancredi di Lecce

Tancredi di Lecce dal Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli

Tancredi di Lecce

Conte di Lecce e Re di Sicilia

A cura di Alberto Gentile

Tancredi, della casata degli Altavilla, nacque molto probabilmente a Lecce nel 1138 e morì il 20 febbraio 1194 a Palermo, fu re di Sicilia ed il suo breve regno segnò la fine del dominio normanno nel sud Italia. 

Figlio illegittimo del duca Ruggero III di Puglia (a sua volta figlio del re Ruggero II) e di Emma dei conti di Lecce (figlia di Accardo II). 

Quando nel 1149 morì il padre Ruggero, il giovane Tancredi fu nominato Conte di Lecce (nota 1)

Tancredi sposò Sibilla di Medania, nota anche come Sibilla di Acerra (1153-1205) da cui ebbe numerosi figli: Ruggero, Costanza, Valdrada, Maria Albina, Guglielmo e Medania.

Quando il 26 febbraio del 1154 Re Ruggero II d’Altavilla rese l’anima a Dio, gli subentrò Guglielmo (1120-1166) il quarto figlio nato dall’unione con di Elvira di Castiglia. Tancredi entrò in contrastato con lo zio Guglielmo I, che temeva una sua interferenza nella successione del regno. Tancredi si unì a un'insurrezione nel 1155 contro lo zio Guglielmo I di Sicilia, ma presto questa insurrezione perse l’appoggio popolare e fallì, così Tancredi fu incarcerato per cinque anni. 

Guglielmo I

Guglielmo I detto il Malo.

Per tale motivo, il conte di Lecce fu costretto ad esiliare a Costantinopoli. Qui Tancredi rimase alcuni anni e ritornò in Sicilia solo nel 1166 dopo l'assunzione del trono da parte del cugino Guglielmo II di Sicilia detto il Buono.

In questo periodo Tancredi fu suddito leale del cugino e prese parte a numerose spedizioni di guerra alla guida della flotta normanna. Tra queste ricordiamo la spedizione ad Alessandria d'Egitto, che avrebbe dovuto sostenere i Fatimidi (nota2) insorti contro il Saladino, ma che aveva anche lo scopo di esibire la potenza del regno di Sicilia sul Mediterraneo; questa insurrezione fatimida presto falli e i siciliani dovettero far ritorno in patria.  

Nell’estate del 1185 Tancredi guidò ancora la flotta siciliana e insieme a Riccardo di Acerra giunse a Durazzo per attaccare l'impero bizantino. Nel mese di agosto giunsero a Tessalonica che venne presa e depredata. Successivamente l'esercito siciliano fu sconfitto dalle truppe di Isacco II Angelo e dovettero far ritorno in Sicilia.

Nel 1189 Guglielmo II morì senza essere riuscito ad avere eredi diretti. Guglielmo aveva designato la zia Costanza come erede al trono. Infatti, all'inizio dell'estate 1185 Guglielmo II tenne una Curia a Troia, nel corso della quale i grandi del Regno, tra cui Tancredi di Lecce, Ruggero di Andria e il vicecancelliere Matteo di Aiello giurarono che avrebbero riconosciuto la successione di Costanza nell'eventualità che Guglielmo Il fosse morto senza eredi diretti. 

Costanza era figlia legittima di Ruggero II (quindi zia paterna anche di Tancredi), ma era andata in sposa ad Enrico figlio del Barbarossa, per questo non era gradita dai baroni normanni che temevano il giovane principe tedesco. Così Tancredi, pur essendo illegittimo, sostenuto dai baroni, dal popolo, dall'alto clero siciliano e dalla borghesia mercantili di Palermo e Messina fu incoronato re il 18 gennaio del 1190. Per questo si dovettero superare alcune difficoltà costituzionali, collegando Tancredi, nella linea dinastica, al fondatore del regno Ruggero II. Presto arrivò anche il riconoscimento papale. 

Corteo Tancredi Re

Dal Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli - Tancredi re in corteo seguito dai figli Ruggero e Guglielmo. 

Il primo anno del suo regno fu turbato da una rivolta anti-musulmana e dalla tempestosa visita di Riccardo I Cuor di Leone d'Inghilterra (nota 3) e Filippo Augusto (nota 4) di Francia in cammino verso la terza crociata. Riccardo esigeva un'eredità promessa da Guglielmo II e la restituzione della dote di sua sorella Giovanna, vedova di Guglielmo. Durante i sei mesi trascorsi in Sicilia mentre i negoziati continuavano, Riccardo provocò una rivolta a Messina, che poi represse saccheggiando, bruciando e occupando la città. Tancredi acquistò la pace cedendo alle richieste finanziarie di Riccardo che nel marzo del 1191 se ne andò.

Essendo, nel frattempo, deceduto il Brabarossia, Il 15 aprile 1191, il figlio Enrico si fece incoronare imperatore a Roma dall'anziano e neo eletto papa Celestino III.

Celestino III ed Enrico VI

Enrico VI ed il novantenne papa Celestino III

Enrico, subito rivendicò il trono siciliano tramite sua moglie Costanza, marciò a sud per prendere possesso del regno. Invase il territorio continentale del regno di Sicilia e assediò senza successo Napoli. In questa fase la consorte dell’imperatore fu catturata. Il poema di Pietro da Eboli (nota 5) è una delle poche fonti che riferisca sulle circostanze della cattura di Costanza. Pietro da Eboli racconta che un'ambasceria di Salernitani aveva chiesto all'imperatore di poter accogliere dentro le loro mura Costanza per garantire la fedeltà della città ad Enrico VI. Questa versione non contrasta con quanto riferito di Goffredo da Viterbo il quale sosteneva che Costanza avesse problemi di salute. Pietro da Eboli racconta che l'arcivescovo di Capua accompagnò l'imperatrice che fu accolta con grandi onori a Salerno. Pare che durante il soggiorno di Costanza a Salerno furono anche coniate monete con la sua effigie, accanto a quelle imperiali.

Dopo l'interruzione dell'assedio di Napoli, a Salerno presero il sopravvento i seguaci di Tancredi. Un nobile salernitano, di nome Elia di Gesualdo, intimò a Costanza di seguirlo come prigioniera: Costanza chiese ed ottenne che fosse concesso agli imperiali di lasciare la città. Costanza fu trasferita a Messina dall'ammiraglio Margarito.

Dal Liber ad honorem Augusti - Pietro da Eboli, Costanza dopo la cattura, da parte dell'esercito di Tancredi, viene trasferita da Salerno a Messina.

Dal Liber ad honorem Augusti - Pietro da Eboli, Costanza dopo la cattura, da parte dell'esercito di Tancredi, viene trasferita da Salerno a Messina.

A Messina Costanza fu consegnata a Tancredi, il quale, preoccupato per la sua sicurezza, la mandò a Palermo affidandola alla sorveglianza della moglie Sibilla. Ma poi, viste le manifestazioni di simpatia della folla per Costanza, la fece trasferire a Napoli e rinchiudere nel Castel dell'Ovo, sotto la custodia di Aligerno Cottone.

Non vi è dubbio che sia stato il papa ad ottenere la liberazione di Costanza. Infatti, Enrico VI si era lamentato con Celestino III della cattura di Costanza e aveva chiesto la mediazione del pontefice. Pare che il papa abbia chiesto a Tancredi di consegnargli Costanza a Roma, allo scopo di esercitare una pesante pressione su Enrico e costringerlo a venire a patti.

Costanza fu consegnata ad alcuni cardinali incaricati dal papa e insieme con loro si diresse verso Roma. Presso Ceprano, sul confine con lo Stato pontificio, l’esiguo corteo fu intercettato dall'abate Roffredo di Montecassino che stava tornando dalla Germania ed era accompagnato da una schiera di soldati filoimperiali. Questi liberarono Costanza che si trasferì in Germania. 

Tancredi di Lecce - Dal Liber ad honorem Augusti - Pietro da Eboli

Il poema di Pietro da Eboli celebra il trionfo di Enrico VI Hohenstaufen nella conquista del regno di Sicilia, l'opera si rivela uno strumento per denigrare l'avversario di Enrico, cioè Tancredi che era stato incoronato Re di Sicilia prima di lui. Pietro abile detrattore di Tancredi lo schernisce e arriva a descriverlo come "Simia factus Rex" che sta per scimmia fatta re, anche la miniatura raffigura Tancredi come una scimmia con la corona.

Nell'agosto 1192 Tancredi fece sposare il figlio Ruggero (nota 6), che già nel 1189 aveva nominato Duca di Puglia e designato a succedergli al trono, con Irene Angelo (1180-1208) (nota7), figlia dell'imperatore bizantino Isacco II Angelo. 

Tre anni dopo Enrico fece un nuovo tentativo di conquistare il regno di Sicilia, questa campagna fu in parte finanziata dal riscatto pagato per Riccardo I il Cuor di Leone, che era stato fatto prigioniero in Germania. 

Prima che Enrico raggiungesse la Sicilia, Tancredi morì improvvisamente a 55 anni, lasciando solo il figlio Guglielmo, tre figlie femmine e la moglie. Sembra che tra le cause della morte di Tancredi ci sia stata anche la grande sofferenza per la perdita del figlio Ruggero. Il trono di Sicilia andò al piccolo Guglielmo III, di soli 9 anni, con la reggenza della madre Sibilla, il suo regno è durato dal 20 febbraio al 25 dicembre 1194, quando lo scettro passo nelle mani di Enrico. Infatti, quando lo svevo raggiunse la Sicilia, I baroni si sottomisero, dopo la capitolazione Napoli e di Messina, ed Enrico prese il controllo del regno e della famiglia di Tancredi.  

Il neo imperatore, pur avendo promesso di concedere al piccolo Guglielmo la contea di Lecce ed il principato di Taranto, non tenne fede alla promessa e dispose che Sibilla e le sue figlie fossero incarcerate in un monastero dell'Alsazia. Con Guglielmo fu ancora più crudele, secondo un cronista dell'epoca, questi fu accecato e castrato, e poi deportato in Germania, dove visse in uno stato di semi-prigionia fino alla morte, avvenuta nel 1198, quando aveva 13 anni. 

Con la conquista del regno di Sicilia da parte di Enrico VI, con l’inizio del periodo Svevo ebbe fine il periodo normanno della storia del Meridione d’Italia.

 

Fonti:

David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Enaudi, Torino, 1993.

Eberhart Horst, Federico II di Svevia L'imperatore filosofo e poeta, Rizzoli Supersaggi, Milano, 1994.

Jean-Marie Martin, La vita quotidiana nell’Italia Meridionale ai tempi dei Normanni, BUR Rizzoli, 1997.

Hubert Houben, Ruggero II di Sicilia, Un sovrano tra Oriente e Occidente, Editori Laterza, 1999.

Hubert Houben, Normanni tra Nord e Sud. Immigrazione e acculturazione nel Medioevo, Di Renzo Editore, Roma 2003

 


 nota 1: Contea di Lecce, contea normanna che comprendeva le attuali Ostuni, Oria, Campi, Maglie, Otranto, Nardò, Torchiarolo, Squinzano, Novoli, Trepuzzi, Arnesano, Carmiano, Monteroni, Surbo, San Pietro in Lama, Lequile, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, Cavallino, Lizzanello, Vernole, Melendugno, Roca; Merine, Caprarica, Galugnano, Castrì, Pisignano, Acquarica, Strudà, Vanze, Acaia, Cerceto, Serrano, Stigliano.

 nota 2: I Fatimidi (in arabo: فاطِميّون‎, Fāṭimiyyūn) costituirono la dinastia sciita ismailita più importante di tutta la storia dell'Islam. 

 nota 3: Riccardo I d'Inghilterra, noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone (Oxford, 8 settembre 1157 – Châlus, 6 aprile 1199), è stato re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, duca d'Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers dal 1189 fino alla sua morte. Era il terzo dei cinque figli maschi del re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, Enrico II d'Inghilterra, e della duchessa d'Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers, Eleonora d'Aquitania. Riccardo era, per parte di madre, il fratellastro minore di Maria di Champagne e di Alice di Francia. Era anche il fratello minore di Guglielmo, Conte di Poitiers, di Enrico e di Matilda d'Inghilterra, e il fratello maggiore di Goffredo II, Duca di Bretagna, di Leonora d'Aquitania, di Giovanna d'Inghilterra (moglie di Guglielmo II) e di Giovanni Senza Terra.

 nota 4: Filippo II, noto anche come Filippo Augusto (Gonesse, 21 agosto 1165 – Mantes-la-Jolie, 14 luglio 1223), è stato il settimo re di Francia della dinastia Capetingia. Era figlio e successore di Luigi VII il Giovane e della sua terza moglie Adèle di Champagne.

 nota 5: Pietro da Eboli scrisse il Liber ad honorem Augusti, opera epico-encomiastica dedicata a Enrico VI. 

 nota 6: Ruggero III di Sicilia (1175 - Palermo, dicembre 1193). È il primogenito del re Tancredi e della regina Sibilla. Venne nominato duca di Puglia nel 1189. Morì all’età di 19 anni.

 nota 7: Irene Angelo (Costantinopoli, 1181 – castello degli Hohenstaufen, 27 agosto 1208), in greco Ειρήνη, figlia dell’imperatore Isacco III e della principessa Irene di probabile dinastia dei Paleoligi, divenne principessa del regno di Sicilia con il matrimonio col principe Ruggero di Sicilia. Quando il regno di Sicilia venne sottomessa agli Svevi, la principessa venne fatta prigioniera e nel 1197 si sposò col figlio dell’imperatore, Filippo di Svevia (agosto 1177 – Bamberga, 21 giugno 1208). Morì nel 1208 presso la residenza degli Hohenstaufen, con probabilità a causa del parto della sua ultimogenita.In fase di realizzazione

 

Messi di Matteo d'Ajello a Tancredi.