Il Castello di Lagopesole

di Stefania Mola

Luogo federiciano per eccellenza, in posizione suggestiva e in un territorio di grande importanza strategica sin dall’alto medioevo è Lagopesole, a più di ottocento metri di altitudine nel territorio del comune di Avigliano, in provincia di Potenza, dove sorge un castello-residenza (alternativamente citato nei documenti come castrum e domus), generalmente attribuito a Federico II (dal 1242 al 1250, forse il suo ultimo sforzo costruttivo), benché più plausibilmente eretto su precedente costruzione normanna. Verosimilmente i Normanni edificarono in questo luogo una struttura fortificata, anche se fu solo con Federico che il castello assunse le proporzioni e la configurazione più vicine alla situazione attuale.

La frazione di Lagopesole, in territorio del comune di Avigliano (PZ), a ridosso del colle dominato dal castello.

Pare che il nome derivi da lacus pensilis, un lago “sospeso” dell’era quaternaria che occupava la sottostante valle di Vitalba; di qui passava il limes tra i territori bizantini e longobardi, poi tra Apulia e Principato, così come la strada di collegamento tra Benevento e la valle del Bradano. Il riferimento alla domus di Lagopesole nello Statutum de reparatione castrorum nei primi anni Quaranta del XIII secolo testimonia con certezza l’agibilità di buona parte dell’edificio prima della morte dell’imperatore; esistevano dunque almeno gli ambienti del pianterreno e tre ali del cortile, compresa la torre del cortile minore, anche se i lavori proseguirono certamente sotto Manfredi, che trascorse al castello diversi periodi estivi.

Gli Angioini ne completarono la costruzione, sotto la direzione di Pierre d’Angicourt e Jean de Toul, restaurandone le coperture e dotandolo di un acquedotto, di scuderie e di un laghetto antistante nel quale vennero allevate anguille, pescate nei laghi di Versentino e Salpi. Il degrado e l’abbandono delle strutture nei secoli successivi (tali da non invogliare ad un serio sopralluogo neanche Huillard-Bréholles e Schulz, che lo osservarono solo dai piedi del colle registrandone il primo “des belles ruines” e il secondo “alcune finestre”) è stato sanato solo dai recenti restauri che hanno tra l’altro restituito il castello a funzioni e ruolo appropriati (vi ha infatti sede il Centro Internazionale di Studi Federiciani del CNR).

Veduta aerea del castello.

Nella “lettura” del castello di Lagopesole si distinguono due complessi, uno prettamente residenziale e l’altro di carattere militare, quest’ultimo di probabile fondazione normanna. L’insieme si articola su una forma rettangolare allungata, plausibilmente funzionale all’adattamento al terreno che offre una scarsa superficie ed una forte pendenza su ogni lato. Il paramento murario esterno è caratterizzato dalla massiccia compattezza della superficie bugnata, interrotta soltanto dall’ingresso presente sul versante occidentale (ricavato presumibilmente in epoca angioina in corrispondenza della torre angolare nord-occidentale dell’impianto pre-svevo), e protetto da due avancorpi simmetrici.

All’interno, gli spazi sono scanditi da due cortili; gli ambienti residenziali si raccolgono su due livelli e su tre lati intorno a quello maggiore, nella zona settentrionale dell’edificio.

Planimetria del castello a livello del pianterreno: in basso, in corrispondenza del fronte ovest ed evidenziato dalla presenza di due avancorpi, si riconosce l'ingresso principale; a destra, verso sud, il cortile minore, riconoscibile dalla presenza del donjon centrale; al margine sud-orientale di quello maggiore si riconosce la cappella absidata, ricavata da una delle torri originarie.

Nel salone occidentale del piano superiore (il cosiddetto “salone dell’imperatore” – per distinguerlo da quello “dell’imperatrice”, sul lato nord – affacciato all’esterno sul fronte dell’ingresso principale) si possono ancora ammirare le raffinate sculture dei capitelli e delle mensole di sostegno delle originarie coperture, con i loro motivi osservati quasi “in presa diretta” dal repertorio della natura (gelso e cerri, uva e fichi, uccelli svolazzanti, orsi e cinghiali), a riproporre un intento già manifestatosi nella compilazione del famoso De arte venandi cum avibus, il trattato di ornitologia e falconeria che è lo specchio fedele dei molti e variegati interessi dell’imperatore in materia di caccia e di fenomeni naturali.

Insolita è, al centro del cortile minore, la presenza del robusto torrione quadrato, il donjon, la cui posizione leggermente ruotata e disassata in relazione all’impianto confermerebbe l’ipotesi di una preesistenza di età normanna a destinazione specificamente militare. 

Il fronte occidentale del castello, con l'ingresso principale. L'ala federiciana del castello (in particolare, da questo versante, detta "ala dell'imperatore") è quella a sinistra, in corrispondenza del cortile maggiore interno, mentre la parte sulla destra corrisponde all'edificio normanno ed al cortile minore.

Detta torre contiene all’interno due soli ambienti, quello a livello superiore dotato di servizi igienici ricavati nello spessore dei muri, ed un vano inferiore dotato di cisterna.

 

L’ampliamento, e non quindi la costruzione ex novo, sarebbe testimoniato anche dalle differenti estensioni dei due cortili interni, mentre ad un intervento sicuramente angioino è da attribuire la presenza della cappella, ricavata forse da una precedente torre (la torre angolare nord-orientale dell’impianto pre-svevo), e mai presente nelle progettazioni federiciane. A tale cappella, che conserva nella zona absidale resti di affreschi, si accede attraverso un portale ornato da denti di sega (motivo decorativo tipico dell’età angioina in Puglia – si vedano i portali laterali delle cattedrali di Bitonto e di Altamura, in provincia di Bari).

Veduta del cortile maggiore del castello verso sud (cioè verso l'ala normanna e il donjon, la cui sommità è visibile al margine superiore destro dell'immagine). Al centro, l'ingresso alla cappella di età angioina.

Le dimensioni imponenti del castello di Lagopesole, notevolmente maggiori rispetto ad altre costruzioni (e allo stesso castello di caccia di Gravina) funzionali per le loro caratteristiche alle esigenze della sosta e di soggiorni prolungati, nonché la scelta del sito, inducono a pensare che Federico avesse progettato e coscientemente voluto Lagopesole proprio come residenza di caccia, e lo confermerebbe il fatto che il figlio Manfredi vi soggiornò a lungo negli anni del suo breve regno.

L'ingresso alla cappella del castello, all'interno del cortile maggiore.

Il poderoso donjon del cortile minore, caratterizzato da muratura bugnata nella parte superiore e dalla compattezza tipica di queste strutture: solo tre feritoie, infatti, si aprono sulle pareti sud, est ed ovest, mentre su quella nord c'è l'unico possibile accesso, a circa quattro metri dalla quota di calpestio, cui corrispondono due grandi mensole in pietra (probabili basi d'appoggio per un passaggio mobile) ed altre due mensole figurate nella parte superiore (raffiguranti un volto femminile ed una testa di fauno, coppia già "vista" a Castel del Monte nella terza torre).

Qui di seguito riportiamo due leggende che si tramandano sul castello

Le orecchie dell’imperatore


Le leggende della valle di Vitalba raccontano che Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole, afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e puntute sotto una fluente capigliatura.
Affinché nulla trapelasse di questa imbarazzante situazione, i barbieri chiamati nella sua dimora e incaricati di raderlo, al momento di lasciare il castello incappavano in un apposito e letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio.
La tradizione, pur senza riferirne il nome, racconta che un giovane barbiere, forse meno sprovveduto degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale, e ad aver salva la vita a patto che non avesse fatto parola di quanto a lui noto riguardo alla deformità dell’imperatore. La promessa venne mantenuta
.... in parte: il barbiere ci teneva alla pelle, fors’anche a mantenere la parola data, ma cercava uno sfogo per quel segreto straordinario. Lo trovò in un luogo isolato delle campagne di Lagopesole, scavando una profonda buca nel terreno, e gridandovi a squarciagola la storia che nessuno doveva conoscere.
Dopo qualche tempo, in quel luogo, crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a ...”! Strano a dirsi, ma è un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di questa zona
......
Chi non crede alle storie soffiate nel vento, può sempre accontentarsi di osservare la mensola in forma di testa maschile scolpita sul donjon del castello sopra il suo ingresso: è una testa coronata, con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II, istituendo per quel poco lusinghiero attributo addirittura un parallelo con re Mida.

Il pianto della regina

Si dice vi siano notti, a Lagopesole, specie quando la luna è piena e con il suo chiarore diffuso sigilla rumori e colori rendendo immobile la campagna circostante, nelle quali una luce più intensa appare e scompare in corrispondenza del castello, accompagnata da lamenti, invocazioni e singhiozzi disperati.
Si dice anche sia Elena degli Angeli, la principessa venuta dal mare, la sposa felice di Manfredi di Svevia, che torna nel luogo che vide la sua felicità, ma anche la sua resa, a cercare il suo amato e i suoi figli perduti per sempre.
Si dice ancora che negli angoli della campagna meno illuminati da quella luna Manfredi, all'oscuro di tutto, vaghi anch’esso alla ricerca ormai inutile e vana della sua felicità perduta, su un magnifico cavallo bianco e avvolto da un lungo manto verde, e lo si possa incontrare aggirandosi intorno al castello.

Da leggere:  

 M. Saraceno, Il castello di Lagopesole. Note storiche, Lagopesole s.d.

E. Bertaux, I monumenti medievali della regione del Vulture, suppl. a “Napoli Nobilissima”, VI (1897), rist. Venosa 1991, pp. 63-67;

 G. Fortunato, Il castello di Lagopesole, Trani 1902 (rist. Venosa 1987);

A. Bruschi, G. Miarelli Mariani (a cura di), Architettura sveva nell’Italia meridionale. Repertorio dei castelli federiciani, Firenze 1975, pp. 90-93;

M.S. Calò Mariani, M.L. Cristiani Testi, in Aggiornamento all’opera di Emile Bertaux. L’art dans l’Italie méridionale, sotto la direzione di A. Prandi, Roma 1978, vol. V, pp. 698, 833, 837, 846, 901, 910-917, 959;

L. Cassanelli, Scheda in I castelli. Architettura e difesa del territorio tra Medioevo e Rinascimento, a cura di P. Maroni, F.P. Fiore, G. Muratore e E. Valeriani, Novara 1978, pp. 443-444;

C.A. Willemsen, I castelli di Federico II nell’Italia meridionale, Napoli 1979 (titolo originale: Die Bauten Kaiser Friedrichs II. in Süditalien, Stuttgart 1977), pp. 22-25, 48;

M.E. Avagnina, Lagopesole: un problema di architettura federiciana, in Federico II e l’arte del Duecento italiano, Atti della III Settimana di Studi di Storia dell’Arte medievale dell’Università di Roma (15-20 maggio 1978), a cura di A.M. Romanini, Galatina 1980, I, pp. 153-174;

M. Righetti Tosti-Croce, La scultura del castello di Lagopesole, ivi, pp. 237-264;

A.A. Weissmüller, Notes on the Castle of Lagopesole in Basilicata, in “Castellum”. Studi castellani in onore di Pietro Gazzola, 2 (1980), pp. 567-578;

M. Murro, Il castello di Federico. Note storico-architettoniche sul castello di Lagopesole, Roma 1987;

A. Borghini, I castelli di Federico II nel Vulture, Cava dei Tirreni 1989, pp. 13-21

G.B. De Tommasi, Il castello di Lagopesole, in Il restauro dei castelli nell’Italia meridionale, Atti del Convegno (Caserta, 10-11 marzo 1989), a cura di R. Carafa, Caserta 1991, pp. 31-45;

G.B. De Tommasi, Problemi di restauro nel recupero di Castel Lagopesole, in Scritti di architettura e urbanistica per Marcello Grisotti in Puglia [Quaderni dell’Istituto di Architettura e Urbanistica, Facoltà di Ingegneria, Università di Bari, 22], Bari 1992, pp. 131-153;

R. Licinio, Castelli medievali. Puglia e Basilicata dai Normanni a Federico II e Carlo I d'Angiò, Bari 1994;

V. Ascani, Castello di Lagopesole, in Federico II e l’Italia. Percorsi, luoghi, segni e strumenti, catalogo della mostra (Roma, 22 dicembre 1995-30 aprile 1996), Roma 1995, pp. 221-223;

A. Cadei, Lagopesole, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, vol. VII, Roma 1996, pp. 547-550;

K. Kappel, Die Burgkapelle von Lagopesole, in Kunst im Reich Kaiser Friedrichs II. von Hohenstaufen, Akten des Internationalen Kolloquiums (Rheinisches Landesmuseum Bonn, 2. bis 4. Dezember 1994), a cura di K. Kappel e D. Kemper, München 1996, pp. 64-75;

K. Kappel, La cappella del castello di Lagopesole, in Cultura artistica, città e architettura nell’età federiciana, Atti del Convegno di studi (Reggia di Caserta, 30 novembre-1 dicembre 1995), a cura di A. Gambardella, Roma 2000, pp. 259-277;

Il castello di Lagopesole. Da Castrum a dimora reale, a cura di A. Giovanucci e P. Peduto, Salerno 2000.

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