L’Assise di Capua

di Renato Russo

La prima qualità che colpisce in Federico è la sua flessibilità, la sua capacità di adattare le necessità esterne al suo modello legislativo, che è funzionale al suo più grande progetto di riunificazione dell’Impero.

I suoi primi interventi risalgono al 1210 quando, a Palermo, appena quattordicenne, subito dopo essere stato incoronato sovrano del regno di Sicilia, si scagliò contro i feudatari, per recuperare alla Corona i feudi indebitamente sottrattigli durante la sua minore età.

Già nella Dieta di Wurzburg Federico emanò la Sentenzia de non alienandis principatibus, una legge con la quale nessun principato avrebbe potuto essere alienato dall’Impero contro la sua volontà.

Ma la sua attività legislativa vera e propria cominciò alla fine del 1220 da Capua. Federico era reduce da otto anni passati in Germania, dove aveva conquistato lo Stato tedesco sconfiggendo inesorabilmente l’imperatore Ottone IV di Brunswick. Ed era reduce dall’incoronazione ad imperatore, avvenuta meno di un mese prima a Roma.

Non aveva ancora compiuto ventisei anni e aveva già allora una concezione assolutistica e dispotica del potere che esercitava in perfetta solitudine. I consiglieri di cui si circondava si limitavano infatti solo ad informarlo su quesiti che di volta in volta sottoponeva loro. Ma non più di tanto, perché poi nelle decisioni era assolutamente autonomo.

A Capua, allora capoluogo della ricchissima Terra di Lavoro (l’attuale Campania), Federico convocò i più eminenti giuristi del suo tempo, con i quali, ricalcando le orme di suo nonno Ruggero II, tracciò le linee fondamentali della sua riforma dell’organizzazione dello Stato, determinando al tempo stesso con chiarezza l’atteggiamento che avrebbe tenuto nel corso del suo regno, sia verso la Chiesa che verso i suoi stessi feudatari. "Lo stato del nostro Regno ci è stato per molto tempo ignoto e i nostri diritti usurpati. Ora vogliamo che tutto sia chiaro alla luce del diritto e tutto ricondotto sotto il nostro governo allo stato di giustizia".

Redatto in venti capitoli, l’ordinamento di Capua gettava le fondamenta sulle quali doveva basarsi la riorganizzazione del Regno di Sicilia per i successivi trent’anni. Secondo molti storici e costituzionalisti, quei venti capitoli avrebbero costituito l’ossatura del primo Stato moderno europeo.

Abolendo il principio del "diritto del più forte" decretò che più nessuno dovesse farsi giustizia da sé, ma solo ricorrendo al Giustiziere (funzionario regio investito della carica di giudice penale e capo della polizia), che a sua volta si sarebbe dovuto attenere rigorosamente alla legge senza compiere soprusi, dei quali rispondeva in prima istanza al Gran Giustiziere (Ministro della Giustizia), e in secondo appello direttamente al Sovrano.

Ricostruzione grafica della Porta di Capua.

In sostanza le Sanctiones Capuanae, dettate dal buon senso e dalle sue innate capacità organizzative, centralizzarono l’organizzazione amministrativa dello Stato, rimisero la giustizia nelle mani dei giudici dipendenti direttamente dalla Corona e riportarono l’assetto territoriale ai tempi di Guglielmo il Buono. Infatti con lo Statuto "De resignandis privilegis", venivano invalidati tutti i privilegi e gli atti di proprietà e tutte le concessioni in genere che avevano recato pregiudizio alla Corona (Federico aveva fatto precedere questo Statuto da una dettagliata mappa dei dominî e delle liberalità concesse negli ultimi trent’anni, grazie alla quale poteva vantare di volta in volta l’opportunità di mantenere o revocare un privilegio).

Come Ruggero II, anche Federico ebbe ben chiaro che nel Regno la possibilità di governare dipendeva dal controllo assoluto e centralizzato di ogni forza centrifuga, iniziando da quelle baronali.

A Capua Federico prese anche la decisione di costituire una forza militare governativa, sia di terra che di mare, quale deterrente contro l’anarchia fino allora imperante. La costituzione "De guerra non movenda" era in questo senso chiara ed esplicita: "conti, baroni, cavalieri e chiunque altro osi muovere guerra nel Regno sarà condannato alla pena capitale e tutti i suoi beni saranno requisiti, mentre ogni azione di rappresaglia sarà punita con la requisizione della metà dei beni del colpevole". Ecco perché quando si sposò la prima volta, ad appena quattordici anni, pretese che la moglie Costanza gli portasse in dote un esercito di cinquecento cavalieri.

Copyright  ©2002 Renato Russo

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