Il Parlamento di Messina

di Renato Russo

Nel maggio del 1221, Federico sbarcò a Messina. Mentre a Capua aveva promulgato le leggi per il riordinamento dello Stato, a Messina emanò leggi dirette soprattutto a disciplinare l’amministrazione comunale, l’ordine pubblico, specialmente in tema di morale, problemi sociali e questioni di diritto penale.

In tema di diritto municipale, vietò alle città (fino allora governate da consoli, podestà o sindaci) di continuare ad eleggere i propri rappresentanti.

In tema di ripristino dell’ordine pubblico emanò numerosi decreti: i bestemmiatori venivano puniti severamente, fino al taglio della lingua; erano previste pene anche contro i giocatori di dadi, i giocolieri e i buffoni osceni. Gli ebrei erano tenuti a indossare una veste azzurra contrassegnata da un marchio giallo e dovevano inoltre farsi crescere la barba. Quanto alle prostitute, potevano esercitare la propria attività solo extra moenia, o in bagni pubblici autorizzati, ed erano obbligate a portare una mantella che le facesse riconoscere.

Tra il 1221 e il 1231 - da Catania (’22), Melfi (’24), Foggia (’25), Siracusa (’27), San Germano (’29) - Federico emanò tutta una serie di leggi che contribuirono a colmare lacune normative e a dare un assetto legislativo alla vita del Regno. Particolarmente incisivo fu, in questi anni, il Colloquium di Foggia del 21 maggio del 1225, convocato per disponere de statu pacifico et generali quiete. La finalità recondita del Colloquium era quella di verificare la operatività degli Editti di Capua. Inoltre convocò tutti i più alti funzionari del Regno perché già allora Federico aveva la consapevolezza che un ordine giuridico non si realizza con la sola forza della coercizione, ma anche con la forza della persuasione e del convincimento. Ma erano ancora interventi frammentari, così nell’estate del 1231 finalmente convocò la grande Assise di Melfi.

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