La Curia generale di Messina di Renato Russo Poco dopo, agli inizi del 1234, Federico convocò la Curia generale di Messina. C’era stata due anni prima a Messina una rivolta e Federico l’aveva repressa nel sangue. L’imperatore era troppo perspicace per non capire che non si poteva governare solo con la forza della repressione, ma era anche necessario ottenere una sottomissione attraverso la persuasione, così stabilì che per ciascuna provincia dovessero tenersi ogni sei mesi incontri con i rappresentanti del popolo, i colloquia, affinché il popolo potesse essere informato delle leggi dello Stato e al tempo stesso avere l’opportunità di dar voce alle proprie lagnanze. Venivano indicate anche le sedi per le diverse province. Ogni città capoluogo di provincia, doveva inviare quattro rappresentanti fra i migliori cittadini, le città più piccole solo due e i castelli un rappresentante, il Castellano. Dovevano inoltre esservi rappresentati anche i prelati, i conti e i baroni. Le curie dovevano durare fra i due e i quindici giorni. Se l’imperatore era impedito, poteva essere rappresentato da un suo plenipotenziario.
Messina, antica stampa della città, T. Spannocchi, 1578. In questa Curia Federico organizzò numerose fiere nel Regno, indicando i rispettivi periodi di apertura e di chiusura, con l’obbligo di partecipazione per tutti i mercanti del Reame. Ce ne ha lasciato un dettagliato resoconto Riccardo di San Germano. La fiera di Sulmona si teneva dal 23 aprile all’8 maggio; quella di Capua dal 22 maggio all’8 giugno; quella di Lucera dal 24 giugno al 1° luglio; quella di Bari dal 22 luglio al 10 agosto; quella di Barletta dal 15 al 24 agosto; quella di Taranto dal 24 agosto all’8 settembre; quella di Reggio Calabria dal 18 ottobre al 1° novembre. Queste grandi fiere si tenevano fuori delle mura, all’incrocio delle più importanti vie di comunicazione. Inoltre ogni città o borgo fu autorizzato a organizzare un proprio mercato con scadenza settimanale al quale partecipavano i mercanti, gli artigiani, i contadini del contado, per smerciare i loro prodotti e per scambiarli coi manufatti delle città vicine. Da questo momento le grandi fiere del Regno assumeranno un carattere del tutto ignoto alle età precedenti, di grandi mercati nazionali e internazionali. In esse avranno luogo per la prima volta quelle operazioni che prescindono sia dalla presenza del denaro che dalla presenza delle merci, cioè l’uso delle lettere di scambio e delle lettere di credito, operazioni nelle quali si distingueranno mercanti e operatori veneziani, fiorentini, genovesi, pisani, favoriti dai loro più intensi contatti col mondo orientale. Era la nuova economia di scambio che gradualmente prevaleva sul chiuso mondo economico feudale. Copyright ©2002 Renato Russo | torna a Federico II legislatore | | Home | |