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Durante il regno di Federico II il conio di monete fu copioso ed
articolato, sia per la lunga durata del suo regno, sia per gli innumerevoli eventi che si
susseguirono e che furono onorati con emissioni celebrative. La monetazione del regno di
Sicilia fu, anche influenzata dalle precarie condizioni economiche, derivanti dalle
continue guerre, di volta in volta sostenute contro i principi tedeschi, i baroni, le
città guelfe e, soprattutto, contro il Papato.
Durante il regno normanno furono emesse solo monete d'oro, di rame e
monete di mistura, vale a dire monete con basso contenuto d'argento e lega di rame.
Successivamente Enrico VI di Svevia abolì la coniazione di monete di rame, così che,
durante il suo regno, furono coniate solo monete d'oro e, per la circolazione minuta;
monete di mistura. Il Regno di Sicilia era, diviso, amministrativamente, in due parti,
l'una comprendente la Sicilia e parte della Calabria, l'altra dalla Calabria giungeva fino
ai confini settentrionali, il basso Lazio e le Marche. Sotto Federico II, le zecche del
regno erano costituite, da quella di Amalfi, che coniava solo monete d'oro di stampo
largo, e da quella di Brindisi, che coniava monete d'oro e di mistura. In Sicilia, c'era
la zecca di Messina, che come quella di Brindisi, coniava monete d'oro miste. Fu battuta
moneta anche a Palermo, ma solo nei primi anni del regno di Federico. La prima moneta che
reca il nome di questo sovrano è un denaro (moneta di mistura) coniato in Sicilia a nome
di Enrico VI e del figlio Federico, di appena due anni, per celebrare l'elezione del
piccolo principe a re dei Romani da parte dei nobili tedeschi.
Tratteremo separatamente le coniazioni dell'oro e quelle delle monete
di mistura.
Alla morte di Enrico VI (1197), sua moglie, Costanza d'Altavilla,
riaprì la zecca di Amalfi, coniando esemplari che si possono considerare,
tipologicamente, un ripristino della tradizione arabo-normanna. Ad Amalfi furono coniate
monete d'oro sottilissime, lamellari, di stampo largo, del peso di grammi 0,85, al titolo
di circa sei carati. Queste monete erano denominate "tarì", voce che, in arabo,
significa "fresco", cioè coniato di fresco; esse erano state già battute ad
Amalfi, intorno all'anno Mille. Diversissime per titolo e modulo dalle altre monete auree
del regno, costituivano quasi un'anomalia.
Della zecca di Amalfi si conoscono cinque tipi di tarì, tutti
rarissimi, il primo, relativo agli anni 1197-98, reca il nome di Federico, re di Sicilia,
in arabo, con le iniziali latine di Federico e Costanza imperatrice. Il secondo è un
tarì coniato nel novembre del 1198, e reca il nome di Federico in latino, e quello di
Costanza imperatrice, in arabo. Su di un lato è la data dell'anno dell'Egira (595),
sull'altro la data cristiana (1198). Tale coniazione fu sospesa dopo la morte di Costanza
(27 novembre 1198).
Il terzo e il quarto tipo di tarì vennero emessi solo a nome di
Federico re, intorno al 1200, e recano, in caratteri arabi, il nome del sovrano.
In fine, ad Amalfi nel 1221, fu emesso un nuovo tipo di tarì, con il
titolo imperiale: "Imperator tarenos novos Amalfie ... cudi praecepit". Nel
settembre 1222, i tarì, ad Amalfi, furono aboliti ("mense septembris cassatis
tarenis novis Amalfie") e la zecca fu chiusa definitivamente, in seguito all'editto
del 1222 sulla monetazione, che vietava l'uso di monete d'oro entro i confini del regno,
così che la circolazione era limitata ai soli denari imperiali.
Tarì, verso nel campo FE, recto una croce latina e alcuni simboli, zecca
di Brindisi.
Per la monetazione aurea nelle zecche di Brindisi e di Messina, useremo
la classificazione di Spahr, che divide la monetazione di Federico II in tre periodi, e
cioè:
Emissioni avvenute durante l'infanzia di Federico II (1197-1208): tarì
e multipli di tarì (monete d'oro al titolo di carati 16 1/3), con croce al dritto,
coniati a Messina o a Brindisi; tarì e multipli di tarì, con aquila bicefala stilizzata
o con aquiletta stilizzata volta a sinistra, coniati a Messina.
Emissioni di Federico re (1209-1220) I gruppo: tarì e multipli di
tarì con la scritta F.FF.FE.FC., FR, coniati, forse, a Brindisi; II gruppo: tarì e
multipli di tarì, con aquila stilizzata diademata, volta a sinistra o a destra o con
aquila coronata volta a sinistra, coniati a Messina; III gruppo: tarì d'oro e multipli,
con 2-3-4-5-6 globetti.
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Emissioni con il titolo imperiale (1221-1250): tarì e multipli di
tarì, con F. IMPERATOR e aquila coronata, con testa volta a destra o a sinistra, coniati
a Messina e forse anche a Brindisi; augustali e mezzi augustali, coniati nelle zecche di
Brindisi e di Messina.
Federico II, conclusa, nel 1230, la pace con il pontefice Gregorio IX,
e dopo le assise di Melfi (agosto 1231), ordinò che venisse coniata nelle zecche di
Brindisi e di Messina una nuova moneta d'oro, detta "augustale", del peso di
grammi 5,25, un diametro di 20 mm e di migliore qualità rispetto ai tarì, cioè al
titolo di carati 20 1/2.
Augustale di Federico II: recto e verso della moneta (Milano, Castello
Sforzesco).
L'augustale oltre alle funzioni delle altre monete serviva per
diffondere l'immagine dell'Imperatore come successore di Cesare Augusto, infatti le monete
somigliano molto a quelle di epoca Augustea, nel recto è incisa l'effigie di Federico con
un mantello cesareo con l'alloro in testa proprio come gli Imperatori romani, vi è
scritto: IMP(erator) ROM(anorum) CAESAR AUG(ustus). Nel verso c'è l'immagine di un aquila
(simbolo degli Imperatori romani e svevi) e la scritta FRIDERICUS.
Lo studioso Kowalsky, attribuisce gli augustali con globetti nel
rovescio a Brindisi e quelli senza globetti a Messina. Venne coniato dal 1231 al 1250 e
oltre, forse anche sotto Corradino e Manfredi, fino al 1266. Oltre agli augustali furono
coniati i mezzi augustali, molto più rari. Fu coniato un altro tipo di augustale del
quale esistono solo due esemplari, nel quale la testa dell'imperatore non è cinta da una
corona di alloro ma da una corona imperiale.
Le monete di mistura chiamate denari (composte da una lega di rame e
argento) avevano corso in tutto il regno, ma circolavano solo nei territori di competenza
delle zecche di emissione.
Così possiamo classificare le coniazione di denari nel periodo
federiciano:
- Denari di Brindisi, degli anni 1197-98.
- Denari detti "delle nozze" coniati in Sicilia tra il 1209-13 per le nozze con
Costanza d'Aragona.
- Denaro con il titolo di ROMANOR REX, coniato in Sicilia dopo l'incoronazione a re dei
Romani, nel 1212, avvenuta in Germania.
- Denari Coniati a Messina e Brindisi negli anni tra il 1220-22, con il titolo imperiale
proprio per celebrare l'incoronazione ad Imperatore.
Per tutte queste emissioni il "fino" è del 25 per cento. Per
capire il valore di un denaro basta dire che ci volevano circa 23 denari per un tarì.
- Dopo il matrimonio con Jolanda di Brienne, a partire dal dicembre del 1225, per le
monete di mistura fu usato il titolo di "re di Gerusalemme" il conio venne
effettuato a Messina con 1/6 d'argento.
Da quel momento il contenuto di argento andò sempre più diminuendo
all'interno dei denari.
Denaro detto "delle nozze" con Costanza d'Aragona (1209-1213).
Zecca di Messina o Brindisi.
Dritto) + FREDERICUS R
Rovescio) + CONSTANCIA R
- Nel 1236 furono battuti denari a Brindisi con un titolo di 1/8 d'argento e pio sempre
nella stessa zecca ad 1/12 di "fino" tanto che Gregorio IX dopo aver scomunicato
l'imperatore, per la seconda vota, lo bollò con il nome di "novus falsarius".
Dal 1242 al 1248 ci fu un ulteriore impoverimento di questa moneta, il titolo giunse a
1/16.
- L'ultima emissione di tarì fu quella di Brindisi e si arrivò ad un contenuto d'argento
pari ad 1/32 .
Tale impoverimento della moneta è da attribuire alla crisi economica
in cui versava il regno in quegli anni, a causa delle continue guerre che dovette
affrontare.
Per completezza citiamo che durante l'assedio di Parma, per consentire
le transazioni commerciali locali furono coniate delle monete chiamate
"Victorine" recanti da un lato l'effigie dell'imperatore e dall'altro il nome
Victoria.

Denaro coniato a Vittoria
Dritto: + FED. ROMANUM
Rovescio: + VICTORIS e al centro: I.P.R.T (Imperator)
Per soddisfare urgenti necessità di cassa furono emesse monete di
cuoio che da un lato raffiguravano il volto dell'imperatore e dall'altro l'aquila
imperiale con la promessa, in seguito mantenuta, di sostituirle con pezzi regolari di
metallo pregiato.
Tabella riassuntiva della monetazione federiciana
Zecca di Amalfi |
Conio di monete d'oro:
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Zecche di Brindisi e Messina |
Conio di monete d'oro:
- Periodo dell'infanzia di Federico: Tarì e multipli di Tarì.
- Periodo Federico re: Tarì e multipli di Tarì.
- Periodo Federico imperatore: Tarì e multipli di Tarì e Augustali.
Conio di monete di mistura:
- Denari (lega di rame ed una piccola percentuale di argento).
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©2002 Alberto Gentile
Vedi
anche Le
Monete della Rivolta
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