Ruggero
I d’Altavill
I Normanni, popolazione nota nell'alto Medioevo con il
nome di Vichinghi, erano agguerrite bande di avventurieri che dalla terra di Scandinavia si diffusero, con una diaspora impressionante, in tutta Europa. Uno
di questi
Navi normanne, dall'Arazzo di Bayeux (realizzato molto probabilmente in una bottega inglese intorno agli anni 1070-1077).
E' da questo ducato che, ormai
cristiani, latinizzati nella lingua e in parte nel costume, i normanni
muovono per le più importanti imprese. E' da qui che
Guglielmo "il Bastardo", conosciuto poi come "il Conquistatore", approda in
Inghilterra, mentre altri gruppi di mercenari - per lo più figli cadetti
dell'aristocrazia feudale in cerca di fortuna - penetrarono nell'Italia
meridionale all'inizio dell'XI secolo. Scesi come
mercenari, i normanni, ben presto riuscirono ad inserirsi
nelle contese che opponevano i pontefici romani, i duchi longobardi di
Benevento e di Salerno, gli arabi di Sicilia, i bizantini di Puglia e di
Calabria. Protagonisti delle più importanti imprese furono i Drengot, dei quali
Rainulfo divenne conte di Aversa, ma soprattutto i membri della famiglia di
Tancredi di Altavilla (Hauteville). Sbarcati
nel 1035, iniziarono al servizio di Rainulfo la loro straordinaria carriera,
destinata a concludersi con la conquista di tutta l'Italia meridionale e della
Sicilia e con la costituzione di un regno che divenne il più potente ed
importante dell'epoca.
E' giusto ricordare i protagonisti più famosi
dell'impresa: Guglielmo Braccio di Ferro, che divenne conte di Puglia, Roberto
il Guiscardo, duca di Puglia e Calabria, Ruggero il Bosso, conte di Calabria e
Sicilia, e Ruggero II, primo re di Sicilia. (vedi
Nota)
Ruggero "il Bosso", ultimogenito di Tancredi,
inizia la sua carriera in sordina, all'ombra
del fratello Roberto. Insieme si lanciano alla conquista dei principati
longobardi di Benevento, Capua e Salerno, dei ducati, nominalmente ancora
bizantini, di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta, del Catapanato di Puglia e di
Calabria e dell'emirato arabo di Sicilia. Le conquiste degli Altavilla
turbano non poco il Papa ma la loro ascesa è incontenibile anche a causa
dell'appoggio dei principi locali che,ciecamente, continuano a considerarli dei
semplici soldati di ventura. I rapporti tra il papa e gli Altavilla non saranno
mai tranquilli, ma in virtù della loro supremazia militare (il Guiscardo era
persino riuscito a catturare papa Leone IX ed a tenerlo prigioniero per nove
mesi, nel 1053) con 'accordo di Melfi (1059) gli Altavilla ottengono il
"privilegio" di considerarsi vassalli del pontefice, guadagnandosi il
riconoscimento dei diritti feudali sull'Italia meridionale e sulla Sicilia,
ancora da conquistare.
Roberto viene riconosciuto duca di Puglia e di Calabria e
Ruggero, come suo vassallo, ottiene il castello di Mileto, in Calabria, dove
stabilisce la sua residenza e si circonda di una corte del Gran Contado sul
modello bizantino. Ruggero farà di Mileto la sua capitale ed è in questa corte
che egli esplica un' attività di potenziamento della propria strategia militare
e politica e tesse una fitta trama di rapporti internazionali con capi di stato
e pontefici.
Robert de Grandmesnil celebra le nozze di Ruggero e Giuditta d'Evreux (dalla Tapisserie du Château de Pirou, Normandia)
Affermata la loro supremazia nel meridione d'Italia, i fratelli Altavilla sbarcano in Sicilia chiamati dall' emiro di Catania, impegnato in una sanguinosa guerra con il califfo di Girgenti. L'aiuto all'emiro di Catania è solo un pretesto per iniziare la conquista della Sicilia ed essere nel contempo, considerati i "liberatori" delle residue popolazioni cristiane ancora presenti nell'isola dopo due secoli e mezzo di dominio musulmano. Nel febbraio del 1061 Ruggero organizza uno sbarco a Messina con poco più di un migliaio di soldati. Messina cade senza opporre resistenza per cui i Normanni arrivano facilmente fino a Castrogiovanni e Girgenti. Questo è solo l'inizio, perché la spedizione vera e propria viene organizzata nella primavera del 1062, quando Ruggero, con truppe fresche torna in Sicilia con l'intento di occupare l'intera isola. Gli anni della conquista sono duri. Un feroce scontro avviene a Cerami, a ovest di Troina. Il Malaterra riporta che le forze normanne erano esigue. Né il papato, né Pisa, né Genova, che tanto vantaggio trarranno dalle conquiste normanne, forniscono aiuti. Ma Ruggero riesce egualmente a mettere in fuga i nemici. I normanni controllano ormai una vasta zona, da Messina a Troina, dove Ruggero pone la sua capitale isolana. Con una serie di faticose battaglie che vedono cadere una ad una le più importanti città, nonostante i rinforzi arabi arrivati dall'Africa, nell'agosto del 1071 giunge alle porte di Palermo. L'assedio dura fino al gennaio del 1072, quando Ruggero con l'aiuto del Guiscardo riesce a penetrare nella città fortificata e la capitale cade. Una messa solenne viene celebrata nell'antico Duomo, che per 240 anni era stato una moschea. A poco a poco cadono anche Castrogiovanni, Butera ed infine, nel 1091, Noto. Occorreranno trenta anni a Ruggero per conquistare l'intera Sicilia e le isole di Malta e Pantelleria, il cui possesso renderà sicuri i traffici nel canale di Sicilia e consentirà di avviare scambi commerciali con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ruggero, inoltre, profittando della lotta per le investiture tra il papato e l'impero germanico concede alcuni favori al papato, appoggiando papa Urbano II contro l’impero, ma pur mostrandosi generoso con le diocesi che egli stesso fondò e fece aderire a Roma non restituirà mai l’ingente patrimonio siciliano confiscato da Bisanzio. Urbano II scende personalmente in Sicilia, a Troina, per ratificare il suo operato, ma quando, più tardi, si permetterà di nominare il vescovo di Troina suo legato, Ruggero, imprigionerà il vescovo, farà annullare al papa la sua nomina ed infine, nel 1098, con la scusa di aver liberato dall'Islam la Sicilia, otterrà il titolo di Gran Conte di Sicilia e di Calabria e la prerogativa di "legato apostolico" (l'apostolica legatia), che riconosce al Gran Conte e a tutti i suoi successori giurisdizione su tutte le faccende ecclesiastiche purché non si infranga il dogma di fede o la salute dell'anima e per la quale tutti i vescovi siciliani (tranne quello di Lipari, la cui diocesi è successiva) erano direttamente nominati dal Re di Sicilia. Per la gestione di tale privilegio viene creato un apposito istituto giuridico, il tribunale della monarchia, dove con il termine "monarchia" si intende unità di comando amministrativo ed ecclesiastico.
Non di bontà d’animo si tratta: quel rozzo guerriero ha capito che è più conveniente sfruttare i collaudati sistemi bizantini e musulmani piuttosto che imporre un sistema feudale di tipo europeo e per questo ha bisogno di funzionari che certamente non può trovare tra le sue truppe. Egli riesce a fondere i rapporti aristocratici feudali con il concetto orientale secondo il quale un capo non è “primo tra eguali”, ma è sovrano, quasi “divino“. Ruggero I Gran Conte di Sicilia.
Per non indebolire il suo potere tiene per sé la maggior parte
dei territori e quando concede terre ad altri si riserva l’uso delle miniere,
delle saline e delle foreste, revocando le terre in mancanza di eredi
e in caso di infedeltà. Se
da un lato rispetta le lingue e le
religioni dei greci e degli arabi, di cui si serve per l’organizzazione dello
stato, dall’altro si dedica alla ricristianizzazione e rilatinizzazione delle
diocesi della Calabria, della Puglia, della Basilicata, già soggette al
patriarcato di Costantinopoli, e della Sicilia, che per oltre 200 anni è stata
musulmana, attraverso l'istituzione di numerosi monasteri latini, primo tra
tutti la Santissima Trinità di Mileto. Fa costruire cattedrali come quella di
Troina, prima capitale Normanna, e di Catania, istituisce nuove diocesi (grazie
al legato apostolico di cui gode), e favorisce l'immigrazione di francesi,
inglesi e lombardi, per
ripopolare le sue terre in seguito alle guerre, alle carestie e
all’espatrio dei musulmani. Con Ruggero d'Altavilla la Sicilia ritorna a far
parte del mondo occidentale ma contemporaneamente non taglia i legami con
l'oriente, mantenendo il Gran Conte armate musulmane e rapporti di amicizia e di
commercio con tutto il bacino del mediterraneo. A tal proposito secondo
un'ipotesi suggerita dallo storico musulmano
Ibn al-Athìr (XII-XIII secolo) la conquista della Palestina è dovuta
essenzialmente a una questione di equilibri geopolitici e di interessi economici
tra sovrani e feudatari franco-normanni e potentati arabi. Essa sarebbe
suggerita proprio dal Gran Conte Ruggero ai Franchi per distoglierli dalla
conquista dell'Africa mediterranea, che interromperebbe o renderebbe più
difficili i suoi traffici con le regioni musulmane dell'Africa. Narra infatti
Ibn al-Athìr che giunse a Ruggero un'ambasciata da parte dei Franchi che
chiedevano un'alleanza militare e un appoggio logistico in Sicilia per la
conquista dell'Africa. Ruggero radunati i suoi consiglieri, favorevoli al
disegno, manifesterebbe, invece, in maniera plateale e … rumorosa la sua
disapprovazione, scoreggiando sonoramente (“levata
una gamba fece una gran pernacchia dicendo: “Affé mia, questa vale più di
codesto vostro discorso"”), spiegando che egli non guadagnerà nulla
dall'impresa, qualunque sia l'esito: “se
conquistano il paese quello sarà loro e l'approvvigionamento dovranno averlo
dalla Sicilia, venendo io a perderci il denaro che frutta qui ogni anno il
prezzo del raccolto; e se invece non riescono, faranno ritorno qui al mio paese
e mi daranno degli imbarazzi, e Tamim [l'emiro di Tunisi] dirà che l'ho tradito
e ho violato il patto con lui, e si interromperanno i rapporti e le
comunicazioni fra noi”. Per cui Ruggero risponde no all’alleanza, ma
suggerisce un' alternativa: “Se avete
deciso di far la guerra ai Musulmani, la cosa migliore è di conquistare
Gerusalemme, che libererete dalle loro mani e di cui avrete il vanto”.
Muore a Mileto il 22 giugno del 1101, all'età di settanta
anni. Fu un capo ricco e potente ma
al suo stato mancava ancora il senso della stabilità; egli era un nomade, come
i suoi antenati vichinghi (e, purtroppo, come i suoi successori) e passò la sua
vita viaggiando con la sua corte, la sua amministrazione ed il suo tesoro.
Rimase reggente la sua terza moglie, la gran contessa Adelasia, dalla
quale aveva avuto due figli: Simone e Ruggero. Simone, il primogenito morì
fanciullo, lasciando erede il piccolo Ruggero che a 10 anni divenne Gran Conte
di Sicilia e che sarebbe divenuto il
primo re di Sicilia. La figura e la personalità di Ruggero I, che insieme al
fratello Roberto il Guiscardo aveva realizzato la conquista normanna nel
Mezzogiorno d'Italia, rimane un punto di riferimento essenziale nella storia del
medioevo europeo. Il rude guerriero protagonista di aspre e dure battaglie si
era rivelato un saggio uomo di stato tanto da essere considerato il monarca più
autorevole dell'Italia continentale.
La Katabba di Monforte San Giorgio
In Sicilia la saga dell'arrivo di Ruggero d'Altavilla è stata raccontata in tanti modi da cantastorie, pupari, pittori …. ma particolare è il modo con cui gli abitanti di un paesino sui monti Peloritani ancora oggi la raccontano: con campane e tamburo. Per venti giorni, dal 17 gennaio al 5 febbraio alle sei del mattino ed alle sette di sera risuona nella valle la tammuriniata e la campanata di Sant'Agata che con 25 ritmi diversi (prima erano molti di più) affidati all'estro degli esecutori inerpicati sul campanile, rappresenta l'arrivo del messaggero che annuncia l'arrivo degli Altavilla, il trotto dei cavalli, il passo felpato del cammello su cui, secondo la leggenda, avanzava Ruggero e la fuga dei Saraceni.
Questa inusuale serenata ha un nome anch'esso curioso Katabba.
Le etimologie proposte per questo termine sono numerose ma due sono
particolarmente interessanti: la derivazione dal greco Katabasis
(discesa) o dall'arabo Qataba
(adunata) o da entrambi. Una sorta di sincretismo linguistico
che si riflette anche nella compresenza del tamburo, retaggio arabo e
delle campane, retaggio cristiano.
Di Blasi, Storia di Sicilia, Palermo, 1864 D. Mack Smith Storia della Sicilia medievale e moderna, Laterza ,
Bari L. Natoli, Storia di Sicilia, Flaccovio Editore Palermo, 1979 J. J. Norwich, I normanni del Sud, Milano 1972 I. Peri, La Sicilia Normanna, Vicenza, 1962 G. Quatriglio, Mille anni in Sicilia, Marsilio, 1996
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