|
Note
1) Vedi “Il Cabreo di San Leonardo di Siponto” (messo
a disposizione dall’amico Gennarino Arbore, indefesso ricercatore)
curato da G. Pensato, Edizioni Scientifiche Italiane 2000 del Comune
di Manfredonia, la seconda parte ampiamente descritta da A. Ventura.
Torna su
2)
Nell’elenco provvisorio dei castelli e dei palazzi di Capitanata del
XIII Sec., D. Leistikow (come lo rileva Sthamer nei Castelli curiali),
indica nel Monte Gargano quello di Bellovideri, quale ex Domus vicina
al lago di Lesina, ma in ”posizione ignota”, ma è da ritenersi quasi
certamente riferibile a quanto oggetto della presente trattazione.
Vedi anche R. Licinio in “Foggia medioevale”, o.c.: “Le Masserie
regie...”, ove indica - nell’area garganica - in Apricena la masseria
della Corte ...in tenimento Bellovideri... .
Torna su
3)
Detta di poi della Selva della Rocca, probabilmente in relazione alla
sua collocazione sulla sommità di un colle ed in un una zona
fortemente boscosa.
Torna su
4)
L’Ordine religioso (vedi ne “Il Cabreo”, o.c., la
relazione di A. D’Ardes) di tipo ospitaliero militare venne fondato
presso Accon in Terra Santa nel 1190 attorno ad un’ospedale da campo.
Riconosciuto già nel 1191 da Clemente III e nel 1198 da Enrico VI,
ebbe una rapida espansione grazie al sostegno ricevuto da regnanti di
origine tedesca ed a personaggi di grande spessore, quali Ermanno di
Salza, vicino a Federico II ed al suo avversario Gregorio IX. I primi
possedimenti ottenuti sulla costa pugliese, strategica in funzione
degli approvigionamenti verso le terre orientali, risalgono già alla
fine del XII Secolo, con l’attibuzione dell’ospedale di San Tommaso a
Barletta.
5)
Sulla rete viaria nella Daunia, vedi infra ed anche N. Russi : La
viabilità medievale ; ed ancora la nota n.17 al mio capitolo su “S.
Maria della Selva della Rocca”, in Apricena...percorsi. O.c. .Ed
ancora : V. Alvisi : La viabilità romana della Daunia (Bari, 1930); E.
Salvatore Laurelli : Gli itinerari della tavola Peutingeriana nella
Daunia antica (CRSEC-Fg-1987) e E. Benvenuto: “Viabilità romana nella
Daunia” in un opuscolo fuori commercio sui ritrovamenti (archeologici
ad Apricena) con testi di F. Lupardi e di D. Pipino - pubblicati dal
Circolo Culturale il Poliedro con la Sezione dell’Archeo Club di
Foggia negli ani ‘80 (?).
6)
Proprio in relazione all’estrema vicinanza con l’antico
insediamento Templare di Bellumvideri (oltre uno dei valloni -
intersecante il territorio della Fondazione Zaccagnino - e che
rasentando l’area dove era ubicato l’ospizio di San Leonardo (Sic!)
mena ai ruderi attuali della chiesa di Santa Maria della Selva della
Rocca), l’esistenza della Villa Romana (?) di S. Annea, tuttora dal
popolo comunemente indicata e collocata nel c. d. “Feudo”, ci fa
sorgere il quesito (cui altri più esperti di me sicuramente potranno
rispondere) se appunto la sopraddetta contrada di S.Annea, con la sua
vocazione agricola (con tutta la serie delle sue emergenze
architettoniche tuttora evidenti) non abbia costituito già nel IV e
III Sec. a.c. la prima struttura e un primo insediamento, persistente
per oltre un millennio, sino alla sua utilizzazione nel tenimento
Teutonico di Bellumvideri. Anzi, dall’esame della pianta dell’attuale
comprensorio della Fondazione Zaccagnino, esistendo detta villa al di
là del vallone centrale, confermerebbe questa ipotesi.
La Villa si presenta rettangolare con un affaccio sul
mare, inquadrato tra due sporgenze angolari in forma di bastioni
quadrati, costruiti in opera reticolata e incerta, accomunati,
talvolta nelle due facciaviste diverse di una stessa parete. La
grandezza del complesso lascia supporre l’esistenza di una committenza
di notevoli possibilità economiche legata all’epoca alla nascente
aristocrazia italica (V. in “La Daunia Antica”, a cura della Banca del
Monte di Foggia - Electa Ed., Milano 1982: “Dall’ellenizzazione
all’età repubblicana”, di M. Mazzei e E. Lippolis). Anche se dagli
studiosi l’esistenza della “Villa” Romana del c.d. Pretorio Pubblicano
(Praetorio Publilianum - come leggesi nella iscrizione sulla meridiana
rinvenuta nella Masseria Amorusi sulla Murgetta di Apricena,
attualmente nella sede del Comune di Apricena e di prossima
sistemazione nel Museo di Apricena) é indicata con riferimento ad un
diverso periodo storico (così come l’altra villa cosideta Agnuli sul
porticciolo di Mattinata), non mi appare di escludere un’analoga
funzione agricola, economicamente produttiva, in epoca coeva e
architettonicamente assimilabile.
7)
D’altronde la presenza di un hospitium (alloggio per poveri e
bisognosi), si giustifica per la presenza di pellegrini e viaggiatori,
provati da lunghi e difficili viaggi dal c.d. “labor ambulandi”,
provenienti quasi certamente dalla casa madre (verso Siponto), ma
anche, molto più probabilmente ed in modo più modesto, proprio per la
via litoranea per Alexinae e Teanum e dalla via Sacra Longobardorum,
da Aecae e Beneventum.
8)
Vedi Huillard Breholles- Historia diplomatici Federici II- Parigi,
1852.
9)
Sui Cavalieri di Santa Maria dei Teutoni vedi “Foggia e la Capitanata”
nel Quadernus Excadenciarum di Federico II di Svevia” a cura di G. de
Troia (Banca del Monte, Foggia 1994) ed anche la lunga nota nr.16 nel
mio libro “Apricena...percorsi”: “I luoghi della Fede”, “La Madonna
della selva della Rocca” e “L’ordine dei Cavalieri Teutonici” (o.c.).
10)
Vedi appresso nello “Scadenzario”, o.c..
11)
Vedi nello Scadenzario di de Troia, o.c., pag.325 e
327. A questi beni vanno aggiunti: la metà del fiume Apri (la stessa
indicata anche tra le scadense de la Procina) e una casa presso la
casa del Giudice Palmerio, indicata pure nelle scadenze di Alexina
(collegata a la Procina, quanto meno per la sua vicinanza).
12)
Vedi
nel contesto innanzi ricordato.
13)
Il
contendersi un corso d’acqua si giustifica dal fatto che la forza
della sua corrente, molto spesso era sfruttata per alimentare il
molino, indispensabile per avere la farina. I proprietari di tale
struttura esercitavano un ampio potere (vedi sull’argomento “Jus
Prohibendi” di R. M. Pasquandrea - Archeoclub Sezione di Apricena,
2003 -). Un esempio sintomatico, intervenuto dopo il disastroso
terremoto del 1827 che distrusse totalmente Apricena è l’intesa
raggiunta tra questa Università ed il suo feudatario Scipione Brancia,
cui venne concesso il diritto in esclusiva di avere un molino ed un
forno nel paese, dietro la contropartita dell’impegno che lo stesso
assunse per la ricostruzione della città terremotata.
14)
Appare
interessante la ubicazione della vigna in colle Riva Martino e cioè in
una zona lontana sicuramente dal tenimento di Bellumvideri e più
vicina alla domus trovandosi il toponimo indicante il torrente
Martino, ben lontano dal Tenimento e molto vicino alla domus stessa.
Ciò, peraltro, evidenzia una ramificazione ancora più estesa
dell’influenza dell’Ordine, adilià del territorio del Tenimento in
senso stretto.
15)
Uno staio corrisponde esattamente a lt.20,5957; una
salma è pari a lt.180 (vedi G. De Troia, o.c.).
16)
Tanto che gli apricenesi vennero ritenuti
oggettivamente responsabili in un incendio che distrusse l’oliveto.
Essi infatti venero obbligati a risarcire la Curia regia dei danni
relativi (così come riferisce P. Corsi ne “Le pergamene dell’archivio
capitolare di San Severo”, Sec.XII-XV, Bari 1974 - Documento 22).
17)
Non appare inopportuno segnalare che il detto
“Tenimento” ha fatto parte in tempi successivi (1600/1700, vedi “Il
Cabreo di San Leonardo di Siponto”) del Feudo di Bellovedere o
Bellumvideri (a volte chiamato Casalis Bantie) (c.67 r.v. Cabreo) con
l’esatta descrizione dei confini e della superficie di carra 5o,
corrispondenti ad ettari 1.234,56, tenuti a pascolo, con un’ampiezza
di assoluta rilevanza se la consideriamo essere la stessa superiore a
tutti gli altri fondi rustici dell’Abazia centrale (tranne la Masseria
di Torre Alemanna) e con l’indicazione di alcune controversie sul
fiume Apri (c.66 r.v.), sulla distanza di Apricena di tre miglia a
mezzogiorno, sull’esistenza di due grotte, di un pozzo e di cinque
piscine (c.70 r. e c.70 v.), anche con la dizione ormai aggiornata in
Selva della Rocca dello stesso feudo (c.70) della “Difesa della
Camarda” (c.70) e della via per Rodi e Santa Maria della Rocca (c.67).Anche
nella censuazione del Tavoliere il Feudo di Belvedere già appartenente
al Monte Borbonico e passato al Regio Demanio ha costituito
un’Addizione alla Locazione di Procina (V. P. De Cicco “Il Tavoliere
di Puglia nella metà del XIX sec. in raccolta di studi foggiani -
Foggia 1966). Nella pianta dei territori di pertinenza dell’attuale
Fondazione Zaccagnino (rilevabile negli uffici della Fondazione stessa
che ricalca, sostanzialmente, quella del Tenimento di Belvedere é
notevole rilevare l’esistenza - almeno sulla carta, non risultante
alcunché sul territorio - di tracce di una chiesa di “San Leonardo”.
E’ chiaro il riferimento all’altro San Leonardo di Siponto!
18)
Sui resti della chiesa di Santa Maria della Selva della
Rocca vedi anche nel mio libro “Apricena...percorsi”, o.c., l’ultima
parte dell’itinerario nr.4: “Tra le fronde del bosco...” e fino alla
fine, e sulla storia vedi nello stesso mil libro: “Gli itinerari della
fede”, ed ancora M. Pitta, o.c.; Di Perna - La Rosa - Violano, o.c..
19)
Vedi nuova perimetrazione del Parco Nazionale del
Gargano. Vedi anche “Trekking insolito da Apricena nel Parco” - nel
periodico “Apricena Città Viva” - Maggio 2003 |