LA
VERSIONE GHIBELLINA
. . . . . . Nel 1250 Federico II era
alloggiato nel
palazzo imperiale di Foggia. La sua attività
politica era volta a cercare alleanze per riproporre guerra
diplomatica e militare ad Innocenzo IV ancora in esilio a Lione.
Sul piano familiare aveva provveduto a sposare Bianca Lancia che
gli aveva dato Manfredi, il figlio che più gli somigliava
caratterialmente; in tal modo non sarebbe stato difficile
coinvolgerlo nella successione ed ottenere la sua collaborazione
ne passaggio delle consegne. Nel contempo non rinunciava a
ricrearsi dedicandosi agli sport preferiti.
Federico II, palazzo
Finco Bassano del grappa.
All’inizio di dicembre, durante una battuta di
caccia nelle campagne della Capitanata, fu colto da violenti
dolori addominali, simili a quelli — a detta dei medici — che
quarantotto anni prima avevano accompagnato la morte del padre
Enrico VI. Immediatamente soccorso, fu trasportato nel castello di
Fiorentino: lì ebbe solo il tempo di confermare le disposizioni
testamentarie e terminò i suoi giorni il 13 dicembre.
Le sua ultime volontà assegnavano l’ambìto
Regno di Sicilia a Corrado, IV della dinastia, il figlio che aveva
avuto da Isabella di Gerusalemme; in sua assenza, Manfredi doveva
regnare in qualità di vicario.
I rapporti di Corrado con Manfredi parvero
subito corretti, non conflittuali, ottima premessa per una
proficua collaborazione. Ma giunto nel Meridione d’Italia Corrado
IV accusò una situazione di grave, crescente disagio, dato che
alle previste difficoltà politiche si aggiunsero problemi di
adattamento al clima ed alle abitudini mediterranee. Così iniziò a
deperire lentamente, morendo nel 1254 a solo 26 anni. A lui
subentrerà il fratellastro Manfredi.
I decessi di Federico II e di Corrado IV non
lasciarono indifferenti i cronisti di parte ghibellina. La morte
dell’imperatore rapida, priva di una diagnosi convincente,
consentì di ipotizzare una trama guelfa: in fondo il papa aveva
ampiamente dimostrato di essere determinato al delitto già nella
congiura del 1246. In merito a Corrado, nessuno se le sentiva
credere in un disagio fisico proprio in Puglia, nella terra che
gli aveva dato i natali. Ma l’intervento rassicurante di Manfredi
fu sufficiente a sopire ogni dubbio; a tranquillizzare la Corte,
gli eredi, il popolo, le nazioni alleate.
LA VERSIONE GUELFA
. . . . . . Nel 1250 Federico II,
rifugiatosi nella
domus di Fiorentino dopo la sconfitta di Parma
del 1248, vedeva ridursi le possibilità di rivincita nel confronti
del pontefice. Era stanco e demotivato; ma ben più grave era lo
stato di conflitto con Manfredi, il figlio che aveva avuto con
l’amante Bianca Lancia. Per ridurre i motivi contrasto decise di
sposare regolarmente la donna: cosa questa che gli avrebbe
consentito di legare a Manfredi il Ducato di Taranto e di
affidargli la reggenza del Regno di Sicilia in attesa dell’arrivo
del legittimo erede Corrado, figlio di Isabella di Brienne.
In questa situazione, Manfredi decise di
accelerare la successione per approfittare delle opportunità che
gli derivavano dall’assenza di Corrado impegnato in Germania; e
decise di uccidere il padre. Ottenuta la connivenza del cuoco di
Corte, gli fece somministrare quotidianamente leggere dosi di
arsenico predisposte dal cardinale Ugo Borgognone: si preparava
una morte lentissima, che non avrebbe insospettito alcuno e
superato i consueti "assaggi" dei servitori saraceni. Ma il
progetto rischiava di protrarsi troppo a lungo: Federico, intuita
la possibilità di una congiura, aveva iniziato una dieta preparata
da un fedelissimo a base di frutta cotta e disertava tutti i
banchetti. Finché Manfredi decise di eliminare il padre
direttamente, senza troppi complimenti, soffocandolo con un
cuscino: e lo fece in modo talmente maldestro da provocargli la
lesione del setto nasale.
Quando Corrado raggiunse il Regno di Sicilia,
Manfredi non si scompose, limitandosi a rispolverare la "dieta"
suggerita dal cardinale Ugo Borgognone.
Dalla Cronica del Villani, Manfredi che soffoca
il padre.
Questa volta il piano ebbe il successo
desiderato: il giovane principe aveva una resistenza fisica
nemmeno paragonabile a quella del padre, e per giunta non fu
difficile giustificare le conseguenze dell’arsenico con quelle di
un generico disadattamento all’ambiente mediterraneo.
Si dice che "il diavolo fa le pentole ma non i
coperchi". Già immediatamente dopo la morte di Federico iniziarono
a circolare iconografie guelfe che ritraevano Manfredi nell’atto
di soffocare il padre, mentre riguardo la morte di Corrado fra’
Salimbene iniziò a parlare di un "clistere avvelenato".
E ALLORA?
Dopo 750 anni i decessi di Federico II e di Corrado IV — che
sono alla base dell’estinzione della dinastia sveva — fanno ancora
discutere. Ma al di là delle labili fonti scritte del tempo, ora
la verità dovrebbe essere vicina (vedi
Palermo: nuova riapertura del Sarcofago
di Federico II ).
La speranza è che la recente riapertura del
sarcofago di Federico II possa consentire le analisi di
laboratorio in grado di accertare soprattutto se lo " Stupor
Mundi" morì davvero con il veleno nel corpo. È noto che l’arsenico
lascia tracce assolutamente indelebili, a prova dei secoli.
Copyright ©2002 Carlo Fornari