Considerazioni finali su Federico II

Considerazioni finali su Federico II 
FEDERICO II E LA MODERNA STORIOGRAFIA
a cura di Carlo Fornari
 
Federico II è senza dubbio uno dei protagonisti più controversi di tutta la storia non solo medievale; anzi, non è improprio affermare che nessuno studioso è finora riuscito ad illuminare completamente la sua personalità fornendone una rappresentazione umana e storica del tutto convincente. È sufficiente confrontare le opere di due recenti illustri medievalisti — Ernst Kantorowicz e David Abulafia, il primo incondizionatamente entusiasta, il secondo assai critico del personaggio — per accorgersi quanto le posizioni siano ancora distanti.
Se da un lato, come sottolinea Antonino de Stefano, "la maggior parte dei giudizi errati od inesatti sul suo conto sono dovuti alla confusione che comunemente si fa tra gli elementi storici e quelli leggendari", dall’altro è pur vero che le lotte religiose e civili di cui fu protagonista hanno comportato per lungo tempo valutazioni interessate ove non addirittura faziose che non hanno contribuito alla formulazione di giudizi veramente sereni.
 
Non è necessario scomodare cronisti medievali come il frate minore Salimbene de Adam per accorgersi che ancor oggi taluni scrittori privilegiano la difesa ad oltranza di posizioni antistoriche, provocando reazioni che non avvicinano la verità o quanto meno la base per una generale condivisione.
 
Indipendentemente comunque da queste considerazioni, è lecito ritenere che Federico II possa restare nell’apprezzamento dei più attenti osservatori del nostro secolo oltre che lo statista, il condottiero, il legislatore, come il regnante che per primo ha cercato di applicare il precetto della fratellanza e dell’integrazione razziale, mutuato dalle esperienze acquisite nella Palermo duecentesca; come il politico che vide la possibilità di unificare l’Italia dal punto di vista non solo legislativo e territoriale ma culturale, linguistico, letterario; come l’uomo che avrebbe potuto anticipare di secoli l’avvento di una società laica ed aconfessionale, conducendo l’Italia verso il consesso degli Stati nazionali europei più progrediti. Non poco.
 
Nella lettera apostolica TERTIO MILLENNIO ADVENIENTE del 10 novembre 1994, Giovanni Paolo II parla dell’acquiescenza manifestata in alcuni secoli dai figli della Chiesa a "...metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio della verità". Sarebbe bello pensare che queste parole di un Pontefice illuminato potessero essere all’inizio di una revisione storica globale, nella quale certo Federico II potrebbe assumere un ruolo centrale, uscendone non certo come un santo ma almeno come un uomo del suo tempo molto vicino alla concezione della moderna Europa.