Federico II e l'ordine monastico cistercense

Federico II e l'ordine monastico cistercense
 
Secondo una consolidata tradizione condivisa da Mattew Paris (cronista cattolico inglese) Federico II chiese che il suo corpo esanime fosse ricoperto con la veste dei Cistercensi, in segno di penitenza non disgiunta da una chiara simpatia per l’Ordine.
 
I vari sopralluoghi, anche recenti, nel cofano di Palermo, non hanno mostrato traccia della tunica bianca, consentendo ad alcuni scrittori poco sensibili ai messaggi della cultura medievale le più varie illazioni: la tradizione è falsa, la salma rinvenuta non è quella dell’Imperatore, che morì da miscredente come vogliono i commenti guelfi secondo i quali egli "…precipitò negli abissi infernali senza portare altro con sé che la bisaccia colma di peccati…".
Federico II 
In realtà le moderne scoperte non possono smentire, da sole, una tradizione che indica inequivocabilmente strette relazioni e profondi sentimenti tra lo Svevo ed i Cistercensi. Se il cadavere imbalsamato di Federico è stato ricomposto nelle vesti imperiali per lo svolgimento dei riti ufficiali, non si può dimenticare una lunga storia di reciproca devozione indubbiamente non ancora del tutto illuminata.
È necessario anzitutto considerare che i Cistercensi avevano più di un valido motivo per entrare nella stima e nella considerazione di Federico II.
Nel primo quarto del XII secolo essi, in fase ancora di rapida espansione, erano un’istituzione che potremmo definire, per i tempi, moderna, efficiente, volta a fornire risposte aggiornate alle esigenze della religione, della vita civile, della cultura.
Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), dopo aver riorganizzato l'ordine fondato da Roberto di Molesme nel 1098, aveva contribuito ad attirare l’attenzione verso il proprio ambiente.
Oltre ad essere un personaggio di enorme spessore spirituale, egli fu protagonista di alcune iniziative di grande valenza nell’area in cui la religione si intreccia inevitabilmente con l’opportunità politica: contribuì a realizzare la regola dei Cavalieri Templari ottenendo per loro il riconoscimento della Chiesa; svolse un ruolo determinante per la vittoria di Innocenzo II contro l'Antipapa Anacleto II; nel 1146 predicò, per ordine del Papa, la seconda crociata, convincendo il Re di Francia Luigi VII ad intervenire.
 
San Bernardo consegna la Regola ai monaci, dipinto di Giovanni Simone dei Crocifissi (XIV sec.) Bologna Pinacoteca Nazionale.
I Cistercensi divennero ben presto l'Ordine religioso più influente, assumendo le cariche episcopali e diplomatiche riservate in precedenza ai Benedettini. Molte personalità del loro mondo seppero ottenere i favori di potenti personaggi: tra questi Ildegarda di Bingen, monaca Cistercense, pose il proprio monastero sotto la protezione di Federico il Barbarossa.
Sotto il profilo artistico molti monaci, costruttori abilissimi, favorirono la diffusione dell'architettura gotica; nelle stupende abbazie costruite in tutta Europa, eserciti di amanuensi raccolsero e copiarono importanti manoscritti fornendo alla cultura un impareggiabile contributo. Determinante fu poi il contributo alla vita economica del Medio Evo, per le referenze che godevano in campo agricolo; il loro insediamento era prezioso dove c’erano terreni da bonificare, con possibilità di rilanciare lo sviluppo di intere comunità.
Non c’è quindi da stupirsi se Federico II instaurò un rapporto privilegiato con "l'Ordine di San Bernardo".
 
 
 
I rapporti di Federico con i cistercensi DI CASAMARI
 
Nei complessi rapporti intercorsi tra Federico II ed i Cistercensi, emblematici sono i fatti che hanno visto protagonisti i monaci di Casamari: un’abbazia questa ancora attiva e fiorente nel Lazio centromeridionale, a poche miglia da Frosinone.
 
Basilica di Casamari (Frosinone), facciata principale.
 
Molteplici e qualificanti furono in vari tempi i rapporti fra la Casa di Svevia e l'Abbazia di Casamari. Senza avere la pretesa di operare un'elencazione completa, per la quale rinviamo ai vari studi specialistici, a titolo di esempio sono degne di particolare menzione:
 
  • I monaci di Casamari furono più volte destinati dai Pontefici a missioni diplomatiche presso la Corte Sveva, ben ricambiati con privilegi e donazioni imperiali.
  • Nel 1192 L'abate Giraldo fu inviato da Celestino III a Hagenau, presso Enrico VI, per ristabilire la pace con Tancredi di Sicilia.
  • Un diploma di Federico II attesta che il 20 settembre 1219 Alacrino o Alatrino, priore di Casamari, fu inviato a Hagenau, in Alsazia, quale legato pontificio.
  • Nel 1229 L'abate Giraldo II fu inviato in missione alla corte di Federico II da Gregorio IX; lo stesso partecipò alle trattative che portarono alla pace di San Germano nel luglio 1230.
 
Molteplici furono le donazioni fatte dagli Svevi a Casamari; fra esse, alcune sono degne di particolare menzione.
 
  • Il 30 settembre 1194 Enrico VI concesse all’abbazia la protezione imperiale, privilegi di esenzione di pedaggio, nonché lo "ius pascendi et lignandi";
  • nel dicembre 1195 sua moglie Costanza d’Altavilla concesse all'abate Giraldo e all'abbazia libertà ed esenzioni per tutto il territorio del regno, nonché diritto di asilo per il monastero e per le grange;
  • nel maggio 1196 e nel maggio 1198, Costanza ed il figlio Federico, re di Sicilia, confermarono all'abbazia alcune donazioni già concesse dall'imperatore Enrico VI;
  • nel settembre 1208 Federico rinnovò e confermò all'abbazia le donazioni di sua madre Costanza;
  • nell'aprile 1209 Federico donò all'abate Giraldo ed alla comunità di Casamari 600 salme di terra (circa 584 ettari) lavorativa;
  • nell'aprile 1212 Federico, su istanza dell'abate di Casamari, dispose l'assegnazione del rimanente terreno lavorativo promesso dall'imperatrice Costanza, sua madre;
  • nel maggio 1212 Costanza d'Aragona, con il figlio Enrico VII, re di Sicilia, confermò e rinnovò all'abbazia i privilegi e le donazioni della suocera Costanza d'Altavilla e di suo marito Federico II;
  • il 20 settembre 1219 Federico imperatore diede mandato all'arcivescovo Rinaldo di Capua e al logoteta Andrea, protonotario del Regno, di assegnare all'abbazia i rimanenti sette aratri di terra della donazione dell'imperatrice sua madre e nel medesimo anno riconfermò all'abate Ruggero ed alla comunità di Casamari i privilegi e le donazioni di sua madre;
  • nel febbraio 1221 Federico riconfermò all'abate Ruggero i privilegi, le esenzioni, le immunità e le donazioni già concesse dai suoi genitori;
  • nel maggio 1221 Federico, per interessamento di Onorio III, confermò all'abbazia molti "modios de terris laboratoriis demanii nostri";
  • nell'aprile 1222 Federico, per interessamento di Onorio III, unì con privilegio aureo l'abbazia di San Domenico di Sora con tutti i beni, i diritti e le libertà, all'abbazia di Casamari;
  • Federico II per la cancelleria imperiale scelse come segretario l'abate di Casamari Giovanni V.
  • nel luglio 1222 Federico confermò all'abate Giovanni, custode del sigillo imperiale, il diploma dell'anno precedente e consentì l'annullamento della clausola "salvo mandato et ordinatione nostra".
  • nel 1222 Federico II presenziò alla consacrazione della cattedrale di Cosenza, su invito dell'arcivescovo di quella città Luca Campano, già Priore dell'abbazia di Casamari.
  • Nel 1221 l'imperatore era stato ricevuto solennemente ed ospitato in Casamari, in attesa di incontrarsi a Veroli con il Papa Onorio III per trattare della spedizione della Crociata in Terra Santa.
  • Si ricordi infine che nel 1199 proprio nell'abbazia di Casamari, scelta come locus immunitus, ebbe luogo il banchetto intimidatorio offerto ai legati papali di Innocenzo III da Marcovaldo di Anweiler.
 
Federico II desiderava di essere "affiliato" ai Cistercensi sin da quando era in Germania; ed il 21 agosto 1215 chiese al Capitolo Generale dell’Ordine di essere ammesso "all'unione di preghiera con i monaci". In proposito c’è una stupenda lettera, in cui egli si dichiarava difensore dell'Ordine e promotore di ogni bene: un vero capolavoro letterario, ma anche una manifestazione di fede e di umiltà. La risposta positiva e l'affiliazione all'Ordine gli venne comunicata da Arnaldo, abate di Cîteaux; ed il 24 aprile del 1222 il neo-Imperatore, ripassando da Casamari, "chiese umilmente e ottenne la partecipazione ai beni spirituali del monastero e l'affiliazione, unitamente a suo padre e sua madre, di buona memoria".
La prova dei rapporti tutt’altro che formali intercorsi tra Federico II e i monaci di Casamari risulta evidente in alcune sculture che ancora si possono ammirare nel chiostro dell’Abbazia. La bifora centrale sinistra del lato sud ha due capitelli ornati di tre testine raffiguranti, secondo la tradizione, Federico II, Pier delle Vigne e l'abate Giovanni V.
 
 
 
I CISTERCENSI ED I CASTELLI DI FEDERICO II
 
È noto che Federico II si occupò raramente della costruzione di chiese o abbazie; ma si avvalse dell’opera dei Cistercensi per la costruzione di alcuni suoi castelli.
Tra le rare eccezioni è degna di menzione la Basilica Cistercense del Murgo, presso Lentini, fondata nel 1220, periodo in cui iniziò uno scambio fecondo di tecniche e metodi, in considerazione della perizia dei monaci nella conduzione del patrimonio agrario delle abbazie, nell'allevamento e nella bonifica, nelle tecniche costruttive e progettuali esercitate nel loro cantieri.
Secondo la cronaca dell'Abbazia Cistercense di S. Maria di Ferraria, in Campania, nel 1224 l'Imperatore, su consiglio del Papa, reclutò alcuni monaci "ad costruenda castra et domicilia", ed uno di questi, riconosciuto con il nome di Domnus Bisancius, fu direttore dei lavori alla porta di Capua tra il 1238 ed il 1239. I frutti della collaborazione sono avvertibili tanto nella ferrea modularità dell’opera "ad quadratum" tutta cistercense, usata nell'organizzazione dello spazio delle fortezze sveve, quanto nelle concessioni al vero di natura che si affacciano timidamente nelle austere strutture monastiche. Non c’è bisogno di evidenziare ulteriormente la portata di queste notizie, data la fedeltà con cui l'Ordine cistercense ha ovunque manifestato il proprio stile legato al primo gotico borgognone.
Secondo una tradizione, furono gli architetti cistercensi a progettare Castel del Monte: ma si tratta forse di una delle tante paternità attribuite ad un’opera eccelsa, di valore universale.
Il fatto che Federico II si sia servito di un ordine religioso per dirigere i cantieri dei suoi castelli, può stupire coloro che sono abituati ad immaginare l'imperatore come nemico della Chiesa; ciò però corrisponde alla realtà dei fatti come ci è testimoniato in varie cronache. È molto probabile, che nei primi anni della sua vita, le scelte di Federico siano state influenzate dalle abitudini familiari ed in particolare dalle scelte materne ma è anche evidente che in età adulta scelse di legarsi ai Cistercensi perché ne apprezzava le qualità.
Negli ultimi anni di vita Federico allentò un poco i rapporti con i Cistercensi: troppi problemi politici, troppe guerre, troppi intrighi disturbavano la sua mente; o forse le tensioni militari e diplomatiche consigliarono i frati a prendere le distanze dall’Impero. Eppure la fede di Federico non venne mai meno: lo prova il perdono dei peccati che gli fu concesso dal vescovo Berardo di Castacca — un controllore che Innocenzo III gli aveva posto al fianco, e che presto si era trasformato in amico e confidente — e la sepoltura in terreno consacrato, nella cattedrale di Palermo dove ancora riposa il sonno dei giusti.
 
 
Note bibliografiche:
 
  • A. M. Romanini, Le abbazie fondate da S. Bernardo in Italia e l'architettura cistercense primitiva in Studi su S. Bernardo di Chiaravalle nell'ottavo centenario della canonizzazione, Roma, 1975.
  • Ruperto di Deutz, santa Ildegarda di Bingen, in Istituzioni monastiche e canoniche in Occidente (1123-1215), 1980.
  • G. Duby, San Bernardo e l'arte cistercense, Torino, 1982.
  • F. Farina - B. Fornari, L'architettura Cistercense e l'abbazia di Casamari, Edizioni Casamari, 1987.
  • Ernst Kantorowicz , Federico II Imperatore, Berlino 1927, Milano 1976, 1981, 1988.
  • Odo J. Egres S. O. C., San Bernardo di Clairvaux, edizioni Casamari, 1988.
  • F. Farina - I. Vona, l'organizzazione dei Cistercensi nell'epoca feudale, Edizioni Casamari, 1998.
  • Artur Haseloff, Architettura Sveva nell'Italia Meridionale, Mario Adda Editore, Bari, 1992.
  • F. Bramato, Storia dell’ordine dei Templari in Italia, Atanor, Roma 1993.
  • S. Mola, Itinerari Federiciani in Puglia, Mario Adda Editore, Bari, 1994.
  • F. Farina - I. Vona, L'abate Giraldo di Casamari, Edizioni Casamari, 1998.
  • L. Pressouyre, I Cistercensi e l’aspirazione all’assoluto. Electa-Gallimard, Trieste 1999.
  • Angela Cerinotti, Atlante della storia della Chiesa Santi e Beati di ieri e di Oggi, Demetra, Colognola ai Colli (VR), 1999.
 
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