Un’adolescenza difficile

Un’adolescenza difficile
 
Figlio di una madre anziana — allora, dopo la quarantina, iniziava in genere l’inesorabile declino — e di un padre strappato alla vita appena 33enne, Federico rimase orfano di entrambi i genitori a soli quattro anni. 
La madre, prima di morire, ebbe il tempo di farlo incoronare Re di Sicilia e lo affidò alle cure del Pontefice Innocenzo III — Lotario dei Conti di Segni: una tutela particolarmente qualificata, l’unica forse in grado di allevare un uomo colto e saggio, anche a costo di farne uno strumento di potere in mano ad una Chiesa forte, determinata, all’apice dello splendore medievale.
Papa Innocenzo III.
 
Incaricati della sua educazione furono i vescovi delle diocesi del Regno di Sicilia ed in particolare Gualtiero di Pagliara, vescovo di Troia in Capitanata.
Ma tutti i buoni progetti andarono presto delusi.
Dopo l’estinzione della dinastia degli Altavilla, l’occupazione germanica di Marcovaldo di Anweiler (vedi nota) impose alla Sicilia un periodo di enormi difficoltà sociali ed economiche.
Di conseguenza nessuno ebbe la possibilità di occuparsi del piccolo re che per cinque lunghissimi anni rimase abbandonato a se stesso.
I suoi luoghi preferiti erano i bassifondi e la zona del porto in una Palermo povera e conflittuale; solo poche famiglie dell’alta borghesia, commosse per la sua situazione, lo accoglievano raramente a pranzo con loro.
La vita di strada consentiva a Federico di venire in contatto con gente d’ogni condizione sociale, razza, religione, di osservare da una posizione privilegiata il comportamento del popolo e dei nobili che presto sarebbero stati i suoi sudditi.
Marcovaldo di Annweiler in un'illustrazione del Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli.
Questa esperienza, lungi dall’abbattere il suo spirito tenace, già vincente, lo portò ad amare il Meridione d’Italia che considererà in età matura la sua unica patria;
gli insegnò a vivere in un ambiente veramente cosmopolita, portandolo a comprendere razze, religioni culture diverse, chiara premessa della tolleranza che dimostrerà in età adulta;
lo convinse di essersi realmente fatto da sé e di nulla dovere ai precettori, ai parenti, alle autorità dello stato, ai preti.
Terminata l’occupazione germanica ed avviato il lento ritorno alla normalità, Federico poté riprendere la sua posizione a Corte. Dopo tanti anni, Gualtiero di Pagliara lo vide trasformato, dotato di carattere forte, più maturo per l’età, ma grezzo, sgraziato, vittima della vita che aveva condotto in un ambiente molto diverso da quello che lo attendeva. Tuttavia si dimostrò fiducioso nelle sue possibilità di recupero e si accinse con entusiasmo alla sua educazione.
La vita di Federico subì una svolta nel 1210 quando Ottone IV di Brunswick, succeduto ad Enrico VI sul trono di Germania, ad onta delle promesse, dimostrò con i fatti di voler unire la corona di Germania con quella di Sicilia: un atto che la Curia romana non poteva e non voleva accettare, per non correre il rischio che i suoi possedimenti, posti nell’Italia centrale, potessero essere circondati da una stessa potenza politica e militare forte, difficile da controllare.
Innocenzo non esitò ad intervenire con la necessaria determinazione: scomunicò Ottone ed impose la nomina a re di Germania del giovane Federico di Svevia:
una scelta rischiosa, fondata solo sulla fiducia accordata ad un diciassettenne, nella speranza che l'educazione ricevuta e la condiscendenza verso le pressioni del Pontefice lo avrebbero indotto a rispettare tutte le pretese della Chiesa.
Preso possesso delle nuove cariche, Federico si trovò di fronte a problemi enormi, decisamente più grandi di lui, che attendevano una risposta dalla Germania alla Sicilia, dalla Lombardia a Roma, sede del suo potente precettore.
 
Nota: Marcovaldo di Anweller o Marquardo di Anweiler uomo politico tedesco, già funzionario di corte sotto Federico I Barbarossa divenne uno dei principali collaboratori dell'imperatore Enrico VI in Italia. Nel 1195, quando Enrico prende definitivo possesso del Regno di Sicilia, egli venne nominato marchese di Ancona, duca di Ravenna e conte di Romagna. Nel 1197, dopo la morte di Corrado di Lützelhard ebbe anche la contea del Molise; dopo la morte di Enrico, dovette affrontare l'ostilità del papato essendo deciso a recuperare i beni della chiesa che l'imperatore gli aveva dato in feudo, il conflitto con la Chiesa si aggravò quando Costanza d'Altavilla, vedova di Enrico VI, morì lasciando la tutela del figlioletto Federico (re di Sicilia e futuro imperatore Federico II) a papa Innocenzo III.
Marcovaldo schieratosi con il partito filoimperiale che avversava la decisione di Costanza, discende in Sicilia.
Nel 1200, viene sconfitto da Gualtieri di Brienne (sostenitore del papa) 1201, riesce ciò nonostante a impadronirsi di Palermo.
Morì a Patti Messina nel 1202.