Ambientalista “ante Litteram”

Ambientalista “ante Litteram”. 
Lo Stupor Mundi scrisse a Foggia il suo famoso trattato di arte venatoria che è anche un inno all'armonia della Natura. 
di Pasquale Episcopo
 
Federico II amava tanto la caccia con il falco da scriverne un libro dal titolo inequivocabile, il “De Arte venandi cum Avibus”, in cui la falconeria è elevata al rango di Arte. Delle innumerevoli opere scritte riconducibili allo Stupor Mundi - nella cancelleria imperiale la scrittura diventò strumento di governo - il libro sulla falconeria è l’unica redatta personalmente da lui. Secondo Wolfgang Stürner, storico del Medioevo e autore di una biografia monumentale su Federico II, lo Svevo si dedicò alla descrizione della caccia con il falcone “con un perfezionismo che a volte tende alla pedanteria, ma anche con una evidente partecipazione”. Perfezionismo e partecipazione trovano conferma nella ricca serie di illustrazioni che accompagnano i testi. 
 
Federico si avvalse del suo carisma e del suo potere per convocare esperti falconieri da paesi lontani, dall’Inghilterra come dall’Egitto. Questi ultimi rassicurarono l’Imperatore sul fatto che “al sole della Puglia gli struzzi potevano covare le loro uova”. Anche durante i mesi di viaggio trascorsi per raggiungere Gerusalemme durante la VI crociata, Federico non mancò “di discutere a lungo con gli specialisti orientali”. Dagli Arabi imparò l’uso del “capellum”, cappuccetto di cuoio per tenere calmi i falchi e nel suo libro si “gloriò di averlo introdotto in Europa, anzi addirittura di avervi apportato un’importante miglioria attraverso piccoli fori per l’aria, grazie ai quali si evitava il surriscaldamento degli uccelli e le malattie da raffreddamento”. 
da L'art de la chace des oisiaus, Parigi, Bibliothèque National de France, ms fr. 12400 (inizi sec. XIV: è la traduzione francese del ms. pal. lat. 1071, voluta da Jean II signore di Dampierre e di Saint Dizier)
 
Scopo del suo libro fu quello di mostrare le cose per quello che sono - “INTENTIO VERO NOSTRA EST MANIFESTARE IN HOC LIBRO DE VENATIONE AVIUM EA, QUAE SUNT, SICUT SUNT” - mostrandosi in ciò un precursore del metodo scientifico. D’altra parte già nel prologo del libro egli si descrive come “Un uomo pervaso dall’amore della ricerca e della verità” (vir Inquisitor et sapientiae amator). La caccia e l’amore per la natura erano un elemento inscindibile della personalità di Federico. Soprattutto negli ultimi anni le sue ricerche furono ispirate da una concezione filosofica del mondo e della natura, in un ordinamento cosmico incentrato su Dio. 
Un falconiere che fa il bagno nello stagno dal De Arte Venandi com Avibus.
 
Ma dove fu scritto il De Arte venandi? Stürner afferma che il libro “secondo informazioni fornite dall’autore stesso”, richiese circa trent’anni di preparazione. Considerando che Federico II morì nel 1250, possiamo tranquillamente dire che la raccolta di dati, notizie, appunti e informazioni sui volatili e sulle tecniche di caccia, fu iniziata a partire dal 1221 e cioè l’anno dell’arrivo dell’Imperatore a Foggia e in Capitanata. Qui lo Stupor Mundi trovò un territorio particolarmente adatto alla caccia, ricco di boschi e di acquitrini. 
Falconieri, fachi e voliere dal De Arte Venandi Cum Avibus.
 
Negli otto anni precedenti era stato in Germania e al rientro, nel novembre del 1220, a Roma era stato incoronato Imperatore. Giunto in Capitanata, vedendo la bellezza del territorio decise di stabilirvisi facendo di Foggia REGALIS SEDES INCLITA IMPERIALIS come recita un'iscrizione riportata sulla Epigrafe murata su una parete dell'attuale Museo civico, sotto l'Archivolto del Palazzo imperiale. Il fatto che l'iscrizione sia stata realizzata, probabilmente, nel 1230, nulla toglie all'importanza della decisione politica di fare di Foggia la capitale dell'Impero. 
 
A Foggia Federico non aveva soltanto il suo sontuoso Palazzo imperiale, purtroppo andato perduto. Aveva anche una seconda reggia in località Pantano. In prossimità di questa dimora volle allestire un meraviglioso parco dell’uccellagione. Giuseppe de Troia, nel suo altrettanto monumentale volume “Federico II - L’Urbe Foggia sia Regale Inclita Sede Imperiale”, afferma che il parco era popolato di daini e di falchi con fiabesche costruzioni adibite a grandi voliere che i cronisti dell’epoca descrivono assai belle e delle quali il De Arte Venandi cum Avibus ci restituisce straordinarie immagini. Il parco era vasto e raggiungeva l’area di San Lorenzo in Carminiano dove pure dovevano esserci diverse case molto belle. Il cronista fiorentino Giovanni Villani un secolo dopo ne scrisse: “in Riviera S. Laurentii domos valde pulcras” come sottolinea il de Troia nel suo splendido volume. 
Foto aerea della città di Foggia con marcatura in rosso dell’area “PANTANO”.  
Tratto dal volume “Federico II. L’urbe Foggia sia regale inclita sede imperiale” per gentile concessione dell’autore Giuseppe de Troia.
 
Scavi eseguiti dall’Università di Foggia hanno permesso di localizzare con precisione alcune delle aree dove erano ubicate le costruzioni annesse al parco dell’uccellagione. In pratica si tratta di una vasta area situata a Sud della città in uno spicchio di terreno compreso tra via Cerignola e via Napoli. Proseguendo verso sud e passando da Masseria Giardino (non riferibile all’epoca sveva) si arriva al bosco dell’Incoronata, dove pure l’Imperatore aveva una domus. Non distanti c’erano le domus di Ponte Albanito e di Orta. 
Area del Pantano. Elaborazione del prof. Pasquale Favia dell’Università di Foggia. Tratto dal volume “Federico II. L’urbe Foggia sia regale inclita sede imperiale” per gentile concessione dell’autore Giuseppe de Troia. 
 

Cosa doveva essere questo vasto angolo di terra che partiva da Foggia e si disperdeva a perdita d’occhio per decine di chilometri, fino a raggiungere le Murge, verso Castel del Monte o il Subappennino Dauno verso Melfi e Lagopesole. E cosa potrebbe essere oggi se noi singoli cittadini (e con noi l’intera collettività), avessimo la sensibilità per riconoscerne la grande bellezza. Cosa potrebbe essere se questa bellezza la salvaguardassimo e se ne diventassimo custodi. Questo appello riguarda certamente tutti i foggiani, nessuno escluso. La consapevolezza che a pochi chilometri da Foggia fu scritto il De Arte venandi, opera antesignana pregna di valori oggi più che mai attuali quali ecologia e rispetto della natura e dell’ambiente, dovrebbe rendere i foggiani orgogliosi di vivere in un luogo così importante e ricco di storia. 

Dal 7 giungno al 21 ottobre del 2018, il libro di falconeria del Puer Apuliae è stato oggetto di una mostra articolata e pluritematica, che ha avuto luogo in tre castelli pugliesi, quelli di Bari, Trani e Castel del Monte. La mostra ha avuto il titolo “Il potere dell’armonia. Federico II e il De Arte venandi cum avibus”. Personalità del calibro di Riccardo Muti, Ortensio Zecchino e Anna Laura Trombetti Budriesi (tradutrice dal latino e massima esperta del voluminoso libro di falconeria) hanno partecipato con interventi, musiche e fotografie. In una locandina pubblicitaria dell’evento apprendiamo che questa mostra, "con la sua tematica artistica e scientifica del trattato dell'arte venatoria, permette ai tre siti di fare sistema". Peccato che Foggia e la Capitanata, luoghi dove il trattato è stato concepito, elaborato e scritto, ne siano rimaste fuori. 
 
 
Purtroppo quella di restare esclusa da manifestazioni ed eventi riguardanti il suo cittadino storico più illustre (ma anche dai libri di storia) è una caratteristica ricorrente che ha riguardato e riguarda Foggia. La Stele commemorativa che la città riceverà nella primavera del 2021 auspicabilmente rappresenterà una inversione di tendenza.