Jesi, 26 dicembre 1194. Venite Adoremus

Jesi, 26 dicembre 1194. Venite Adoremus

di Pasquale Episcopo

Una tenda non è una stalla. Se poi mancano mangiatoia, bue e asinello è ancor meno somigliante ad un presepe, suggestiva rappresentazione mistica della grotta in cui nacque Gesù. A rigor del vero nessun Vangelo parla dei due animali e il loro impiego fu un’idea di Francesco d’Assisi allorché, la notte di Natale dell’anno 1223, celebrò la messa a Greccio (il riferimento al Santo riguarda esclusivamente la rappresentazione vivente della natività, mentre, come precisato dal prof. Renzo Infante, docente all’Università di Foggia di Storia del Cristianesimo e Filologia ed esegesi neotestamentaria, rappresentazioni plastiche della natività con i due animali erano state già prodotte nel IV e V secolo su sarcofagi - si veda in proposito la nota in calce all’articolo).

Nascita di Federico II -Jesi

Federico II nasce a Jesi sotto una tenda attrezzata, collocata nella piazza principale della città marchigiana. Immagine tratta dalla "Cronica figurata di Giovanni Villani". 

Il 26 dicembre del 1194 a Jesi, nelle Marche, Costanza d’Altavilla, Imperatrice del Sacro Romano Impero partorì un maschietto a cui venne dato il nome di Federico, lo stesso del nonno paterno. Aveva 40 anni, Costanza, e dieci anni prima aveva sposato Enrico VI di Hohenstaufen, figlio di quel Federico Barbarossa la cui politica matrimoniale mirava a unire il Regno di Germania con il Regno di Sicilia. Secondo Wolfgang Stürner (autore di una monumentale biografia sullo Svevo ritenuta unanimemente come la più obiettiva e affidabile perché strettamente aderente alle fonti) il fatto che Federico II sia nato a Jesi è un problema aperto. Probabilmente ci saranno stati motivi di sicurezza e opportunità, ma non esistono fonti che ne parlino. Invece è del tutto infondata la leggenda che afferma che l’erede ai troni dei due regni sia nato in una tenda nella principale piazza cittadina, circostanza incompatibile con il rango ed anche con il carattere molto riservato della madre (l’immagine che accompagna l’articolo è tratta dalla Nuova Cronica dello storico fiorentino Giovanni Villani, (1280-1348)). 

La vita di Federico II è intrisa di leggende e di misteri. Ciò ha contribuito a rendere controversa e nel contempo affascinante la reputazione del personaggio storico. Verità storica e leggenda si intrecciano in un groviglio spesso difficile da dipanare. Molte dicerie nacquero già subito dopo la nascita e nei decenni successivi. Wolfgang Stürner afferma che, secondo alcune di queste dicerie, Costanza “vista l’età, già temeva di non poter più avere figli. Il padre Enrico tuttavia, in ansia per un erede, aveva consultato i medici i quali avevano promesso il loro aiuto e, servendosi di medicine, avevano provocato un graduale rigonfiamento del ventre di Costanza, ossia una specie di gravidanza apparente. Al momento della nascita, come era stato preordinato da lungo tempo, avevano quindi rapito un bambino appena nato e, portatolo di nascosto nel palazzo, questo era stato presentato come figlio legittimo della coppia imperiale. ... Salimbene de Adam, nella sua cronaca scritta negli anni 80 del XIII secolo e riccamente abbellita con favole e aneddoti, sostenne che su Federico si era sparsa la voce secondo la quale egli era in verità il figlio di un macellaio di Jesi che l’imperatrice, all’epoca del matrimonio già molto attempata, aveva presentato come figlio proprio dopo una gravidanza simulata. Salimbene ritenne la diceria del tutto credibile, poiché Merlino (il leggendario mago) avrebbe annunciato la straordinaria e inattesa nascita del sovrano e perché il suocero Giovanni di Brienne, una volta in un attacco di ira, l’avrebbe oltraggiato apostrofandolo come figlio di un beccaio”. 

Nella vita di una persona l’importanza del luogo di nascita è scontata visto che, statisticamente, una buona parte della vita viene trascorsa proprio nei luoghi di origine. Ciò succedeva certamente durante il Medioevo quando i motivi per trasferirsi in posti lontani da quelli di nascita erano, pellegrinaggi a parte, pochi o nulli. Per Federico II di Svevia non fu così. Il caso volle che nascesse a Jesi durante il viaggio di trasferimento della madre dalla Germania alla Sicilia. In quella cittadina lo Stupor Mundi presumibilmente rimase solo alcuni giorni e non ci sarebbe più tornato. 45 anni dopo la nascita, nell’agosto 1239, da imperatore Federico scrisse una lettera accorata ai suoi abitanti. In essa egli chiama Jesi “la nostra Betlemme”. 

La lettera fu scritta probabilmente da Pier delle Vigne e contiene un nitido riferimento al Vangelo e l’esplicita volontà dell’imperatore di paragonarsi a Cristo. Il fatto di essere nato il giorno successivo a quello di Natale e la leggenda della tenda (assimilabile ad un presepe ante Litteram, precursore della rappresentazione ideata poi da Francesco d’Assisi nel 1223) hanno contribuito a rafforzare nei secoli successivi analogie tra Federico II e Gesù Cristo. L’interpretazione della lettera nel suo contesto storico aiuta, tuttavia, a capire le vere intenzioni di Federico. Eccone un altro estratto: “E tu Betlemme, città della Marca, non sei la più piccola tra le città della nostra stirpe. Da te infatti è uscito il principe dell'Impero romano chiamato a reggere e proteggere il tuo popolo e a non permettere che tu debba essere ancora sottoposta ad un governo nemico. Sorgi, dunque, prima genitrice e scuoti l'angusta oppressione”. 

Gregorio IX aveva posto Jesi sotto la giurisdizione del “Patrimonium Sancti Petri” e Federico rivendicava che tornasse ad essere sotto il suo dominio. Scomunicato per la seconda volta, l’imperatore non tollerava più l’intrusione del papa in quella che era la “concezione medievale della sovranità come istituzione risalente direttamente a Dio e che nel sovrano individuava il rappresentante di Dio o di Cristo” (Stürner). 

I contrasti con i Comuni guelfi dell’Italia imperiale non si inquadravano nel concetto di pace del sovrano, quella pace che Federico aveva realizzato nel Regno di Sicilia grazie anche alla sua azione legislatrice. Unitamente al desiderio di riprendere possesso di alcune città, tra cui Jesi, situate al nord dei territori sotto la giurisdizione del papa, andava maturando in lui l’idea di annettere, almeno in parte, i territori meridionali del “Patrimonium”. Prima di attuare la sua strategia, decise di introdurre una notevole serie di nuove leggi per rafforzare l’ordinamento giuridico del Regno di Sicilia. Dopo cinque anni di assenza rientrò a Foggia dove aveva convocato, per l’8 aprile del 1240, il Colloquium Generale. Lo studioso foggiano Giuseppe de Troia nel suo volume Federico II, l’Urbe Foggia sia Regale Inclita Sede Imperiale” definisce “Costituzioni” le nuove leggi sancite a Foggia, inserendole con ciò nel progetto legislativo complessivo che il sovrano volle attuare fin da subito dopo l’incoronazione a Imperatore (1220), con le Assise di Capua, e che culminarono con il Liber Augustalis, le cosiddette Costituzioni Melfitane (1331).

Federico fu, tra i sovrani medievali, quello che utilizzò più di tutti la lingua scritta come strumento di governo e di ciò sono testimonianza i diplomi (o mandati) con i quali conferì privilegi a singoli cittadini e intere comunità. Durante la sua vita ne emise circa 3000. Lo storico Raffaele Molinelli (1921-2005), professore ordinario di Storia moderna e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Urbino, ha compiuto una lunga e approfondita ricerca per stabilire se Federico abbia mai conferito, in forma scritta, un privilegio a Jesi quale città regale. Questo documento non è stato trovato. Alla fine lo studioso ha affermato che Federico II ha reso Jesi “città regale” per il solo fatto di esservi nato. A Foggia Federico II non è nato ma, a cominciare dal 1221 e fino al 1250, anno della morte, c’è stato numerose volte. Secondo Pasquale Corsi, professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bari e Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, “sulla base di uno spoglio sommario delle fonti, che non ha quindi alcuna pretesa di esaustività, nel corso dei trent'anni considerati risulterebbe un massimo di 35 soggiorni a Foggia, di varia durata”. 

La questione se Foggia sia stata o meno città regale non si pone. Tutte le città del Regno di Sicilia lo furono. Foggia fu però “Sede” (Regalis Sedes Inclita Imperialis). Giuseppe de Troia, recentemente consultato ha puntualizzato che, in quanto “Sedes”, Foggia fu capitale e che in tale veste fu unica. Nel 2021, con l’VIII Centenario dell’arrivo dell’Imperatore a Foggia e in Capitanata, i foggiani avranno un’occasione preziosa per rivendicare questo titolo. 

Nota: ringraziamo il prof. Renzo Infante, per la sua precisazione: “non è stato San Francesco nel 1223 il primo a porre l'asino e il bue nella scena della natività, bensì Origene (II-III secolo) che a partire dalla parola "mangiatoia" di Luca 2,7 collega il brano della nascita di Gesù con quanto profetizzato da Isaia 1,3: "il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende". Gli animali riconoscono il loro proprietario, mentre gli uomini (Israele) non lo conoscono. Questa interpretazione allegorica si impose e già a partire dal IV-V secolo su alcuni sarcofagi vengono raffigurati l'asino e il bue accanto al bambino. La raffigurazione della natività con il bue e l'asinello divenne comunissima tanto che se ne trovano alcune in cui ci sono solo i due animali, senza Maria e Giuseppe. Erano talmente diffuse che, oserei ipotizzare, certamente San Francesco ne avrà viste nel corso delle sue peregrinazioni”.