I documenti della corte sveva

 
Federico II di Svevia si serviva, come del resto hanno fatto tutti i monarchi del Medio Evo e non solo, della Cancelleria per diffondere il suo programma politico e divulgare le direttive ideologiche del suo imperio.
La raccolta dei documenti prodotta dai notai della sua corte è veramente imponente: si contano all’incirca 2400 tra manifesti, mandati, epistole di vario genere risalenti al periodo che va dal 1198 al 1264, senza contare il contenuto del cosiddetto frammento napoletano, a fronte di 956 esemplari di Federico Barbarossa, 1824 di Filippo Augusto e 210 di tutti i re normanni di Sicilia. [1]
Il fatto poi che tutto l’epistolario della curia sveva, che va impropriamente sotto il nome di epistolario di Pier della Vigna, sia stato ‘recuperato’ dalla curia papale, alla caduta degli Svevi sotto la dominazione angioina, la dice lunga sulla proprietà di linguaggio e della ricchezza degli scritti del Nostro, che furono presi a riferimento come modelli per lettere e formule di rito [2].
La struttura del documento nelle sue parti si mantiene costante, pur con lievi varianti, in tutta la produzione curiale.
All’inizio è presente l’invocatio, o invocazione di Dio, in forma simbolica (croce o chrismon) o in forma letterale del tipo in nomine … (fig. 1), accompagnata dalla intitulatio, che è il titolo dell’autore corredata da una formula di devozione del tipo ordinante divina providentia e dalla inscriptio che si riferisce al destinatario. [3]
Fig. 1  Federico II e i canonici di Palermo – dicembre 1207 da [1]
 
Si individua poi la promulgatio che indica il tenore del documento, diremmo noi oggi l’oggetto della missiva. Incede poi la narratio, che è la premessa o la circostanza che ha causato la produzione dello scritto [4]. A seconda poi che il documento sia una gratifica o una sentenza, nel corpo dello stesso è presente una dispositio  o una sanctio [5].
Infine in fondo al documento c’è la subscriptio o sottoscrizione che può essere autografa o caratterizzata da un signum o monogramma [6].
Ovviamente l’intitulatio e il subscriptio riflettono il periodo storico in cui è stato redatto il documento.
Prima del 1212, con Federico re di Sicilia, l’intitulatio dei documenti è del tipo rex Siciliae, ducatus Apulie et principatus Capue [1].
Nei documenti tra il 1212 e 1220, cioè nel periodo tedesco, invece, l’intitulatio era del tipo Romanorum imperator electus et semper augustus, rex Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue, poi diventato semplicemente Romanorum augustus et rex Sicilie [1].
Durante il periodo dell’impero, dopo cioè il 1220, si riscontra un alto grado di omogeneità nella produzione dei documenti e con caratteri distintivi ancora più marcati: le lettere sono allungate e sempre più grandi rispetto al corpo del testo, in particolar modo lo è la F di Federico. Questa caratteristica adottata dai notai della Cancelleria era ormai diventata una costante non solo nella linea della intitulatio, ma anche nella subscriptio e nel chrismon [1].
Più diversificata è la riga della subscriptio. Detta riga era originariamente riservata alla firma di Federico, successivamente sostituita dal monogramma e dalle formule di rito consuete (fig. 2).
Monogramma di Federico II di Svevia
Fig. 2 Signum di Federico II di Svevia
 
Il testo che circonda il monogramma è quasi sempre lo stesso in quanto a significato, con poche varianti: signum domini frederici secundi dei gratia romanorum imperatoris invictissimi, jerusalem et sicilie regis gloriosissimi. Alcune volte i notai curiali sostituivano il nominativo al genitivo nei titoli dell’imperatore. In due documenti inviati a due alti prelati tedeschi, invece, gloriosissimus viene sostituito da magnificus, mentre in un diploma per i Cistercensi della Bassa Austria invictissimus viene cambiato in illustrissimus (si vedano le figg 3-7)
Il monogramma nella maggior parte dei casi viene posto dopo semper augustus. Lo troviamo a volte dopo imperatoris o dopo invictissimi e prima di romanorum, o fra semper e augusti oppure dopo jerusalem. In altri casi si trova alla fine della subscriptio o, come nell’atto speciale per il Margravio di Brandeburgo, all’interno della parola imperatoris.
In alcuni atti ieratici, infine non esiste alcuna subscriptio, come per gli atti destinati ai Siciliani, in quanto questa consuetudine era concepita come tradizione del regno [7].
Chiudeva il documento il sigillo imperiale, in oro o in cera, che era diverso a seconda che il destinatario fosse del Regno o dell’Impero, per non tradire, apparentemente, la separazione statale promessa al papa [1].
 
Fig. 3  L’imperatore Federico II concede e conferma alcuni privilegi speciali dei principi tedeschi – maggio 1232 da [8]
 
Fig. 4 Diploma di Federico II  – novembre 1221 da [8]
 
Fig. 5  Federico II conferma alla città di Fermo tutti i privilegi concessi da Federico Barbarossa – agosto 1242 da [8]
 
Fig. 6  Federico II conferma alla città di Fermo la remissione di tutte le offese fatte nei suoi confronti e verso Enrico re di Torres e di Gallura – agosto 1242 da [8]
 
Fig. 7  Federico II accoglie la città di Recanati sotto la sua protezione promettendo di conservarne la sua libertà – agosto 1242 da [8]
 
 
Riferimenti
[1] Koch Walter – Federico II e la Cancelleria in Federico II e l’Italia Percorsi Luoghi, Segni e Strumenti – Edizioni De Luca 1995
[3] Manaresi Cesare – Diplomatica in Enciclopedia Italiana Treccani
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] Ibidem
[7] Gleixner Sebastian – Sprachrohr kaiserlichen Willens in Bohlau Verlag Koln –Wien 2006
[8] Castellani Claudia e Raimondi Giulio –  La Cancelleria in Federico II e l’Italia Percorsi Luoghi, Segni e Strumenti – Edizioni De Luca 1995
 
Ringraziamenti a Fulvio delle Donne per i suoi consigli e a Michael Reiner Barget per la traduzione dal tedesco di [7]
 
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